AGGIORNAMENTO : 5 Febbraio 2026 - 21:50
12.5 C
Napoli
AGGIORNAMENTO : 5 Febbraio 2026 - 21:50
12.5 C
Napoli
Home Blog Pagina 51

Napoli, via Caravaggio riapre domani alle 14 dopo il cedimento fognario

Via Caravaggio torna percorribile. L’arteria napoletana, chiusa nei giorni scorsi a causa del cedimento di un manufatto fognario che aveva provocato un pericoloso dissesto stradale, riaprirà domani, martedì 14 gennaio, a partire dalle ore 14. A comunicarlo è Abc, l’azienda idrica del Comune di Napoli, che sta completando gli interventi di ripristino e messa in sicurezza.

I lavori, spiegano dall’azienda, sono stati conclusi in anticipo rispetto alle tempistiche inizialmente previste, nonostante le condizioni meteorologiche sfavorevoli che hanno accompagnato le operazioni. L’intervento ha riguardato la ricostruzione della parete collassata del collettore fognario, il riempimento del vuoto creatosi sotto la carreggiata con calcestruzzo alleggerito e il ripristino del corpo stradale, sul quale è stato posato un binder provvisorio in attesa della pavimentazione definitiva.

Parallelamente alle opere di riparazione, Abc ha avviato un’attività di controllo estesa e approfondita sull’intera infrastruttura fognaria del tratto interessato. Le ispezioni, effettuate anche con l’ausilio di robot dotati di sistemi di videoispezione, hanno consentito di individuare un’ulteriore area di potenziale criticità a circa cinquanta metri dal punto del cedimento, una situazione che avrebbe potuto trasformarsi in una nuova voragine se non intercettata per tempo.

Una volta completate le operazioni attualmente in corso, l’azienda idrica avvierà rapidamente un nuovo cantiere nel tratto individuato, prevedendo l’istituzione di un senso unico alternato per ridurre al minimo i disagi alla circolazione e garantire la sicurezza di cittadini e infrastrutture. L’obiettivo, assicurano da Abc, è intervenire in maniera preventiva per evitare nuove emergenze e restituire stabilità a una strada strategica per la viabilità cittadina.

Caso di meningite, chiusa per sanificazione la scuola Angiulli di Napoli

La scuola chiude, le lezioni si fermano e scatta il protocollo di sicurezza. Dopo il ricovero di un alunno colpito da meningite, l’istituto comprensivo Angiulli di Napoli resterà chiuso domani, mercoledì 14 gennaio, per consentire un intervento di disinfezione e sanificazione straordinaria degli ambienti scolastici.

A darne comunicazione è il Comune di Napoli, che assicura un monitoraggio costante della situazione in stretto raccordo con l’Asl Napoli 1 Centro e con la dirigenza scolastica. L’obiettivo è garantire la tutela della salute degli studenti, del personale e delle famiglie, evitando allarmismi ma senza abbassare la soglia di attenzione.

Il Dipartimento di Prevenzione Collettiva dell’Asl ha già fornito indicazioni precise sulle ulteriori misure da adottare, che riguardano sia le modalità di pulizia quotidiana sia la sorveglianza sanitaria dell’intera comunità scolastica, accompagnate da un’adeguata informazione sulla malattia e sui comportamenti da seguire.

Nella stessa giornata è arrivata anche una rassicurazione dall’Azienda Ospedaliera dei Colli, a cui fa capo l’ospedale Cotugno, dove sono ricoverate altre tre persone, di età compresa tra i 22 e i 25 anni, affette da infezione da Neisseria meningitidis. Secondo i sanitari, l’assenza di una correlazione temporale tra i diversi casi esclude l’esistenza di una catena di contagio diretta.

L’incidenza registrata, spiegano dall’ospedale, rientra nei valori stagionali attesi ed è compatibile anche con il brusco calo delle temperature delle ultime ore. I ceppi analizzati, inoltre, non sembrano riconducibili a un unico focolaio. Una linea di prudenza, dunque, ma anche un messaggio chiaro alla cittadinanza: la situazione è sotto controllo.

Bagnoli, il Parco dello Sport rinasce: gestione alle Fiamme Oro e apertura alla città

Il Parco dello Sport di Bagnoli è pronto a voltare pagina. Dopo oltre dieci anni di incompiutezza, degrado e promesse mancate, l’area simbolo di una rinascita mai avvenuta torna finalmente al centro di un progetto concreto. A gestirla saranno le Fiamme Oro della Polizia di Stato, con un’attenzione particolare allo sport paralimpico, all’educazione e alla salute, in una visione che punta a restituire alla città uno spazio vivo, aperto e sicuro.

Ad annunciarlo è stato il sindaco di Napoli e commissario straordinario di Governo per il Sin-Bagnoli, Gaetano Manfredi, a margine del sopralluogo effettuato insieme al capo della Polizia Vittorio Pisani e al presidente del Coni Luciano Buonfiglio. L’obiettivo dichiarato è chiaro: restituire ai cittadini, soprattutto ai giovani e alle famiglie, una struttura pubblica che per anni è rimasta chiusa, vandalizzata e dimenticata, trasformandola in un presidio di sport e inclusione gestito da un’istituzione dello Stato.

Il Comune di Napoli, una volta completati gli interventi di bonifica e risanamento attualmente in corso, acquisirà la proprietà dell’opera pubblica da Invitalia, definendo tempi e modalità attraverso una specifica convenzione. La collaborazione con il Dipartimento della Pubblica Sicurezza permetterà di affidare la gestione del Parco al Fondo assistenza della Polizia di Stato e ai gruppi sportivi delle Fiamme Oro, mentre il Coni ha già assicurato pieno supporto istituzionale e tecnico al progetto.

La storia del Parco dello Sport affonda le radici nel 2007, quando grazie a un finanziamento europeo da circa 30 milioni di euro prese forma uno dei più ambiziosi interventi di riqualificazione dell’area occidentale di Napoli. Nel 2014 i lavori risultavano completati per oltre il novanta per cento, ma il fallimento della società Bagnolifutura e il successivo passaggio di competenze portarono a un lungo stallo che condannò l’intera area all’abbandono.

Sorto sotto il costone di Posillipo e modellato secondo una suggestiva struttura a crateri ispirata alla morfologia dei Campi Flegrei, il Parco si estende su circa trenta ettari e ospita impianti sportivi, aree verdi, spazi per l’atletica e percorsi ciclopedonali. Un patrimonio urbano mai realmente vissuto, che ora punta a diventare uno dei principali poli sportivi e sociali della città.

Per Napoli, e per Bagnoli in particolare, non si tratta solo di recuperare un’opera pubblica, ma di chiudere una ferita aperta da anni. La scommessa è trasformare un luogo simbolo del fallimento amministrativo in un esempio di collaborazione istituzionale e di restituzione concreta del bene pubblico alla collettività.

Camorra, il Riesame lascia in carcere il boss Enzo D’Alessandro

Castellammare – Restano in carcere il boss Vincenzo D’Alessanro e 4 dei suoi complici e fedelissimi arrestati nel blitz della Dda di Napoli del maggio dello scorso anno. Lo ha deciso l’ottava sezione del Tribunale del Riesame di Napoli che oggi ha discusso la posizione di sei dei sedici indagati.

Resta libera solo Katia Scelzo, difesa dalla penalista Olga Coda. La 40enne, è la figlia di Pietro Scelzo detto ‘o nasone ucciso in un agguato di camorra sotto casa nel 2006. Era accusata di aver ricevuto, in cambio del suo silenzio, un immobile da parte degli esponenti di vertice del clan D’Alessandro.

Per il Riesame invece possono restare in carcere  il boss Vincenzo D’Alessandro, detto lo zio ultimo dei figli maschi del defunto padrino Michele D’Alessandro. Ma anche il suo parente Michele Abbruzzese detto ‘o paciariello considerato il cassiere del clan. E poi Vincenzo Spista e Giuseppe Oscurato. Quest’ultimo è parente del consigliere comunale Gennaro Oscurato eletto in una lista civica.

E infine c’è la posizione di Luciano Verdoliva che risulta irreperibile e che per il Riesame dovrebbe essere in carcere.

Nell’inchiesta si analizzano una serie di estorsioni compiute ai danni di commercianti e imprenditori stabiesi come quella compita in prima persona dal boss Enzo D’Alessandro ai danni di un noto bar il cui titolare fu pestato dallo stesso “zio”. Ma anche l’aggressione ai  danni di un noto pescivendolo “reo” di aver “osato” acquistare il pesce dal cugino e non dallo stesso boss.

Campania, Casa Riformista blinda Saggese: «Scelta di valore per lavoro e formazione»

Napoli – Si compatta il fronte di Casa Riformista – Italia Viva attorno alla figura di Angelica Saggese, neo-assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania. Una nomina accolta con entusiasmo dai vertici locali e regionali del partito, che vedono nel nuovo ingresso in giunta un segnale di rafforzamento per due settori considerati vitali per la tenuta socio-economica del territorio.

Il plauso del territorio: «Competenza e visione»

Ad aprire il coro dei consensi è Alessandro Puzone, coordinatore cittadino di Casa Riformista a Casoria. «La scelta di Angelica Saggese è un segnale di valore», dichiara Puzone, sottolineando come la guida di un ambito così decisivo necessitasse di una figura competente. «Parliamo di settori strategici per lo sviluppo della Campania; siamo certi che l’impegno dell’assessore si tradurrà in politiche efficaci per valorizzare le competenze e creare nuove opportunità occupazionali».

Formazione come ponte per il futuro

Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo in Consiglio Regionale, Ciro Buonajuto, che entra nel merito della sfida amministrativa: «Le deleghe al lavoro e alla formazione rappresentano la leva fondamentale per unire università, scuola e imprese. L’obiettivo è chiaro: creare opportunità reali affinché restare al Sud non sia più percepito come un sacrificio, ma come una scelta di dignità e ambizione».

Secondo Buonajuto, la sfida della Saggese sarà quella di accorciare le distanze tra il mondo della formazione e le necessità concrete del tessuto produttivo campano.

La spinta politica: «Crescere insieme al territorio»

A blindare la nomina sotto il profilo organizzativo è infine Marianna Mascolo, Segretario Provinciale di Napoli di Casa Riformista – Italia Viva: «Saremo al fianco dell’assessore Saggese in questa gestione delicata. Il Sud deve tornare a essere un’opportunità strategica per l’intero Paese, e noi intendiamo crescere insieme a questo progetto».

La chiusura spetta nuovamente a Puzone, che ribadisce la centralità dell’azione che attende la nuova assessora: «Lavoro e formazione sono le priorità assolute per il futuro della nostra regione. Con questa squadra, la Campania può puntare a un rilancio concreto».

P.B.

Castel Volturno, rifiuti interrati sotto i campi da golf : arrivano le ruspe 

Castel Volturno- Le ruspe squarciano il manto erboso dei campi da golf di Castel Volturno. Non è un restyling, ma una caccia all’oro nero dello smaltimento illegale. Un’indagine che riaffiora dal passato, seguendo il filo sporco di una conversazione in auto.

Da settimane, sotto il coordinamento della Procura di Santa Maria Capua Vetere e il controllo dei Carabinieri, gli scavi perforano i terreni dell’ex Villaggio Coppola, il complesso residenziale e sportivo costruito dall’imprenditore Cristoforo Coppola – già noto per le celebri torri abusive poi demolite. L’obiettivo è verificare una verità sepolta. E forse, sepolta davvero.

Tutto parte da un’intercettazione del 2018, emersa nell’inchiesta sulla clinica Pineta Grande. In quella registrazione, un indagato, a colloquio con un altro coinvolto, si vantava della sua capacità di condizionare il Comune. E per dimostrarlo, tirava fuori un ricordo “di repertorio”: il 1990.

Quell’anno, durante i lavori per realizzare proprio quei campi da golf, erano già emersi rifiuti speciali. Un problema per l’imprenditore Coppola. La soluzione, secondo il racconto dell’indagato, fu lineare: una tangente da un milione e mezzo di lire all’allora comandante della Guardia Costiera di Castel Volturno. I rifiuti sparirono. E con loro, anche le tracce del procedimento penale.

Oggi, a distanza di 36 anni, quelle parole trovano un riscontro concreto. Le pale meccaniche sono tornate nello stesso punto, per “constatare la situazione ambientale”. Per ora sono emersi rifiuti ferrosi. Ma la vera posta in gioco è un’altra: scoprire se quell’antica superbia criminosa avesse un fondamento reale, se sotto il verde impeccabile dei fairway giaccia da decenni un segreto inquinato.

Una storia che intreccia ecomafie, appalti, resort e depistaggi. Un tango tra affaristi senza scrupoli e funzionari compiacenti, il cui ultimo, lento passo lo stanno scandendo le benne delle ruspe.

Napoli 600 nuovi infermieri: domani il giuramento solenne

Napoli– Una nuova linfa vitale si appresta a entrare ufficialmente nel tessuto sanitario della Campania. Domani, mercoledì 14 gennaio, a partire dalle ore 16:30, la suggestiva cornice della Sala Galatea presso il Centro Congressi della Stazione Marittima di Napoli ospiterà la cerimonia solenne del Giuramento professionale.

Sono circa 600 i giovani infermieri e infermieri pediatrici che, dopo aver completato il percorso accademico, riceveranno l’investitura ufficiale. Un rito di passaggio fondamentale che sancisce l’iscrizione formale agli Albi dell’OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche) di Napoli e l’impegno deontologico verso la cura del cittadino.

Un parterre istituzionale di rilievo

L’evento non rappresenta solo un traguardo individuale per i neo-iscritti, ma un momento di confronto strategico per la sanità regionale. Alla cerimonia prenderanno parte figure chiave delle istituzioni e della cultura:

Massimiliano Manfredi, Presidente del Consiglio Regionale della Campania;

Vincenzo Santagada, Assessore alla Salute del Comune di Napoli;

I Rettori e i Presidi delle principali Università partenopee.

Oltre ai vertici politici e accademici, è prevista la partecipazione di autorità religiose e rappresentanti della società civile, a testimonianza del valore sociale che la figura dell’infermiere ricopre oggi più che mai.

Il valore del giuramento

L’investitura di domani segna l’ingresso formale in una comunità professionale chiamata a rispondere alle sfide di un sistema sanitario in costante evoluzione. Per i 600 protagonisti, il giuramento è il sigillo su una missione che coniuga competenze tecniche di alto profilo e una profonda etica dell’assistenza.

Rapina lampo a Piazza Garibaldi: 29enne napoletano arrestato dopo inseguimento

Napoli – Rapina in pieno centro, a due passi dalla Stazione Centrale, e immediato intervento della Polizia di Stato: un 29enne napoletano con precedenti specifici per rapina e resistenza a pubblico ufficiale è finito in manette nella serata di ieri per aver sottratto un telefono cellulare con il pretesto di essere armato.

L’episodio si è consumato nei pressi della pensilina dell’autobus in piazza Principe Umberto. La vittima, un uomo che attendeva il mezzo pubblico, è stata avvicinata dal rapinatore il quale, simulando di essere armato, gli ha strappato il cellulare dalle mani per poi darsi immediatamente alla fuga.

L’uomo, in evidente stato di agitazione, ha fermato una pattuglia del Reparto Prevenzione Crimine Campania che transitava in zona, fornendo una descrizione dettagliata del malvivente e indicando la direzione della fuga.

Gli agenti hanno subito allertato la Sala Operativa e diffuso la nota.Pochi minuti dopo, i “Falchi” della Squadra Mobile, in transito in via Cesare Carmignano, hanno individuato il sospettato. Alla vista della volante, l’uomo ha tentato di dileguarsi nonostante l’intimazione dell’alt.

Ne è nato un breve ma concitato inseguimento a piedi: i poliziotti lo hanno raggiunto e bloccato non senza difficoltà.Sul posto è stato recuperato il cellulare rapinato, restituito al legittimo proprietario dopo i dovuti accertamenti.

Gli esami hanno confermato che il 29enne era proprio l’autore della rapina avvenuta poco prima.Il giovane è stato arrestato con l’accusa di rapina aggravata. È stato accompagnato in questura per le formalità di rito e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’intervento – coordinato tra Reparto Prevenzione Crimine e Squadra Mobile – ha permesso di risolvere in tempi record un reato predatorio in una delle zone più sensibili e trafficate di Napoli.

Napoli, l’esercito degli adolescenti invisibili: tra lavoro precoce e sogni di fuga

Napoli– Non sono solo numeri, sono vite sospese tra il desiderio di riscatto e il peso di una realtà che schiaccia le ambizioni già a quattordici anni. L’indagine “Barriere Invisibili”, condotta dal Dipartimento di Scienze Economiche della Federico II insieme a Save the Children, squarcia il velo sulla povertà educativa a Napoli e nell’area metropolitana

. Il quadro che emerge è quello di una generazione che, per sopravvivere, deve rinunciare a essere giovane: il 6,7% degli intervistati lavora ogni giorno, mentre il 16% lo fa saltuariamente per tamponare le falle di bilanci familiari ridotti all’osso.

La geografia del disagio

La povertà a Napoli ha coordinate precise. Da Scampia a Ponticelli, passando per Barra e San Giovanni a Teduccio, fino a toccare i centri critici della provincia come Caivano, Afragola e Acerra.

In questi territori, il 12% dei ragazzi vive in famiglie a basso reddito e uno su venti dichiara una “grave deprivazione materiale”. Non è solo mancanza di denaro, è assenza di spazi: il 43% giudica insoddisfacenti le infrastrutture scolastiche. Biblioteche e palestre sono spesso miraggi, trasformando gli istituti in “parcheggi” piuttosto che in centri di aggregazione. In questo isolamento, il bullismo trova terreno fertile, colpendo il 12% degli studenti.

Il rifugio digitale e il deserto culturale

Senza sport (praticato da meno del 60%) e senza associazionismo (solo il 13% frequenta un centro), l’unico orizzonte diventa lo schermo di uno smartphone. Più di un terzo dei ragazzi passa oltre cinque ore al giorno connesso, un dato che fa il paio con un deserto culturale preoccupante: il 46,5% dei giovani napoletani non ha aperto un libro che non fosse un testo scolastico nell’ultimo anno.

Lo studio, coordinato dalla professoressa Cristina Davino, evidenzia come queste privazioni non siano casuali, ma figlie di un sistema che non offre alternative alla strada o alla solitudine digitale.

Ansia e voglia di fuga

Il dato più doloroso riguarda le aspettative. La speranza resiste nel 29,6% dei casi, ma è tallonata dall’ansia, che attanaglia quasi il 30% dei ragazzi e oltre una ragazza su tre. Il futuro non parla italiano: la maggior parte del campione ritiene che una vita “appagante” sia possibile solo oltre il confine.

“C’è un notevole gap tra aspirazione e aspettativa”, spiega Davino. Secondo Raffaela Milano di Save the Children, questa mappatura deve essere l’ultimo campanello d’allarme per le istituzioni: senza contratti stabili e percorsi formativi seri, le “barriere invisibili” continueranno a trasformarsi in muri insormontabili, spingendo le migliori energie della Campania lontano da casa.

Salerno, arrestati padre e figlio per detenzione abusiva di pistola clandestina

Nella mattinata di oggi, a Perito, in provincia di Salerno, i carabinieri della stazione di Gioi Cilento hanno arrestato in flagranza di reato padre e figlio per detenzione e porto abusivo di arma clandestina

. L’intervento è scattato dopo un controllo di routine su un’auto in transito, durante il quale i militari hanno rinvenuto una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, nascosta sotto la scocca del veicolo.

Accanto all’arma, sono stati trovati anche diversi proiettili, mentre altri proiettili sono stati recuperati all’interno dell’abitacolo. Gli arrestati, ora rinchiusi nel carcere di Vallo della Lucania, dovranno rispondere di detenzione e porto illegale di arma da fuoco. L’udienza di convalida dell’arresto è prevista nelle prossime ore davanti al gip.

L’operazione rientra nell’ambito dei controlli serrati sul territorio cilentano, dove le forze dell’ordine continuano a intensificare i servizi di prevenzione e repressione contro il fenomeno della detenzione illegale di armi.

Ridurre gli sprechi alimentari in Campania: idee pratiche per riutilizzare la panna montata in eccesso

0

Lo spreco alimentare è una questione sempre più rilevante anche nelle famiglie campane, dove la cucina casalinga resta un pilastro della vita quotidiana. Tra gli alimenti che più spesso finiscono inutilizzati ci sono i prodotti freschi, come la panna montata avanzata dopo dolci, feste o ricorrenze. Comprendere come riutilizzarla in modo sicuro e creativo permette di ridurre gli sprechi e valorizzare le risorse già presenti in casa. In questo contesto, l’informazione pratica gioca un ruolo fondamentale.

Panna montata avanzata: perché non va sprecata

La panna montata, se conservata correttamente, può essere riutilizzata entro un breve periodo senza compromettere qualità e sicurezza. Molti consumatori la considerano un prodotto “usa e getta”, ma in realtà può diventare un ingrediente versatile. Riutilizzarla significa non solo risparmiare, ma anche sperimentare nuove preparazioni dolci e salate. Una maggiore consapevolezza domestica contribuisce a un approccio più sostenibile all’alimentazione.

Dalla cucina di casa alla filiera alimentare

Il tema del riutilizzo degli alimenti si inserisce in una riflessione più ampia che riguarda l’intera filiera, dalla produzione al consumo finale. Anche strumenti e forniture utilizzati in ambito professionale stanno diventando più accessibili e conosciuti dal grande pubblico. In questo scenario, realtà specializzate come quelle che operano nel settore delle diventa distributore Exotic Whip rappresentano un esempio di come l’innovazione alimentare possa dialogare con le esigenze quotidiane, mantenendo standard di sicurezza e qualità.

Idee dolci per riutilizzare la panna montata

Uno dei modi più semplici per sfruttare la panna avanzata è inserirla in preparazioni dolci veloci. Non è necessario essere pasticceri esperti per ottenere buoni risultati. Con pochi ingredienti, la panna può trasformarsi in nuove ricette da colazione o dessert.

Alcune soluzioni pratiche includono:

  • Farcitura per torte semplici o crostate già cotte
  • Aggiunta a macedonie di frutta fresca di stagione
  • Base per mousse rapide con cioccolato o caffè
  • Accompagnamento per biscotti secchi o dolci tradizionali

Queste opzioni consentono di consumare il prodotto in tempi brevi, evitando il deterioramento.

Utilizzi salati meno conosciuti

Sebbene sia più comune l’uso dolce, la panna montata può trovare spazio anche in ricette salate, se non zuccherata. In piccole quantità, può arricchire piatti semplici, donando cremosità e gusto. È importante abbinarla correttamente per non alterare l’equilibrio della ricetta.

Esempi di utilizzo includono:

  • Mantecatura finale di risotti delicati
  • Aggiunta a vellutate di verdure
  • Base per salse leggere da accompagnare a piatti di pesce
  • Supporto per ripieni morbidi di torte salate

L’uso consapevole permette di sperimentare senza eccessi.

Conservazione corretta e sicurezza alimentare

Uno degli aspetti più importanti riguarda la conservazione della panna montata avanzata. La sicurezza alimentare deve rimanere una priorità, soprattutto in un contesto domestico. La panna va sempre riposta in frigorifero, in un contenitore ermetico, e consumata entro 24-48 ore.

Di seguito una tabella riepilogativa utile:

Aspetto Indicazione consigliata
Temperatura di conservazione 0–4 °C
Contenitore Ermetico e pulito
Tempo massimo di utilizzo 48 ore
Odore o colore alterato Da non consumare

Seguire queste semplici regole riduce il rischio di contaminazioni.

Educazione alimentare e attenzione allo spreco

Ridurre lo spreco non è solo una questione economica, ma anche culturale. In Campania, dove la tradizione gastronomica è profondamente radicata, recuperare e valorizzare gli ingredienti è parte della storia culinaria locale. Trasmettere queste buone pratiche anche alle nuove generazioni aiuta a creare maggiore responsabilità verso il cibo. L’informazione resta uno strumento essenziale per diffondere comportamenti più sostenibili.

Un approccio pratico e consapevole in cucina

Integrare il riutilizzo della panna montata nella routine domestica non richiede grandi cambiamenti, ma solo un po’ di attenzione e creatività. Ogni piccolo gesto contribuisce a ridurre gli sprechi e a dare nuovo valore agli alimenti. In un periodo in cui il costo della vita e l’attenzione alla sostenibilità sono temi centrali, anche le scelte quotidiane in cucina assumono un significato più ampio.

 

Napoli, sparatoria di piazza Carolina: si è costituito Jhonny Percich

Napoli – Si è costituito nella notte nel carcere di Secondigliano, a Napoli, Jhonny Percich, per l’anagrafe Vincenzo Giovanni Percich Lucci, 19 anni uno dei tre maggiorenni indagati per la sparatoria avvenuta in zona Chiaia tra l’11 e il 12 dicembre scorsi, nel pieno della movida cittadina.

Il giovane era destinatario di un decreto di fermo emesso nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli e dalla Procura per i minorenni.

Gli inquirenti hanno reso noto che lo scorso 10 gennaio la polizia aveva già eseguito sette provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti indagati: quattro minorenni e tre maggiorenni. Tutti sono accusati, in concorso tra loro, di tentato omicidio e di porto e detenzione illegale di armi da fuoco, con l’aggravante delle modalità mafiose.

Uno dei quattro minorenni risulta tuttora irreperibile. In carcere ci sono da tre giorni oltre ai tre minorenni anche i due maggiorenni Carlo Forte, amico e sodale di Percich e il rivale Mario Pugillo.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, hanno permesso di ricostruire l’episodio grazie anche alle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Secondo quanto accertato, un gruppo di giovani provenienti dai Quartieri Spagnoli avrebbe aperto il fuoco contro alcuni coetanei appartenenti a un gruppo del Pallonetto di Santa Lucia, in piazza Carolina, nel cuore di Napoli.

Gli spari, esplosi ad altezza d’uomo, avevano — secondo gli investigatori — una chiara finalità omicidiaria. Alla prima raffica avrebbe fatto seguito una reazione armata da parte dell’altro gruppo, con colpi esplosi durante la fuga a scopo intimidatorio.

L’episodio si inserisce in un più ampio quadro di contrasti tra bande giovanili legate a diversi quartieri limitrofi del centro cittadino.

Nella giornata di ieri il giudice ha convalidato i fermi di due maggiorenni e di tre minorenni arrestati, disponendo per i primi la custodia cautelare in carcere e per i secondi la detenzione in un istituto penale per minorenni.

Le indagini sono coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Procura per i minorenni di Napoli. Gli investigatori della Squadra Mobile, con il supporto dei commissariati San Ferdinando e Montecalvario, contestano a vario titolo i reati di tentato omicidio, porto e detenzione di arma da fuoco in concorso, con l’aggravante delle modalità mafiose.

La dinamica: due gruppi e la raffica in mezzo alla folla

La ricostruzione investigativa parla di un conflitto tra giovanissimi legati a zone diverse del centro storico: da un lato ragazzi provenienti dai Quartieri Spagnoli, dall’altro coetanei ritenuti riferibili all’area del Pallonetto di Santa Lucia.

In piazza Carolina, in una fascia oraria in cui l’area era ancora frequentata, sarebbero partiti i primi colpi “ad altezza d’uomo”, con un’intenzione definita dagli inquirenti come chiaramente omicidiaria. Alla raffica sarebbe seguita la risposta armata del gruppo rivale, con ulteriori esplosioni di colpi anche nelle fasi successive.

Le telecamere di videosorveglianza, secondo la Polizia, avrebbero permesso di ricostruire l’intera sequenza e di identificare i giovani ritenuti “gravemente indiziati”. L’episodio viene inquadrato in una catena di tensioni tra gruppi criminali giovanili che gravitano su quartieri differenti ma limitrofi, un fenomeno che negli ultimi mesi ha rialzato il livello di allarme nel centro cittadino.

Il ricorso annunciato: “Non c’è certezza nelle immagini”

Sul fronte difensivo, l’avvocato Giuseppe De Gregorio ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame per uno dei minorenni coinvolti. Secondo quanto riferito dal legale, il fermo non sarebbe stato convalidato dal gip dei minorenni, ma il ragazzo sarebbe stato comunque sottoposto a misura cautelare in istituto penale minorile in attesa di ulteriori chiarimenti.

La difesa contesta la tenuta del quadro indiziario fondato sui frame di videosorveglianza: nella ricostruzione, sostiene De Gregorio, si parlerebbe di “verosimiglianza” e non di certezza.

Al minorenne assistito viene contestato, in particolare, il concorso nei reati di porto e detenzione di arma. L’inchiesta, intanto, prosegue per definire ruoli e responsabilità individuali e per chiarire la sequenza completa degli spari, compresi quelli esplosi successivamente verso l’area dei Quartieri Spagnoli e l’episodio, emerso nelle informative, dei colpi contro l’abitazione di un diciottenne ritenuto coinvolto.

 

;

The Jackal al Nest: confessioni, risate e sold out per “Una serata al Nest con…”

Napoli -Domenica 18 gennaio, alle ore 18, il Nest accoglie uno degli appuntamenti più attesi della sua stagione culturale: “Una serata al Nest con…”, format ormai diventato un punto di riferimento, che negli anni ha portato sul palco artisti di rilievo internazionale. Protagonisti dell’incontro saranno The Jackal, il collettivo comico napoletano che ha rivoluzionato il linguaggio della comicità italiana tra web, televisione e cinema.

Attraverso racconti, aneddoti personali e le domande dei #GiovaniONest, Fabio Balsamo, Gianluca Fru e Ciro Priello metteranno momentaneamente da parte i panni dell’attore per lasciarsi andare a una conversazione sincera e intensa, ripercorrendo le tappe fondamentali della loro carriera e svelando aspetti inediti della loro vita professionale e privata. Lo spettacolo ha registrato il tutto esaurito a poche ore dall’annuncio, confermando il forte legame tra il gruppo e il pubblico.

Dalla rete al piccolo schermo, una storia di successo

The Jackal raggiungono la popolarità grazie a “Lost in Google”, prima web-serie interattiva, e soprattutto con i video cult “Gli effetti di Gomorra sulla gente”, capaci di superare i 10 milioni di visualizzazioni su YouTube. La parodia intelligente e la satira sottile diventano presto il loro marchio di fabbrica.

Nel 2017 arriva il debutto cinematografico con Addio Fottuti Musi Verdi, diretto da Francesco Ebbasta e prodotto da Cattleya. Il sodalizio con Ebbasta prosegue nel 2021 con Generazione 56K, la prima serie Netflix del gruppo, che vede Fru e Fabio come co-protagonisti.

Tra i format più iconici spicca Il Divano Sanremo, nato nel 2019 e diventato un vero e proprio fenomeno mediatico: una settimana di commenti al Festival della Canzone Italiana, tra ironia e ospiti illustri. Durante la pandemia, The Jackal raccontano l’emergenza con il programma Tanto non uscivo lo stesso su RaiPlay e con il video per ActionAid Le cose che non ci hanno detto sulla quarantena.

Negli anni, il gruppo amplia il proprio raggio d’azione puntando su contenuti cross-mediali: dai social ai podcast, con Tutto Sanremo ma dura meno e Biscottis: storie dell’internet, fino a Twitch con LaLa Live. Nel 2021 arrivano anche alla telecronaca con Europei a Casa The Jackal su RaiPlay, commentando le partite di Euro 2020.

Il percorso si arricchisce con la pubblicazione del libro Non siamo mai stati bravi a giocare a pallone. Così abbiamo aperto un canale YouTube (Rizzoli), e con la consacrazione televisiva: Fabio e Ciro conducono Name That Tune e The Floor, mentre Fru e Aurora partecipano a Pechino Express e conducono Italia’s Got Talent.

Nel 2023 debutta su Prime Video Pesci Piccoli – Un’agenzia, molte idee, poco budget, prima serie scritta e prodotta dal collettivo, seguita nel 2025 dalla seconda stagione. Lo sguardo è già rivolto al futuro: nella primavera 2026 The Jackal torneranno in prima serata su Rai2 con Stasera a letto tardi, nuovo programma che li vedrà per la prima volta tutti e quattro alla conduzione.

Al Nest, intanto, li attende un pubblico pronto ad ascoltare la loro storia, questa volta senza filtri.

Aversa, 13enne ucciso a coltellate: dopo 13 anni assolto l’unico imputato

Si chiude dopo quasi tredici anni una delle vicende giudiziarie più dolorose e controverse del territorio casertano. La Corte di Appello di Napoli ha assolto l’unico imputato per l’omicidio di Emanuele Di Caterino, il 13enne ucciso a coltellate il 7 aprile del 2013 ad Aversa, durante una lite tra ragazzi poco più che adolescenti.

L’imputato, oggi 29enne ma all’epoca dei fatti ancora minorenne, era accusato di aver colpito mortalmente il giovane al culmine di un alterco scoppiato in strada. Una tragedia che sconvolse la comunità aversana e aprì un lungo e complesso iter giudiziario, segnato da sentenze contrastanti, rinvii e nuovi giudizi.

Nel corso degli anni il procedimento ha attraversato diversi gradi di giudizio, con una prima condanna, successive impugnazioni e un nuovo processo d’appello disposto per rivalutare la dinamica dei fatti e la posizione dell’imputato. Al centro del dibattimento, la ricostruzione della rissa e la valutazione della responsabilità penale in un contesto di violenza improvvisa tra giovanissimi.

Nell’ultima udienza, il sostituto procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione, ritenendo che l’accoltellamento fosse avvenuto in una situazione di legittima difesa. Una tesi accolta dai giudici della Corte di Appello di Napoli, che hanno assolto l’imputato, mettendo così la parola fine a un procedimento durato oltre un decennio.

Alla lettura del dispositivo, in aula si è consumato un momento di forte tensione. La madre di Emanuele Di Caterino, distrutta dal dolore e dalla rabbia, ha urlato “vergogna” rivolgendosi ai giudici. Un grido che ha riassunto la sofferenza di una famiglia che, dopo tredici anni di attesa, vede chiudersi il processo senza una condanna.

Con questa sentenza cala definitivamente il sipario giudiziario su una tragedia che resta, comunque, una ferita aperta nella memoria della città di Aversa.

Tutto come previsto: Antonio Conte squalificato per due giornate

Napoli– Non ci sarà Antonio Conte in panchina per i prossimi due turni di campionato. Il Giudice Sportivo ha usato il pugno di ferro contro l’allenatore del Napoli, squalificato per due giornate a seguito del referto incandescente arrivato dopo la sfida contro l’Inter, prima gara del girone di ritorno. Oltre allo stop forzato, il tecnico dovrà versare un’ammenda di 15mila euro.

I fatti e le motivazioni Il nervosismo è esploso al 26’ della ripresa. Secondo quanto riportato nella decisione ufficiale, Conte avrebbe rivolto espressioni ingiuriose verso gli ufficiali di gara, scatenando l’inevitabile cartellino rosso.

Tuttavia, è ciò che è accaduto dopo l’espulsione ad aver aggravato la sanzione: il tecnico ha calciato via un pallone in segno di plateale protesta prima di dirigersi con “fare intimidatorio” a stretto contatto con il Quarto Ufficiale.

Il caos nel tunnel La sfuriata non si è esaurita sul rettangolo verde. Il comunicato sottolinea come l’intervento dei dirigenti azzurri sia stato necessario per allontanare l’allenatore dal campo.

La tensione è poi proseguita nel tunnel degli spogliatoi dove, sotto gli occhi dei collaboratori della Procura Federale, Conte avrebbe reiterato gli insulti nei confronti dell’intera squadra arbitrale.

Un’assenza pesante per il Napoli, che dovrà fare a meno del suo leader carismatico nel cuore del girone di ritorno.

Sorrento, aggredisce la compagna: 26enne arrestato grazie all’aiuto dei cittadini

Sorrento – Una notte di violenza e concitazione nel cuore di Sorrento si è conclusa con l’arresto di un 26enne di Meta, accusato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Il bilancio parla di un militare ferito e di un intervento provvidenziale da parte di alcuni civili, che non sono rimasti a guardare davanti all’aggressione in corso.

L’aggressione e il tentativo di fuga

L’episodio è avvenuto durante un servizio di pattugliamento dei Carabinieri della Compagnia locale. Mentre percorrevano la centralissima Piazza Angelina Lauro, i militari hanno notato un uomo in evidente stato di alterazione, verosimilmente sotto l’effetto dell’alcol. Il giovane stava urlando con violenza contro la propria compagna, una ragazza di soli 18 anni, strattonandola con forza davanti ai passanti.

Alla vista dell’uniforme, il 26enne non ha accennato a calmarsi, decidendo invece di darsi alla fuga a piedi per le vie limitrofe. Una corsa durata pochi istanti: i Carabinieri lo hanno raggiunto rapidamente, ma il giovane ha reagito con estrema aggressività per evitare le manette.

La colluttazione e il supporto dei passanti

Ne è nata una dura colluttazione, durante la quale il 26enne ha tentato di divincolarsi colpendogli agenti. In questo frangente è emerso il senso civico di alcuni cittadini presenti in piazza, che sono intervenuti fisicamente a supporto dei militari per aiutare a immobilizzare il giovane.

Grazie alla manovra congiunta, l’uomo è stato finalmente bloccato e tratto in arresto. Ad avere la peggio è stato uno dei Carabinieri, che ha riportato lesioni giudicate guaribili con una prognosi di cinque giorni.

Il risvolto amaro

Nonostante la violenza subita e lo spavento, la giovanissima compagna dell’aggressore ha scelto, per il momento, di non sporgere denuncia contro il 26enne. L’arrestato resta ora a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per rispondere della violenza esercitata contro le forze dell’ordine.

Cartella clinica truccata dopo la morte di Francesca: Procura chiede 5 anni per il patron della Pineta Grande

Santa Maria Capua Vetere – Cinque anni di reclusione. È questa la richiesta formulata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Vincenzo Schiavone, noto imprenditore della sanità campana e patron del “Pineta Grande Hospital” di Castel Volturno.

Al centro della requisitoria dei pubblici ministeri Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, pronunciata questa mattina in aula, c’è l’accusa di aver orchestrato la falsificazione della cartella clinica di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano d’Aversa morta nel maggio 2014 per una setticemia fulminante dopo aver dato alla luce tre gemelli.

Una tragedia che scosse l’intera comunità: insieme alla madre morirono anche due dei neonati, un maschietto e una femminuccia; sopravvisse solo la terza bambina. Ma oggi, a distanza di quasi dodici anni, l’attenzione della magistratura si concentra su ciò che accadde dopo quel drammatico decesso tra le mura della clinica domiziana.

Le richieste di condanna

La scure della Procura non si è abbattuta solo su Schiavone. I pm hanno invocato pene severe anche per i tre medici accusati di complicità nel falso ideologico: 3 anni e 6 mesi per Gabriele Vallefuoco e Giuseppe Delle Donne, e 3 anni per Stefano Palmieri. Una linea dura, condivisa anche dall’avvocato di parte civile Raffaele Costanzo, che assiste i familiari della vittima, i quali chiedono giustizia da oltre un decennio.

Il “giallo” dell’antibiotico fantasma

Il cuore dell’accusa risiede in una presunta, maldestra operazione di “maquillage” sanitario. Secondo gli esiti delle indagini, la cartella clinica di Francesca Oliva sarebbe stata alterata successivamente alla morte per costruire una difesa a posteriori.

Nello specifico, sarebbe stata inserita la somministrazione di un antibiotico ad ampio spettro che, secondo gli inquirenti, non fu mai realmente iniettato alla paziente. Non solo: dal documento sarebbero stati deliberatamente cancellati riferimenti cruciali al malessere generale che la donna lamentava prima del tracollo.

L’iter giudiziario

Questo processo per falso nasce come costola del procedimento principale per omicidio colposo, conclusosi nell’ottobre 2021 con un verdetto che fece discutere: l’assoluzione di 14 medici (tra personale del Pineta Grande e dell’ospedale di Giugliano, da dove la donna proveniva).

In quella sede, il tribunale presieduto da Roberta Carotenuto stabilì che gli errori fatali furono commessi dal ginecologo di fiducia della donna, Sabatino Russo, deceduto però nel 2017 e quindi non giudicabile.

Tuttavia, se la responsabilità medica diretta fu esclusa per gli imputati, restò in piedi l’ipotesi del depistaggio documentale. Un’accusa che oggi vede alla sbarra i vertici della struttura. Stralciata, invece, la posizione di due tecnici informatici della clinica, Gianluca Salvatore Russo e Giorgio Conte, per un difetto di notifica.

Si tornerà in aula il prossimo 23 febbraio, quando la parola passerà alle difese per le arringhe finali, ultimo atto prima della sentenza.

Malore fatale al Molo Beverello: muore un clochard nel terminal aliscafi

Napoli – Un uomo è stato trovato morto nella serata di ieri all’interno del terminal degli aliscafi del Molo Beverello, principale hub dei collegamenti marittimi veloci della città. Secondo una prima ricostruzione, il decesso sarebbe stato provocato da un malore improvviso.

La vittima, un senzatetto che frequentava abitualmente la struttura, si sarebbe accasciata intorno alle 20.30 nei pressi delle biglietterie delle compagnie di navigazione. Alcuni presenti, notando l’uomo a terra privo di sensi, hanno immediatamente allertato i soccorsi.

Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118, che hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione, senza però riuscire a salvargli la vita. L’uomo è deceduto prima del trasporto in ospedale.

Secondo le testimonianze raccolte, si tratterebbe di un cittadino italiano di circa 65 anni, noto nell’area portuale perché solito trovare riparo all’interno del terminal. Le cause esatte del decesso sono riconducibili, al momento, a un malore di natura improvvisa.

Guiness Travel inaugura 2026: nuove partenze con accompagnatore, roadshow e vantaggi a chi prenota in anticipo

2

L’inizio del 2026 segna un momento estremamente positivo per Guiness Travel. Il tour operator, specializzato nei viaggi organizzati con accompagnatore in partenza dall’Italia, ha registrato segnali di mercato incoraggianti già dai primi mesi dell’anno.

Questi risultati sono il frutto di una strategia di consolidamento ben definita, che punta sull’ampliamento delle operazioni, su una presenza capillare sul territorio e su politiche commerciali pensate per tutelare i viaggiatori e semplificare il lavoro delle agenzie di viaggio.

L’espansione delle partenze dagli aeroporti italiani

Uno dei punti cardine della nuova programmazione è la scelta di aumentare significativamente i collegamenti aerei. Guiness Travel ha esteso le partenze con accompagnatore includendo un numero maggiore di scali italiani: Milano, Venezia, Bologna, Napoli, Bari, Catania, Palermo e Cagliari.

Questa decisione nasce dalla volontà di rispondere a una precisa richiesta del mercato, ovvero rendere l’esperienza di viaggio più comoda e accessibile sin dall’inizio, evitando ai clienti lunghi trasferimenti verso gli hub principali. Nonostante la moltiplicazione dei punti di partenza, il tour operator garantisce la presenza dell’accompagnatore dall’Italia anche dagli aeroporti alternativi, mantenendo inalterati gli alti standard di assistenza e qualità che contraddistinguono il brand.

Il tour sul territorio e il dialogo con le agenzie

Parallelamente all’espansione operativa, il 2026 vede il ritorno a pieno regime del roadshow “Ci vediamo da te“. L’iniziativa, che ha già riscosso grande successo, prevede oltre cento tappe in tutta Italia.

Il format è stato ideato per mantenere un contatto diretto e costante con le agenzie di viaggio, andando oltre la classica presentazione del catalogo. Si tratta, infatti, di un’occasione di confronto e ascolto, utile per condividere strategie e rafforzare una collaborazione fondata sulla relazione personale e sulla prossimità.

I tre pilastri per la sicurezza e l’assistenza

Per l’anno in corso, Guiness Travel ha introdotto un ulteriore step strategico volto a offrire maggiori garanzie ai passeggeri e a semplificare l’operatività delle agenzie. Questo approccio si basa su tre elementi fondamentali.

Il primo è il potenziamento della polizza assicurativa, ora tra le più complete sul mercato: oltre a un massimale che arriva fino a 100.000 euro e una franchigia al 15%, il prezzo base del pacchetto include ora l’annullamento e l’interruzione del viaggio per qualsiasi motivo, compresi gli eventi di forza maggiore. Questo aiuta a tutelare maggiormente il viaggiatore e a eliminare possibili problematiche pre-partenza e in corso di viaggio.

Il secondo elemento è la gestione operativa attiva 24 ore su 24. L’accompagnatore presente in loco è costantemente supportato dallo staff remoto, permettendo la risoluzione tempestiva di eventuali imprevisti direttamente durante il tour, garantendo continuità nell’esperienza di viaggio e costanza nella qualità del servizio.

Infine, il terzo elemento riguarda la gestione delle controversie post-viaggio: l’azienda punta alla prevenzione, cercando di intervenire durante il soggiorno stesso. Nel caso eccezionale in cui emergano criticità documentate al rientro, è previsto un approccio da parte di Guiness Travel orientato alla conciliazione immediata.

Il successo delle prenotazioni anticipate

Dal punto di vista commerciale, il primo trimestre dell’anno ha evidenziato una forte accelerazione delle vendite, trainata dalla formulaUltra Prenota Prima“.

Questa promozione, valida per chi prenota entro il 28 febbraio, si conferma uno strumento molto efficace per incentivare gli acquisti e per far risparmiare i viaggiatori.

Per i viaggi in partenza ad aprile, la formula permette di bloccare il prezzo evitando rischi di adeguamenti valutari o aumenti delle tasse aeroportuali, offrendo inoltre riduzioni basate sul valore del viaggio. Per le partenze da maggio in poi, a questi vantaggi si somma un extra bonus per ogni persona.

Si tratta di una politica che premia la pianificazione anticipata, garantendo trasparenza e protezione del budget in un contesto di mercato che richiede sempre maggiore chiarezza.

Guiness Travel S.P.A.

https://www.guinesstravel.com/

Via Ignazio Pettinengo 72 – 00159 ROMA

Tel. 06-43253593

Email:info@guinesstravel.it

Napoli, i ladri seriali volevano colpire le ville di Fendi e del Governatore della Banca d’Italia

L’inchiesta della Procura di Napoli Nord sulle sette bande di ladri seriali che ha portato in carcere 38 persone ricostruisce la rete criminale composta dai sette sodalizi interconnessi, specializzati in furti in abitazione, ricettazione e truffe agli anziani. Monitoraggi, intercettazioni e pedinamenti hanno portato al blitz che si è consumato all’alba di oggi,

Un’indagine lunga sedici mesi: denunce, intercettazioni e pedinamenti

È partita da una singola denuncia, quella presentata il 16 giugno 2023 da una donna, vittima di un furto nella sua abitazione di Casoria, l’imponente inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli.

Da quel primo episodio, apparentemente isolato, gli investigatori hanno iniziato a intravedere un disegno più ampio: modalità operative ricorrenti, telefoni “dedicati”, spostamenti sospetti e una rete di soggetti che si muovevano con ruoli ben definiti.

Tra giugno 2023 e ottobre 2024 sono stati monitorati 50 soggetti e 18 veicoli. Le attività investigative hanno incluso 82 intercettazioni telefoniche, 47 acquisizioni di traffico telefonico e telematico, tre intercettazioni ambientali (tra veicoli e abitazioni), tre servizi di intercettazione telematica, due osservazioni da remoto con telecamere e 20 servizi di osservazione, controllo e pedinamento. Cinque i veicoli sottoposti a sequestro probatorio.

L’analisi incrociata di tabulati, conversazioni e immagini di videosorveglianza ha consentito agli inquirenti di attribuire ogni singolo episodio delittuoso a specifici gruppi criminali, rivelando l’esistenza di sette sodalizi autonomi ma permeabili tra loro, capaci di collaborare o scambiarsi uomini e informazioni a seconda delle occasioni.

Elemento centrale dell’indagine è stato l’uso sistematico di telefoni cellulari di vecchia generazione, spesso Nokia GSM, con SIM intestate a cittadini stranieri inesistenti. Un vero e proprio “circuito chiuso” di comunicazione, pensato per eludere controlli e infezioni da spyware.

I sopralluoghi a Fregene: ville eccellenti nel mirino

Nel corso delle indagini è emerso anche un inquietante capitolo laziale. Una delle batterie, riconducibile al gruppo guidato da Alfredo Massimo, si era spinta fino a Fregene, sul litorale romano, dove sorgono alcune delle ville più lussuose d’Italia. Tra gli obiettivi attenzionati figuravano le residenze della famiglia Fendi e quella del Governatore della Banca d’Italia.

I sopralluoghi, effettuati sia di giorno che di notte, avevano però convinto i ladri a desistere: sistemi di sicurezza avanzati, vigilanza e difficoltà logistiche avevano reso i colpi troppo rischiosi. Un dettaglio che restituisce, tuttavia, la misura dell’ambizione criminale dei gruppi e della loro capacità di pianificare colpi di alto profilo.

1) Il gruppo di Pasquale Caiazza: la batteria “familiare”

A capo del primo sodalizio individuato c’è Pasquale Caiazza, affiancato stabilmente dal padre Mauro Caiazza, detto “Maurizio”, e dal cugino acquisito Dario Marra, soprannominato “Tigre”. Un gruppo a forte connotazione familiare, rodato e particolarmente attivo.

Alle loro attività ha preso parte, in più occasioni, anche Alfredo Massimo, pur mantenendo una propria autonomia operativa. Proprio questa batteria è ritenuta responsabile del furto ai danni di Rosa Tucci, episodio che ha dato origine all’intera indagine.

Gli investigatori sono riusciti a collocare con certezza Caiazza, Marra e Massimo a Casoria il giorno del colpo, grazie all’incrocio tra tabulati telefonici e dati di localizzazione. La perizia criminale del gruppo è emersa anche nel furto del 14 novembre 2023 a Portici, in casa di Elena Dandolo: nonostante la foratura di una ruota dell’auto usata per il colpo, una Fiat Bravo, i ladri riuscirono ad asportare una cassaforte con 25mila euro in contanti.

La batteria Caiazza era in grado di commettere più furti nella stessa giornata, cambiando frequentemente SIM per depistare le indagini. I monili rubati finivano poi sul mercato nero attraverso Alessandro Russo, ricettatore di riferimento.

2) Il gruppo di Alfredo Massimo, detto “’o Gemello”

Figura centrale dell’intera inchiesta è Alfredo Massimo, detto “’o Gemello”, personaggio noto nell’ambiente criminale. Da dicembre 2023 ha iniziato a operare in autonomia con i figli Vincenzo e Alessandro Massimo e il nipote Emanuele Marotta.

Il suo gruppo si distingueva per un modus operandi più aggressivo: sopralluoghi notturni, spesso effettuati dallo stesso Massimo in solitaria, e una rete di “basisti” pronti a segnalare obiettivi appetibili. Tra questi Vincenzo Moccia, detto “Bambulella”, e Carmine Di Napoli.

Massimo veniva contattato anche da altri soggetti, come Michele Esposito, che gli indicava abitazioni e attività commerciali vulnerabili, notate durante il suo lavoro di rider. Il raggio d’azione del gruppo si estendeva ben oltre Napoli, arrivando fino a Benevento e al Lazio.

È in questo contesto che emerge il contatto con Silvio De Cubellis, pregiudicato trapiantato in provincia di Roma, che avrebbe ingaggiato Massimo per un colpo a Fregene. Un progetto abortito, ma che rivela l’alto livello delle mire criminali.

3) Il gruppo di Salvatore Di Napoli, detto “’o Nanuccio”

Il terzo sodalizio ruotava attorno a Salvatore Di Napoli, detto “’o Nanuccio”. Con lui operavano la compagna Sara Marino, il nipote Ciro Talotti, il genero Ivan Sperati e, in alcune fasi, lo stesso Alfredo Massimo.

L’arresto di Talotti, avvenuto il 9 novembre 2023 ad Angri, ha segnato un punto di svolta, incrinando gli equilibri interni. I rapporti tra Di Napoli e Massimo si sono progressivamente deteriorati, soprattutto per divergenze sulle modalità operative. Da qui la scelta di Di Napoli di affidarsi maggiormente al genero Sperati.

Il gruppo ha operato soprattutto tra la provincia sud di Napoli, il confine con Salerno, l’area vesuviana e l’agro aversano, utilizzando sistematicamente utenze Lycamobile intestate a prestanome inesistenti.

4) Il gruppo di Ciro Fabiano: gli specialisti delle serrature

All’inizio del 2024 Massimo ha valutato una collaborazione con il gruppo guidato da Ciro Fabiano, affiancato da Enrico Parisi e Maurizio Cangiano. Una batteria nota per l’elevata specializzazione nell’apertura di serrature europee di ultima generazione.

Dopo alcuni sopralluoghi congiunti, Massimo ha però preferito sfilarsi, rifiutando un ruolo secondario. Il gruppo Fabiano ha continuato a operare tra Napoli, Avellino, Benevento e, infine, Frosinone, dove è stato arrestato il 22 febbraio 2024.

Anche in questo caso, i monili rubati venivano ceduti a Alessandro Russo o alla gioielleria Gallotti del Borgo Orefici di Napoli.

5) I gruppi di Giuseppe Grammatico e Gennaro Rizzo

L’inchiesta ha poi fatto luce su altri due sodalizi. Il primo, guidato da Giuseppe Grammatico, era attivo sia nei furti in abitazione sia nelle truffe dello “specchietto” ai danni di anziani. Fondamentale per ricostruirne la struttura è stato il ritrovamento del cellulare “da lavoro” smarrito durante un furto.

Il secondo gruppo faceva capo a Gennaro Rizzo, che continuava a delinquere nonostante fosse agli arresti domiciliari, violando ripetutamente le prescrizioni. Con lui operavano Roberto Micillo e Paolo Monaco.

6) Il nuovo gruppo di Dario Marra

Sfuggito all’arresto dell’8 febbraio 2024, Dario Marra ha rapidamente riorganizzato una nuova batteria criminale nel Rione Traiano, coinvolgendo Lucio Russo, Salvatore Autiero e Aniello Di Napoli.

Marra ha continuato a utilizzare lo stesso telefono già intercettato in passato, permettendo ai carabinieri di ricostruire anche questa nuova rete. Tra i soggetti coinvolti anche Gennaro Guarracino e Maria Pia Iovine, protagonisti di almeno tre colpi prima dell’arresto.

L’elenco completo degli indagati

 

Giuseppe Agerola, nato a Napoli l’11 gennaio 1983;

Salvatore Autiero, nato a Napoli il 23 dicembre 1982;

Antonietta Caiazza, nata a Napoli il 17 gennaio 1968;

Mauro Caiazza, nato a Napoli il 21 marzo 1971;

Pasquale Caiazza, nato a Pollena Trocchia (Napoli) il 26 luglio 1994;

Maurizio Cangiano, nato a Mugnano di Napoli il 23 febbraio 1982;

Salvatore Cangiano, nato a Napoli il 26 aprile 1973;

Luigi Cavuoto, nato a Napoli il 28 giugno 1975;

Antonio Corduas, nato a Napoli il 1° ottobre 1990;

Aniello Di Napoli, nato a Napoli il 26 dicembre 1988;

Carmine Di Napoli, nato a Napoli il 26 gennaio 1956;

Salvatore Di Napoli, nato a Napoli il 28 ottobre 1960;

Michele Esposito, nato a Napoli il 6 gennaio 1984;

Ciro Fabiano, nato a Napoli il 20 luglio 1958;

Gennaro Grammatico, nato a Napoli il 5 dicembre 1981;

Giuseppe Grammatico, nato a Napoli il 4 febbraio 1977;

Gennaro Guarracino, nato a Napoli l’11 marzo 1978;

Maria Pia Iovine, nata a Napoli il 7 novembre 1998;

Antonio Leporanico, nato a Napoli l’8 marzo 1949;

Pasquale Maglione, nato a Napoli il 16 febbraio 1977;

Sara Marino, nata a Napoli il 3 marzo 1981;

Emanuele Marotta, nato a Napoli il 30 luglio 1993;

Dario Marra, nato a Napoli il 19 novembre 1987;

Alessandro Massimo, nato a Napoli il 6 settembre 1996;

Alfredo Massimo, nato a Napoli il 10 gennaio 1966;

Vincenzo Massimo, nato a Napoli il 9 maggio 1991;

Angelo Michelini, nato a Napoli il 31 gennaio 1988;

Roberto Micillo, nato a Napoli il 13 ottobre 1996;

Maurizio Minichini, nato a Napoli il 4 dicembre 1975;

Vincenzo Moccia, nato a Napoli il 19 ottobre 1975;

Paolo Monaco, nato a Napoli il 31 maggio 1964;

Enrico Parisi, nato a Napoli il 7 dicembre 1988;

Pasquale Pisa, nato a Napoli il 13 settembre 1992;

Gennaro Rizzo, nato a Napoli l’11 settembre 1980;

Alessandro Russo, nato a Napoli l’8 agosto 1990;

Lucio Russo, nato a Napoli il 21 aprile 1971;

Ivan Sperati, nato a Napoli il 21 giugno 1983;

Ciro Talotti, nato a Napoli il 2 febbraio 1983.

Ad is loading…
Ad is loading…