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Officina 99, dopo l’intervento dei carabinieri tornano le ipotesi di sgombero

Si riaffacciano, a Napoli, le ipotesi di sgombero per Officina 99, storico centro sociale di via Gianturco attivo dal 1991. Nei giorni scorsi i carabinieri hanno trasmesso a Palazzo San Giacomo una segnalazione formale in cui si chiede di valutare la chiusura forzata o lo sgombero della struttura, ritenuta occupata abusivamente e priva delle necessarie autorizzazioni per la somministrazione di bevande e lo svolgimento di eventi aperti al pubblico.

La vicenda prende le mosse da un intervento avvenuto nella notte del 14 dicembre, quando un uomo si è sentito male durante un evento musicale all’interno dello spazio. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, affiancati dai carabinieri, che hanno riscontrato la presenza di numerose persone e proceduto all’identificazione di alcuni organizzatori. Gli accertamenti successivi hanno portato alla conferma, da parte del Comune, dell’occupazione abusiva dell’immobile e dell’assenza di titoli autorizzativi.

Sulla base di questi elementi, l’Arma ha informato l’autorità giudiziaria e sollecitato una valutazione da parte del sindaco Gaetano Manfredi, evidenziando potenziali criticità legate alla sicurezza pubblica, all’affollamento e al consumo di alcol o sostanze stupefacenti durante eventi non autorizzati. Da Palazzo San Giacomo, tuttavia, sarebbe arrivata una presa di posizione chiara: sul piano politico non vi sarebbe, al momento, alcuna volontà di procedere allo sgombero.

Il caso Officina 99 si inserisce in un quadro più ampio che, negli ultimi mesi, ha visto diversi centri sociali storici finire al centro di provvedimenti di sgombero o sfratto. A Milano è stato avviato lo sgombero del Leoncavallo, mentre a Torino si è arrivati alla chiusura dell’Askatasuna. Decisioni maturate in città amministrate dal centrosinistra, ma in un contesto politico nazionale che ha spinto le amministrazioni locali a non intervenire direttamente.

Alla ricostruzione delle forze dell’ordine ha replicato Officina 99, respingendo l’idea che la vicenda configuri un problema di ordine pubblico. In un comunicato, il centro sociale sottolinea come l’intervento del 118 sia stato richiesto dagli stessi organizzatori dell’evento, definendolo un atto di responsabilità. Rivendica inoltre oltre trent’anni di attività culturali, musicali e sociali in un’area della città priva di spazi pubblici di aggregazione e contesta l’applicazione di criteri differenti rispetto a locali privati o grandi eventi.

Secondo Officina 99, il richiamo alla sicurezza rappresenterebbe una scelta politica inserita in una più ampia stagione di sgomberi e misure repressive contro le realtà di socialità autogestita. Nel testo si chiede al Comune di Napoli di assumere una posizione chiara sul modello di città da perseguire. Al momento, non risulta alcun provvedimento di sgombero in atto e la partita resta aperta.

Napoli, intercettati con quasi 7 chili di droga in autostrada, arrestati due salernitani

Napoli– Un tentativo di fuga durato pochi chilometri, poi l’alt e la scoperta del carico illecito. È finito con le manette ai polsi il viaggio di due uomini, entrambi originari della provincia di Salerno, arrestati dalla Polizia di Stato con l’accusa di trasporto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è scattata lo scorso 29 dicembre lungo le arterie che collegano l’autostrada ai comuni a nord di Napoli. Le pattuglie della Sottosezione Polizia Stradale di Napoli Nord e quella di Angri, impegnate in un servizio di vigilanza coordinato, hanno notato un’utilitaria sospetta che procedeva in direzione sud. Alla vista degli agenti, il conducente ha effettuato una manovra repentina, lasciando l’autostrada A1 e dirigendosi verso lo svincolo di Casalnuovo di Napoli, nel chiaro tentativo di far perdere le proprie tracce e sottrarsi al controllo.

La mossa non ha però colto di sorpresa gli operatori della Stradale, che hanno raggiunto e bloccato il veicolo poco dopo. È stato l’evidente nervosismo mostrato dai due occupanti durante l’identificazione a spingere gli agenti ad approfondire le verifiche con una perquisizione veicolare. L’intuito investigativo ha trovato subito riscontro: occultata sotto il sedile del passeggero, i poliziotti hanno rinvenuto una borsa contenente ben 12 panetti di sostanza stupefacente.

Le successive analisi hanno confermato che si trattava di cannabinoidi, per un peso complessivo di circa 6,7 chilogrammi. Insieme alla droga, sono stati trovati e sequestrati circa 700 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.

Su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, che ha coordinato l’attività, i due salernitani sono stati tratti in arresto e condotti presso la Casa Circondariale “G. Salvia” di Poggioreale. Oltre alla droga e al denaro, è scattato il sequestro anche per l’autovettura utilizzata per il trasporto.

Folli ad Afragola: 34enne fuori controllo si scaglia contro i poliziotti

Afragola – Un sabato di ordinaria follia quello vissuto ad Afragola, dove un intervento della Polizia di Stato si è trasformato in una vera e propria colluttazione tra le mura domestiche. Un uomo di 34 anni, di origini napoletane, è finito in manette con l’accusa di resistenza a Pubblico Ufficiale dopo aver dato vita a una violenta escalation di aggressività.

L’intervento e la violenza Tutto ha avuto inizio a seguito di una segnalazione giunta alla Sala Operativa del Commissariato locale. La nota radio indicava un soggetto in forte stato di agitazione all’interno di un’abitazione. Quando gli agenti sono giunti sul posto per riportare la calma, la situazione è rapidamente precipitata: alla vista delle divise, il 34enne non ha esitato a lanciare insulti e minacce, tentando ripetutamente di colpire i poliziotti.

Tensione in Commissariato Bloccare l’uomo non è stato semplice. Solo dopo una strenua resistenza e con non poche difficoltà, gli operatori sono riusciti a immobilizzarlo e a condurlo presso gli uffici di polizia. Tuttavia, il trasferimento in Commissariato non è bastato a placare la sua furia. Anche davanti agli agenti in ufficio, l’indagato ha proseguito nella sua condotta violenta, rinnovando minacce e tentativi di aggressione fisica.

Il provvedimento Data la gravità del comportamento e il perdurare dell’atteggiamento ostile, per il 34enne sono scattate inevitabilmente le manette. L’arresto è stato formalizzato per il reato di resistenza a Pubblico Ufficiale, mettendo fine a un pomeriggio di alta tensione che ha messo a dura prova la sicurezza degli operatori intervenuti.

Far West in A14: commando assalta portavalori e sventra il blindato con l’esplosivo. Bottino da 400mila euro

Ortona – Scene da film d’azione e minuti di puro terrore questa mattina sull’autostrada A14. Un commando paramilitare, composto da almeno 4 o 5 persone, ha messo a segno un assalto spettacolare a un furgone portavalori all’altezza di Ortona, nel Chietino, riuscendo a fuggire con un bottino stimato in circa 400mila euro.

Il blitz è scattato intorno alle 6:30, sulla carreggiata in direzione nord. Secondo le prime ricostruzioni fornite dagli inquirenti, la banda ha agito con freddezza e precisione militare. I rapinatori hanno trasformato il tratto autostradale in una trappola: prima hanno cosparso l’asfalto di chiodi a tre punte per bucare gli pneumatici, poi hanno sbarrato la strada posizionando un mezzo pesante di traverso, bloccando di fatto ogni via di fuga al blindato.

Per costringere il mezzo a fermarsi, il commando non ha esitato ad aprire il fuoco. Diversi colpi di arma da fuoco sono stati esplosi sia in aria a scopo intimidatorio, sia direttamente contro il veicolo di sicurezza. Una volta immobilizzato il portavalori, la violenza è salita di livello: i malviventi hanno utilizzato un ordigno esplosivo per scardinare le portiere e accedere alla cassaforte interna, il tutto mentre le guardie giurate si trovavano ancora, terrorizzate, all’interno dell’abitacolo. Fortunatamente, non si registrano feriti tra il personale di vigilanza, che è uscito illeso dall’inferno di fuoco e lamiere.

Consumato il colpo, i banditi si sono dati alla fuga a bordo di tre auto di grossa cilindrata, abbandonando la scena ad alta velocità. La corsa è terminata poco dopo, al chilometro 398, dove le vetture utilizzate per l’assalto sono state ritrovate: due di esse erano state date alle fiamme per cancellare ogni traccia biologica o impronta digitale.

Al momento è in corso una vasta caccia all’uomo in tutto il territorio limitrofo. Non è ancora chiaro se il gruppo criminale abbia proseguito la fuga a piedi attraverso le campagne circostanti o se, come probabile, ci fosse un quarto veicolo “pulito” con un complice ad attenderli per portarli lontano dalla zona rossa. Sul posto operano gli agenti della Polizia Stradale e la Scientifica per i rilievi del caso.

Ercolano, ingerisce acido muriatico: soccorsi in ritardo per mancanza di ambulanze

Ercolano – Un grave episodio di emergenza sanitaria si sarebbe verificato nel pomeriggio dello scorso 4 gennaio a Ercolano. Una persona, in forte stato depressivo, avrebbe tentato un gesto autolesionistico ingerendo acido muriatico. A rendere nota la vicenda è stata l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, che ha diffuso la segnalazione attraverso i propri canali social.

Secondo quanto denunciato, al momento della richiesta di aiuto non era disponibile alcuna ambulanza sul territorio dell’ASL Napoli 3 Sud. Sul posto è intervenuta soltanto l’automedica di Ercolano, costretta a prestare le prime cure senza la possibilità di trasportare il paziente. L’ambulanza è giunta solo dopo circa venti minuti, permettendo il trasferimento dell’uomo in codice rosso all’Ospedale del Mare.

L’episodio, sottolinea l’associazione, rappresenta l’ennesima conferma delle gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza. Da giorni, infatti, si segnalano situazioni di forte sofferenza nei Pronto Soccorso degli ospedali Maresca e Castellammare di Stabia, dove le ambulanze resterebbero bloccate anche per oltre 36 ore, riducendo drasticamente la copertura dei mezzi sul territorio.

Una gestione che, secondo Nessuno Tocchi Ippocrate, mette a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori del 118, rendendo sempre più urgente un intervento strutturale immediato per garantire il diritto alla salute e a soccorsi tempestivi in tutta l’area dell’ASL Napoli 3 Sud.

Lotteria Italia venduti 9,6milioni di biglietti mai così tanti in 15 anni

Roma – Conto alla rovescia per l’estrazione finale della Lotteria Italia, in onda domani su Rai 1. Boom di vendite: 9,6 milioni di biglietti staccati, il massimo da 15 anni, secondo i dati Agimeg. Un +10% rispetto all’edizione 2024-2025 (8,6 milioni), che promette più premi e sorprese.

L’abbinamento con Affari Tuoi, condotto da Stefano De Martino, ha funzionato alla grande. Con l’aumento delle vendite, si prevede un balzo dei premi totali: almeno 300 contro i 280 dello scorso anno, o premi più ricchi. Novità di quest’edizione: un Premio Speciale da 300.000 euro, assegnato in anticipo via procedura dedicata.

Il primo premio resta da 5 milioni di euro, esentasse, con 180 giorni per riscuotere dal Bollettino Ufficiale (scadenza intorno a luglio). Attenzione: dal 2002, 32 milioni di euro non reclamati! Record negativo nel 2008, con un primo premio da 5 milioni perso a Roma, che valse due superpremi l’anno dopo.

Campania sul podio: la mappa della fortuna

Lazio, Lombardia e Campania dominano le vincite dal 2000. Ecco la classifica dei primi premi (26 totali):

Lazio: 8

Lombardia: 5

Campania: 4

Emilia-Romagna e Veneto: 2 ciascuna

Marche, Piemonte, Liguria, Friuli V.G., Sicilia: 1 ciascuna

Dieci regioni a secco: Valle d’Aosta, Toscana, Basilicata, Trentino A.A., Abruzzo, Puglia, Umbria, Molise, Calabria, Sardegna.

Per i premi di prima categoria (138 totali, 265 milioni di euro), Roma guida con 26, seguita da Milano (10), Napoli e Torino (7 ciascuna). Nessun ricco premio in Valle d’Aosta, Trentino, Molise, Basilicata e Sardegna.

Napoli, distorsione a caviglia per Neres, Inter a rischio

Sospiro di sollievo per il Napoli e per David Neres. Le notizie che arrivano dopo gli esami strumentali alla clinica di Pineta Grande sono abbastanza confortanti.

“David Neres, infortunatosi nel corso del match contro la Lazio, si è sottoposto oggi a esami strumentali presso il Pineta Grande Hospital”. Lo annuncia il Napoli in una nota. La diagnosi è di trauma distorsivo alla caviglia sinistra. Il calciatore azzurro, fanno sapere dal club, ha già iniziato l’iter riabilitativo, a rischio il big match di domenica contro l’Inter.

Conte spera nel miracolo di un recupero lampo. Di certo il brasiliano non sarà in campo mercoledì al Maradona contro il fanalino di coda Verona. Sarà lui stesso a valutare insieme con lo staff medico un suo eventuale impiego domenica sera al Meazza.

29enne israeliano arrestato a San Nicola la Strada per spaccio di hashish

San Nicola la Strada – Nella prima mattinata di ieri, 4 gennaio 2026, i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato in flagranza un 29enne di origini israeliane, già noto alle forze dell’ordine, per detenzione illecita di sostanza stupefacente.

L’operazione è scattata nel corso di un servizio mirato al contrasto e alla prevenzione dello spaccio di droga nel comune di San Nicola la Strada. I militari hanno sottoposto l’uomo, domiciliato nel centro cittadino, a perquisizione personale e domiciliare d’iniziativa, rinvenendo nella sua disponibilità diversi elementi riconducibili all’attività di spaccio.

In particolare, sul letto dell’indagato sono stati trovati circa 18 grammi di hashish suddivisi in numerose dosi pronte per la cessione, unitamente a 16 euro in contanti, ritenuti provento di una recente vendita. Non lontano sono stati sequestrati anche un bilancino elettronico di precisione e materiale utile al confezionamento delle singole dosi.

La sostanza stupefacente, il denaro e il materiale rinvenuto sono stati posti sotto sequestro e custoditi in attesa del deposito presso gli uffici giudiziari competenti. L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza dell’Arma, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che ha disposto il giudizio direttissimo.

Perché la Befana porta carbone? Leggende e simbolismi partenopei

La tradizione della Befana e carbone è una delle più evocative del folklore italiano legato all’Epifania: nella notte tra il 5 e il 6 gennaio la vecchina più famosa d’Italia visita le case dei bambini portando dolci o carbone nelle calze appese. Ma perché la Befana porta carbone? Più che un semplice gesto di “punizione”, questa usanza affonda le sue radici in una combinazione di simbolismi antichi, usanze popolari e significati morali.

Origine della Befana: tra Epifania e folklore

La figura della Befana ha origini complesse, intrecciando diversi fili culturali. Secondo il racconto più noto, quando i Re Magi viaggiavano alla ricerca del Bambino Gesù chiesero aiuto a una donna anziana: ella rifiutò, impegnata nei lavori domestici. Pentita, in seguito raccolse regali per il Bambino e andò a cercarlo, senza però riuscire a trovarlo. Da allora, la Befana visita ogni anno le case dei bambini per portare loro doni nella speranza di trovare il Bambino Gesù.

Il nome stesso sembra derivare da Epifania, la festa cristiana del 6 gennaio che celebra la manifestazione divina ai Re Magi; questo collegamento ha contribuito a inserire la Befana nel calendario delle festività italiane come figura simbolica della conclusione del periodo natalizio.

Il significato del carbone della Befana

Il Carbone della Befana ha un duplice significato: all’origine non era un simbolo di punizione, ma piuttosto un richiamo a usanze stagionali di rinnovamento e trasformazione.

In molte culture contadine il carbone e il fuoco, come nei falò di fine anno, rappresentano la purificazione e il passaggio da un ciclo a un altro. Bruciare residui dell’anno vecchio simboleggiava la speranza di lasciare alle spalle le difficoltà e prepararsi per un nuovo inizio. È probabile che questo elemento rituale si sia poi inserito nelle celebrazioni dell’Epifania, mescolandosi a significati religiosi e popolari.

Con l’affermazione della tradizione cristiana, il carbone si è gradualmente caricato di una simbologia morale: i bambini “cattivi” trovano carbone nella calza, mentre i “buoni” ricevono dolci e regali. Tuttavia, nella maggior parte dei casi moderni il carbone non è vero carbone, ma caramelle a forma di carbone, dolci di zucchero colorati di nero, un modo giocoso di mantenere viva la tradizione senza dispiaceri reali per i più piccoli.

Carbone come simbolo morale e pedagogico

La tradizione di lasciare (o fingere di lasciare) carbone nella calza della Befana ha anche un significato educativo: serve come metafora del comportamento durante l’anno. La vecchina, figura ambivalente tra benevolenza e ammonimento, “giudica” simbolicamente i bambini: la presenza del carbone diventa uno stimolo a riflettere sulla propria condotta, un invito a migliorare.

In realtà, per moltissime famiglie italiane il carbone è ormai un elemento di gioco: i bambini discutono se il carbone sia vero o dolce, aggiungendo un pizzico di suspense e divertimento alla mattina dell’Epifania.

Simbolismi più ampi: il ciclo della vita e il tempo che passa

Al di là del semplice castigo simbolico, il carbone nella tradizione della Befana si collega anche a tematiche più profonde:

  • Cronologia del tempo: la Befana stessa, con il suo aspetto di vecchia avvolta in abiti semplici e logori, rappresenta l’anno appena trascorso: vecchio, consumato e pronto a essere lasciato indietro.
  • Rituali di purificazione: la scopa che la Befana usa per entrare nelle case e, in alcune narrazioni, per spazzare via il vecchio anno è un forte simbolo di “pulizia” e rinnovamento.
  • Fusione di tradizioni: elementi pagani (come i falò di fine anno) si mescolano con il significato cristiano dell’Epifania, creando una figura ricca di stratificazioni simboliche.

La Befana nella cultura popolare e partenopea

Seppure oggi la tradizione sia nazionale, in molte regioni la Befana assume sfumature locali: dalle celebrazioni a Urbania, indicata come la “città natale” della Befana con eventi pubblici e mercati, alle filastrocche e canti che accompagnano la vigilia dell’Epifania.

In contesti partenopei e meridionali, così come nel resto d’Italia, l’attesa per la Befana è anche un momento di condivisione familiare: la preparazione delle calze, la scelta dei doni, il dialogo con i bambini sul significato di ciò che troveranno la mattina dell’Epifania intrecciano folklore e vita quotidiana.

Napoli, la protesta corre (piano) sulla Tangenziale: «Stop ai rincari, non siamo un bancomat»

Napoli– Un lungo serpentone di auto e moto a passo d’uomo per dire “no” all’ennesimo rincaro. La Tangenziale di Napoli è tornata teatro di protesta questa mattina, quando un corteo lento ha attraversato l’arteria cittadina per contestare l’adeguamento tariffario previsto per il 1° gennaio 2026, che porterebbe il costo del pedaggio a 1,05 euro.

La mobilitazione, partita alle 10.15 da Fuorigrotta, ha visto convergere esponenti politici, legali e figure simbolo del civismo napoletano. In testa al corteo, i motociclisti RaNaples – con l’immancabile maschera da ranocchia – e Ducati Bunny, seguiti da decine di cittadini che chiedono la liberalizzazione della tratta.

Una città penalizzata

«I cittadini sono stanchi di pagare per non avere servizi in cambio», ha dichiarato il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, promotore dell’iniziativa. «Dal 2026 pagheremo di più per l’inflazione, ma sulla Tangenziale restano le code, i cantieri infiniti e la carenza di manutenzione. È inaccettabile che l’unica autostrada urbana d’Europa ancora a pagamento continui a gravare sulle tasche dei napoletani senza un reale miglioramento della qualità».

Al fianco di Borrelli erano presenti il consigliere regionale Carlo Ceparano, i consiglieri municipali Rino Nasti e Gianni Caselli, e il consigliere comunale di Portici Aldo Agnello.

La proposta: pedaggi solo ai confini della città

Non solo protesta, ma anche una proposta tecnica per alleggerire il carico sui residenti. Durante la manifestazione è stata rilanciata l’idea di una raccolta firme per eliminare i caselli interni. «L’obiettivo è far pagare solo chi accede dall’esterno della città», ha spiegato Borrelli. «Chi si sposta tra i quartieri di Napoli non deve essere tassato. È una soluzione già adottata in altre metropoli italiane che permetterebbe di decongestionare il traffico urbano».

Dello stesso avviso l’avvocato Angelo Pisani, da anni in prima linea per i diritti degli automobilisti: «La Tangenziale è, a tutti gli effetti, una strada urbana. Far pagare un pedaggio per spostarsi all’interno del proprio comune è una violazione del diritto alla mobilità che penalizza famiglie e lavoratori».

Lo scontro con il Governo

La battaglia di Napoli si sposta ora sul piano nazionale. Borrelli ha duramente attaccato l’esecutivo: «Mentre per i grandi gruppi concessionari e le assicurazioni le soluzioni si trovano sempre, per i cittadini si risponde con l’impotenza. Napoli non può essere trattata come un bancomat».

La mobilitazione di oggi promette di non restare un caso isolato. Gli organizzatori hanno già annunciato nuove iniziative se non arriveranno segnali concreti da parte del Governo e della società di gestione.

Oltre ogni barriera, Andrea Visciano si laurea a 26 anni grazie al comunicatore oculare

Torre del Greco – Ci sono lauree che valgono più del pezzo di carta appeso al muro, più del voto finale, più della festa con i parenti. Sono traguardi che riscrivono le regole del possibile, spostando l’asticella un po’ più in alto per tutti.

È il caso di Andrea Visciano, 26enne di Torre del Greco, che nei giorni scorsi ha discusso la sua tesi diventando dottore in Scienze della Comunicazione, indirizzo Digital Marketing.

Andrea non ha usato la voce per esporre il frutto dei suoi studi, ma i suoi occhi. Affetto fin dalla nascita da una grave disabilità motoria che gli impedisce l’uso della parola convenzionale, il neo-dottore ha superato ogni barriera fisica e culturale comunicando attraverso un dispositivo oculare ad alta tecnologia.

Uno strumento sofisticato che traduce i movimenti delle pupille in frasi, pensieri e concetti, diventando il ponte tra la sua mente brillante e il mondo esterno.

Un percorso di studi e di vita

L’aula universitaria si è caricata di un’emozione palpabile quando Andrea ha preso “la parola”. Il suo percorso accademico non è stato solo una sfida intellettuale, ma una prova di resistenza fisica e psicologica affrontata con disciplina ferrea.

Dietro questo successo non c’è solo la tecnologia, ma una rete umana indispensabile: la famiglia, pilastro fondamentale, e il supporto costante delle istituzioni sanitarie.

Andrea, infatti, è seguito dall’Unità Operativa Complessa Cure Domiciliari dell’Asl Napoli 3 Sud, diretta dalla dottoressa Maria Galdi. È qui che il concetto di “cura” ha superato la semplice assistenza medica per abbracciare il progetto di vita del paziente. L’integrazione tra supporto sanitario, assistenza psicologica domiciliare e ausili tecnologici ha creato l’ecosistema necessario affinché Andrea potesse concentrarsi sul suo obiettivo: studiare e laurearsi.

Il modello di sanità integrata

La storia di Andrea Visciano diventa così un manifesto per la sanità pubblica campana, dimostrando cosa succede quando le risorse vengono indirizzate verso l’autonomia del paziente.

«La laurea di Andrea è un successo che va oltre il singolo risultato accademico», ha commentato con orgoglio Giuseppe Russo, direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud. «È la dimostrazione di come la sanità pubblica, quando lavora in sinergia con le famiglie e i professionisti, possa sostenere progetti di vita autentici. Andrea ci ricorda che l’inclusione non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano da tradurre in opportunità concrete».

Oggi Torre del Greco festeggia non solo un nuovo esperto in Digital Marketing, ma un esempio vivente di come la determinazione, supportata dalla giusta tecnologia e da un welfare attento, possa abbattere quei muri che sembrano invalicabili.

Volla, scomparsa Salvatore Grimaldi: nessuna notizia dal 30 dicembre

Sono giorni di apprensione a Volla per la scomparsa di Salvatore Grimaldi, 45 anni, di cui non si hanno più notizie dal pomeriggio di lunedì 30 dicembre. L’uomo, secondo quanto riferito dai familiari, si è allontanato da casa intorno alle 13 a bordo di una Fiat Punto di colore rosso scuro, targata CE378PK, senza più fare rientro. Da quel momento il suo telefono cellulare risulta spento e ogni tentativo di contatto è risultato vano.

Grimaldi è alto circa 1 metro e 73, pesa 60 chili e presenta numerosi tatuaggi visibili sulle braccia. Al momento della scomparsa indossava una felpa, jeans e un giubbino nero. Le caratteristiche fisiche e il veicolo potrebbero essere utili per chiunque lo abbia notato in zona.

Un episodio simile si era già verificato nel 2018, quando l’uomo era scomparso per alcuni giorni e poi ritrovato a Castellammare di Stabia. Questo precedente aumenta la preoccupazione dei familiari, che hanno lanciato appelli anche attraverso i social network, chiedendo aiuto alla comunità.

Chiunque abbia informazioni utili o abbia visto Salvatore Grimaldi o la sua auto è invitato a contattare immediatamente le forze dell’ordine o il comando dei carabinieri di Volla.

Serie A, le designazioni arbitrali della 19ª giornata: Marchetti dirige Napoli-Verona

Non c’è pausa per la Serie A, che archivia il 18° turno e riparte subito con la 19ª giornata, ultima del girone d’andata. Un’Epifania tutta in campo anche per gli arbitri, con l’Aia che ha reso note le designazioni per un turno fitto di impegni distribuiti tra il 6 e l’8 gennaio.

Si parte domani con tre anticipi che aprono ufficialmente il programma. Nel pomeriggio spazio a Pisa-Como, mentre in serata riflettori puntati prima su Lecce-Roma e poi su Sassuolo-Juventus, affidata alla direzione di Luca Zufferli. Mercoledì il calendario entra nel vivo con cinque partite che coinvolgono squadre in lotta per l’Europa e per la salvezza. Al Dall’Ara Bologna ospita l’Atalanta, mentre al Maradona il Napoli affronta il Verona. In serata si giocano Lazio-Fiorentina, Parma-Inter e Torino-Udinese, con Andrea Colombo designato per il delicato incrocio del Tardini.

Il turno si chiude giovedì con le ultime due gare, Cremonese-Cagliari nel tardo pomeriggio e Milan-Genoa in prima serata a San Siro. Una giornata che promette equilibrio e tensione, con la classe arbitrale chiamata a gestire partite pesanti sia in chiave classifica che emotiva, in un momento cruciale della stagione.

Campi Flegrei, nuova sequenza di scosse: sciame sismico in corso. Pozzuoli in allerta

Pozzuoli– La terra torna a tremare nei Campi Flegrei. Un nuovo sciame sismico è stato registrato questa mattina a partire dalle ore 10.33, come comunicato dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV al Comune di Pozzuoli.

In base ai dati preliminari, sono state rilevate quattro scosse con magnitudo uguale o superiore a 0.0, la più intensa delle quali ha raggiunto un valore di 1.7 (± 0.3). Tutti gli eventi sono stati localizzati. Le autorità sottolineano che si tratta di fenomeni di lieve entità e al momento non risultano danni a persone o cose.

Tuttavia, l’amministrazione comunale di Pozzuoli ha immediatamente diffuso un avviso alla popolazione, invitando alla massima attenzione. Nel comunicato pubblicato sui canali social, l’ente ha reso noti i numeri di riferimento per eventuali segnalazioni: la Centrale Operativa della Polizia Municipale (081/8551891) e la Protezione Civile (081/18894400).

L’area flegrea, un vasto territorio a vulcanismo attivo, è costantemente monitorata per la sua dinamicità. Episodi di sciami sismici, sebbene di bassa energia, mantengono alta la vigilanza delle istituzioni e della ricerca scientifica, pronta a valutare qualsiasi evoluzione del fenomeno.

Addio ad Anna Falcone, la sorella maggiore del giudice ucciso a Capaci

Palermo – Si è spenta a Palermo Anna Falcone, sorella maggiore del magistrato Giovanni Falcone, il giudice assassinato dalla mafia nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Aveva 95 anni ed era la primogenita dei tre figli di Arturo Falcone e Luisa Bentivegna.

Riservata per scelta, lontana dai riflettori, Anna ha dedicato la vita a custodire con straordinaria dignità la memoria del fratello, scegliendo la discrezione come forma di impegno antimafia.

Insieme alla sorella Maria – da sempre più esposta in prima linea come presidente della Fondazione Falcone – ha dato un contributo fondamentale alla nascita e allo sviluppo dell’istituzione che porta il nome di Giovanni, oggi punto di riferimento nazionale per l’educazione alla legalità e la promozione della cultura della giustizia.Pochi, rarissimi i suoi interventi pubblici.

Tra questi, l’incontro recente con l’ex calciatore Fabrizio Miccoli, che le aveva chiesto perdono per le frasi offensive pronunciate anni prima nei confronti del giudice Falcone in una conversazione intercettata. Un gesto di riconciliazione che aveva commosso l’opinione pubblica siciliana.La notizia della scomparsa ha suscitato profondo cordoglio in città.

Il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha espresso il sentimento collettivo con un messaggio di vicinanza alla famiglia:«La scomparsa di Anna Falcone rappresenta un momento di profondo cordoglio per la città di Palermo. Con il suo stile riservato e la sua straordinaria dignità, Anna Falcone ha custodito e onorato la memoria del fratello Giovanni.

Insieme alla sorella Maria ha contribuito alla nascita della Fondazione Falcone, offrendo un sostegno silenzioso ma fondamentale alla diffusione dei valori di legalità e giustizia che il giudice Falcone ha incarnato.

A nome mio e dell’intera amministrazione comunale esprimo il più sentito cordoglio alla sorella Maria e a tutta la famiglia Falcone, stringendoci con rispetto e riconoscenza a un nome che resta patrimonio morale della nostra comunità».

Con la morte di Anna Falcone si chiude un altro capitolo della famiglia che, da oltre trent’anni, rappresenta un simbolo di resistenza civile e di fedeltà ai valori dello Stato di diritto contro la mafia.

Capello contro i direttori di gara: “Gli arbitri? Sono una mafia, il Var è in mano agli incompetenti”

Fabio Capello non usa mezzi termini. L’ex tecnico di Milan, Juventus e Real Madrid, noto per la sua schiettezza, ha lanciato un vero e proprio atto d’accusa contro la classe arbitrale internazionale.

In una lunga intervista concessa al quotidiano spagnolo Marca, “Don Fabio” ha smantellato l’attuale gestione del Var e la mentalità dei direttori di gara, arrivando a definire la categoria con un termine pesantissimo: “mafia”.

La casta e il rifiuto della competenza tecnica

Al centro della critica di Capello non c’è solo l’errore umano, ma una questione strutturale fatta di “poca competenza, tanta gelosia e moltissima voglia di protagonismo”. Quando il cronista spagnolo tocca il tasto del Video Assistant Referee, la reazione dell’allenatore friulano è veemente.

«Gli arbitri sono una mafia», dichiara letteralmente Capello. L’accusa principale riguarda l’ostracismo della categoria verso chi il calcio lo ha giocato davvero. «Non vogliono usare ex giocatori per il Var, gente che conosce i dettagli del campo, i movimenti che un atleta fa per fermarsi o per prendere posizione».

Secondo Capello, la mancanza di esperienza di campo porta a decisioni surreali: «Molte volte sbagliano perché non hanno giocato. Se un giocatore viene toccato in faccia e cade, loro fischiano. Ma perché? Se io sono alto 1,90 e il mio avversario 1,75, il movimento naturale del braccio impatta sul suo viso. Questa cecità tecnica mi fa impazzire».

Il dossier Uefa: i numeri del fallimento

A supporto della sua tesi, Capello non si limita alle sensazioni, ma cita dati precisi derivanti da un tavolo tecnico condiviso con i vertici del calcio europeo. Il dato svelato è impietoso e certifica, secondo l’ex tecnico, l’inadeguatezza dell’attuale protocollo.

«Insieme alla Uefa abbiamo analizzato 20 situazioni in cui sono stati assegnati calci di rigore», spiega Capello. «Questi episodi sono stati riesaminati da una commissione di ex giocatori e allenatori.

Il verdetto? Di quei 20 rigori concessi dagli arbitri, solo 6 erano corretti. Gli altri 14 non c’erano». Un margine di errore superiore al 70% che mette in discussione l’efficacia della tecnologia quando questa è mediata da chi non conosce le dinamiche di gioco.

Tra Negreira e Calciopoli: la stoccata alla Spagna

L’intervista ha toccato anche i nervi scoperti degli scandali calcistici, mettendo a confronto il caso Negreira — che ha travolto il Barcellona per i pagamenti all’ex vicepresidente degli arbitri — e la Calciopoli italiana.

Capello liquida il tentativo di corruzione spagnolo con ironia e orgoglio madridista: «Pensate quanto eravamo forti, ci volevano fermare così e non ci sono riusciti». Tuttavia, il tono si fa serio quando si parla di giustizia sportiva.

L’ex allenatore difende la “sua” Juventus, sottolineando una differenza sostanziale: «In Calciopoli non c’erano soldi di mezzo, eppure la Juve ha pagato con la retrocessione. Siete voi spagnoli che non sapete prendere provvedimenti», conclude amaro, evidenziando la disparità di trattamento tra i due sistemi giudiziari sportivi.

Corso C Sharp: cosa si impara davvero e perché è così richiesto

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C Sharp è uno dei linguaggi più versatili, moderni e richiesti del panorama software. È usato per applicazioni desktop, mobile, videogiochi, sviluppo web, sistemi complessi e soluzioni enterprise. Capire come funziona un corso C Sharp oggi non significa solo imparare un linguaggio: significa entrare in un ecosistema completo, solido e ricco di possibilità.
In questo articolo esploriamo come si struttura un percorso formativo, cosa si impara davvero, quali opportunità si aprono e come valutare il programma più adatto al tuo livello. Il tono? Amichevole, sincopato, diretto, pensato per guidarti con chiarezza in un mondo che può sembrare tecnico, ma diventa molto più semplice se lo conosci da vicino.

Corso C Sharp: il punto di partenza per capire come funziona davvero

Un corso C Sharp è molto più di una semplice introduzione alla programmazione. È il punto di partenza per capire come ragiona un linguaggio orientato agli oggetti, come si struttura un’applicazione moderna e come si gestiscono componenti, logiche e interazioni tra parti diverse di un software.
C Sharp nasce in casa Microsoft e nel tempo è diventato un riferimento per chi vuole progettare sistemi robusti e scalabili. Studiare C Sharp significa imparare uno stile di pensiero che punta alla chiarezza, all’organizzazione e alla modularità.
Un corso ben fatto ti introduce ai concetti fondamentali: classi, variabili, metodi, cicli, strutture dati, condizioni. Ma soprattutto ti accompagna nella comprensione del perché certe scelte sono importanti e come si applicano nello sviluppo reale. È un percorso che trasforma la teoria in un modo completamente nuovo di ragionare sul software.

Cosa impari in un corso C Sharp tra programmazione, logica e sviluppo moderno

Dentro un corso C Sharp si impara a costruire programmi veri, non semplici esercizi scollegati dalla realtà. L’obiettivo è diventare capaci di leggere un problema, scomporlo, analizzarlo e tradurlo in codice pulito.
Si parte dalla sintassi e dai concetti base, ma rapidamente si arriva a temi più maturi: programmazione orientata agli oggetti, ereditarietà, interfacce, gestione delle eccezioni, manipolazione dei dati e connessione ai database.
Un corso efficace introduce anche librerie, strumenti e framework dell’ecosistema .NET, che ampliano le possibilità: si passa dal semplice programma da riga di comando a vere applicazioni Windows, servizi API o progetti web.
La parte più interessante è la pratica: risolvere problemi, implementare logiche utili, costruire piccole app, capire perché un errore compare e come si corregge. Ogni passaggio ti porta a diventare più consapevole, più veloce, più sicuro. È così che si cresce come sviluppatore.

Come valutare se un corso C Sharp è adatto al tuo percorso nello sviluppo software

Capire se un corso C Sharp è la scelta giusta per te dipende molto dal tipo di sviluppatore che vuoi diventare. Se ti affascina la creazione di applicazioni strutturate, se ti piace ragionare in termini di architetture e componenti, se vuoi lavorare in contesti aziendali o in progetti di medie e grandi dimensioni, allora C Sharp è una scelta naturalissima.
Il linguaggio è pulito, moderno, intuitivo, ma richiede un minimo di metodo. Se ti piace la logica, se ti incuriosisce capire cosa succede “dietro le quinte” di un’applicazione, se ti stimola il mondo .NET, un corso C Sharp riesce a darti una base formidabile.
È anche una scelta intelligente per chi vuole costruire una carriera solida, perché C Sharp è molto apprezzato nei settori più stabili: software gestionali, applicazioni bancarie, soluzioni enterprise, piattaforme aziendali.
Se preferisci invece progetti rapidi, linguaggi più liberi o percorsi molto creativi, potresti orientarti su altri ambienti. Ma se cerchi struttura, crescita e una competenza spendibile, questo linguaggio ha un valore reale.

Struttura e durata di un corso C Sharp: cosa aspettarti davvero

La durata di un corso C Sharp può variare, ma ciò che fa la differenza è la struttura. Un percorso formativo realmente efficace non si limita a insegnarti la sintassi: ti guida nell’apprendere un metodo di sviluppo.
Un corso ben organizzato parte da concetti semplici, poi aumenta il livello di complessità introducendo oggetti, classi, astrazioni, gestione errori, strutture dati e applicazioni pratica. La progressione è graduale ma costante, per permetterti di assorbire la logica del linguaggio senza sentirti sommerso.
La pratica è essenziale: esercizi, mini-progetti, debugging, refactoring. Poi si passa a collegare il linguaggio a un database, a creare una piccola applicazione, a modellare un flusso completo.
Gli ambienti moderni includono anche nozioni su .NET, Visual Studio, Git e concetti che riguardano il ciclo di vita del software. Più un corso ti porta vicino alla realtà, più ti sarà utile quando vorrai fare il salto nel mondo del lavoro.

Le opportunità che un corso C Sharp può aprire nel mondo del coding

Un corso C Sharp apre porte concrete, perché nel mercato attuale questo linguaggio è richiesto e riconosciuto. Aziende di tutti i settori — sanità, finanza, logistica, produzione, tecnologia — utilizzano C Sharp per le loro applicazioni interne e i loro sistemi digitali.
Ma non finisce qui. Con C Sharp puoi sviluppare:
app desktop, applicazioni web, servizi backend, API, progetti mobile con Xamarin, videogiochi con Unity.
È una competenza che ti rende spendibile in tanti ambiti e che puoi espandere facilmente nel tempo.
Inoltre, lo sviluppo in C Sharp educa la mente a una logica ordinata e scalabile. Questo ti permette di imparare più velocemente altri linguaggi e framework, perché capisci i meccanismi sotto la superficie.
Se il tuo obiettivo è entrare nel mondo dello sviluppo con una base solida, completa e ancora oggi richiestissima, un corso C Sharp ti dà un vantaggio competitivo concreto.

Gli errori più frequenti quando si sceglie un corso C Sharp e come evitarli

Uno degli errori più comuni è scegliere un corso C Sharp che si limita a far vedere codice senza spiegare il perché delle scelte. La programmazione non è imitazione: è comprensione.
Un altro errore è affidarsi a corsi che promettono risultati rapidi ma non includono pratica reale. Senza esercizi, senza errori da correggere, senza progetti veri, non impari davvero.
La terza trappola è seguire corsi troppo teorici o troppo brevi, che non ti permettono di costruire una base concreta. Oppure corsi che non spiegano l’ecosistema .NET, fondamentale per capire come si sviluppa nel mondo reale.
Il modo migliore per scegliere bene è controllare programma, livello di dettaglio, quantità di esercitazioni, progressione logica e coerenza del percorso. Un corso ben strutturato ti accompagna, non ti lascia in mezzo a un mare di informazioni scollegate.

Perché affidarti a Sviluppatore Migliore per scegliere il corso C Sharp più adatto a te

Scegliere un corso C Sharp può diventare complicato con tutte le offerte che trovi online. È qui che entra in gioco Sviluppatore Migliore, una realtà che non vende corsi ma aiuta a capire quali percorsi sono davvero validi, adatti al tuo livello e coerenti con i tuoi obiettivi.
Grazie alla loro esperienza nel settore, puoi confrontarti con qualcuno che conosce davvero il mercato, le tecnologie e i requisiti professionali. Questo significa evitare corsi inutili, scegliere un percorso efficace e risparmiare tempo ed energie.

Se vuoi una guida per capire quale percorso fa davvero al caso tuo, puoi farti affiancare da chi vive ogni giorno il settore dello sviluppo.

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Ischia, aggrediti soccorritori del 118: autista ferito e ambulanza distrutta

La sera del 31 dicembre, a Ischia, due soccorritori del 118 sono stati vittime di un’aggressione brutale mentre prestavano assistenza in un intervento d’emergenza. L’autista, ferito al volto, all’orecchio, al collo e alla testa, ha riportato traumi che ancora provocano forti mal di testa. L’ambulanza, mezzo essenziale per salvare vite, è stata gravemente danneggiata.

A rendere pubblica la vicenda è stato lo stesso autista soccorritore, che ha inoltrato al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli referti medici e denuncia formale. Le immagini diffuse mostrano ferite evidenti e i segni di vandalismo sul veicolo.

La testimonianza della vittima

«Durante il soccorso siamo stati aggrediti in maniera violenta», racconta la vittima. «Ho riportato traumi alla testa che mi causano ancora dolori intensi. Non tutto è visibile nelle foto, ma i referti medici parlano chiaro».

L’episodio, secondo le segnalazioni, sarebbe legato a un albergo accusato di commercializzare pacchetti turistici irregolari, frequentato da soggetti con precedenti problematici. Un contesto che ha trasformato un’operazione di routine in un pericolo mortale per chi opera in prima linea.

L’allarme del deputato Borrelli

«È inaccettabile che chi presta soccorso venga aggredito», tuona Borrelli. «Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza gratuita contro lavoratori essenziali. Colpire un operatore del 118 significa minare un presidio di sicurezza e civiltà».

Il parlamentare campano sollecita indagini approfondite e misure urgenti per tutelare il personale sanitario, spesso esposto a rischi estremi senza adeguata protezione. «Non possiamo tollerare feriti tra chi salva vite. Servono responsabilità chiare e provvedimenti immediati».

Salerno, rintracciati dalla polizia due minorenni scomparsi da giorni

Salerno – Sono stati rintracciati dalla Polizia due minorenni, un ragazzo e una ragazza, scomparsi da Salerno nei giorni scorsi. Il ritrovamento risale al pomeriggio del 2 gennaio, quando gli agenti della squadra Volante della Questura sono intervenuti su una segnalazione pervenuta al numero unico di emergenza 112 poco dopo le 17.

Dalle prime indagini è emerso che i due giovani si erano allontanati volontariamente dalle proprie case a causa di situazioni familiari difficili. Gli accertamenti negli uffici di Polizia hanno inoltre rivelato che uno dei due era già destinatario di un provvedimento dell’autorità giudiziaria minorile e si era allontanato arbitrariamente dalla struttura di affidamento.

A seguito del ritrovamento, è stato informato il procuratore della Procura minorile di turno, che ha disposto misure differenziate: per il minore è stato ordinato l’affidamento al genitore, mentre per la minorenne è stata disposta la collocazione in una struttura protetta, con l’immediato coinvolgimento dei servizi sociali competenti.

Bagnoli, rissa nella Metro a colpi di bastoni e coltelli: 4 arresti

Napoli– Una banale lite degenerata in violenza cieca, alimentata dai fumi dell’alcol e finita con l’intervento in extremis delle forze dell’ordine.

È il bilancio della notte di tensione vissuta in viale della Liberazione, dove i Carabinieri della stazione di Bagnoli hanno tratto in arresto quattro uomini per rissa aggravata.

L’intervento dei militari

Erano circa le 24:00 quando la pattuglia, impegnata in un consueto giro di controllo del territorio, è stata attirata da urla strazianti provenienti dai pressi della stazione metropolitana Bagnoli-Agnano.

Giunti immediatamente sul posto, i militari si sono trovati di fronte a una scena di brutale violenza: quattro uomini intenti a colpirsi con ferocia utilizzando armi improvvisate.

Le armi e gli arresti

Nonostante la resistenza dei contendenti, i Carabinieri sono riusciti a sedare la rissa e a disarmare i presenti. Sul terreno sono stati rinvenuti e sequestrati coltelli e bastoni in legno, strumenti che avrebbero potuto trasformare la lite in tragedia.

I protagonisti della vicenda sono due cittadini tunisini di 20 e 25 anni e due cittadini russi di 43 e 52 anni. La disparità anagrafica non ha frenato la foga dello scontro, scaturito – secondo i primi accertamenti – da motivi definiti dagli inquirenti come “futili e irrisolti”.

Il movente: l’ombra dell’alcol

Alla base dello scontro non ci sarebbero vecchi rancori legati alla criminalità, bensì l’abuso di sostanze alcoliche. Le quattro persone coinvolte, in evidente stato di alterazione, avrebbero iniziato a inveire l’uno contro l’altro fino a passare alle vie di fatto.

Per i quattro è scattato l’arresto immediato. Restano ora a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, mentre l’area della stazione è stata messa in sicurezza dopo i momenti di panico vissuti dai residenti della zona.