Napoli. Oltre 500 chili di fuochi d’artificio sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza in due distinti interventi nel Napoletano. Nell’ambito della capillare intensificazione dei controlli disposta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, i finanzieri del gruppo pronto impiego Napoli hanno individuato, nel comune di Arzano, un deposito ricavato in un’abitazione al cui interno sono stati trovati 43.600 artifizi pirotecnici per un peso complessivo di 463 kg, detenuti in totale assenza di autorizzazioni e in violazione delle norme di prevenzione e sicurezza. Il responsabile è stato arrestato e sarà giudicato per direttissima al Tribunale di Napoli Nord in Aversa (Caserta), competente sul territorio di Arzano. Nel secondo intervento, i finanzieri della compagnia di Torre del Greco hanno sequestrato 50 kg di artifizi pirotecnici trovati in un garage nel centro cittadino e detenuti illecitamente per la successiva vendita, in totale assenza di autorizzazioni. Il responsabile è stato denunciato all’autorità giudiziaria. Alcuni fuochi d’artificio sequestrati, confezionati in scatole già pronte per la vendita, rientrano nella V categoria del Tulps e sono considerati tra i più pericolosi in circolazione.
Mercato San Severino ricorda le vittime dell’incendio: lutto cittadino per i funerali. La famiglia Papa era molto nota
Mercato San Severino. Potrebbe essere stato un banale incidente oppure un caso di omicidio-suicidio quello che ha distrutto la famiglia Papa: madre e due figli. Una famiglia stimata e molto conosciuta in città quella di Iole De Marco e dei due figli Donato e Franco Papa, morti nell’incendio dell’abitazione di via Tommaso Sanseverino, verso le 23 di mercoledì sera. Le indagini affidate ai carabinieri della Compagnia locale e alla relazione dei vigili del fuoco intervenuti chiariranno gli aspetti della tragedia. Per il momento resta il dolore, il sindaco ha annunciato il lutto cittadino per il giorno dei funerali, e il ricordo delle tre vittime. La 82enne viveva con i figli non sposati, trovati morti in due camere da letto.
Iole De Marco era la vedova del medico Mario Papa, originaria di Montella, viveva a Mercato San Severino da circa sessant’anni. Il marito morì verso la fine degli anni ’60 per un male incurabile che si diagnosticò da solo. Lottò con la malattia per diversi mesi, poi fu vinto. Fu la prima grande tragedia della famiglia. Da allora, Iole De Marco aveva cresciuto i tre figli, Donato, Franco e Rosellina da sola, negli agi di una famiglia benestante. Il palazzo dove è avvenuto l’incendio e dove abitano sette famiglie era il loro, infatti, e a gestire i beni di famiglia era il figlio più grande, mentre l’altro, Franco, era noto in città per la sua cultura e la sua passione per gli studi, tanto che impartiva lezioni di greco e latino a studenti universitari e delle scuole superiori. La figli di Iole De Marco, invece, è moglie del noto neurochirurgo Ermelino Citro, in servizio presso una clinica privata di Taranto, dove è giunto dopo aver lavorato, per diversi anni, presso l’ospedale civile di Potenza.
Una disgrazia quella di mercoledì sera sulla quale tutta la città si interroga. E mentre si attende l’esito delle autopsie disposte dalla Procura di Nocera Inferiore, il parroco, padre Leone Esposito, invita tutti a pregare per Iole De Marco e Donato e Franco Papa. “La famiglia Papa – ha detto il sindaco Antonio Somma – era molto nota. Il dispiacere è grande. Attendiamo di conoscere la verità. Sicuramente è una tragedia che colpisce l’intera comunità e che lascia un alone di tristezza perché la vita è, sempre e comunque, un dono prezioso”. Poi, il primo cittadino comunicato che verrà indetto il lutto cittadino per il giorno dei funerali.
Teatro. La compagnia di Teatro di Luca De Filippo in Questi fantasmi! al Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere
Domenica 7 gennaio alle ore 18.30 al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, Elledieffe – La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo – presenta “Questi fantasmi!” di Eduardo De Filippo.
In scena: Pasquale Lojacono (anima in pena), Gianfelice Imparato; Maria, sua moglie (anima perduta), Carolina Rosi; Alfredo Marigliano (anima irrequieta), Massimo De Matteo; Armida, sua moglie (anima triste), Paola Fulciniti; Silvia , Loro figlia (anima innocente), Federica Altamura; Arturo, Loro figlio (anima innocente), Andrea Cioffi; Raffaele, portiere (anima nera), Nicola Di Pinto; Carmela, sua sorella (anima dannata), Viola Forestiero; Gastone Califano (anima libera), Giovanni Allocca; Saverio Califano, maestro di Musica (anima inutile), Gianni Cannavacciuolo; Maddalena, sua moglie (anima inutile), Carmen Annibale; Due facchini (anime condannate) , Gianni Cannavacciuolo, Andrea Cioffi; il professor Santanna (anima utile, ma non appare mai). Le scene e le luci sono di Gianni Carluccio, i costumi di Francesca Livia Sartori, le musiche di Andrea Farri per la regia di Marco Tullio Giordana.
Pasquale Lojacono si trasferisce con la giovane moglie Maria in un appartamento all’ultimo piano di un palazzo seicentesco (in via Tribunali 176). Maria non sa che il marito ha ottenuto il fitto gratuito per cinque anni di quell’enorme casa (18 camere e 68 balconi) in cambio del compito di sfatare la leggenda sulla presenza di spiriti nella casa. Il portiere Raffaele spiega al nuovo inquilino cosa dovrà fare per ottemperare al suo impegno contrattuale: per dimostrare che non ci sono fantasmi dovrà mostrarsi ogni giorno, due volte al giorno, fuori tutti i 68 balconi, mostrando serenità e allegria. A tal scopo dovrà anche cantare ad alta voce (inizierà con Lucean le stelle, continuerà con Ah l’ammorre che fa fa)! Ascoltando però i racconti del portiere, della sorella di quest’ultimo e del “dirimpettaio” di casa, tal Professor Santanna, il nostro protagonista incomincia a credere all’esistenza degli spiriti; pertanto, quando s’imbatte in Alfredo, l’amante della moglie, lo scambia per un fantasma. La storia di Questi fantasmi! prosegue con Alfredo che fa pervenire sostanziosi aiuti economici alla famiglia Lojacono, aiuti che vengono interpretati da Pasquale come regali degli spiriti che l’avrebbero preso a ben volere! L’equivoco prosegue e il nostro protagonista è l’unico a non avvedersi di quello che sta realmente accadendo; dopo un’esilarante scena nella quale, per Pasquale, si consuma un litigio tra spiriti (in effetti i litiganti sono Alfredo, sua moglie, i suoi bambini e altri parenti), l’amante di Maria decide, apparentemente, di tornare in famiglia privando dei suoi regali il povero Pasquale. La storia si avvia alla conclusione: con un marchingegno Pasquale riesce a incontrare ancora Alfredo, chiedendogli un ulteriore e sostanzioso aiuto economico, spiegando allo “spirito” che i soldi gli servono per riconquistare la moglie di cui è perdutamente innamorato. Alfredo, commosso per la triste confessione, gli lascia un pacco di banconote e scompare dalla loro vita.
Per informazioni circa lo spettacolo: 0823799612
Marano, progetti Più Europa: nel mirino della Guardia di Finanza l’arteria di collegamento tra via Marano-Pianura e via Vallesana
Marano. Blitz della Finanza negli uffici del comune per verificare gli atti relativi al progetto Più Europa, in via di realizzazione nel comune napoletano. Discrasie nella rendicontazione dei progetti: questo l’elemento che ha portato gli uomini della Finanza ad acquisire alcuni documenti relativi alle opere realizzate con un finanziamento di 16 milioni di euro. L’attenzione è focalizzata su un progetto in particolare: la mancata realizzazione di un’arteria di collegamento tra via Marano-Pianura e via Vallesana. Il finanziamento di 1 milione di euro è andato perso poiché il Comune non è mai riuscito ad abbattere il capannone abusivo in un punto nevralgico del tracciato.
Il Comune fu destinatario, tra il 2008 e il 2011, di un finanziamento comunitario da impiegare per la realizzazione o riqualificazione di strade e infrastrutture pubbliche. Alcune opere non hanno mai visto la luce, altre invece sono state completate soltanto in extremis o grazie alle proroghe concesse dalla Regione.
Le maggiore problematiche sono sorte sul Giardino dei cinque sensi, parco tematico da destinare agli studenti delle scuole del territorio, mai ultimato per i contenziosi sorti tra privati e Comune che aveva destinato all’opera un milione di euro. Problemi sorsero anche per la ristrutturazione del convento francescano di via Casalanno, del 1600 nel centro storico, oggetto di lavori di restauro che suscitarono la disapprovazione di studiosi ed esperti d’arte. Miglior sorte non toccò alla realizzazione di strade come via Merolla, corso Europa e corso Umberto e via Nuvoletta. Il restyling di palazzo Battagliese, incluso nel programma europeo in una fase successiva, è stato completato soltanto qualche mese fa. Altri progetti sono rimasti nel cassetto. Come segnalato dalla commissione d’accesso sul municipio poi sciolto per infiltrazioni della camorra, a beneficiare del Piu Europa sono stati in prevalenza i consulenti tecnici del Comune: geometri, architetti, avvocati, tutti pagati profumatamente per il loro contributo alla stesura di progetti e per opere mai realizzate o realizzate soltanto parzialmente. Ora l’indagine della Finanza che fa il paio con quella relativa all’area industriale di via Migliaccio, aperta qualche mese fa.
Capodanno: champagne o spumante? Questo è il problema
Come da tradizione, ogni Capodanno ritorna il dilemma su quale bottiglia acquistare per i festeggiamenti. L’antico quesito è: champagne o spumante? “Può essere considerato spumante o champagne un vino bianco al quale è stato aggiunto gas (anidride carbonica) e confezionato con tappo a fungo e gabbietta metallica? No, certamente, ma in commercio se ne trovano a prezzi piuttosto bassi, il che può ingannare il consumatore convinto di aver fatto un affare. Per evitare fregature basta leggere l’etichetta e, in questo senso, qualche consiglio è utile” afferma Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc, il quale spiega che un buon spumante deve indicare le dizioni: metodo classico (significa che è fatto con il metodo champenois); Doc (denominazione di origine controllata), Docg (denominazione di origine controllata e garantita) o l’analoga sigla europea VSQPRD, il che assicura che il vino è di una determinata area geografica; Prodotto e imbottigliato da… (un produttore corretto tiene a garantire la qualità del proprio prodotto); la data della sboccatura, cioè della eliminazione del deposito che si forma nelle bottiglie.
Per la scelta degli champagne in genere il consumatore guarda più alla marca che all’etichetta, anche perché nessun commerciante si sente obbligato a fornire informazioni precise e spesso si limita a decantarne le qualità. Per lo champagne valgono in sostanza le stesse indicazioni dello spumante. In più sulle etichette degli champagne dovrebbe essere indicata: la sigla Ay che sta ad indicare la zona con i vigneti migliori; la sigla R.M (lo champagne è fatto con uve dei produttori); la sigla N.M (lo champagne è fatto con uve di diversa provenienza); la dizione pas dose’ o nature (non è stato aggiunto sciroppo zuccherino); l’indicazione dell’annata (champagne millesimato).
L’Associazione musicale De Bellis celebra la musica come veicolo di unione e fratellanza
La serata di Natale dell’Associazione musicale De Bellis, quest’anno si è svolta presso la Parrocchia di S.M. di
Portosalvo a Torre del Greco il 28 dicembre. Maestri, allievi e soci hanno animato la Santa Messa celebrata
dal Parroco don Daniele Izzo, che nella sua omelia ha sottolineato come la musica sia un insieme di note
meravigliose fatte di unione e armonia e che quando questo manca i suoni diventano semplici rumori.Don
Daniele ha aggiunto inoltre, la sua soddisfazione che l’evento abbia avuto luogo proprio nel giorno in cui la Chiesa commemora i Santi Innocenti Martiri, e per questo ha invitato i giovani musicisti a prendere spunto
dal Vangelo e a crescere e studiare sostenendosi reciprocamente perché quando nascono incomprensioni allora non c’è più gioia ma insoddisfazione che genera problemi. Al termine della celebrazione Eucaristica,Don Daniele ha benedetto gli strumenti e la Banda giovanile I Corallini ha eseguito un madley di canti natalizi allietando tutti i presenti. Dopo la breve esibizione della banda, gli allievi delle varie classi di strumento dell’associazione si sono esibiti nella Sala Acampora della Parrocchia. al termine delle esibizioni c’è stato un gioioso momento di festa con un brindisi di auguri. Il direttore dell’Associazione il Maestro Izzo: “ringrazio la Parrocchia di Portosalvo nella persona del parroco, don Daniele, per averci aperto le porte, è stato molto importante per noi e voglio sottolineare
come tutti i ragazzi si siano sentiti a loro agio. Questo è un dono molto speciale, che ci spinge ad andare avanti e a fare del nostro meglio per migliorare sempre e testimoniare con umiltà la bellezza della musica veicolo che unisce e crea fratellanza.
Storie di ceramica di Antonio Dura e Claudia Bonasi a Villa Guariglia di Vietri sul Mare
Sabato 30 dicembre alle ore 11.00 presso il Museo di Villa Guariglia a Vietri sul Mare, “Storie di ceramica. La presenza e la produzione dei maestri olandesi a Vietri sul Mare”: presentazione del libro di Antonio Dura e Claudia Bonasi con la prefazione di Giorgio Napolitano (edizioni Puracultura 2017).
Un convegno con gli autori a cui interverranno Gabriella Taddeo, direttrice del Museo Città Creativa di Ogliara e Giorgio Napolitano, studioso di ceramica.
Il libro affronta la presenza degli artisti mitteleuropei nella cittadina costiera, a partire dal cosiddetto “periodo tedesco” della ceramica di Vietri sul Mare, anche in relazione alle avanguardie storiche del primo novecento ed allo sviluppo autonomo della corrente vietrese, ponendo l’accento sulla presenza di una folta quanto significativa componente olandese, fino ad oggi pressoché ignorata e rappresentata da personalità artistiche che a Vietri sul Mare si sono stabilite fino alla fine dei propri giorni, come Frans Brugman e Josephine Elizabeth Laming, o vi hanno lavorato “di passaggio”, come Sophia Van Der Does de Willebois e suo marito Adriaan van Stolk, Maurits Cornelis Escher, Lena Hagstotz, e Rudolf Bente. In particolare Frans Brugman, nonostante la vastità e qualità della propria attività artistica, e Josephine Elizabeth Laming sono rimasti all’interno di questo scenario “gli stranieri dimenticati”. Dalla ricerca di fonti, documenti e opere presso le famiglie Brugman, Pinto e Bente, e nelle botteghe e fabbriche dove Frans Brugman, Josephine Elizabeth Laming e Rudolf Bente hanno lavorato, sono emerse molte notizie interessanti sulla loro vita e attività artistica. La ricerca ha anche chiarito l’infuenza di Escher sull’olandese Sophia van der Does de Villebois (Sophie van Stolk), figura di spicco, con Günther Stüdemann e Luigi De Lerma nella fondazione e produzione ceramica della fabbrica di “Fontana Limite” vero nucleo originario del “periodo tedesco”. Lo studio approda in Grecia, a Rodi, dove la van Stolk si recò per lavorare con Luigi De Lerma alla fabbrica I.C.A.R.O. di cui nel libro si riportano notizie e documenti inediti.
L’Avellino calcio regala la maglia a Luigi, il baby calciatore in coma perché colpito da un proiettile vagante
Come annunciato in un comunicato stampa dalla società Avellino calcio ieri sera prima del fischio d’inizio della partita Avellino-Ternana, allo stadio Partenio, valevole per campionato di serie B i vertici della società irpina hanno regalato una maglia biancoverdere al 14enne baby calciatore di Parete in provincia di Caserta, Luigi Pellegrino. Il giovane in coma dalla vigilia di Natale perché colpito da un proiettile vagante avrebbe dovuto firmare mercoledì il suo primo contratto proprio conl’Avellino. A voler regalare la maglia biancoverde il presidente Taccone e Di Tacchio che hanno consegnato la casacca al sindaco di Parete. All’incontro ha partecipato anche Massimo Nugnes, presidente della Frocalcio, l’accademia presso la quale Luigi da anni si allenava preparandosi al grande salto nel mondo del calcio.
Anche il mondo dello sport e delle associazioni di Caserta, si mobilita per il povero Luigi: oggi alle 16.30 raduno presso il Palazzetto dello Sport di Viale Medaglie d’oro a Caserta. Primi firmatari dell’appello: Libera – Coordinamento Provinciale di Caserta, Comitato don Peppe Diana, Centro Minibasket Città di Caserta Under 13, Settore Giovanile Casertana Calcio FC, Ufficio Consiglierà di Parità Provincia di Caserta, L.I.P.U., Tatanka Club Fitness Caserta, Hombre Libre – Corsi difesa personale antiviolenza e antibullismo, Centro Ekate Casagiove, Ali e Radici, Lavoro e Immigrazione, Associazione Volontà Donna, Rete Informale Genitori, Associazione Koinè, Associazione Generazione Libera Caserta, Consorzio N.C.O. Nuova Cooperazione Organizzata, Coop. Sociale Il Cuore Felice, Associazione FareAmbiente. Per adesioni: Pagina Facebook Libera Città di Caserta @PresidioLiberaCasertacitta.
Migrannuary 2018: il calendario dei migranti vesuviani per la mensa dei poveri di Torre Annunziata
Un calendario per fissare in dodici scatti la vita quotidiana dei richiedenti asilo alle falde del Vesuvio. L’idea è venuta agli ospiti del Centro di Accoglienza Straordinaria “Villa Angela” di Terzigno – in provincia di Napoli – che hanno dato vita al “Migrannuary 2018”. Il ricavato dell’iniziativa, per decisione degli stessi protagonisti delle foto, sarà interamente devoluto alla Mensa dei poveri della Parrocchia della SS. Immacolata di Torre Annunziata, gestita da don Pasquale Paduano.
Un’idea senza dubbio originale che si prefigge, da un lato, di dimostrare con i fatti l’apporto dei migranti alla vita delle comunità di Terzigno e Trecase (non a caso sono ritratti i momenti in cui i ragazzi aiutano i vigili del fuoco e la protezione civile a spegnere gli incendi sul Vesuvio oppure concorrono, da semplici volontari, a ripulire strade e aree pubbliche) e, dall’altro, vuole essere un gesto di solidarietà concreta a favore di tanti italiani che, a causa delle crisi economica, sono costretti a ricorrere ad iniziative come quelle del dinamico sacerdote oplontino che offre un pasto caldo a centinaia di persone. “Siamo orgogliosi di questo progetto – afferma il direttore della struttura, Massimo Esposito – questa è la riprova che quando l’integrazione e l’inclusione non restano espressioni vuote ma assumono forma e sostanza, attraverso il lavoro quotidiano svolto dai nostri operatori, mediatori e consulenti, si possono raggiungere risultati davvero notevoli”.
Da oggi in occasione di tutti gli eventi e delle manifestazioni in cui si esibiranno i “Migrangels”, ossia la band italo – africana nata dal connubio tra il professore Paolo Scognamiglio, docente di italiano per stranieri, e dall’eclettico don Federico Battaglia, delegato sul territorio della Caritas diocesana e parroco di Sant’Antonio a Trecase, sarà distribuito gratuitamente il calendario. Le offerte raccolte contribuiranno a sfamare i poveri, di qualsiasi etnia e religione, che bussano alla parrocchia della SS. Immacolata a Torre Annunziata. Il “Migrannuary 2018” dedica anche uno spazio alla corretta informazione sul tema dei flussi migratori. In una delle pagine, infatti, sono trascritti i principi ispiratori della cd. “Carta di Roma”, vale a dire del Protocollo deontologico approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, condividendo le preoccupazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati circa l’informazione concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. Il calendario è stato presentato in occasione del brindisi di fine anno al quale hanno preso parte numerose personalità del mondo delle istituzioni e della società civile che si occupano dei flussi migratori e del percorso di accoglienza e integrazione.
Napoli: oltre cento mila visitatori alle catacombe di San Gennaro
Oltre cento mila visitatori alle catacombe di San Gennaro e San Gaudioso a Napoli per chiudere il 2017. Un traguardo straordinario, se si pensa che nel 2008, anno in cui il sito veniva affidato dall’Arcidiocesi di Napoli alla cooperativa sociale La Paranza che tutt’ora lo gestisce, le catacombe partenopee contavano poco meno di sei mila visitatori l’anno. Grazie al costante lavoro dei giovani della Sanità si è potuto recuperato il luogo restituendolo alla città e ai turisti. Il centomillesimo visitatore del 2017 si chiama Tina, ha 24 anni è di Napoli ma vive ad Ostia e per questa importante occasione le è stato donato un “Pacco alla Camorra”.
Il 55% dei visitatori di questo ano oramai finito dei visitatori è straniero,proveniente soprattutto dalla Francia, Inghilterra, Germania e Spagna; il restante 45% è composto da italiani; il 20% è costituito da gruppi organizzati, mentre l’80% da singoli che scelgono le catacombe autonomamente, tramite una ricerca internet sui luoghi da visitare in città, o attraverso il passaparola.
Paolo Giulierini, direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli, si complimenta con i giovani de La Paranza e su FB scrive: “Sono numeri che fanno impallidire molti blasonati siti o musei. Questo significa una sola cosa: che in questo paese occorre far gestire i beni culturali a chi ha una visione dinamica e aperta, come voi avete dimostrato di avere. Andiamo avanti così, tutti insieme”.
Le catacombe sono antiche aree cimiteriali sotterranee risalenti tra il secondo e terzo secolo e rappresentano il più importante monumento del Cristianesimo a Napoli. Il nucleo originario parte dalla tomba di una ricca famiglia romana il cui nome resta sconosciuto, e poi venne creato il vestibolo del piano inferiore, che alla fine del III secolo accolse i resti mortali di sant’Agrippino, sesto vescovo di Napoli, divenendo luogo di venerazione di quello che è considerato il primo patrono della città. Dopo la costruzione, sulla tomba di Agrippino, di una basilica cimiteriale, il vescovo Giovanni I (413-431) fece traslare in un cubicolo della catacomba inferiore, le spoglie di san Gennaro. La grande devozione al santo portò a uno sviluppo straordinario delle catacombe: le tombe si moltiplicarono, gli ambulacri furono prolungati, nuovi cubicoli furono aperti e decorati, e quando le pareti degli ambulacri non bastarono più, le tombe furono scavate persino nel suolo. Fra il 762 ed il 764 presso le catacombe dimorò il vescovo di Napoli Paolo II, allontanato da Napoli dal partito filobizantino che seguiva la politica religiosa iconoclasta dell’imperatore di Costantinopoli. Paolo II costruì allora nel vestibolo del piano inferiore della catacomba una vasca battesimale allestendovi un episcopio di emergenza. Nell’831 il principe longobardo Sicone I, assediando la città di Napoli, ne approfittò per impossessarsi dei resti mortali di san Gennaro che da lì portò nella sua città, Benevento, sede episcopale. Nel nono e decimo secolo le catacombe divennero anche luogo di sepoltura di alcuni duchi napoletani.
Clan Troia, ai domiciliari la moglie del boss Francesco: le accuse a ‘donna Imma’ e le intercettazioni in carcere
Il Tribunale del Riesame di Napoli ha concesso gli arresti domiciliari a Concetta Aprea, nuora della donna boss Immacolata Iattarelli, reggente del clan Troia di San Giorgio a Cremano arrestate il mese scorso insieme con un’altra quartina tra familiari e affiliati con l’accusa di associazione camorristica, traffico di droga, estorsione e altro nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli. Per la Aprea, difesa dall’avvocato Leopoldo Perone è venuta meno la grave accusa di associazione camorristica. Secondo le accuse la donna, moglie di Francesco Troia, e figlia di uno dei boss di Barra, Ciro Aprea, manteneva la gestione della cassa del clan e si occupava della distribuzione delle “mesate” agli affiliati. Significativo un colloquio intercettato in carcere in data 21 maggio 2016 con il marito Troia Francesco dal quale emergono i forti dissidi con la suocera donna Imma a causa della gestione da parte di quest’ultima del clan, dei soldi e del mantenimento dei carcerati.
In particolare, Concetta Aprea si lamenta con il marito del fatto che la Iattarelli “si sta prendendo i soldi loro” ovvero quelli di Francesco e Vincenzo in relazione alle attività illecite del clan. Infatti la donna chiede al marito l’autorizzazione a prendere direttamente lei i soldi da Cosimo Di Domenico, (un loro cugino e gestore di una delle piazze di spaccio del clan)per evitare che la Iattarelli li trattenga e non corrisponda la quota a loro spettante. La donna, ricevuto l’assenso del marito, chiede se possa andare direttamente lei anche”dall’altro”, altra persona che, evidentemente, corrisponde somme di denaro al clan come Di Domenico. Dal colloquio risulta anche che, per volere della Iattarelli, che continua ad essere unico referente del clan stante la detenzione dei figli, Aprea Concetta non ha più il suo autista individuato nel “cinese” che l’avrebbe dovuta accompagnare al colloquio con il marito. Tale circostanza viene ribadita quando Aprea Concetta rappresenta al marito che la Iattarelli non sta mandando con regolarità i soldi ai carcerati e non si preoccupa del mantenimento delle loro famiglie: “però quello che non sopporto è quando incomincia a far mancare le cose ai carcerati… non mi ha domandato del mangiare, se io non telefonavo per i soldi alla porta io facevo rivoltare, quella neanche i soldi per la porta aveva mandato… una macchina, non ti sei degnata neanche ieri sera a qualcuno di dire qua ci sono le chiavi della macchina” cioè, hai capito?”.
Nel corso del colloquio, inoltre, la donna racconta al marito di alcune discussioni avvenute nell’ambito della famiglia Aprea e del fatto che lei ha ribadito ai suoi parenti il “valore” di suo padre: “I cento morti accusati ce li ha Ciruzzo punta di coltello e se siete qualcuno, dovete ringraziare Ciruzzo punta di coltello perché il resto non valete niente, valete zero.”
Secondo il gip Giuliana Pollio che il mese scorso ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare: “Tali conversazioni, documentano il ruolo attivo della donna che riceve dal marito detenuto le disposizioni da riferire agli altri sodali e, ali ‘inverso, informa il coniuge di quanto accade all’esterno e gli comunica i messaggi che i vari chiedono di recapitare. La donna è pienamente consapevole delle logiche criminali in opera il marito, logiche condivise con sostegno morale e fisico, con impegno costante a favore del gruppo”. Ma per i giudici del Riesame non è stato così visto che hanno concesso gli arresti domiciliari alla donna.
Maxi incendio a New York nel Bronx: 12 morti tra cui un bambino
“E’ la peggiore tragedia legata a un incendio che abbiamo visto in questa città – ha affermato dopo essersi recato sulla scena, secondo il Vigili del Fuoco -. Si classificherà come una delle peggiori perdite in un incendio in molti anni. Sulla base delle informazioni ad ora, mi spiace riferire che 12 newyorkesi sono morti, tra cui 1 bambino; 4 persone sono gravemente ferite, combattono per le loro vite e ci sono anche altri gravi feriti”, ha detto. Il sindaco ha aggiunto che ulteriori 12 persone sono state salvate e ha ringraziato i vigili del fuoco di New York per la loro rapida risposta.
Più di 160 elementi del Corpo hanno dovuto affrontare le fiamme in un freddo pungente. L’incendio è divampato al primo piano di un edificio di cinque piani al 2363 di Prospect Avenue, appena ad ovest di Bronx Park. E’ stato classificato come un evento da quattro allarmi. Il commissario del Vigili, Daniel Nigro ha detto che l’incendio si è diffuso rapidamente al piano superiore, uccidendo persone su vari livelli. L’età delle vittime, invece, varia da uno a più di 50 anni, aggiungendo che la tragedia è “storica nella sua grandezza”.
Napoli, l’aggressore di Arturo e quelle foto choc sul suo profilo facebook
Ci sono quelle foto choc che lo inchiodano e stanno facendo il giro del web: F. C. ‘o nano, il ragazzino di 15anni arrestato per il concorso nel tentato omicidio del 17enne Arturo in via Foria, è ritratto sul suo profilo facebook mentre impugna una pistola e mima di fare fuoco. Impugnatura obliqua come nei serial di crime americani. In altre è alla guida di un gommone in mezzo al golfo di Napoli, altre ancora mentre fuma o gira su uno scooter senza il casco. Ma ci sono anche altri corredi di guerra, una foto con il tirapugni. E poi foto in cui si vede abbracciato ai suoi amici, tutti vestiti uguali, mentre passeggiano per il centro, per il Vomero, Posillipo o Chiaia. E’ lui, secondo gli investigatori, il capo del branco che ha quasi sgozzato Arturo in via Foria la sera del 18 dicembre senza un motivo apparente.
Mentre continua la caccia agli altri tre complici e il difficile lavoro di ricostruzione attraverso i filmati e le testimonianze da parte della polizia, il ragazzino continua a professarsi innocente e di essere stato in casa e di aver chattato con più persone e di essere poi stato in palestra. La mamma lo difende e sostiene il suo alibi: “Io posso testimoniare che al momento dell’aggressione lui era in casa con me, con mio cognato e suo figlio. L’ho già detto e sono pronta a confermarlo in tutte le sedi. Mio figlio era con me e con altre due persone che possono confermare la sua presenza in casa. Per questo è assolutamente impossibile che c’entri con questa storia. È uscito solo dopo le 18 per andare nella palestra del quartiere: fa sport come è giusto alla sua età”, ha dichiarato ai giornalisti che sono andati a trovarla nell’abitazione a poca distanza della Caserma Garibaldi. Ma il gip ritiene che sia lui il responsabile perché avrebbe tolto il giubbotto dopo il fatto così da non farsi intercettare dalle forze dell’ordine. Sono in corso anche per cercare di individuare il resto del branco che potrebbe nascondersi tra gli altri amici di Francesco che con lui sono immortalati in decine e decine di foto con commenti che non lasciano spazio all’immaginazione. Nel frattempo resta rinchiuso nel carcere minorile con l’accusa di tentato omicidio di Arturo.
La Procura dei Minori si prepara all’analisi tecnica del cellulare del ragazzo come chiesto dalla sua difesa. È stata fissata in questo senso un’udienza a porte chiuse, per un esame irripetibile: l’analisi dei contenuti del telefonino cellulare di F.C. per la “geolocalizzazione” dell’indagato, negli stessi istanti in cui Arturo veniva circondato e ferito da venti coltellate. Sarà necessaria la nomina di consulenti di parte, che dovranno confrontarsi sulla procedura finalizzata ad estrapolare dati, foto o chat ritenuti utili ai fini delle indagini.
A firmare la richiesta di analisi del cellulare, il pm Ettore La Ragione e la procuratrice dei Colli Aminei Maria De Luzenberger, che stanno coordinando il fascicolo sul caso dello studente 17enne vittima dell’aggressione.
Morte del 13enne nell’ospedale di Salerno: cinque medici indagati
Cinque medici dell’ospedale Ruggi di Salerno sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo per la morte di Alessandro Farina il ragazzo di appena 13 anni di Pellezzano deceduto l’altro giorno per cause in vie di accertamento. Gli indagati, tra pediatri e medici del reparto di rianimazione che hanno avuto in cura il ragazzino, i hanno ricevuto l’ avviso di garanzia che consentirà l’eventuale nomina di consulenti di parte per assistere all’autopsia (accertamento irripetibile) che il sostituto procuratore Claudia D’Alitto disporrà questa mattina. Intanto ieri mattina in Procura sono stati ascoltati la mamma ed il papà di Alessandro, deceduto mercoledì mattina e per la cui morte sono state aperte due inchieste, una interna al Ruggi e l’altra penale, per accertare eventuali responsabilità di chi ha avuto in cura il ragazzino.
La mamma di Alessandro, dinanzi al magistrato titolare dell’inchiesta ha ricostruito la vicenda, come riporta l’edizione di Salerno de Il Mattino, partendo dal giorno del primo accesso del figlio al pronto soccorso: esattamente il 23 dicembre quando, in serata, ha accompagnato il piccolo presso la struttura ospedaliera salernitana. Alessandro, infatti, diceva di non sentirsi bene e, una volta al San Leonardo, il tredicenne (che presentava ingrossamento della lingua e secchezza della gola oltre a qualche linea di febbre) è stato sottoposto ad una visita generale a seguito della quale gli è stata diagnosticata un’allergia. Così, dopo circa un paio d’ore, è stato dimesso con indicazioni sulla terapia da seguire a casa, che consisteva anche nell’assunzione di cortisonici per i tre giorni successivi.
Il ragazzino, però, invece di migliorare si sentiva sempre peggio e a Natale le sue condizioni sono apparse tanto gravi da chiamare il 118: Alessandro, infatti, non era più vigile. L’ambulanza l’ha immediatamente portato al pronto soccorso del Ruggi dove i medici hanno eseguito gli esami del sangue dai quali è emerso un livello di glicemia elevatissimo, un picco glicemico che probabilmente gli aveva fatto perdere conoscenza. Immediatamente è iniziato il trattamento per far rientrare i valori e, in un primo momento, le condizioni di Alessandro sembravano essersi stabilizzate, ma la sera di Santo Stefano un primo attacco cardiaco ha minato il già precario organismo del ragazzino che è spirato la mattina successiva – dopo un secondo infarto – nel reparto di rianimazione del Ruggi.
Ercolano, 30 anni di carcere ai due pentiti Scarrone e Raimo
Trent’anni di carcere per due degli assassini di Antonio Papale, ucciso nel 2007 nell’ambito della sanguinosa faida di Ercolano tra i Birra-Iacomino e gli Ascione-Papale. Per l’omicidio del fratello del boss sono stati condannati rispettivamente a dieci e venti anni di carcere, Francesco Raimo e Agostino Scarrone. I due ex killer del clan Birra ed entrambi collaboratori di giustizia, si sono auto accusati di aver partecipato al massacro di Antonio Papale, seguendo le direttive dei boss Giovanni Birra e Stefano Zeno. Papale fu ucciso per vendicare l’assassinio di Giuseppe Infante, cognato del boss Giovanni Birra.Per il delitto avvenuto il 10 febbraio 2007 in corso Resina ad Ercolano sono stati condannati a 30 anni di galera Vincenzo Bonavolta detto cenzore il famoso killer dei 7 secondi del clan Lo Russo di Miano, Pasquale Perfetto, sempre dei “Capitoni” di Miano e Ciro Uliano e Francesco Ruggiero, affiliati questi ai Birra.
L’agguato ai danni di Papale venne messo a segno lo stesso giorno in cui, a Terzigno nel bar “Naemi”, venivano uccisi i fratelli Marco e Maurizio Manzo, due uomini del clan del super boss Francesco Casillo, alias ‘a vurzella. Il delitto maturò nell’ambito dell’alleanza di sangue tra i Gionta di Torre Annunziata e il clan Birra di Ercolano. L’ordine partì dagli ercolanesi che volevano vendicare la morte di Giuseppe Infante. I responsabili della morte di Infante erano stati individuati nei fratelli Manzo, sicari degli Ascione-Papale. Per concretizzare la vendetta i Birra si rivolsero ai Gionta che diedero in prestito i killer, Giovanni Iapicca alias “rangetiello” ed Alfonso Agnello detto “chiocchiò”. Nella ricostruzione del delitto hanno avuto un ruolo decisivo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia tra cui l’ex giontiano Michele Palumbo, alias “munnezza”. In Appello si sono aggiunte le dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia, stavolta di Ercolano, Antonio Birra, fratello del boss Giovanni.
(nella foto i pentiti Agostino Scarrone e Francesco Raimo)
Incendio della casa a Mercato San Severino: ipotesi atto deliberato
Una anziana madre e due figli sessantenni morti: sono le tre vittime di un incendio divampato la scorsa notte nel centro di Mercato San Severino, in provincia di Salerno. Potrebbe essersi trattato di una tragica fatalita’, ma tra le piste seguite dai carabinieri c’e’ anche quella di un gesto deliberato: il figlio minore della donna sarebbe stato sofferente di crisi depressive, e non si esclude che possa aver appiccato il fuoco causando la propria morte e quella dei due congiunti. Le vittime sono Iole De Marco, vedova di 82 anni, e i suoi due figli: Donato e Franco Papa, di 61 e 58 anni, che vivevano con la madre in uno stabile in via Tommaso Sanseverino.
I vicini, immaginando che l’abitazione fosse vuota (la famiglia si era recata per Natale da alcuni parenti in Basilicata), hanno chiamato i vigili del fuoco, che dopo la scoperta dei cadaveri hanno allertato i carabinieri della locale Compagnia agli ordini del maggiore Alessandro Cisternino. Nelle prossime ore si potra’ delineare un quadro piu’ chiaro del contesto nel quale si sarebbe sviluppato il rogo. Al momento le indagini procedono a 360 gradi: sarebbero stati ascoltati vicini e parenti delle vittime per ricostruire l’ambiente familiare. Da un primo esame, il cadavere di Franco Papa risulta carbonizzato, mentre gli altri due solo parzialmente. La madre e il figlio maggiore, dunque, sarebbero presumibilmente morti per le esalazioni dei fumi.
Il pm della Procura di Nocera Inferiore Tania Amoruso ha disposto l’esame autoptico delle salme che si trovano nell’ospedale di Curteri. La famiglia era molto nota e stimata; il figlio maggiore, insegnante di lettere in pensione, era molto conosciuto, e tanti a Mercato San Severino ricordano ancora il marito di Iole De Marco, medico di famiglia morto una trentina d’anni fa. Il sindaco Antonio Somma ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino, in occasione dei funerali. “Mi sembra doveroso, in segno di rispetto e dolore nei confronti della tragedia che ha colpito la famiglia Papa e tutta la nostra comunita’. Per Mercato San Severino quello di stamane e’ stato un risveglio amaro”. Sulla pista dell’eventuale omicidio-suicidio ad opera del figlio minore il sindaco non si sbilancia. “Aspettiamo – ha detto – notizie dai carabinieri. Comunque Franco Papa non era in carico ai nostri servizi sociali”.
Oltre 4 secoli e mezzo di carcere per il clan Contini. TUTTE LE CONDANNE
Una mazzata senza precedenti per la holding del crimine organizzato del clan Contini che dal quartiere Vasto di Napoli ha esteso i suoi tentacoli in Italia e in mezza Europa. oltre 4 secoli e mezzo di carcere (rispetto ai sette richiesti) emessa oggi pomeriggio dai giudici della Prima sezione penale dei Tribunale di Napoli (presidente Marco Occhiofino)
nei confronti dei 90 imputati del clan Contini. Sono accusati di associazione camorristica, traffico di droga, estorsioni, riciclaggio, omicidi. Quattordici le assoluzioni e ben 74 le condanne, Pesanti le condanne per Salvatore Botta (30 anni, cosi come la richiesta del pm) ma anche i 25 anni e 3 mesi per Ciro Di Carluccio (erano stati chiesti 30). ma anche per le donne dei boss ovvero le due sorelle Anna Aieta, moglie del capo clan Francesco Mallardo (per lei una condanna a 13 anni di carcere rispetto ai 16 richiesti) mentre per Rita, (moglie dell’altro capo Patrizio Bosti ) condannata a 16 anni di carcere rispetto ai 24 richieste dalla Dda. Invece il figlio Ettore Bosti detto Ettoruccio ‘o russo è stato condannato a 18 anni di carcere rispetto ai 24 richiesti. Così come è pesante la condanna a 16 anni e 10 mesi di carcere per uno dei colletti bianchi della cosca, ovvero Antonio Righi per il quale erano stati chiesti 21 anni.
Secondo la Dda i Contini, fondatori della famosa “Alleanza di Secondigliano” con i Mallardo di Giugliano e i Licciardi della Masseria Cardone, sono una delle cosche economicamente più potenti della camorra quella creata negli anni ’90 dal boss Eduardo Contini, un impero fondato sul traffico di droga anche per conto di altri clan, ma anche su capillari estorsioni e soprattutto capace di riciclare i proventi illeciti in svariate attività commerciali in Italia e all’estero.
TUTTE LE CONDANNE
Aieta Anna, 13 anni
Aieta Rita, 16 anni;
Annicelli Gianluca, 2 anni
Annicelli Giulio ASSOLTO
Apicella Rosario, 8 anni;
Barone Lumaga, 13 anni;
Bertolacci Davide, 5 anni 9 mesi;
Bastone Elena, 3 anni;
Batone Raimondo, 3 anni;
Bosti Ettore (classe 1979), 18 anni;
Bosti Ettore (classe 1958), 7 anni;
Botta Loredana, 4 anni e sei mesi;
Botta Massimo, 4 anni e 6 mesi;
Botta Salvatore (classe 1982) ASSOLTO
Botta Salvatore (classe 1950) 30 anni
Cappella Giuseppe ASSOLTO
Carandente Carmela 2 anni
Cardinale Mario (classe 1984) 2 anni e 6 mesi
Cardinale Mario (classe 1961), 8 anni;
Cardinale Paola, 5 anni e 9 mesi;
Cicio Gennaro, 2 anni e sei mesi;
Corvino Raffaele, 7 anni;
Cristiano Tommaso ASSOLTO
Daniele Giovanni ASSOLTO
Delle Donne Maurizio, 8 anni;
Delle Vedove Diego, 2 anni;
Di Carluccio Antonio, 6 anni;
Di Carluccio Ciro, 25 anni e 3 mesi;
Di Carluccio Eduardo, 4 anni;
Di Carluccio Emma ASSOLTO
Di Carluccio Gerardo, 16 anni;
Di Carluccio Ivan, 6 anni;
Di Mauro Paolo, 6 anni per un totale di 30 anni per una precedente condanna;
Donzetti Annalisa, 2 anni;
Donzetti Carmine 4 anni e 7 mesi;
Errico Guglielmo, 4 anni;
Errico Lucia, ASSOLTO
Esposito Gaetano ASSOLTO
Esposito Mario, 7 anni;
Ferrara Luigi, 6 anni e 2 mesi;
Ferrara Nicola, 2 anni;
Fornicelli Alessandra, 2 anni;
Formicola Beniamino, 5 anni;
Granatello Rosa, 2 anni;
Grimaldi Pasquale, 2 anni e 1 mesi;
Guerriero Angelo ASSOLTO
Guerriero Vincenza, ASSOLTO
Guido Immacolata, 2 anni;
Iannella Franco ASSOLTO
Kaiser Enrico, 7 anni;
La Cava Pasquale, 3 anni;
La Cava Sabrina, 3 anni;
Lorusso Paolo, 3 anni e 4 mesi;
Mandile Maurizio, 4 anni;
Migliaccio Lucio, 11 anni e 6 mesi;
Musella Salvatore, 7 anni e sei mesi;
Napoli Francesco, 4 anni;
Natoli Vincenzo, 3 anni e un mese;
Olisterna Raffaele, 5 anni e sei mesi;
Oliva Annunziata, 11 anni e sei mesi;
Pascale Gennaro, 4 anni;
Pittirollo Andrea, 3 anni
Petito Antonietta, 3 anni;
Piscopo Carlo, 7 anni;
Righi Antonio, 16 e 10 mesi;
Righi Carmela, 2 anni e 10 mesi;
Righi Giuliano, 2 anni e 10 mesi;
Righi Ivano, 4 anni e un mese;
Righi Marianna, 4 anni e un mese;
Righi Mario, 3 anni e un mese;
Righi Salvatore, 12 anni e 3 mesi;
Righi Sara, 2 anni e 10 mesi;
Sangermano Antonio ASSOLTO
Asannino Antonio ASSOLTO
Saturno Raffaele, 4 anni;
Scarici Giuseppe ASSOLTO
Severgnini Luigi Pietro, 9 anni;
Silvestro Rosa ASSOLTO
Simaldone Sergio, 7 anni;
Simonetti Carla, 2 anni;
Sprovieri Luca, 7 anni e sei mesi;
Tomberli Giuseppe, 5 anni e sei mesi;
Vano Michele, 10 anni;
Vollaro Franco, 7 anni;
Volpe Francesco Maria 12 anni
Napoli, deposito di abiti contraffatti scoperto alla Vicaria: denunciata 41enne. IL VIDEO
Gli agenti del commissariato di Polizia Vicaria hanno scoperto un deposito di abbigliamento contraffatto, sequestrando oltre 700 capi tra jeans, giubbini felpe, maglie di note griffe, denunciando una donna. I poliziotti, in seguito ad accurate indagini, hanno effettuato un controllo presso un appartamento di Via Calasanzio, dove hanno scoperto, dietro ad un armadio un vano nascosto adibito a deposito/negozio di abbigliamento contraffatto. Gli agenti hanno sequestro i capi, e denunciato la donna, una 41enne napoletana per i reati di ricettazione e introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi.
Napoli, sequestrati oltre 5 quintali di botti illegali a Scampia: denunciato 18enne. IL VIDEO
Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale durante mirati controlli che si stanno effettuando per l’avvicinarsi del Capodanno, hanno denunciato in stato di libertà per la violazione dell’articolo 679 c.p. (omessa denuncia di materie esplodenti) un giovane 18enne. Il giovane all’interno di un box, di sua pertinenza, in via Ghisleri aveva accatastato 40 cartoni contenenti 168 batterie pirotecniche per un peso di massa attiva 561 chilogrammi. Il materiale è stato sottoposto a sequestro per essere distrutto come disposto dall’Autorità Giudiziaria.
Napoli: già 2.800 firme per salvare Trony
Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, che da giorni si sta battendo a fianco dei lavoratori interessati, per scongiurare la paventata chiusura del punto vendita della Trony in via Luca Giordano al Vomero, con la perdita del posto di lavoro dei 41 dipendenti attualmente impegnati, annuncia il raggiungimento di ben 2.800 sottoscrizioni della petizione online indirizzata al ministro del lavoro Poletti, al presidente della Giunta regionale della Campania De Luca e al sindaco di Napoli, De Magistris. Petizione – tesa a sensibilizzare tutte le istituzioni nazionali e locali ma anche l’opinione pubblica sulla grave situazione che si sta determinando – presente alla pagina internet https://www.change.org/p/giuliano-poletti-napoli-salviamo-il-punto-vendita-trony-e-il-posto-di-lavoro-dei-41-dipendenti
” In verità – esordisce Capodanno -, sebbene la procedura di licenziamento sia stata attivata agli inizi di questo mese, la notizia della possibile chiusura dello store vomerese era già nell’aria da un poco di tempo a questa parte. Si osservavano infatti alcuni preoccupanti segnali. Innanzitutto era sparita la vigilanza che abitualmente si trovava all’ingresso. Inoltre gli scaffali al piano terra, man mano che avvenivano le vendite, apparivano sempre più vuoti o riempiti con imballaggi di cartone invece che con i prodotti disimballati, aspetto che si è osservato anche durante il periodo natalizio “.
” Alle tante domande degli abituali clienti per informarsi sul perché di questo stato di cose ma anche per sapere se i prodotti mancanti sarebbero stati disponibili a breve – prosegue Capodanno – le risposte erano quasi sempre evasive, presumibilmente nella speranza che, anche attraverso l’opera dei sindacati, si trovasse una soluzione che non comportasse la chiusura del punto vendita con il conseguente licenziamento dei lavoratori. Poi invece la doccia fredda con l’avvio ufficiale della procedura di licenziamento che dovrebe produrre i suoi effetti a partire dal 20 febbraio dell’anno prossimo “. ” Una notizia – aggiunge Capodanno – che avrà sicuramente notevoli ricadute, e non solo per gli addetti, quella della possibile chiusura dello store di elettronica, che occupava gli stessi spazi, in via Luca Giordano, che per dieci anni avevano ospitato la FNAC, la ditta francese che al Vomero era a sua vota subentrata nell’anno 2003 allo storico negozio Standa, chiudendo poi definitivamente il 26 maggio 2013. Allora, anche a seguito delle battaglie sostenute dai lavoratori, in base a un accordo sindacale, una parte del personale della FNAC era stata assorbita dalla subentrante ditta. Non solo, ma, dopo petizioni e manifestazioni varie, si riuscì a salvare anche il reparto editoriale, posto al piano interrato, lasciando così in vita una delle poche librerie rimaste sul territorio del Vomero “. ” Oggi – sottolinea Capodanno – la storia sembra ripetersi, senza che però, al momento, si prospetti alcuna ipotesi che garantisca il posto di lavoro degli attuali dipendenti. Al riguardo non si conosce neppure l’eventuale nuova destinazione che potrebbero avere i locali in via Luca Giordano, una parte dei quali, rispetto a quelli un tempo occupati dalla FNAC, comunque è stata già da tempo locata ad altre ditte.”.” La scomparsa di questo tipo di attività commerciale – puntualizza Capodanno – sembrerebbe determinata, segnatamente nel settore dell’elettronica e, più in generale, dell’high-tech, da un lato, dagli elevati costi di gestione, dall’altro, dalla concorrenza, con prezzi decisamente competitivi, del commercio online, al quale preferirebbero rivolgersi gli acquirenti, specialmente giovani. Peraltro la chiusura, per quanto riguarda il marchio Trony, non riguarda solo l’esercizio commerciale in via Luca Giordano, ma anche altri punti vendita presenti in altre città italiane, per un totale di 105 dipendenti che rischiano il posto di lavoro, dei quali ben 41 solo a Napoli”.
” L’obiettivo della petizione è di almeno cinquemila firme dopodiché essa verrà inoltrata ai destinatari – conclude Capodanno – Nel frattempo auspichiamo che, oltre ai cittadini, accanto ai lavoratori si schierino i vertici e i rappresentanti di tutte le istituzioni, dai parlamentari nazionali ai consiglieri della municipalità, passando per i consiglieri regionali e comunali. Sollecitiamo inoltre l’apertura, in tempi brevi, di un tavolo di concertazione sulla vicenda, che veda la presenza di tutti i soggetti interessati, teso ad evitare la chiusura del punto vendita del Vomero, salvaguardando così il posto di lavoro dei 41 dipendenti. Infine, dal momento che con la chiusura di Trony rischierebbe di sparire anche il reparto editoriale, ci auguriamo che scendano in campo anche gli intellettuali, lanciando un apposito manifesto, così come fu fatto in altre analoghe occasioni “



