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Napoli, il «vuoto di potere» al rione Sanità dopo il blitz

L’ordinanza firmata dal gip Simona Capasso, su disposizione della Dda di Napoli che ha smantellato il nuovo sistema camorra del rione Sanità non è solo un atto giudiziario, ma un intervento che decapita la catena di comando di uno dei settori più strategici dello scacchiere criminale napoletano.

Colpire contemporaneamente il clan Mauro e il gruppo Savarese-Pirozzi significa scardinare l’equilibrio precario del Rione Sanità e, di riflesso, alterare i pesi all’interno del cartello dei Mazzarella.

L’inchiesta e il blitz hanno creato ripercussioni sugli equilibri di Napoli Centro:

1. Il “Vuoto di Potere” nel Rione Sanità

La Sanità è storicamente un territorio “fluido” dove le egemonie durano pochi anni. Il blitz rimuove figure di vertice come Ciro Mauro e i referenti dei Savarese.

Il rischio di una nuova faida: Quando i capi storici finiscono in cella, lo spazio viene occupato dai cosiddetti “fantasmi” (affiliati di basso profilo scampati all’arresto) o dai “rampolli” giovanissimi. Questo vuoto potrebbe innescare una nuova stagione di “stese” per ridisegnare i confini delle piazze di spaccio.

La frammentazione: Senza una direzione unitaria (come quella imposta da Mauro con gli “stipendi” fissi), il racket delle estorsioni potrebbe diventare selvaggio e disorganizzato, aumentando la pressione sui commercianti del quartiere.

2. Il contraccolpo per il cartello Mazzarella

Dall’ordinanza emerge chiaramente che il gruppo Savarese gravitava nell’orbita dei Mazzarella.

L’arretramento tattico: Per i Mazzarella, perdere i referenti della Sanità significa perdere “occhi e braccia” in un punto nevralgico che collega il centro storico alla zona collinare.

L’opportunità per i Contini/Alleanza di Secondigliano: Il potente cartello rivale (l’Alleanza di Secondigliano), che controlla zone limitrofe come il Vasto e l’Arenaccia, potrebbe approfittare dell’indebolimento dei Mazzarella alla Sanità per tentare infiltrazioni, magari offrendo protezione alle piazze rimaste senza “copertura” criminale.

3. La crisi del “Sistema delle Piazze”

L’inchiesta ha svelato un meccanismo di tassazione interna brutale: anche i piccoli spacciatori dovevano pagare la “settimana” ai Mauro o ai Savarese.

Collasso economico: Con 22 arresti e il sequestro di contabilità e armi (spesso nascoste nelle fognature o in intercapedini), il flusso di cassa dei clan subisce un arresto violento.

Ribellione o Sostituzione: I pusher “autonomi” potrebbero sentirsi temporaneamente liberi dal giogo del pizzo, ma la storia di Napoli insegna che a un clan che cade se ne sostituisce quasi sempre uno nuovo, spesso più violento perché bisognoso di affermarsi rapidamente.

4. L’impatto sui “reati di settore”: il metodo del buco

Il coinvolgimento di specialisti come Vincenzo Nacarlo (accusato di furti miliardari via fognatura) indica che i clan della Sanità non vivevano di sola droga, ma fornivano logistica e “manovalanza d’eccellenza” per colpi in tutta la città.

Lo smantellamento di questa cella “acrobatica” riduce la capacità operativa del clan nel diversificare le entrate e priva l’organizzazione di quella liquidità immediata necessaria per finanziare l’acquisto di grosse partite di cocaina.

5. La pressione sul Cavone e Piazza Dante

L’ordinanza cita scontri a fuoco con il clan Lepre del Cavone.

Il blitz “congela” temporaneamente questo conflitto. Tuttavia, se i Lepre percepissero che i Savarese sono ormai troppo deboli, potrebbero tentare un’espansione territoriale verso la parte bassa della Sanità (via Foria/Piazza Cavour), portando la guerra fuori dai vicoli e nelle strade principali del centro.

Lo scenario “post-blitz”

Siamo di fronte a un momento di instabilità latente. Se le forze dell’ordine non presidieranno costantemente il territorio nei prossimi mesi, il rischio è che la Sanità torni a essere un “laboratorio criminale” per nuove alleanze trasversali, magari orchestrate da gruppi emergenti del Centro Storico (zona Decumani/Forcella) pronti a mettere le mani sulle ricche piazze di spaccio del Rione.

Campania connessa, cittadini più attivi

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In Campania il digitale non è più un accessorio. È un modo di vivere il territorio: segnalare un problema, organizzare un evento, trovare informazioni in tempo reale, costruire comunità attorno a un quartiere o a un comune. Le notizie non arrivano più soltanto dai canali tradizionali. Passano dai gruppi social, dalle chat, dalle piattaforme locali dove si discute di servizi, viabilità, iniziative culturali, perfino di piccole emergenze quotidiane. Questo ha cambiato il racconto della regione: più rapido, più partecipato, spesso più emotivo. E, proprio per questo, più bisognoso di metodo e verifiche La tecnologia, in pratica, è diventata una forma di infrastruttura civile: connette persone, accelera la comunicazione con le istituzioni, amplifica la visibilità di borghi e costa, ma espone anche a rischi nuovi, dall’info-disordine alle truffe digitali. Il tema non è “digitale sì o no”. Il tema è “digitale come”.

Quando la Campania guarda al futuro

In un’epoca in cui le news arrivano anche dai social, il modo di raccontare e vivere il territorio si è evoluto rapidamente. In Campania si usano strumenti digitali per condividere eventi, iniziative, storie di vita quotidiana: gruppi di cittadini segnalano problemi, propongono soluzioni, valorizzano angoli nascosti della costa e dell’entroterra, spesso con una rapidità che i canali tradizionali non riescono a pareggiare. Un esempio concreto di questa trasformazione è l’uso delle app per segnalazioni ambientali e sociali, che permettono ai cittadini di dialogare con le istituzioni con pochi clic e, quando funzionano bene, costruiscono un senso civico più collaborativo. Dentro lo stesso movimento, però, si inseriscono anche partnership e iniziative legate all’intrattenimento digitale, che intercettano pubblico giovane e cultura pop. A titolo puramente informativo, nel panorama possono comparire riferimenti come pistolo casino bonus: ciò che conta, per chi legge, è mantenere criteri oggettivi di valutazione (trasparenza, tutela dei dati, regole chiare, assistenza reale, strumenti di controllo), senza farsi guidare da slogan o urgenze.

Come cambiano comunicazione e racconto del territorio

Il racconto della Campania non ha abbandonato piazze, vicoli e lungomare: li ha duplicati online. Oggi una storia locale nasce spesso in un post, in un video breve, in una chat di quartiere, e poi arriva nei siti di informazione. A volte è un bene: emergono segnalazioni utili, si attiva attenzione su problemi reali, si mobilitano volontari, si promuovono iniziative che altrimenti resterebbero invisibili. A volte è un rischio: la velocità favorisce interpretazioni, emotività e polarizzazione. E la verifica dei fatti diventa più difficile, perché l’ecosistema premia chi arriva prima, non chi arriva meglio. In questo scenario, alfabetizzazione digitale significa una cosa concreta: saper riconoscere la differenza tra informazione e narrazione. Non per diffidenza, ma per igiene mentale. È un passaggio culturale che riguarda tutti, non solo i giovani: genitori, anziani, commercianti, associazioni. Quando una comunità impara a distinguere, diventa più autonoma e meno manipolabile.

Eventi ed esperienze per tutti

Negli ultimi mesi il territorio è tornato ad animarsi con iniziative che coinvolgono cittadini di ogni età: rassegne culturali, passeggiate guidate nei borghi, esposizioni, mercatini artigianali, feste popolari. Non sono solo momenti “carini”. Sono strumenti di coesione. Riportano persone in strada, rimettono in moto economie locali, fanno riscoprire spazi spesso dimenticati. In molti casi, la spinta digitale è stata decisiva: eventi promossi e coordinati online, mappe condivise, prenotazioni semplificate, comunicazione più capillare.

Questo fermento ha anche un effetto economico: ristorazione, commercio e operatori turistici costruiscono esperienze più curate, perché la visibilità online rende più dura la competizione ma anche più ampie le opportunità. Quando un territorio “si racconta bene”, diventa più desiderabile. E quando è desiderabile, attira flussi.

Le telecamere intelligenti e dibattito pubblico

Sul fronte della sicurezza urbana, uno dei temi più discussi riguarda l’adozione di tecnologie avanzate per il monitoraggio delle aree sensibili: telecamere intelligenti, sistemi di allerta, integrazione con centrali operative. I cittadini sono divisi. Da un lato c’è chi chiede più prevenzione contro vandalismi e microcriminalità; dall’altro c’è chi teme un eccesso di controllo e pone dubbi sul rispetto della privacy.

Qui il punto non è scegliere tra sicurezza e libertà come se fossero due tasti. Il punto è costruire regole: trasparenza sui dati, tempi di conservazione, responsabilità chiare, controlli indipendenti. La tecnologia può ridurre i tempi di intervento, ma senza governance può diventare una zona grigia. Il dibattito, quindi, è un segnale positivo: significa che la comunità vuole decidere e non subire.

Lavoro, giovani e digitalizzazione: opportunità e fratture da colmare

Un altro aspetto centrale riguarda le opportunità di lavoro per i giovani e le possibilità offerte dalla digitalizzazione. Con sempre più attività che si spostano online, cresce la domanda di competenze digitali anche in ambiti tradizionali come commercio, artigianato e servizi. Molti giovani sperimentano nuovi modelli: e-commerce di nicchia, servizi locali su piattaforme, promozione digitale del territorio. È una trasformazione reale, ma non uniforme.

Restano criticità strutturali: copertura internet disomogenea, competenze non sempre diffuse, aree che vivono ancora un “isolamento digitale”. Per superare questi ostacoli servono formazione e infrastrutture: corsi pratici, laboratori, alfabetizzazione digitale anche per adulti e anziani. La tecnologia non è più un optional, ma un requisito per partecipare pienamente al mercato, le piattaforme di intrattenimento digitale che offrono giochi virtuali basati su meccaniche di probabilità, accessibili via web o app. Di norma prevedono registrazione dell’utente, gestione di un conto e, nei contesti regolamentati, verifica dell’identità per ragioni di sicurezza e conformità. Le tipologie più diffuse includono slot digitali, giochi da tavolo come roulette e blackjack, varianti di poker e, in alcuni casi, tavoli live in streaming con croupier. In un’ottica di serietà, l’operatore dovrebbe essere trasparente su regole, limiti, tempi di gestione delle transazioni e strumenti di controllo. Quanto ai pagamenti, le modalità più frequenti includono carte, bonifici e portafogli elettronici, con tracciabilità e misure antifrode. La valutazione corretta resta oggettiva: licenza, chiarezza contrattuale, assistenza, tutela dei dati e strumenti di controllo.

Tra iniziative culturali, dibattiti su sicurezza e trasformazione del lavoro, la Campania sta vivendo una fase di cambiamento che passa anche dalla rete. Il digitale può essere un moltiplicatore di opportunità o un acceleratore di confusione. La differenza la fanno le infrastrutture, le competenze e la capacità di usare gli strumenti senza subirli. Se la rete diventa una piazza dove si costruisce comunità, allora il futuro non arriva “da fuori”: lo si scrive qui, insieme.

Napoli, scoperta casa per anziani abusiva a Secondigliano

Napoli – L’operazione è terminata all’alba con il controllo congiunto dei Carabinieri della stazione di Secondigliano, del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Napoli e della compagnia Stella. I militari sono intervenuti su corso Secondigliano 32, in una struttura adibita a residenza assistenziale per anziani, scattata dopo una segnalazione che denunciava gravi carenze igieniche.

Nel bilocale clandestino, almeno 11 anziani erano ospitati in condizioni tutt’altro che dignitose. All’interno dell’immobile, privo delle autorizzazioni sanitarie e amministrative, i medici del NAS hanno verificato che 5 persone anziane versavano in condizioni igienico‑sanitarie precarie.

Letti insufficienti e presenza abusiva

Durante il sopralluogo, i carabinieri hanno trovato due ospiti costretti a dormire sui divani, per la mancanza di letti adeguati. A destare ulteriori preoccupazioni è stata la presenza di una donna che, al momento dell’intervento, non era in grado di mostrare alcun titolo abilitante per somministrare farmaci ai pazienti.

La struttura, presentata in realtà come una sorta di “casa di riposo” privata, operava in assenza di regolare autorizzazione e senza alcun controllo sanitario. La titolare è stata identificata e sarà denunciata per esercizio abusivo della professione.

Chiusura, trasferimenti e avvio accertamenti

I carabinieri hanno subito contattato l’Asl competente, che ha disposto la chiusura della residenza abusiva e il trasferimento degli anziani in strutture idonee e autorizzate dal sistema sanitario regionale. I parenti degli ospiti sono stati informati degli interventi e delle nuove collocazioni dei loro congiunti.

Sono in corso ulteriori accertamenti da parte delle forze dell’ordine e della sanità per verificare se gli anziani provenissero da un’altra casa di riposo o se fossero stati accolti direttamente in condizioni private, dietro compenso, senza alcuna garanzia di tutela.

 

Napoli, la truffa del Rendez-moi: il raggiro del resto: arrestati due rumeni

Il sistema è semplice e punta tutto sulla disattenzione. Il truffatore effettua un acquisto di poco valore, paga con una banconota di grosso taglio e avvia una sequenza di richieste: «cambiami», «ridammi», «te ne do un’altra».

Le continue interruzioni durante il conteggio del denaro mandano in confusione l’esercente, che finisce per restituire più soldi di quanti ne abbia ricevuti.

Si tratta di un raggiro molto diffuso nei primi anni Duemila, soprattutto nelle grandi città come Roma e Milano. Non richiede minacce né violenza: basta scegliere l’orario più caotico, quando il negozio è affollato e la fretta aumenta il rischio di errore.

Spesso la truffa viene scoperta solo a fine giornata, quando il commerciante si accorge dell’ammanco in cassa.

Il tentativo in un bar di Poggioreale

Truffe di questo tipo nel napoletano sono piuttosto rare, ma ieri il titolare di un bar nel quartiere Poggioreale ha rischiato di finirne vittima.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, due cittadini romeni — un uomo e una donna di 41 e 58 anni — insieme a un ragazzo di 14 anni hanno chiesto al negoziante di cambiare 300 euro in banconote da 10.

Durante il conteggio, con il consueto gioco di richieste e cambi di banconote, erano riusciti a sottrarre più denaro di quanto consegnato. Il titolare del bar però si è accorto dell’irregolarità e ha immediatamente chiamato il 112.

I militari li hanno rintracciati poco distante dal locale: per i due adulti è scattata la denuncia per tentata truffa e tentato furto in concorso.

La vittoria di Sal Da Vinci dà fastidio : La verità sulla polemica

La vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo non è stata semplicemente una vittoria musicale. È diventata qualcosa di più: uno specchio delle tensioni culturali che attraversano l’Italia quando il successo arriva da Napoli e dal Sud. Però a qualcuno è andata di traverso.

Prima la sua canzone è stata liquidata come una canzonetta.
Poi è diventata una canzone da matrimonio.
Poi si è passati a ironizzare sulla persona di Sal.

E come se non bastasse qualcuno ha provato persino ad accusare il brano di raccontare un “amore tossico”, arrivando a evocare addirittura il femminicidio. Sì, è stato detto anche questo.

Con l’ultima uscita di Aldo Cazzullo siamo arrivati a un nuovo livello: non più soltanto la critica musicale — che sarebbe legittima — ma una vera e propria offensiva culturale che finisce per colpire Napoli, il Sud e, di fatto, mezza Italia.

Perché ormai la questione è evidente: non è la canzone che dà fastidio.
È quello che rappresenta.

Il Festival di Sanremo, soprattutto negli ultimi anni — dal ciclo di Amadeus con Fiorello, fino alla conduzione di Carlo Conti — ha iniziato lentamente a tornare a ciò che dovrebbe essere: lo specchio dell’Italia reale.

Non più soltanto il salotto autoreferenziale di una certa élite culturale.
Non più il festival del “perbenismo snob”, dove fenomeni spesso effimeri venivano presentati come capolavori generazionali salvo poi sparire nel giro di pochi mesi.

Perché alla fine la musica ha una regola semplice:
se piace, la gente la ascolta.
Se non piace, la dimentica.

E allora forse il problema è proprio questo: un festival che torna popolare, che parla a tutti, che riesce a mettere insieme linguaggi, sensibilità e culture diverse.

Un festival che torna a rappresentare davvero l’Italia.

Ed è qui che scatta il cortocircuito.

Per anni abbiamo assistito a un racconto musicale filtrato da una certa critica culturale — spesso ideologica — che decideva cosa fosse “alto” e cosa fosse “basso”. Ma quando il pubblico, gli ascolti e persino la giuria ribaltano questo schema, qualcuno perde il monopolio del racconto.

E perde anche una certa posizione di potere.

C’è poi un dettaglio che rende tutta la polemica ancora più paradossale: la vittoria di Sal Da Vinci è arrivata anche grazie alla stampa e agli esperti. Nel televoto, infatti, il pubblico aveva premiato maggiormente Sayf.

Dunque la domanda viene spontanea:
se la stampa ha contribuito in modo decisivo alla vittoria di Sal Da Vinci, allora di cosa stiamo parlando?

Davvero la stessa stampa a cui Cazzullo si rivolge avrebbe deciso di incoronare una canzone “da matrimonio della camorra”, come lui stesso l’ha definita?

La verità è che questa polemica racconta qualcosa di molto più antico: il disagio di una parte dell’Italia quando Napoli e il Sud tornano protagonisti.

E non sarebbe neppure la prima volta.

Persino Domenico Modugno, oggi considerato uno dei più grandi artisti della musica italiana, fu a lungo osteggiato da una parte della critica. Anche lui veniva guardato con sospetto: troppo popolare, troppo mediterraneo, troppo fuori dai canoni dell’“Italia perbene”.

Eppure quella stessa Italia canta ancora oggi Nel blu dipinto di blu.

Ma questo atteggiamento ha fatto anche altre vittime illustri.

Basti pensare a Nino D’Angelo, per anni trattato come un “extracomunitario” della musica italiana. Uno da tollerare, da invitare magari perché il pubblico lo chiedeva, ma mai davvero accettato nei salotti buoni della cultura.

In fondo il problema è sempre lo stesso: artisti come Nino D’Angelo, come Sal Da Vinci e come tanti altri arrivano a toccare le masse vere, quelle reali.

E quando succede, la narrazione culturale cambia.

E controllare la narrazione non è una cosa banale.

Dietro la narrazione culturale ci sono interessi enormi:
business, pubblicità, aziende, sponsor, industrie culturali.

Soldi.
Tanti soldi.

Quando cambiano i gusti del pubblico, cambiano anche gli equilibri economici e mediatici.

E non riguarda solo la musica.

Nel cinema, per esempio, Totò per anni fu trattato da una parte della critica come una semplice macchietta, quasi un fenomeno minore. Oggi è riconosciuto universalmente come uno dei più grandi attori della storia italiana.

Lo stesso destino, in forme diverse, hanno avuto giganti come Vittorio De Sica, Steno, Vittorio Gassman e Walter Chiari. Molti di loro sono diventati “grandi” per la critica soprattutto dopo la morte.

Prima erano spesso guardati con sospetto o con sufficienza.

E poi c’è una pagina ancora più amara della nostra storia mediatica: quella di Enzo Tortora. Quando esplose lo scandalo giudiziario che lo travolse, una parte della stampa credette alle accuse senza fare troppe domande, senza muovere un dito per difendere uno dei volti più amati della televisione italiana.

La storia poi ha dimostrato quanto quelle accuse fossero infondate.

In questo clima si inserisce anche la presa di posizione dello scrittore Maurizio de Giovanni, che ha commentato con sorpresa le parole di Cazzullo.

De Giovanni ha ricordato che Sal Da Vinci è uno straordinario artista con quarant’anni di carriera, orgogliosamente popolare e capace di riempire teatri e stadi. E ha aggiunto una domanda che ha fatto sorridere molti:

“Mi chiedo a quanti matrimoni di camorra abbia partecipato Cazzullo per definire quella canzone in quel contesto”.

Una frase che smonta con ironia l’accostamento malizioso tra una canzone popolare e la criminalità organizzata.

Lo scrittore ha anche sottolineato un punto centrale: l’equazione tra popolare e bassa qualità è una vecchia abitudine culturale italiana. Una scorciatoia intellettuale che spesso ha portato a sottovalutare artisti capaci di parlare davvero al Paese.

E De Giovanni ricorda anche un altro dato che rende la polemica ancora più curiosa: Sal Da Vinci non ha vinto il televoto, quindi è evidente che la sua vittoria sia passata anche attraverso il voto della giuria artistica e degli esperti.

Insomma, anche lui è rimasto piuttosto stupito dalla maliziosa uscita di Cazzullo.
E probabilmente non era nelle sue intenzioni scivolare così.

Capita anche ai migliori, ogni tanto, di dire una fesseria.
Esiste una vecchia statistica ironica secondo cui ogni uomo, prima o poi, dirà o farà una sciocchezza.

Questa volta — diciamolo con un sorriso — forse era semplicemente il turno di Cazzullo.

Perché la domanda vera resta sempre la stessa:
perché fa così paura un Festival di Sanremo che torna davvero a rappresentare l’Italia?

Forse perché cambia gli equilibri.
Forse perché toglie la “zuppa dal piatto” a chi per anni ha controllato il racconto culturale del Paese.
Forse perché porta qualcosa che, paradossalmente, spaventa più di tutto: la novità.

Il nuovo che arriva e spazza via il vecchio.
Il nuovo che rompe gli schemi.
Il nuovo che non chiede il permesso a nessuno.

Per chiudere, viene quasi naturale ricordare una frase di Benedetto Croce che sembra scritta proprio per momenti come questo:

“La libertà non è mai concessa: si conquista.”

E forse anche la libertà di cantare — e di vincere — senza chiedere il permesso ai salotti buoni.

E a proposito di salotti e potere, qualcuno tra i nostri lettori ha ricordato un’immagine bellissima del cinema napoletano. Nel film L’oro di Napoli, Eduardo De Filippo spiegava il significato di quel gesto antico e liberatorio: il pernacchio, non una semplice pernacchia, ma un atto di ironica ribellione contro il potente del quartiere.

Ecco, forse l’uscita di Cazzullo meriterebbe proprio uno di quei meravigliosi pernacchi.

Come ha scritto un nostro lettore commentando l’editoriale del giornalista Sebastiano Vangone: a volte la risposta più elegante alle polemiche costruite a tavolino non è la rabbia.

È una risata.
O, per dirla alla napoletana, un grande pernacchio liberatorio.

Sequestrati 2,5 milioni di litri di vino falso DOP e IGP

Un’operazione su scala nazionale contro le frodi nel settore vitivinicolo ha permesso di bloccare ingenti quantità di vino contraffatto. Grazie alla sinergia tra l’ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari) e il Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza, è scattata nel 2024 l’iniziativa battezzata “Vinum Mentitum”, mirata a smascherare pratiche illecite legate a certificazioni DOP e IGP fasulle.

Controlli mirati su tutta la filiera

L’attività investigativa è partita da un’analisi congiunta dei dati disponibili alle due amministrazioni, con focus su un comparto cruciale per l’export agroalimentare italiano, leader mondiale negli scambi.

I controlli hanno riguardato l’intera filiera, dalla raccolta delle uve all’imbottigliamento, tenendo conto di criticità come eventi climatici avversi, carenza di manodopera, inflazione e fitopatie. L’obiettivo era prevenire l’uso di uve e mosti non conformi ai disciplinari, provenienti da zone diverse da quelle certificate, tutelando così consumatori e mercato.

Sequestri record e violazioni amministrative

I Reparti territoriali della Guardia di Finanza e gli Uffici e Laboratori ICQRF hanno eseguito ispezioni in tutta Italia, portando al sequestro di circa 2,5 milioni di litri di vino falsamente etichettato DOP e IGP, per un valore complessivo superiore ai 4 milioni di euro.

Ventiquattro soggetti sono stati segnalati alle autorità amministrative competenti. Durante le verifiche sono emerse incongruenze tra giacenze fisiche e registri dematerializzati SIAN, con 59 violazioni amministrative contestate e un gettito minimo per l’erario di 410.000 euro. Inoltre, sono state emesse 11 diffide per irregolarità sanabili.

Irregolarità fiscali e lavoro sommerso

Dalle ispezioni sono scaturiti anche accertamenti fiscali: omessa documentazione di operazioni imponibili per oltre 280.000 euro, mancato versamento IVA per circa 800.000 euro, oltre a violazioni in materia di lavoro sommerso e accise sul vino. L’operazione conferma l’efficacia della collaborazione istituzionale nella difesa del Made in Italy, delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche, garantendo leale concorrenza e scelte consapevoli per i consumatori.

Scossa di terremoto all’alba nei Campi Flegrei: magnitudo 2.4 al largo di Lucrino

Un nuovo evento sismico ha interrotto il sonno degli abitanti dell’area flegrea nelle prime ore del mattino. Alle 5.04 di oggi, giovedì 5 marzo 2026, l’Osservatorio Vesuviano ha registrato una scossa di magnitudo 2.4 ± 0.3 con epicentro nel Golfo di Pozzuoli, a una profondità di circa 2,7 chilometri. Il movimento tellurico, avvertito distintamente nelle zone di Monterusciello, Lucrino, Arco Felice e Monte di Procida, è stato accompagnato da un boato percepito da diversi cittadini.

In un comunicato ufficiale diffuso subito dopo l’evento, il sindaco di Pozzuoli ha informato la cittadinanza invitando alla calma e ricordando che non si registrano danni a persone o cose. “Seguiamo costantemente l’evoluzione della situazione in stretto contatto con l’Osservatorio Vesuviano e la Protezione Civile”, si legge nella nota.

Per eventuali segnalazioni di danni o disagi sono attivi i numeri della Centrale Operativa della Polizia Municipale (081/8551891) e del Servizio di Protezione Civile comunale (081/18894400).

Ulteriori aggiornamenti sulla dinamica del fenomeno, sull’andamento della fase di sollevamento e sui bollettini periodici dei Campi Flegrei sono disponibili sul sito ufficiale dell’Osservatorio Vesuviano – INGV (www.ov.ingv.it/ov).

Estorsione a Ponticelli: oggi Vincenzo Valentino ‘o veloce davanti al gip

Napoli– Entra in una fase cruciale l’inchiesta sulla tentata estorsione ai danni di un’azienda di carrelli elevatori nel quartiere di Ponticelli. È fissato per mezzogiorno di oggi, 5 marzo 2026, l’interrogatorio di garanzia per Vincenzo Valentino detto ‘o veloce, il 37enne napoletano raggiunto nei giorni scorsi da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’indagato, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Napoli-Secondigliano, risponderà alle domande della dottoressa Donatella Bove, GIP del Tribunale di Napoli, attraverso un collegamento telematico. Ad assisterlo nel confronto con l’autorità giudiziaria sarà il suo difensore di fiducia, l’avvocato Luca Gili del Foro di Santa Maria Capua Vetere.

L’ombra del clan e l’aggravante mafiosa

Il quadro accusatorio delineato dagli inquirenti è pesante: a Valentino viene contestata la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, reato che sarebbe stato commesso in concorso con altri soggetti del clan De Micco.

Secondo la ricostruzione della Procura, il gruppo avrebbe tentato di imporre il pagamento di una tangente da 30.000 euro al titolare di una società operante nel settore della movimentazione merci. Per piegare la resistenza della vittima, gli indagati avrebbero fatto esplicito riferimento all’appartenenza al clan egemone nell’area orientale della città.

La spedizione punitiva sulla Lancia Y

Al centro delle indagini c’è un episodio specifico avvenuto lo scorso 9 febbraio. Valentino è stato identificato come uno dei componenti del commando che si presentò presso la sede dell’azienda per recapitare il “messaggio” estorsivo.

Secondo i rilievi investigativi, la spedizione intimidatoria sarebbe avvenuta a bordo di una Lancia Y di colore blu, mezzo che ha permesso agli investigatori di incrociare i dati e risalire all’identità dei partecipanti. L’interrogatorio odierno servirà a chiarire la posizione del 37enne e a verificare la tenuta dell’impianto accusatorio alla luce della strategia difensiva che verrà adottata dal legale.

Rione Sanità: il patto della droga, i «rider» dello sballo e la settimana imposta ai pusher

Nel dedalo di vicoli del Rione Sanità, il mercato della droga non ammetteva liberi professionisti. O pagavi il pizzo per poter vendere, o compravi la merce esclusivamente da loro. L’ordinanza cautelare firmata dal gip Simona Capasso fotografa in modo nitido il totale predominio del gruppo Savarese, alleato dei Mazzarella, sulle piazze di spaccio del quartiere.

Un controllo asfissiante e capillare, che garantiva casse sempre piene. Il denaro, un fiume ininterrotto generato dalla vendita di hashish e marijuana, aveva una destinazione precisa: il “Sistema”. Serviva a pagare le “mesate” (gli stipendi agli affiliati) e a sostenere le costose parcelle degli avvocati per i sodali finiti in carcere.

“La settimana” e il monopolio delle forniture

Gli investigatori hanno scoperto un modello di business criminale articolato su due livelli. Il primo era l’estorsione pura e semplice: i gestori delle piazze di spaccio dovevano versare una quota fissa periodica, la cosiddetta “settimana”.

Il secondo livello era, di fatto, un monopolio commerciale imposto con la forza. Ad alcuni spacciatori, infatti, il clan non chiedeva il pizzo fisso, ma imponeva una regola aurea: la droga doveva essere acquistata solo ed esclusivamente dalle provviste dell’organizzazione.

È il caso di Salvatore Frattini (non raggiunto da misura cautelare in questa indagine ma colto in flagranza di reato a maggio 2021). I pedinamenti dei Carabinieri hanno accertato che Frattini veniva rifornito regolarmente, soprattutto in vista dei weekend, dai corrieri del clan: Salvatore Matrone, Vincenzo Peluso e Luis Antonio Amodio.

“Una maglietta” per dire hashish: il lessico criptico dei pusher

Nelle migliaia di ore di intercettazioni ambientali e telefoniche, la parola “droga” non viene pronunciata mai. Gli affiliati parlano un dialetto ermetico, un codice a uso e consumo dei clienti abituali. Lo stupefacente diventa “un’imbasciata”, “la solita”, o addirittura “una maglietta”.

Ma come facevano a quantificare le dosi richieste senza farsi scoprire? Lo ha rivelato agli inquirenti una cliente, Giada, fermata dalla polizia proprio dopo aver acquistato della marijuana.
«Per un’intesa tra me e lo spacciatore,» ha messo a verbale la donna, «per sapere quante dosi avrei voluto prendere, lui mi chiedeva: “In quanti siete?”. E io rispondevo: “Siamo in cinque”.»

La piazza itinerante di Salvatore Verdicchio

La figura più emblematica di questa inchiesta è Salvatore Verdicchio. Egli incarna una doppia veste: è “titolare” di una lucrosa piazza di spaccio di droghe leggere, ma allo stesso tempo è vittima di estorsione, costretto a pagare il clan Savarese per poter “lavorare”.
Gli affari di Verdicchio andavano così bene che, intercettato, si lamentava di dover assumere dei collaboratori, arrivando a ipotizzare paghe di «circa 10 euro all’ora» per i suoi garzoni.

Verdicchio aveva messo in piedi una vera e propria agenzia di “rider” della droga. Non si aspettava il cliente in un punto fisso, si andava da lui. Per farlo, utilizzava un “telefono dedicato” (l’utenza terminante in 256), che passava di mano in mano tra i suoi complici, in particolare Alessandro Aprea e Simone Quagliarella.

Le cimici della polizia registrano i frenetici scambi tra Verdicchio e il suo collaboratore Amodio. Le conversazioni, apparentemente senza senso, nascondono la pianificazione delle consegne:
Amodio: «Oh, ti sta cercando un amico mio… ma tu stai zero a zero?» (Hai finito la roba?)
Verdicchio: «No, tengo la busta, l’ho levata da mezzo…»
Amodio: «Quante sono?»
Verdicchio: «Cinque… ma parliamone da vicino.»

Il servizio era orientato al cliente, tanto che gli acquirenti non si facevano scrupoli a chiamare il “telefono dedicato” per lamentarsi della qualità della merce. In una conversazione registrata, un cliente protesta vivacemente con il pusher:
Cliente: «Senti, sempre il solito… ma l’altra volta, fratello mio, mi è venuto il mal di testa!»

Scooter e telefoni condivisi: l’azienda dello spaccio

La solidità della rete di Verdicchio è dimostrata dalla logistica. Oltre a condividere il telefono di servizio, i pusher condividevano i mezzi di trasporto. Le telecamere piazzate dagli investigatori tra via Antonio Villari e i gradini San Nicandro immortalano Alessandro Aprea mentre cede droga a un acquirente. Aprea, in quel momento, è alla guida di uno scooter: il motorino è intestato proprio a Salvatore Verdicchio.

Quando squillava il telefono, la macchina si metteva in moto.
Cliente (Alberto,): «Senti, uno se puoi…»
Verdicchio aggancia e chiama subito il suo “rider”, Simone Quagliarella:
Verdicchio: «Simone, vai dirimpetto a Mina, ci sta una lavanderia…»

Un sistema oliato, veloce, che non conosceva crisi, fino all’intervento delle forze dell’ordine che, incrociando i dati delle telecamere, i sequestri in strada e le voci captate dalle cimici, ha smontato pezzo per pezzo la holding dello sballo del rione Sanità.

A volte, i clienti si lamentavano persino della qualità della merce. In una conversazione emblematica, un acquirente protesta vivacemente con il pusher per gli effetti collaterali dell’hashish appena comprato: «Senti, sempre il solito… ma l’altra volta, fratello mio, mi è venuto il mal di testa!».

Oltre al telefono, i pusher condividevano i mezzi logistici. Le telecamere piazzate dagli investigatori all’incrocio tra via Antonio Villari e i gradini San Nicandro immortalano Alessandro Aprea mentre cede droga a un uomo non identificato. Aprea è alla guida di uno scooter: il motorino risulta intestato proprio al suo capo, Salvatore Verdicchio.

 Il “mercato vincolato” di Salvatore Frattini

Se Verdicchio pagava la “settimana” per gestire in autonomia i suoi affari, per Salvatore Frattini le regole d’ingaggio con il Sistema erano diverse. Frattini gestiva una fiorente piazza di spaccio con la collaborazione di Valentina Peluso (madre di Vincenzo Peluso, altro indagato chiave).

Secondo la ricostruzione della Procura, Frattini non era costretto a pagare una tangente fissa. Il suo “pizzo” consisteva nell’obbligo assoluto di rifornirsi in via esclusiva dalle provviste del clan. Una sorta di patto di ferro che garantiva ai Savarese-Mazzarella lo smercio all’ingrosso e a Frattini la protezione per operare al dettaglio.

I contatti telefonici tra Frattini e gli organici del sodalizio (registrati a partire da ottobre 2020 e intensificatisi tra febbraio e marzo 2021) seguivano un ritmo preciso: si concentravano quasi esclusivamente nei giorni di fine settimana, il venerdì o il sabato. Era il segnale che Frattini aveva bisogno di fare magazzino per prepararsi al picco di vendite del weekend.

I corrieri del clan e le vendite al dettaglio

Alle operazioni di approvvigionamento della piazza di Frattini erano preposti affiliati di peso: Salvatore Matrone, Vincenzo Peluso e Luis Antonio Amodio. Le comunicazioni intercettate erano telegrafiche: brevi accordi per incontri imminenti volti alla consegna della “merce” in cambio di mazzette di contanti.

Una volta ricevuto lo stupefacente dai grossisti del clan, Frattini e la Peluso lo smistavano a una fitta rete di clienti fidelizzati. L’ordinanza elenca una lunga lista di acquirenti (tra cui Diego Esposito, Ciro Maddaluno, Vincenzo Gallucci, Claudio Montano e Alfonso Ferrigno).

A blindare l’impianto accusatorio non ci sono solo le voci captate dai militari, ma i sequestri mirati operati sul campo. Proprio seguendo i rifornimenti effettuati dal corriere Salvatore Matrone, i Carabinieri del R.O.N.Inv. hanno organizzato servizi di osservazione e pedinamento che si sono conclusi con il recupero della droga. Un episodio su tutti: il 16 marzo 2021, le forze dell’ordine fermano il cliente Ciro Di Pasquale, trovandogli addosso 4,7 grammi di hashish appena acquistati dalla rete di Frattini.

La corsa di Salvatore Frattini si fermerà il 20 maggio 2021, giorno del suo arresto in flagranza di reato. E sebbene la Procura non abbia richiesto per lui una nuova misura cautelare all’interno di questa specifica ordinanza, il suo fascicolo rappresenta uno spaccato fondamentale per comprendere come, al rione Sanità, nulla si muovesse senza il benestare del clan.

L’oroscopo del 5 marzo 2026 a cura di Paolo Tedesco

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Cari amici, ben ritrovati. Oggi, 5 marzo 2026, la Luna in Vergine forma un aspetto teso con Giove in Gemelli, creando un’atmosfera di “grandi idee ma poca praticità”. Attenzione: oggi potremmo sentirci ispirati a progetti faraonici, ma il rischio è di perdere di vista i dettagli fondamentali. Nel contempo, Venere in Ariete ci spinge a essere più diretti e sinceri in amore. Il consiglio? Usate la mente analitica della Luna in Vergine per mettere ordine, ma non frenate l’entusiasmo che Giove vi regala. L’equilibrio è la chiave.

♈ ARIETE (21 marzo – 19 aprile)

Amore: Grazie a Venere nel tuo segno, sei magnetico e intraprendente. Se sei single, potresti fare colpo su qualcuno con la tua schiettezza. In coppia, evita di essere troppo impulsivo: le tue parole sono appuntite oggi, ma il cuore è d’oro.
Lavoro: Energia alle stelle! Sei pieno di iniziativa, ma attenzione a non pestare i piedi ai colleghi. La Luna in Vergine ti chiede di rivedere un progetto, non prenderla come una critica.
Salute: Un po’ di stress fisico, ma niente che una camminata veloce non possa smaltire.
Finanze: Ottime intuizioni per guadagni rapidi, ma evita investimenti impulsivi.

Consiglio astrologico del giorno: indossa un capo rosso per amplificare il tuo coraggio, ma conta fino a dieci prima di rispondere.

♉ TORO (20 aprile – 20 maggio)

Amore: La giornata è propizia alla tenerezza. Sei più bisognoso di coccole e stabilità. Con la Luna in Vergine, un gesto pratico (come cucinare per lui/lei) vale più di mille parole.
Lavoro: Momento di riflessione. Potresti sentirti un po’ lento rispetto al ritmo frenetico intorno a te. Usa la tua proverbiale pazienza per sistemare le cose lasciate in sospeso.
Salute: Bene, ma attenzione alla gola: proteggiti dagli sbalzi di temperatura.
Finanze: Quadro stabile. Giornata no per spese folli. Meglio risparmiare.

Consiglio astrologico del giorno: circondati di cose belle, un fiore sulla scrivania ti aiuterà a trovare l’armonia.

♊ GEMELLI (21 maggio – 20 giugno)

Amore: Giove nel tuo segno ti rende espansivo e affascinante. Tuttavia, la Luna ti rende un po’ dispersivo. Rischio di fare promesse che non potrai mantenere. Concentrati su una persona alla volta.
Lavoro: Mille idee, ma poche realizzabili subito. Il consiglio è di appuntare tutto e iniziare solo la cosa più urgente. Ottimo per networking e contatti nuovi.
Salute: Nervi tesi. Troppa caffeina potrebbe peggiorare l’ansia da prestazione.
Finanze: Piccole entrate extra da collaborazioni. Non sperperare subito.

Consiglio astrologico del giorno: usa un’agenda per organizzare i pensieri; oggi è il tuo migliore alleato.

♋ CANCRO (21 giugno – 22 luglio)

Amore: Sensibile e un po’ lunatico. La Luna (che ti governa) è in Vergine e ti porta a fare paragoni o a soffermarti su piccole mancanze del partner. Cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno.
Lavoro: Ambiente competitivo. Difendi le tue idee senza fare la guerra. La tua diplomazia naturale ti salverà.
Salute: Benissimo se riesci a gestire le emozioni. L’intestino è il tuo punto debole oggi: via libera a cibi leggeri.
Finanze: Qualche piccolo intoppo burocratico da risolvere con calma.

Consiglio astrologico del giorno: una tisana alla camomilla la sera per ritrovare la pace interiore.

♌ LEONE (23 luglio – 22 agosto)

Amore: Caldo e passionale. Vuoi essere al centro dell’attenzione del partner e lo ottieni. Per i single, sguardi magnetici. Attenzione solo alla gelosia: potresti vedere nemici dove non ci sono.
Lavoro: Giornata di grande creatività. Se fai un lavoro artistico o di comunicazione, spacca! Ma attenzione alla politica: oggi non hai voglia di compromessi.
Salute: Pieno di vitalità. L’ideale per iniziare un’attività fisica intensa.
Finanze: Investimenti azzeccati, specialmente in ambito estetico o di immagine.

Consiglio astrologico del giorno: concediti un momento di lusso, anche piccolo, per sentirti all’altezza della tua regalità.

♍ VERGINE (23 agosto – 22 settembre)

Amore: La Luna è nel tuo segno, rendendoti più introspettivo del solito. Hai bisogno di analizzare i sentimenti. Sei un po’ freddo? Il partner potrebbe fraintendere. Spiegati con dolcezza.
Lavoro: Giornata super produttiva. La tua mente analitica è al top e riesci a vedere errori che nessuno coglie. Sei prezioso per il team.
Salute: Bene, ma la Luna accentua le tue ipocondrie. Non cercare su internet i sintomi del raffreddore!
Finanze: Recuperi crediti o sistemai vecchie pendenze. Ottimo!

Consiglio astrologico del giorno: fai una lista delle cose che ti rendono felice e leggila stasera. Staccati dalla perfezione.

♎ BILANCIA (23 settembre – 22 ottobre)

Amore: Venere, la tua signora, in Ariete ti rende un po’ combattivo. Vuoi armonia, ma oggi la cerchi litigando? Paradossale, vero? Cerca la mediazione, sei un maestro in questo.
Lavoro: Collaborazioni proficue. Ottimo per lavorare in team. Potresti dover fare da paciere tra due colleghi in conflitto.
Salute: Tutto nella norma, ma attenzione alla pelle. Proteggiti dal sole se sei all’aperto.
Finanze: Qualche spesa per l’estetica o il piacere personale. Te la puoi permettere.

Consiglio astrologico del giorno: ascolta musica classica per ritrovare il tuo equilibrio interiore.

♏ SCORPIONE (23 ottobre – 21 novembre)

Amore: Intensità magnetica. Se sei in coppia, potresti vivere un momento di profonda intimità. Se single, attrazione fatale, ma occhio a non essere troppo possessivo.
Lavoro: Segreto e determinato. Lavori su progetti che tieni nascosti o che richiedono riservatezza. Fai bene a non fidarti di tutti oggi.
Salute: Energia profonda, quasi nervosa. Scarica la tensione con uno sport che richiede concentrazione.
Finanze: Occhio alle spese comuni e alle eredità. Potresti dover condividere delle risorse.

Consiglio astrologico del giorno: trasforma l’intensità in creatività: scrivi, dipingi, crea.

♏ SAGITTARIO (22 novembre – 21 dicembre)

Amore: Voglia di evasione e di novità. Se la relazione è routine, oggi ti pesa. Porta il partner in un posto nuovo. Per i single, ottimo per flirtare con stranieri o durante un viaggio.
Lavoro: Idee innovative e progetti di espansione. Vuoi fare tutto e subito. La Luna ti frena, ma a ragione: controlla le scadenze prima di lanciarti.
Salute: Fegato sotto stress per eccessi. Via libera a cibi leggeri e tanta acqua.
Finanze: Attento ai viaggi: potresti spendere più del previsto. Fissa un budget.

Consiglio astrologico del giorno: prepara una valigia, anche se è solo ideale. L’orizzonte è la tua meta.

♑ CAPRICORNO (22 dicembre – 20 gennaio)

Amore: Apparentemente distaccato, ma interiormente molto presente. Oggi mostri amore attraverso la responsabilità e la cura concreta. Il partner lo apprezzerà se saprà leggerti.
Lavoro: Sei il pilastro del gruppo. La Luna in Vergine premia la tua precisione. Ottimo per chiedere un aumento o mostrare le tue competenze ai piani alti.
Salute: Ossa e denti: fai attenzione. Potresti sentirti più rigido del solito, allungati un po’.
Finanze: Gestione oculata. Oggi potresti ricevere una somma che aspettavi da tempo.

Consiglio astrologico del giorno: concediti una piccola pausa dal lavoro: la meritocrazia funziona, ma anche tu devi ricaricarti.

♒ ACQUARIO (21 gennaio – 19 febbraio)

Amore: Amore libero e anticonvenzionale. Oggi potresti avere bisogno di più spazio personale. Spiegarlo al partner è fondamentale per non farlo sentire escluso.
Lavoro: Innovazione e tecnologia sono dalla tua parte. Ottimo per chi lavora nel sociale o con il pubblico. Idee geniali, anche se un po’ eccentriche.
Salute: Circolazione. Non stare fermo troppo a lungo, muoviti durante la giornata.
Finanze: Guadagni da attività di gruppo o innovative. Attenzione agli amici: oggi meglio non mischiare soldi e affetti.

Consiglio astrologico del giorno: connettiti con il mondo, ma stacca la spina dai social per un’ora. Respira.

♓ PESCI (20 febbraio – 20 marzo)

Amore: Sognante e romantico come piace a te. Oggi però la Luna ti chiede concretezza: magari va bene sognare, ma ricordati l’anniversario! Piccola distrazione possibile.
Lavoro: Sensibilità artistica alle stelle. Se fai un lavoro creativo, sei inarrestabile. Ma se fai un lavoro d’ufficio, potresti sentirti un pesce fuor d’acqua. Chiedi aiuto ai colleghi più terra-terra.
Salute: Piedi e sistema linfatico. Una bella camminata a piedi nudi sull’erba (se possibile) ti farebbe benissimo.
Finanze: Qualche piccola perdita per distrazione. Controlla il resto e lo scontrino.

Consiglio astrologico del giorno: fai un bagno caldo la sera per sciogliere le tensioni e ritrovare la tua dimensione onirica.

 Commento Finale di Paolo Tedesco

Cari amici, il 5 marzo 2026 ci pone di fronte a una sfida affascinante: conciliare il desiderio di espansione (Giove) con la necessità di ordine (Luna in Vergine). In un mondo che ci spinge a correre, a fare, a essere “di più”, le stelle oggi ci ricordano che la vera forza sta nei dettagli, nella cura, nella precisione. Non disperdete l’energia in mille rivoli: scegliete una direzione, anche piccola, e percorretela con attenzione.

In amore, Venere in Ariete ci invita a essere autentici, a toglierci la maschera. Può creare qualche scintilla, ma il fuoco dell’onestà è l’unico che scalda davvero il cuore. E allora, buon giovedì a tutti, e ricordate: l’astrologia non è un destino scritto, ma una mappa per navigare meglio le nostre possibilità. A domani!

Ucciso a sprangate in casa Mario Ruoso, storico patron di TelePordenone

Un omicidio brutale, consumato nelle prime ore del mattino all’interno del proprio appartamento. Così ha perso la vita Mario Ruoso, 87 anni, noto imprenditore pordenonese e storico fondatore dell’emittente TelePordenone.

Il suo corpo senza vita è stato rinvenuto nel pomeriggio all’interno dell’attico al settimo piano in cui viveva, situato proprio di fronte alla concessionaria d’auto di sua proprietà.

L’aggressione all’alba

Secondo i primi rilievi, l’omicidio si sarebbe consumato in un arco temporale piuttosto ristretto, presumibilmente tra le 7 e le 8 del mattino. Un dettaglio agghiacciante è emerso sin dai primi istanti: Ruoso era già completamente vestito e pronto per uscire, abitudine che manteneva quotidianamente per recarsi nel suo salone d’auto nonostante l’età avanzata.

La dinamica delineata dagli inquirenti suggerisce un’aggressione improvvisa e feroce. L’anziano sarebbe stato stordito da un primo colpo inferto con un oggetto contundente privo di scanalature, probabilmente una spranga o un arnese simile. Cadendo, avrebbe urtato violentemente il capo contro lo spigolo di un mobile. A quel punto, l’assassino avrebbe infierito con inaudita violenza, colpendolo ripetutamente alla testa fino a provocarne il decesso.

Una scena raccapricciante

Chi è intervenuto sul posto ha descritto la scena con una parola inequivocabile: “mattanza”. A lanciare l’allarme è stato il nipote dell’imprenditore che, non riuscendo a mettersi in contatto telefonico con lo zio, ha deciso di recarsi personalmente nell’attico, facendo la macabra scoperta.

Il sopralluogo, iniziato intorno alle 16.30, è durato oltre tre ore e ha visto l’intervento del medico legale Antonello Cirnelli e degli agenti della Polizia Scientifica, supportati dai colleghi giunti da Padova. Il procuratore Pietro Montrone ha confermato che la morte risale a diverse ore prima del ritrovamento del cadavere.

Caccia all’arma del delitto e analisi delle telecamere

L’arma utilizzata per il brutale pestaggio non è stata rinvenuta, nonostante le minuziose ricerche condotte sia all’interno dell’abitazione che nelle aree adiacenti. L’orario in cui si è consumato il delitto potrebbe aver agevolato la fuga dell’omicida, che avrebbe agito in un momento di scarsa affluenza nella zona.

Al momento, non risulta la presenza di testimoni oculari. Le indagini, coordinate dal procuratore Montrone e dal sostituto procuratore Federica Urban, si stanno concentrando sull’acquisizione e l’analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private presenti nell’area, nella speranza di individuare movimenti sospetti riconducibili all’aggressore.

Sono in corso anche le audizioni dei vicini di casa e dei collaboratori dell’imprenditore, sebbene, fino a questo momento, non sembrino essere emersi elementi decisivi per imprimere una svolta alle indagini. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle indagini e, al momento, dichiarano di non escludere alcuna pista riguardo al movente di un omicidio che ha scosso profondamente la comunità pordenonese.

Castellammare, processo ai «Fasani»: acquisite le dichiarazioni dei pentiti

Castellammare – Prosegue senza soste il processo a carico della famiglia Fontana dell’Acqua della Madonna, noti come i “Fasani”, imputati per vicende legate alla gestione di una parte dei pontili nel porto di Castellammare di Stabia.

Il procedimento si celebra davanti al collegio D del Tribunale di Torre Annunziata e ruota, tra gli altri aspetti, attorno a presunte estorsioni ai danni della famiglia Valanzano.

I collaboratori pronti a deporre

Nell’udienza odierna erano attesi due collaboratori di giustizia: Pasquale Rapicano e Renato Cavaliere, collegati in videoconferenza da località riservate.

I due avrebbero dovuto rispondere alle domande della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dei difensori, chiarendo la propria conoscenza dei fatti contestati, in particolare in relazione alle presunte pressioni estorsive ai danni dei Valanzano.

Un passaggio ritenuto significativo nell’economia dibattimentale, considerato il peso che le dichiarazioni dei collaboratori possono assumere in procedimenti di criminalità organizzata.

La strategia delle difese

Dopo una lunga consultazione, i legali degli imputati hanno però scelto una strada diversa: prestare il consenso all’acquisizione dei verbali di interrogatorio già resi dai due collaboratori, rinunciando così alla loro escussione in aula.
Fontana Francesco, detto “il Chicco”, è difeso dall’avvocata Olga Coda del foro di Castellammare, mentre Fontana Maurizio è assistito dall’avvocato napoletano Raffaele Pucci.

I difensori hanno definito la decisione «la scelta più opportuna in questo momento storico di un processo delicato e in continua evoluzione», sottolineando la natura strategica della rinuncia all’esame diretto.

Il rinvio ad aprile

Il collegio ha quindi disposto il rinvio del processo al 22 aprile. Nella prossima udienza è prevista l’escussione degli imputati, fase che potrebbe rappresentare un ulteriore snodo centrale nell’istruttoria dibattimentale.

Piazza San Francesco di Paola, pestaggio in pieno giorno: arrestato 37enne per tentato omicidio

Momenti di terrore nella mattinata di oggi in piazza San Francesco di Paola, dove un uomo è stato arrestato dalla Polizia di Stato con accuse pesantissime: tentato omicidio, lesioni personali, danneggiamento ai beni della Pubblica Amministrazione e resistenza a pubblico ufficiale.

In manette è finito un 37enne originario del Ghana, irregolare sul territorio nazionale e con precedenti di polizia.

L’aggressione e l’intervento dei poliziotti

L’allarme è scattato a seguito di una segnalazione giunta alla Sala Operativa che indicava la presenza di una persona riversa al suolo. Sul posto sono intervenuti gli agenti dei Commissariati Vicaria-Mercato e Decumani, impegnati nel servizio di controllo del territorio.

Una volta arrivati in piazza, i poliziotti si sono trovati davanti a una scena drammatica: il 37enne, in evidente stato di agitazione, stava colpendo con calci e pugni un uomo ormai privo di sensi. Gli agenti sono riusciti a bloccarlo non senza difficoltà.

Determinanti, nella ricostruzione dell’accaduto, anche le testimonianze di alcune persone presenti, che hanno riferito come l’indagato avesse poco prima aggredito con estrema violenza la vittima.

La corsa in ospedale

L’uomo ferito è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale Ospedale Vecchio Pellegrini, dove è stato ricoverato in pericolo di vita. Le sue condizioni sono apparse fin da subito gravissime.

La violenza non si è fermata neppure dopo l’arresto. Una volta accompagnato negli uffici di polizia, il 37enne ha continuato a dare in escandescenza, colpendo ripetutamente con calci la portiera posteriore dell’auto di servizio e danneggiandola.

È stato necessario un ulteriore intervento degli agenti per immobilizzarlo al termine di una colluttazione.

Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato tratto in arresto e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

De Siervo premia Vergara: «È uno dei talenti emergenti della Serie A»

ROMA – «Il lavoro duro, l’attesa densa di aspettative, l’emozione dell’esordio, le prime gioie e poi la consacrazione: tutto questo è stata la sintesi della stagione, fino a questo momento, di Antonio Vergara». Con queste parole l’amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, ha annunciato il riconoscimento assegnato al giovane centrocampista azzurro, definendolo una delle sorprese più luminose del campionato.

Per il ragazzo cresciuto a Frattamaggiore, indossare la maglia del Napoli rappresenta molto più di un traguardo professionale. «Per un ragazzo cresciuto a Frattamaggiore scendere in campo con la maglia del Napoli e sotto la guida di Antonio Conte è un sogno che si avvera», sottolinea De Siervo, evidenziando il percorso di crescita che ha portato Vergara a imporsi in una piazza esigente.

Il dirigente della Lega insiste sulla maturità mostrata dal calciatore: «Vergara è stato bravissimo a farsi trovare pronto e convincere un tecnico vincente e un pubblico esigente come quello napoletano con prestazioni di crescente qualità e una personalità fuori dal comune». Parole che certificano la definitiva consacrazione del giovane talento.

La stagione del centrocampista azzurro è stata un crescendo di fiducia e responsabilità, fino alla consacrazione come “Rising Star della Serie A Enilive”. Un riconoscimento che non premia soltanto le qualità tecniche, ma anche la capacità di reggere la pressione e di incidere in un contesto competitivo ai massimi livelli.

Carburanti, il gasolio vola fino a 2,5 euro in autostrada: scatta l’allarme speculazioni

ROMA – Gli effetti della guerra in Iran e in Medio Oriente arrivano direttamente alla pompa di benzina. I prezzi dei carburanti tornano a salire e il diesel, in alcuni tratti autostradali, tocca quota 2,5 euro al litro. Un balzo che riaccende polemiche e timori per l’impatto sull’inflazione e sui costi del trasporto.

Secondo le rilevazioni diffuse dalle associazioni dei consumatori, la benzina in modalità self service si attesta a 1,693 euro al litro, mentre il gasolio sale a 1,753 euro. Ma è lungo la rete autostradale che si registrano i picchi più alti, con cifre che sfiorano livelli record. Assotir segnala rincari del diesel «che vanno dai 10 centesimi in Lombardia ai 24 centesimi in Sicilia» e denuncia «problemi di approvvigionamento di carburante in Campania e in Lombardia».

Le associazioni parlano apertamente di speculazioni. Adoc sottolinea che «il Paese dispone di riserve stoccate che dovrebbero ammortizzare queste oscillazioni», mentre il Centro di formazione e ricerca sui consumi propone una riduzione immediata dell’Iva sui carburanti. Anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, rassicura sulla tenuta delle scorte: «Siamo nella condizione di essere abbastanza sicuri quantitativamente. Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo fonti di approvvigionamento diversificate».

Il settore dell’autotrasporto è tra i primi a sentire il contraccolpo. Cna Fita calcola un aggravio di circa 2.400 euro l’anno per ogni tir, cifra che potrebbe crescere di altri 13mila euro se il conflitto dovesse protrarsi. «Non è accettabile osservare rincari alla pompa su scorte di carburante acquistate e raffinate mesi addietro», afferma il sindacato, chiedendo «un credito d’imposta straordinario» finanziato con l’extragettito Iva.

Ancora più netta la posizione di Conftrasporto: «Il trasporto sta pagando prima di tutti il conto del conflitto». L’associazione ricorda che «alcuni Paesi, come la Spagna, si sono già mossi per contenere i prezzi» e sollecita «la sospensione immediata dell’Ets per il trasporto e misure straordinarie del governo a sostegno del sistema logistico».

Sul fronte istituzionale, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 due riunioni della Commissione di allerta rapida sui prezzi, presieduta da Benedetto Mineo, noto come “Mister Prezzi”. Un tavolo sarà dedicato all’andamento dei mercati energetici, l’altro alle possibili ricadute sull’inflazione.

Out Lobotka e McTominay, ma il Napoli ritrova De Bruyne e Anguissa per il Torino

NAPOLI – Per due che si fermano, due che rientrano. Alla vigilia della sfida contro il Torino, anticipo della ventottesima giornata di campionato, il Napoli ritrova pedine fondamentali nel cuore del campo. Antonio Conte dovrà fare a meno di Lobotka e McTominay, entrambi alle prese con problemi muscolari, ma può finalmente riabbracciare Kevin De Bruyne e André-Frank Zambo Anguissa dopo lunghissime assenze.

Se per Anguissa, fuori dall’inizio di novembre, il rientro era nell’aria, quello di De Bruyne sorprende per tempistiche e modalità. Il centrocampista belga era fermo dal 25 ottobre, quando nel match contro l’Inter al Maradona si era procurato una grave lesione al bicipite femorale della coscia destra calciando un rigore. Operazione chirurgica, riabilitazione ad Anversa e poi il ritorno in città la scorsa settimana. Le sue condizioni sono apparse subito ottimali, tanto da consentirgli di aggregarsi al gruppo senza lavoro differenziato.

Entrambi partiranno inizialmente dalla panchina, ma l’idea è quella di concedere minuti preziosi per ritrovare ritmo gara. Conte vuole riaverli al massimo della condizione per costruire lo sprint finale verso un posto nella prossima Champions League. Tra le note positive c’è anche il progressivo miglioramento di Romelu Lukaku, decisivo a Verona con il gol allo scadere che ha rilanciato le ambizioni azzurre. L’attaccante belga potrebbe trovare spazio anche contro i granata, magari in coppia con Hojlund, formando un tandem fisico e offensivamente incisivo.

Per la formazione iniziale, poche sorprese rispetto alla gara del Bentegodi: Gilmour prenderà il posto dell’infortunato Lobotka in un assetto che dovrebbe ricalcare quello visto nell’ultima uscita. Ma con il pieno recupero di De Bruyne, Anguissa e McTominay, Conte potrebbe presto archiviare il 4-3-2-1 adottato per necessità e tornare al 4-3-3 pensato fin dal ritiro estivo.

Torino, D’Aversa avverte: «A Napoli partita dura ma affascinante»

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TORINO – «La storia di questa stagione dice che il Toro dopo una vittoria ha avuto tanti periodi negativi: vogliamo evitare questi alti e bassi». Roberto D’Aversa non usa giri di parole alla vigilia della trasferta di venerdì sera sul campo del Napoli. Il tecnico granata sa che la sfida del Maradona rappresenta un banco di prova importante per misurare ambizioni e solidità mentale.

«Ci aspetta una partita difficile ma bella da giocare», prosegue l’allenatore in conferenza stampa, consapevole del valore dell’avversario e dell’atmosfera che attende i suoi. A due giorni dal match le scelte non sono ancora definitive: «Non ho ancora fatto scelte di formazione e di sicuro sarà una partita diversa rispetto alla Lazio. Gli azzurri ci aggrediranno forte, penso non solo ai titolari ma anche alle soluzioni dalla panchina».

Tra D’Aversa e Antonio Conte esiste un legame personale, ma l’allenatore del Torino preferisce tenere il focus sul campo: «Penso che sia scorretto parlare del nostro rapporto, si affrontano due squadre che portano in campo undici scudetti». Un richiamo alla storia e al peso delle maglie, che secondo il tecnico deve essere uno stimolo e non un freno.

Arrivato da appena una settimana dopo l’esonero di Baroni e con un contratto fino al termine della stagione, D’Aversa evita qualsiasi discorso personale sul domani: «Nella mia testa ho solo l’obiettivo di squadra, voglio raggiungerlo il più in fretta possibile». Parole che suonano come un messaggio chiaro allo spogliatoio: niente distrazioni, niente calcoli, solo continuità.

Benevento: presunto furto da 20mila euro, assolta cassiera di Apice

APICE – Era accusata di essersi appropriata di circa 20mila euro sottraendoli alla titolare dell’attività commerciale in cui lavorava come cassiera, con l’aggravante di aver agito con destrezza, abusando del proprio ruolo e provocando un danno patrimoniale rilevante. Ma per il Tribunale di Benevento quelle accuse non hanno retto al vaglio dibattimentale.

La vicenda giudiziaria si è conclusa con l’assoluzione della 39enne di Apice, difesa dall’avvocato Vittorio Fucci. La titolare dell’esercizio commerciale, costituitasi parte civile e assistita dall’avvocato Elena Cosina, aveva presentato querela sostenendo che la dipendente si fosse impossessata degli incassi derivanti dalla vendita di sigarette, consumazioni e gratta e vinci.

Secondo l’impostazione accusatoria, la donna avrebbe trattenuto parte degli introiti omettendo di versarli regolarmente in cassa, lasciando temporaneamente il denaro in zone non direttamente controllate per poi appropriarsene. Le veniva inoltre contestato di aver registrato importi inferiori rispetto agli scontrini emessi e di aver utilizzato la voce “cambio monete” al posto dell’emissione del titolo fiscale, così da mascherare l’ammanco. Condotte che, sempre per l’accusa, sarebbero state poste in essere eludendo il sistema di videosorveglianza.

Un quadro che avrebbe delineato un furto pluriaggravato, aggravato dall’abuso della qualità di cassiera e dalla presunta destrezza nell’aggirare i controlli. Ma al termine del processo il Tribunale ha accolto le tesi della difesa, pronunciando sentenza di assoluzione nei confronti della 39enne.

Monaldi, denuncia interna contro Oppido: «Urla, umiliazioni e clima di paura e sfiducia»

Una lettera firmata dal personale infermieristico, dagli OSS e dai tecnici della Sala Operatoria dell’ospedale Monaldi di Napoli (Azienda ospedaliera dei Colli) e indirizzata ai vertici aziendali, a partire dalla direttrice generale Anna Iervolino, mette nero su bianco “una situazione di estrema gravità” che, secondo i firmatari, da tempo starebbe compromettendo il benessere degli operatori e la sicurezza dell’assistenza ai pazienti. La missiva è datata 27 gennaio 2026.

La lettura pubblica a Nola

A portare il contenuto della lettera all’attenzione dei cronisti, fuori dal Duomo di Nola, è stato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto il 21 febbraio scorso al Monaldi dopo un trapianto di cuore. Il legale ha letto alcuni stralci del documento.

“Non ci sentiamo più sicuri di collaborare”

Nella lettera, ha spiegato Petruzzi citando i passaggi letti, i professionisti del Monaldi descriverebbero un clima di “sfiducia reciproca”, legato a una “gerarchia medico-centrica” e a una “comunicazione assente”, che avrebbe generato una percezione di insicurezza tra infermieri, OSS e tecnici.

Nel testo si afferma inoltre che i firmatari “non si sentono attualmente più sicuri di collaborare” con il dottor Guido Oppido e che alcune accuse rivolte al personale (“totalmente incuranti dei bisogni dei pazienti”) non sarebbero “più accettabili e tollerate dall’intera équipe”.

Le condotte contestate: urla, umiliazioni e linguaggio offensivo

Secondo quanto riportato nella lettera e letto dal legale, il personale segnalerebbe comportamenti “sistematici e quotidiani” attribuiti a Oppido: urla e aggressività verbale, umiliazioni e svalutazioni pubbliche delle competenze, linguaggio offensivo e denigratorio, bestemmie e imprecazioni, oltre ad atteggiamenti intimidatori che avrebbero finito per inibire la comunicazione all’interno dell’équipe.

Il documento menzionerebbe anche “reazioni ostili e aggressive” in contesti formali di confronto, con un riferimento a un incontro del 24 novembre 2025, e un “mancato ascolto e considerazione”. I fatti descritti, si legge, si verificherebbero soprattutto in sala operatoria.

Gli effetti sul personale e l’ipotesi trasferimento

Nella parte finale, sempre stando alla lettera, la frequenza di tali episodi avrebbe creato un clima di lavoro caratterizzato da paura, tensione costante e perdita di fiducia reciproca nel gruppo multiprofessionale.

I firmatari parlano di ricadute sul personale, con ansia persistente, tremori e difficoltà di concentrazione durante le attività, in un quadro di stress e burnout. L’équipe, conclude il passaggio citato, avrebbe valutato “in maniera congiunta” anche la possibilità di chiedere il trasferimento.

La mamma di Domenico: «Spero non sia l’ultimo giorno in cui lo pensiamo»

Nola – Una cattedrale gremita, un silenzio carico di commozione e poi le parole, spezzate ma ferme, di una madre. Sono quelle di Patrizia Mercolino, che dall’altare del Duomo ha salutato per l’ultima volta il figlio, il piccolo Domenico Caliendo, al termine della cerimonia funebre celebrata nella Cattedrale di Nola.

«Ci sta abbracciando tutti»

«Oggi se si è mossa tutta questa folla è solo grazie a Domenico, al suo sorriso, ai suoi occhioni e alla sua dolcezza», ha detto la donna, rivolgendosi alle centinaia di persone presenti.

«In questo momento ci sta abbracciando tutti. Spero non sia l’ultimo giorno che lo pensiamo, che possiamo serbarlo in un angolo del nostro cuore. Ti amo, cuore di mamma».
Parole accolte da un lungo e commosso applauso, che ha attraversato la navata della chiesa trasformandosi in un abbraccio collettivo alla famiglia.

Nel corso dell’intervento, la madre ha voluto ringraziare le istituzioni presenti. Tra queste, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha preso parte alla funzione religiosa, il prefetto di Napoli, il presidente della Regione Campania, il sindaco di Nola e il sindaco di Napoli, oltre agli altri rappresentanti delle amministrazioni locali.

Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche alle autorità ecclesiastiche: il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, e il cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, presenti insieme ai sacerdoti della diocesi.

Un addio che unisce la città

La partecipazione corale della comunità ha segnato una giornata di lutto condiviso per Nola e per l’intero territorio. Una folla composta, riunita attorno al dolore di una famiglia e al ricordo di un bambino che – come ha sottolineato la madre – «con la sua dolcezza sta abbracciando tutti».