Napoli – Cumuli di spazzura che invadono la strada, sacchetti lacerati, mobili abbandonati e rifiuti ingombranti che rendono quasi impossibile il passaggio.
È il drammatico scenario che si ripete ogni sera in Vico Lammatari, una delle vie storiche del Rione Sanità, nella Terza Municipalità (Stella – San Carlo all’Arena). Nonostante le numerose segnalazioni, l’area continua a essere lasciata nel degrado, scatenando la rabbia degli abitanti.
“Questa è la situazione di sera. Ditemi voi cosa bisogna fare”, scrive un residente postando su social network immagini che ritraggono montagne di rifiuti ammassati lungo il vicolo. Le foto parlano chiaro: il quartiere, simbolo di rinascita culturale e turistica, è allo stremo, abbandonato dalle istituzioni su un problema basilare come la pulizia delle strade.
Un grido d’aiuto inascoltato
I cittadini denunciano di aver inviato multeplici reclami ad ASIA Napoli, al Comune e alla Terza Municipalità, ma finora nessun intervento efficace è stato messo in atto. Intanto, il fetore e il rischio sanitario aumentano, mentre bambini, anziani e famiglie sono costretti a convivere con lo scempio.
“Qui vivono persone, non topi. È umiliante dover lottare per avere strade pulite. Vogliamo risposte immediate”, tuonano i residenti, esasperati dall’inerzia delle autorità.
Le richieste della comunità
La protesta si fa sempre più forte. Gli abitanti chiedono:
Sgombero urgente dei rifiuti accumulati;
Controlli serrati e sanzioni per chi abbandona immondizia in strada;
Un piano di raccolta efficiente, con servizi dedicati anche agli ingombranti;
Maggiore attenzione da parte della Terza Municipalità, con presenza costante e ascolto delle esigenze del quartiere.
Se le istituzioni continueranno a ignorare l’emergenza, la situazione potrebbe degenerare. Il Rione Sanità, cuore pulsante di Napoli, non può trasformarsi in una discarica a cielo aperto. I cittadini minacciano proteste e sono pronti a scendere in piazza per riprendersi la dignità che meritano.
Napoli – Un tentato furto con effrazione, bottiglie di vino rubate, sangue sul pavimento e una porta blindata sfondata. È l’ennesimo episodio di criminalità che scuote Mergellina, una delle aree più suggestive e turistiche del lungomare napoletano, ma sempre più teatro di episodi di degrado e insicurezza.
A essere presa di mira, nella notte, una piccola osteria attiva da oltre tredici anni. Ignoti si sono introdotti nel locale sfondando gli ingressi, devastando l’interno e prelevando parte del contenuto della cantina. Nonostante il bottino sia modesto, i danni – materiali e morali – sono pesanti.
A denunciare pubblicamente la situazione è il titolare dell’attività, che ha deciso di scrivere a Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi – Sinistra.
Il titolare dell’osteria denuncia: “Mergellina è fuori controllo”
“Mergellina è fuori controllo. Come tanti altri commercianti onesti, sono stanco e deluso. Non possiamo più lavorare serenamente. Sto valutando seriamente di chiudere e lasciare tutto. Serve un piano vero di riqualificazione, non solo passerelle e promesse”.
Il locale, all’arrivo della Polizia e della Scientifica, presentava segni evidenti dell’effrazione. A terra anche tracce ematiche, presumibilmente dell’autore o degli autori del colpo, feritisi durante l’irruzione.
Ma per i commercianti della zona non è un caso isolato. Il tentato furto rappresenta l’ennesimo episodio di una lunga serie: rapine, scippi, aggressioni, fino all’omicidio del giovane Francesco Pio Maimone, avvenuto poco più di un anno fa, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica.
“La situazione a Mergellina è fuori controllo – ha dichiarato Borrelli –. Tra parcheggiatori abusivi, sosta selvaggia, microcriminalità e degrado, questa zona è diventata una terra di nessuno. Eppure stiamo parlando di un’area simbolo di Napoli, un biglietto da visita per turisti e cittadini. Serve un piano concreto di rilancio, con la presenza costante delle forze dell’ordine e misure strutturali per ristabilire la legalità. Non possiamo abbandonare Mergellina all’illegalità”.
I commercianti chiedono con forza maggiore sorveglianza, telecamere funzionanti, più pattuglie e una visione di lungo periodo che restituisca decoro e sicurezza a una delle zone più belle – ma oggi più vulnerabili – della città.
Caserta – Un vasto incendio ha devastato nel primo pomeriggio la pineta di Cellole, sul litorale di Baia Domizia, nel Casertano, causando ingenti danni ma, fortunatamente, nessuna vittima.
Le fiamme, alimentate dal forte vento e dalla vegetazione secca mai ripulita, hanno ridotto in cenere ettari di pineta, simbolo del litorale domizio, distruggendo ponti pedonali in legno e lambendo uno stabilimento balneare.
Una densa colonna di fumo, visibile a chilometri di distanza, ha seminato il panico tra i bagnanti, accalcati in spiaggia in una giornata di grande affluenza, e ha avvolto numerosi lidi.
La mancata pulizia delle sterpaglie, che avrebbe dovuto essere effettuata con l’inizio della stagione estiva, ha facilitato la rapida propagazione del rogo, complicando l’intervento dei vigili del fuoco di Mondragone e Caserta, giunti sul posto con diverse autobotti.
In azione anche la Protezione Civile di Cellole, Sessa Aurunca e Mondragone, che ha lavorato per mettere in sicurezza l’area, dove alcune auto parcheggiate lungo la strada del mare sono state raggiunte dalle fiamme. Le abitazioni vicine, molte delle quali utilizzate per la villeggiatura, sono state minacciate, ma non si registrano feriti.
Nonostante le difficoltà, i soccorritori stanno domando l’incendio, che dovrebbe essere sotto controllo a breve. Tuttavia, l’episodio evidenzia una grave carenza: la mancata manutenzione della pineta, invasa da sterpaglie e rifiuti, ha amplificato i danni in un’area ad alta affluenza turistica, dove l’arrivo di visitatori è raddoppiato nelle ultime settimane.
La giornata è stata intensa per i vigili del fuoco, che hanno affrontato anche altri roghi minori sul litorale domizio, tutti innescati da vegetazione secca e materiali abbandonati, mai rimossi nonostante le necessità della stagione estiva.
Un allarme inascoltato: la questione della prevenzione
L’incendio di Baia Domizia non è stato un caso isolato. I Vigili del Fuoco hanno affrontato una giornata di lavoro intenso, con altri roghi, seppur di minore entità, che hanno interessato sterpaglie e rifiuti in diverse zone del litorale domizio.
Molti di questi luoghi, spesso situati di fronte a case o stabilimenti balneari, avrebbero dovuto essere già ripuliti in vista della stagione estiva, che ha visto un raddoppio dell’affluenza turistica rispetto alle scorse settimane.
La mancata prevenzione e la scarsa manutenzione del territorio emergono come fattori critici che hanno contribuito alla gravità di questi eventi. Le fiamme, pur non avendo causato feriti, lasciano dietro di sé ingenti danni ambientali ed economici, riaccendendo il dibattito sull’importanza di una gestione più attenta e proattiva del patrimonio boschivo e delle aree a rischio, specialmente in un periodo di siccità e alte temperature.
Incendio devasta la pineta di Baia Domizia: causa mancata pulizia delle sterpaglie
Napoli, – Un vasto incendio è divampato oggi pomeriggio nel cuore del Centro Direzionale di Napoli, nelle vicinanze dell’ex mercato ortofrutticolo.
Intorno alle 17:40, una colonna di fumo nero si è levata minacciosa, avvolgendo l’intera zona e rendendosi visibile persino a chilometri di distanza.
Le fiamme vicino al mercato ortofrutticolo
Secondo le prime ricostruzioni, le fiamme sarebbero partite da un’area situata dietro l’ex mercato ortofrutticolo, propagandosi rapidamente tra arbusti e sterpaglie. Il rogo ha generato una densa nube scura che si è espansa sopra alcune delle principali arterie cittadine, tra cui via Taddeo da Sessa e via Ausilio, creando allarme tra residenti e automobilisti.
Interventi in corso
Sul posto sono immediatamente intervenuti i vigili del fuoco per domare le fiamme e prevenire ulteriori danni. Al momento non si segnalano feriti, ma le cause dell’incendio restano ancora da accertare.
La zona è stata temporaneamente offuscata dal fumo, con disagi alla viabilità e preoccupazione tra chi si trovava nelle vicinanze. Le autorità invitano alla massima cautela ed evitare l’area per facilitare le operazioni di spegnimento.
Napoli – Momenti di tensione mercoledì scorso all’Ufficio Immigrazione della Questura di Napoli, dove un cittadino egiziano di 28 anni ha minacciato di darsi fuoco dopo essersi cosparso di liquido infiammabile e averlo gettato anche su una volante della Polizia.
L’uomo, in evidente stato di alterazione psicofisica, ha anche inveito contro noti esponenti politici prima di essere bloccato dagli agenti presenti, che sono riusciti a riportare la situazione sotto controllo.
Aveva due bottiglie contenenti liquido infiammabile
Durante la perquisizione, il 28enne è stato trovato in possesso di due bottiglie contenenti liquido infiammabile e un accendino. Sul posto è stato richiesto l’intervento del 118, che ha provveduto al trasporto dell’uomo all’Ospedale del Mare per accertamenti e cure.
Dagli approfondimenti è emerso che il giovane si trovava irregolarmente sul territorio italiano ed era già destinatario di un decreto di espulsione emesso lo scorso 10 giugno dal prefetto di Napoli. Il provvedimento è stato successivamente convalidato dal Giudice di Pace, disponendo l’accompagnamento alla frontiera per il rimpatrio in Egitto.
Napoli – E’ stata identificata la donna che era in sella alla potente moto insieme con l’81enne di Caivano, Gaetano Di Mauro coinvolta nell’incidente mortale di ieri pomeriggio in Tangenziale a Napoli.
Si tratta di una signora di 71 anni di Napoli, amica della prima vittima. I due, che viaggiavano a velocità sostenuta, sono stati urtati da un’auto e poi nella caduta sono stati travolti da un camion che sopraggiungeva alle loro spalle.
Purtroppo entrambi sono morti sul colpo in una maniera orrenda perché sono stati decapitati. Ora la polizia stradale che sta conducendo le indagini, dopo aver effettuato i rilievi e ascoltati i testimoni, ha inoltrato una prima informativa alla Procura di Napoli.
Anche dopo aver visionato le immagini delle telecamere della tangenziale. I corpi dilanianti delle due vittime sono stati portati in obitorio in attesa che il magistrato fissi la data dell’autopsia. E per l’automobilista e il conducente del camion arriveranno gli avvisi di garanzia come atto dovuto. Nel frattempo tutti i mezzi coinvolti sono stati posti sotto sequestro.
4 morti e un ferito grave in poco più di 24 ore
Quello di ieri, purtroppo non è l’unico incidente mortale che si è registrato sulle strade della Campania: in poco più di 24 ore sono infatti 4 i morti e un ferito grave. I numeri sono terrificanti e si va oltre l’emergenza. Il rosario di vittime della strada si allunga ogni giorni di più nonostante i controlli, le richieste e gli appelli alla guida con prudenza e tutta una serie di limitazioni anche sulle strade cittadine.
Caivano – Una scarcerazione eccellente scuote il panorama criminale di Caivano, sollevando il timore di un consolidamento di uno dei clan più temibili del territorio.
Ieri sera, Ciro Gallo, ras 42enne e fratello del capoclan Massimo Gallo, ha lasciato l’istituto detentivo per essere posto agli arresti domiciliari in una regione diversa dalla Campania.
La decisione arriva dopo una “condanna soft” rimediata lo scorso marzo in appello. Difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina, Ciro Gallo aveva visto ridursi significativamente la pena: da 8 anni e 6 mesi inflittigli in primo grado, a soli 3 anni e 8 mesi in appello. La Corte d’Appello ha escluso l’aggravante mafiosa, accogliendo le istanze della difesa.
La condanna “Soft” e il futuro del clan
I giudici di secondo grado hanno ritenuto attenuate le esigenze cautelari, disponendo così l’immediata scarcerazione del 42enne. Nonostante ciò, Gallo non farà rientro a Caivano per il momento: la disposizione prevede che continui a scontare la pena ai domiciliari in una regione lontana dalla Campania.
La figura di Ciro Gallo, considerato un presunto ras del clan, riveste un ruolo significativo nelle dinamiche criminali locali. La sua liberazione, seppur con restrizioni territoriali, potrebbe avere ripercussioni sugli equilibri interni e sulle attività del clan, da tempo sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine per la loro influenza sul territorio di Caivano. Le autorità restano in stato di massima allerta per monitorare eventuali evoluzioni della situazione.
Prato – Un’indagine ad ampio raggio scuote il carcere di Prato, dove la Procura della Repubblica ha avviato una complessa inchiesta che punta a fare luce su una fitta rete di illegalità all’interno della struttura penitenziaria.
Tra gli indagati figurano sia agenti della polizia penitenziaria sia detenuti. Al centro delle accuse: corruzione, traffico di droga e ingresso illecito di telefoni cellulari, anche nei reparti di Alta Sicurezza che ospitano detenuti mafiosi.
Una rete di illegalità tra agenti e detenuti
Secondo quanto emerso, sono quattro gli agenti penitenziari formalmente indagati per ipotesi di condotte corruttive, mentre su altri quattro ricadono sospetti per contatti anomali con il personale delle pulizie. Ben 127 detenuti sono stati perquisiti, e 27 di loro risultano indagati. Tra questi, alcuni boss mafiosi avrebbero goduto di libertà di movimento nonostante le restrizioni previste per l’Alta Sicurezza.
La situazione è considerata talmente critica da richiedere l’intervento di 263 operatori tra polizia penitenziaria, carabinieri, guardia di finanza e polizia di Stato. In assetto antisommossa sono stati schierati 60 agenti a presidio della struttura.
Telefoni nascosti e droga in cella: la mappa degli illeciti
Durante le perquisizioni, sono stati rinvenuti cinque telefoni cellulari illegalmente detenuti: tre nascosti dentro un televisore in una cella del reparto AS, uno occultato nel box telefonico e un altro lanciato dalla finestra in un calzino. Sono emerse inoltre cavità scavate nei muri e poi occultate con calce. Nel reparto di Media Sicurezza, sono stati scoperti panetti di hashish nascosti in una cella e in un frigorifero.
Il procuratore: “Massiccio tasso di illegalità e condizioni critiche”
Il quadro delineato dal procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, è drammatico: “La struttura carceraria pratese è segnata da un apparente massiccio tasso di illegalità e da gravi carenze strutturali. A ciò si sommano la cronica insufficienza di personale – con carenze del 47% per gli ispettori e oltre il 56% per i sovrintendenti – e l’assenza di figure direttive stabili, il che compromette la gestione complessiva della struttura.”
Non mancano problemi di natura sanitaria e sociale: due suicidi nel secondo semestre del 2024, numerosi detenuti affetti da patologie psichiatriche e scarsissime possibilità di rieducazione e lavoro. “Tutto ciò – sottolinea Tescaroli – compromette gravemente la funzione rieducativa della pena e la dignità dei detenuti.”
Un carcere sotto assedio
Le indagini sono rese ancora più difficili dalla libertà di movimento dei detenuti, dalla mancanza di ambienti idonei per le intercettazioni e dall’inefficienza degli strumenti di controllo, come gli scanner per i pacchi postali, risultati spesso non funzionanti.
Il carcere di Prato ospita attualmente 596 detenuti di 16 nazionalità diverse: 285 italiani, seguiti da 102 marocchini, 40 albanesi, 32 cinesi, 28 tunisini, 20 nigeriani, 17 rumeni, 14 pakistani e 9 provenienti dal Gambia.
Un’indagine che punta in alto
L’inchiesta, che si avvale della collaborazione del Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria, del GOM (il Gruppo Operativo Mobile per i detenuti in regime 41 bis), della Squadra Mobile della Questura di Prato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, punta a smantellare un sistema colluso che avrebbe trasformato il carcere in un terreno fertile per attività illecite.
Napoli – Operazioni straordinarie della Polizia di Stato nelle città di Castellammare di Stabia e Acerra, due aree note per l’elevata presenza criminale, hanno portato a controlli serrati per garantire sicurezza e legalità.
Nella giornata di ieri, le forze dell’ordine hanno messo in campo un dispositivo congiunto, con il supporto di Guardia di Finanza, Polizia Locale e Reparto Prevenzione Crimine Campania.
A Castellammare di Stabia, gli agenti del locale Commissariato, insieme a militari della Guardia di Finanza e alla Polizia Locale, hanno identificato 90 persone, di cui 18 con precedenti penali. Sono stati controllati 58 veicoli, uno dei quali sottoposto a sequestro amministrativo.
L’operazione ha portato alla contestazione di 33 violazioni del Codice della Strada, tra cui guida con patente scaduta, mancata revisione periodica, assenza di copertura assicurativa e sosta vietata.
Contemporaneamente, ad Acerra, gli agenti del Commissariato, supportati dal Reparto Prevenzione Crimine Campania, hanno passato al setaccio il territorio, identificando 78 persone, di cui 25 con precedenti di polizia, e controllando 32 veicoli.
Le due operazioni, condotte in sinergia, confermano l’impegno delle forze dell’ordine nel contrastare la criminalità e rafforzare la sicurezza in aree sensibili della provincia napoletana, con un’azione mirata a prevenire e reprimere comportamenti illeciti.
Avellino – Due colpi in sequenza, tra le 4 e le 4.30 del mattino, hanno scosso la provincia di Avellino. I ladri hanno preso di mira gli sportelli bancomat di Montemarano e Nusco, utilizzando la tecnica della “marmotta”, un ordigno artigianale esplosivo inserito all’interno dell’erogatore per farlo saltare.
Nel mirino la filiale della Monte dei Paschi di Siena a Montemarano e quella della Banca di Credito Cooperativo a Nusco.
In entrambi i casi i malviventi sono riusciti a scardinare i dispositivi e a fuggire con il denaro, il cui ammontare è ancora in fase di quantificazione. Indagano i carabinieri, che stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere di videosorveglianza e raccogliendo elementi utili a identificare i responsabili.
L’ennesimo episodio alimenta l’allarme sicurezza nel territorio irpino. Solo due giorni fa il prefetto di Avellino, Rossana Riflesso, aveva convocato un vertice con i rappresentanti dell’Associazione bancaria italiana e delle Poste per affrontare l’ondata di furti e rapine che da settimane colpisce la provincia.
Napoli – Due nuovi campi boe per circa 200 posti barca saranno presto allestiti nelle acque del Lungomare Partenope, dove rimarranno operativi fino al 30 settembre. L’Autorità Portuale ha infatti approvato l’avvio della procedura di evidenza pubblica, che dovrebbe concludersi in tempi rapidi, aprendo la strada all’assegnazione delle concessioni.
Dove sorgeranno i nuovi ormeggi
Primo campo boe: 25.650 m², situato tra il Consolato statunitense e il Pontile Saint-Tropez, quest’ultimo già assegnato in concessione alla società Lady Hawke per un progetto di riqualificazione non ancora avviato.
Secondo campo boe: 28.865 m², posizionato davanti alla Rotonda Nazario Sauro.
L’iniziativa, discussa da mesi, è stata valutata dal tavolo tecnico convocato dalla Prefettura, con la partecipazione di Autorità Portuale e Comune, per rispondere alla crescente domanda di ormeggi e contrastare gli attracchi abusivi.
I pareri favorevoli e le polemiche
Prima del via libera definitivo, sono arrivati i nulla osta della Soprintendenza e della Commissione locale per il Paesaggio. Tuttavia, non mancano le critiche: alcune associazioni ambientaliste hanno lanciato una petizione su Change.org, denunciando il rischio di inquinamento e degrado paesaggistico.
«L’introduzione di nuovi approdi – si legge nella petizione – rischia di compromettere l’equilibrio visivo e ambientale, trasformando un’area dedicata alla bellezza e alla socialità in uno spazio congestionato da natanti e strutture artificiali».
Pro e contro del progetto
A favore: Maggiore offerta di ormeggi regolamentati, riduzione del caos nautico e contrasto all’abusivismo.
Contro: Preoccupazioni per l’impatto ambientale e la congestione delle acque.
L’Autorità Portuale assicura che verranno rispettati i vincoli paesaggistici, ma la partita è ancora aperta. Il prossimo passo sarà l’assegnazione delle concessioni, con la speranza di trovare un equilibrio tra esigenze turistiche, economiche e tutela del mare.
Salerno– Una banda specializzata in furti di alcolici nei supermercati è stata smantellata dagli agenti del Commissariato di Battipaglia. Tre cittadini georgiani, tutti domiciliati a Napoli, sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria per il reato di furto aggravato.
L’indagine è scattata a seguito della denuncia presentata dal titolare del supermercato Deco di Oliveto Citra, nel Salernitano, vittima dei colpi della banda. Secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria, il gruppo utilizzava un modus operandi consolidato e sofisticato: mentre un complice fungeva da palo a bordo di un’auto a noleggio, gli altri due occultavano bottiglie di champagne e liquori costosi all’interno degli abiti per eludere i sistemi antitaccheggio.
Identificati grazie al riconoscimento facciale
L’identificazione dei tre individui è stata resa possibile grazie all’uso delle banche dati di riconoscimento facciale e all’accurata attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato.
Ulteriori accertamenti hanno rivelato che i cittadini georgiani vantavano numerosi precedenti per furto e avevano già ricevuto svariati fogli di via da diverse città italiane, a dimostrazione di una consolidata attività criminale.
In seguito al deferimento, è stato emesso anche il provvedimento questorile del divieto di ritorno nel comune di Oliveto Citra per la durata di tre anni, una misura preventiva per arginare ulteriori episodi. L’operazione segna un importante successo nella lotta contro i furti seriali che colpiscono le attività commerciali del territorio.
Roma – Ha cercato di raggirare un’anziana di 88 anni con la classica truffa del “finto incidente del nipote”, ma il suo piano è stato sventato grazie alla prontezza di una vicina di casa.
Una donna di 42 anni, originaria di Napoli, è stata denunciata dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Colleferro, in provincia di Roma, nell’ambito di un più ampio dispositivo di contrasto alle truffe agli anziani predisposto dal Comando Provinciale.
I fatti si sono verificati nella mattinata di venerdì 28 giugno. Al 112 è arrivata la segnalazione di una donna, allarmata per quanto stava accadendo alla sua vicina: l’anziana, visibilmente turbata, aveva ricevuto diverse telefonate da sedicenti avvocati e carabinieri che la informavano di un presunto incidente stradale in cui sarebbe rimasto coinvolto il nipote. In cambio del silenzio e dell’impunità, i truffatori le chiedevano denaro contante e gioielli.
All’arrivo dei Carabinieri, sotto l’abitazione della vittima è stata trovata la 42enne, il cui ruolo nel tentativo di truffa è stato accertato attraverso gli immediati accertamenti investigativi. La donna è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Velletri e, su proposta dei militari del NOR, le è stata applicata anche una misura di prevenzione: il divieto di ritorno a Colleferro per due anni.
Truffe agli anziani: il rischio resta alto
L’episodio conferma l’allarme costante sul fronte delle truffe agli anziani, spesso messi nel mirino da gruppi ben organizzati che sfruttano la fragilità e l’emotività delle vittime. Determinante, ancora una volta, la collaborazione dei cittadini e la tempestività dell’intervento delle forze dell’ordine.
Le autorità ribadiscono l’importanza di segnalare subito ogni comportamento sospetto, in particolare nei confronti degli anziani soli: spesso, una semplice telefonata può fare la differenza tra un raggiro riuscito e un truffatore assicurato alla giustizia.
Avellino – Dichiarato invalido al 100% e beneficiario dell’indennità di accompagnamento e dei vantaggi della legge 104, un 65enne di Avellino è stato smascherato dalla Guardia di Finanza.
Le indagini, coordinate dalla Procura del capoluogo irpino, hanno rivelato che l’uomo, riconosciuto totalmente invalido nel 2023, conduceva una vita pienamente autonoma.
I militari lo hanno filmato mentre saliva e scendeva con disinvoltura dalla propria auto, che guidava regolarmente, e mentre faceva la spesa al supermercato, caricando senza difficoltà le buste nel portabagagli.
Un comportamento incompatibile con la condizione di invalidità dichiarata. Su richiesta del Procuratore capo Domenico Airoma, il Gip del Tribunale di Avellino ha disposto il sequestro di circa 14.000 euro, percepiti indebitamente, e il blocco immediato del sussidio.
Napoli– Colpo di scena nel processo per l’omicidio di Michele Della Gatta, avvenuto nel 1999 a Castel Volturno. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha assolto il boss Michele Zagaria, ritenuto per anni il mandante del delitto.
In primo grado era stato condannato a 30 anni di carcere: oggi, per i giudici di secondo grado, “il fatto non sussiste”.
Una sentenza che ribalta completamente il verdetto emesso il 1° giugno 2022 dal gup di Napoli Giovanni De Angelis. L’omicidio di Della Gatta – elemento ritenuto vicino alla stessa organizzazione criminale – era rimasto per oltre due decenni senza colpevoli, finché le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Nicola Schiavone (figlio del boss Francesco “Sandokan” Schiavone) e Antonio Iovine, avevano permesso la riapertura dell’inchiesta.
Restano invece confermate le condanne nei confronti degli altri imputati: 30 anni per Vincenzo Schiavone, alias “Petillo”, figura apicale del clan, e 10 anni e 8 mesi per l’ex boss Antonio Iovine, oggi collaboratore di giustizia.
L’omicidio di Michele Della Gatta, avvenuto nel 1999 a Castel Volturno
L’omicidio di Della Gatta fu consumato in un lido sul litorale domitio, in un contesto di faide e regolamenti di conti interni alla cosca dei Casalesi. La prima indagine della Direzione Distrettuale Antimafia si era conclusa con un’archiviazione, seguita anni dopo dalla svolta investigativa frutto dei pentimenti eccellenti.
L’assoluzione di Zagaria, storico capoclan e da anni detenuto al 41-bis, segna un passaggio cruciale in uno dei filoni giudiziari più complessi legati alla storia criminale del clan dei Casalesi.
Napoli– Un traguardo straordinario per l’Ospedale Monaldi: in soli sei mesi, dal 1° gennaio 2025, l’Unità Operativa Complessa di Cardiologia, diretta dal dottor Emilio Di Lorenzo, ha eseguito 100 procedure TAVI (impianto transcatetere di valvola aortica).
Un risultato che consacra l’eccellenza dell’Azienda Ospedaliera dei Colli e conferma il successo della riorganizzazione strategica voluta dalla direzione aziendale.
Sotto la guida dell’avvocato Anna Iervolino, recentemente riconfermata direttore generale, l’UOC di Cardiologia ha superato le frammentazioni interne, puntando su coesione e sinergia. «Dal 1° settembre 2024, abbiamo rafforzato tutte le linee assistenziali, rendendole più integrate», ha dichiarato Di Lorenzo.
«Le 100 TAVI sono solo uno dei frutti di questo nuovo assetto, insieme al rilancio del programma di trapianto di cuore, realizzato in collaborazione con i colleghi cardiologi e cardiochirurghi».
Il successo è il risultato del lavoro di squadra di medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo, uniti dalla professionalità e dalla dedizione ai pazienti. L’Azienda Ospedaliera dei Colli si conferma così un modello di efficienza e innovazione, con una governance che mette al centro la qualità dei percorsi assistenziali e il benessere dei pazienti.
Macerata Campania – Un nuovo caso di ossessione persecutoria si aggiunge al preoccupante fenomeno di aggressioni e molestie contro le donne.
I carabinieri della stazione di Macerata Campania hanno arrestato ieri pomeriggio un 43enne di Recale, ritenuto responsabile di atti persecutori e danneggiamenti aggravati ai danni di una donna che non conosceva personalmente e con cui non aveva mai avuto alcun tipo di relazione.
L’escalation di violenza
La vittima, spaventata e costretta a valutare l’abbandono della propria abitazione per timore di ulteriori aggressioni, aveva già denunciato nei mesi scorsi una serie di danneggiamenti alla sua auto: parabrezza rotto, carrozzeria graffiata e, infine, nella serata del 25 giugno, il gesto più grave: un lancio di acido corrosivo sul lato destro della vettura e sul parabrezza, con danni estesi anche all’interno del portabagagli.
L’indagine e l’arresto
Grazie a filmati di sorveglianza e riscontri investigativi, i carabinieri hanno identificato e bloccato il presunto responsabile, trovandolo più volte in ingiustificato appostamento nei pressi dell’abitazione della donna. Condotto in caserma, l’uomo non ha fornito alcuna spiegazione plausibile per il suo comportamento ossessivo.
Dopo le formalità, è stato trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in attesa del giudizio dell’autorità giudiziaria.
Un fenomeno in crescita
L’episodio riaccende i riflettori sul preoccupante aumento di casi di stalking e violenza di genere, spesso caratterizzati da escalation che partono da molestie verbali o danneggiamenti per poi sfociare in aggressioni fisiche. Secondo gli ultimi dati, in Italia una donna su tre ha subito almeno una volta nella vita forme di persecuzione o molestie insistenti.
«Serve una risposta più severa e una maggiore prevenzione», commentano le associazioni antiviolenza, sottolineando l’importanza di denunciare immediatamente i primi segnali di allarme.
Intanto, la vittima di Macerata Campania, ora sotto protezione, dovrà affrontare non solo i danni materiali, ma anche il trauma psicologico di essere stata braccata da un estraneo.
Napoli – Ancora sangue sull’asfalto a Napoli, ancora un giovane coinvolto in un incidente grave, ennesimo episodio di una lunga scia di sinistri che colpisce il capoluogo e la sua vasta area metropolitana.
Un ragazzo di 18 anni è rimasto gravemente ferito nella notte tra venerdì e sabato in uno scontro tra la sua moto e un’auto, all’incrocio tra via Emilio Scaglione e via Marco Rocco di Torrepadula, nella zona nord della città.
Secondo quanto ricostruito finora dalla Polizia Locale di Napoli – che ha effettuato i rilievi sul posto con il reparto Infortunistica – l’impatto è avvenuto intorno alle 2.30. Il giovane centauro, diretto verso la stazione della metro di Chiaiano, si è scontrato con una Fiat Idea guidata da un 20enne che proveniva da via Torrepadula.
L’urto, violentissimo, ha sbalzato a terra il motociclista, che ha riportato traumi gravi: trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Le sue condizioni restano critiche.
Entrambi i mezzi coinvolti sono stati posti sotto sequestro e i due conducenti sottoposti agli accertamenti tossicologici e alcolemici di rito. Le patenti sono state ritirate, in attesa degli esiti delle indagini.
Una scia senza fine: il bilancio degli incidenti continua a salire
L’incidente riaccende i riflettori sull’emergenza sicurezza stradale a Napoli e in provincia, dove l’alta densità urbana, il traffico spesso fuori controllo e una condotta di guida imprudente – soprattutto nelle ore notturne – rappresentano un mix letale. I dati degli ultimi mesi, infatti, segnalano un trend allarmante: centinaia di incidenti, molti dei quali con feriti gravi o vittime giovanissime.
Serve una risposta concreta, sia in termini di prevenzione che di controlli sul territorio, per spezzare un ciclo che sembra non trovare argine. Le strade urbane e intercomunali, troppo spesso, si trasformano in trappole mortali, mentre cresce il numero delle famiglie distrutte da tragedie evitabili.
Santa Maria Capua Vetere– Un anno e due mesi di reclusione. È questa la condanna inflitta dal Giudice Monocratico del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dottoressa Valeria Maisto, a Vincenzo Fusco, 45enne di San Prisco, riconosciuto colpevole di lesioni volontarie gravi.
La sentenza ha accolto integralmente le richieste della parte civile, Alessio Brignola, rappresentato dagli avvocati Gaetano Crisileo e Gaetano Petrone. L’episodio risale al 15 ottobre 2018 a Casapulla, quando Fusco, secondo l’accusa, aggredì Brignola colpendolo al volto e alla testa con un casco da motociclista, causandogli gravi lesioni.
Le accuse e le prove
Le perizie mediche hanno accertato un trauma cranico con ferita lacero-contusa e una frattura al quinto raggio della mano destra, con un decorso di guarigione superiore ai 40 giorni. Il Pubblico Ministero aveva contestato l’aggravante per l’uso di un’arma impropria (il casco) e per la durata delle conseguenze fisiche subite dalla vittima, elementi confermati in sentenza.
Il dibattimento si è protratto a lungo, con l’audizione di numerosi testimoni presenti al momento dei fatti. Fusco, noto nell’hinterland casertano per far parte di un gruppo di motociclisti legati al mondo delle Harley-Davidson (spesso identificati come Harleysti o bikers), ha sostenuto la propria innocenza, ma le prove e i riscontri hanno portato alla condanna.