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Castellammare, 4 denunciati: sversamenti abusivi vicino all’isola ecologica

A Castellammare di Stabia, un sistema di videosorveglianza ha permesso di smascherare un gruppo di persone che utilizzava l’area antistante l’isola ecologica di via Fondo d’Orto, attualmente non operativa, per sversare rifiuti e materiale di risulta in violazione delle norme ambientali.

Gli agenti della Polizia Municipale, coordinati dalle autorità locali, hanno così denunciato quattro persone, tra cui un soggetto già sottoposto a divieto di dimora nel comune, e sequestrato il veicolo impiegato per il trasporto dei rifiuti. Al conducente è stata immediatamente sospesa la patente.

I filmati hanno documentato più episodi in cui due uomini arrivavano sul posto a bordo del mezzo, scaricando indiscriminatamente materiali di risulta. Le immagini hanno consentito di ricostruire l’intera dinamica degli sversamenti e identificare tutti i soggetti coinvolti: gli esecutori materiali, il proprietario del veicolo e il produttore dei rifiuti.

Il sindaco Luigi Vicinanza ha sottolineato la fermezza dell’amministrazione: “Chi inquina e mette a rischio la salute dei cittadini non avrà tregua. Le telecamere e i controlli della nostra polizia municipale stanno dando risultati concreti. Continueremo su questa linea senza esitazioni”. L’operazione rappresenta un passo importante nella tutela del territorio e nel contrasto agli scarichi abusivi, dimostrando l’efficacia dei sistemi di controllo tecnologici integrati con le forze dell’ordine.

Casal di Principe, sgomberata la villa confiscata a un esponente dei Casalesi

A Casal di Principe è stata liberata la villa confiscata a Gaetano Darione, figura di spicco del clan dei Casalesi, che era stata occupata senza titolo da tre persone. L’intervento, coordinato dalla Questura di Caserta e condotto dagli agenti del locale Commissariato con il supporto di carabinieri, polizia locale e rappresentanti del Comune, ha riportato nelle mani dello Stato un bene da anni sottratto alla criminalità organizzata. Prima di procedere all’accesso, gli operatori hanno interrotto le utenze, misura necessaria a evitare rischi e a consentire un esito ordinato dell’operazione.

Non sono mancati momenti di tensione: gli occupanti hanno inizialmente rifiutato di lasciare l’immobile, ma la situazione è rientrata e il nucleo familiare ha infine abbandonato la villa. Una volta liberata, la struttura è stata formalmente assegnata al Comune di Casal di Principe dall’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, con l’amministrazione che punta a trasformarla nella sede dell’Ambito sociale di zona, qualora si concretizzi il ruolo di Comune capofila.

Nella stessa giornata era previsto anche lo sgombero della villa confiscata a Giuseppe Setola, l’ex capo dell’ala stragista dei Casalesi condannato a numerosi ergastoli, compreso quello per la strage dei ghanesi di Castel Volturno. L’operazione è però saltata a causa di un vizio di notifica e sarà riprogrammata non appena risolto il problema. In quell’immobile vivono ancora due persone ritenute occupanti abusivi.

Napoli, evade dai domiciliari e tenta la fuga: 23enne arrestato dopo un inseguimento

Le strade di Napoli sono diventate teatro di una fuga tanto improvvisa quanto inutile per un 23enne già sottoposto agli arresti domiciliari. Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, impegnati nel consueto pattugliamento mattutino, lo hanno incrociato in via Antonio Labriola alla guida di un’auto, nonostante dovesse trovarsi in casa.

Alla vista della volante, il giovane ha premuto sull’acceleratore, provando a sottrarsi al controllo. L’inseguimento è durato pochi minuti, ma è stato tutt’altro che ordinario. L’auto si è fermata in via Gobetti, dove il ragazzo ha tentato un’ultima mossa: è sceso dal veicolo e si è arrampicato lungo la facciata di un palazzo nel tentativo di rientrare nella sua abitazione senza essere raggiunto.

Gli agenti, però, lo hanno seguito fin dentro casa, bloccandolo poco dopo. L’episodio ha confermato la violazione della misura restrittiva e per il 23enne è scattato l’arresto per evasione.

Conte, l’aria a Napoli resta tesa. E i bookmaker non escludono ancora l’addio

La pausa per le nazionali ha offerto al Napoli un momento di tregua, ma non ha dissipato del tutto le tensioni intorno alla panchina di Antonio Conte. Il tecnico, reduce da una settimana di pausa atipica concessa dal club, è tornato a Castel Volturno per dirigere la ripresa degli allenamenti in vista del match casalingo contro l’Atalanta.

L’obiettivo dichiarato è invertire la rotta dopo una serie di prestazioni opache che hanno incrinato l’entusiasmo iniziale. L’attesa per una svolta si intreccia però con le valutazioni dei bookmaker, che continuano a considerare possibile un addio anticipato. Secondo quanto riportato da Agipronews, Snai quota a 2 l’eventualità di un esonero o di dimissioni entro il 6 gennaio, segno di una fiducia tutt’altro che solida.

Il clima non è più leggero nemmeno altrove: Maurizio Sarri, in aperta frizione con l’ambiente Lazio, figura tra i tecnici più esposti nelle previsioni degli analisti, con Sisal che valuta il suo allontanamento a 4,50. Tra numeri, tensioni e aspettative, il ritorno al lavoro non basta da solo a rasserenare l’ambiente napoletano, che attende risposte dal campo più che dai pronostici.

Pompei, fugge al controllo di polizia: 41enne arrestato dopo un inseguimento

La quiete della tarda mattinata a Pompei è stata interrotta da un inseguimento improvviso, scattato quando gli agenti del Commissariato hanno notato un’auto in sosta vietata lungo via Unità d’Italia.

Al volante c’era un 41enne del posto, apparentemente fermo in attesa, ma la situazione è cambiata nel momento in cui i poliziotti gli hanno chiesto i documenti. L’uomo ha accelerato bruscamente, tentando di eludere il controllo e lanciandosi in una fuga che ha messo a rischio la circolazione.

Le pattuglie si sono immediatamente messe sulle sue tracce mentre il conducente, nel tentativo di far perdere le proprie tracce, ha compiuto manovre azzardate e pericolose. La corsa è terminata in via Lepanto, dove gli agenti sono riusciti a bloccarlo dopo una colluttazione che ha reso necessario l’intervento fisico per immobilizzarlo.

Una volta fermato, l’uomo è stato dichiarato in arresto con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’episodio conferma l’intensificazione dei controlli sul territorio e l’attenzione delle forze dell’ordine verso comportamenti che possono mettere in pericolo cittadini e operatori.

L’ira dei tassisti: “Napoli accende le luci, ma spegne la mobilità”

A Napoli il conto alla rovescia per il Natale procede a colpi di luminarie e inaugurazioni, mentre la città si prepara a indossare il suo abito più scintillante. Ma dietro l’atmosfera festosa, serpeggia la protesta dei tassisti, che denunciano l’assenza delle condizioni minime per poter lavorare in modo regolare.

Secondo il Comitato di Base del Settore Taxi, la situazione della mobilità cittadina è ormai al collasso: «Siamo già intrappolati in ingorghi continui causati da cantieri interminabili e da strade chiuse senza una pianificazione chiara.

Questo per noi significa un Natale difficilissimo», spiegano gli operatori, che puntano il dito contro l’assenza di un piano traffico adeguato e la mancata attivazione delle ZTL.

Mentre l’amministrazione comunale mette in vetrina nuove decorazioni luminose, i tassisti parlano di una città che “si blocca proprio quando avrebbe più bisogno di funzionare”. E avvertono: eventuali difficoltà nel reperire un taxi durante le festività non potranno essere imputate alla categoria.

«La responsabilità ricade su scelte politiche che rendono impossibile operare in condizioni normali», affermano.

Il Comitato respinge ogni attacco al settore e chiede un intervento immediato al sindaco Gaetano Manfredi e all’assessore ai Trasporti, Edoardo Cosenza. «Ci scusiamo fin d’ora con i cittadini e con gli utenti del servizio taxi per i disagi che l’amministrazione creerà con la sua gestione del traffico», conclude la nota. Un Natale di luci, dunque, ma anche — e soprattutto — di tensione su strada.

Caserta, smantellata la “fabbrica” delle auto rubate: 8 ai domiciliari per un giro da 200mila euro

Un’officina del riciclaggio, organizzata e capace di generare un giro d’affari stimato in oltre 200mila euro, è stata smantellata dai carabinieri della Compagnia di Capua nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere.

Questa mattina i militari hanno eseguito un’ordinanza cautelare che ha portato otto persone agli arresti domiciliari, mentre per altri tre indagati è stato disposto l’obbligo di dimora e per un ulteriore soggetto quello di presentazione alla polizia giudiziaria.

Il provvedimento, firmato dal gip, arriva al termine di un’attività investigativa “articolata e prolungata”, avviata nel dicembre 2022 e conclusa nel giugno 2024. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo era specializzato non solo nel furto di auto e motocicli – almeno otto vetture e due moto sottratte eludendo o manomettendo i sistemi di chiusura – ma soprattutto nella fase successiva: la ricettazione e il riciclaggio dei mezzi rubati.

Le indagini dei carabinieri hanno infatti documentato un vero e proprio processo di “ripulitura” dei veicoli, che venivano smontati, modificati e reimmessi nel mercato nero come se fossero regolari. In totale, i carabinieri hanno individuato 25 autovetture e un motociclo riciclati attraverso un sistema ben collaudato: sostituzione dei telai originali con telai fittizi, applicazione di targhe anteriori e posteriori non corrispondenti a quelle assegnate ai mezzi rubati, e reimmissione nella circolazione.

Un’operazione, spiegano gli investigatori, che richiedeva competenze tecniche, disponibilità di ricambi e una rete di contatti per piazzare i veicoli “clonati”. Tutto lasciava pensare a un’organizzazione strutturata, capace di operare in modo continuativo e professionale.

Gli indagati dovranno ora rispondere, a vario titolo e in concorso, dei reati di furto, ricettazione e riciclaggio. Le accuse restano naturalmente da verificare nelle fasi successive del procedimento, ma l’inchiesta ha già permesso di bloccare una filiera illecita che, secondo gli inquirenti, era diventata un punto di riferimento per il mercato nero delle auto “fantasma” in provincia di Caserta.

Strage di Ercolano, chiesta la premeditazione per la morte delle gemelle e dell’adolescente

Ercolano – Il processo per l’esplosione della fabbrica abusiva di fuochi d’artificio avvenuta lo scorso 18 novembre 2024 in contrada Patacca, e che costò la vita a tre giovanissimi operai in nero,  è ormai alle sue battute finali. Si sta svolgendo davanti al tribunale di Napoli dove oggi, martedì 18 novembre 2025, si è tenuta una nuova udienza cruciale.

Massimo Viscusi, avvocato della famiglia Tafciu, ha chiesto esplicitamente ai giudici di riconoscere l’aggravante della premeditazione per i responsabili della tragedia.

Secondo gli inquirenti, Pasquale Punzo e Vincenzo D’Angelo sarebbero stati i gestori dell’impianto illegale, e rispondono a processo per triplice omicidio volontario con dolo eventuale, oltre che per caporalato.

Al termine della requisitoria, i sostituti procuratori Stella Castaldo e Vincenzo Toscano hanno chiesto vent’anni di reclusione per ciascuno degli imputati principali, mentre per Raffaele Boccia, accusato di aver fornito la polvere da sparo utilizzata dalle vittime, la Procura ha richiesto una condanna a quattro anni.

Oggi hanno discusso, assieme al legale Viscusi – rappresentante della compagna, della suocera e della figlia di Tafciu – anche gli avvocati Francesco Pepe, Nicoletta Verlezza e Ferdinando Letizia, che tutelano rispettivamente la cognata di Tafciu, la famiglia delle gemelle Esposito e i genitori di Samuel Tafciu.

Il primo dicembre sarà invece la volta dei difensori degli imputati. La sentenza, attesa entro la fine dell’anno, potrebbe segnare il destino giudiziario per una vicenda che ha sconvolto la comunità di Ercolano, accendendo i riflettori sulla piaga delle fabbriche illegali di fuochi d’artificio e sulla sicurezza dei lavoratori spesso lasciati senza diritti e protezione.

Afragola, scacco al clan Nobile: il boss e altri 9 affiliati fermati dalla Dda

Afragola – Un blitz scattato alle prime luci dell’alba ha portato all’arresto di 10 persone, ritenute i responsabili dell’agguato di un mese fa in via Sportiglione, una stesa in piena regola in un bar della periferia afragolese.

L’operazione congiunta di Polizia di Stato e Carabinieri della Compagnia di Casoria ha fatto luce su una delle pagine più violente della recente guerra di camorra che insanguina la città.

Le manette sono scattate nella zona calda del cosiddetto Parco Sant’Antonio, da tempo teatro di scontri armati per il controllo del territorio. I dieci fermati, tutti riconducibili alla fazione criminale “Nobile”, sono accusati di aver pianificato e eseguito l’attacco a colpi di pistola e mitragliette contro il bar di via Sportiglione.

Un assalto che, nelle 24 ore successive, innescò una spirale di violenza con altre due ritorsioni armate, per un totale di circa 40 colpi esplosi tra le vie della città.

L’agguato: pioggia di piombo e terrore

La ricostruzione dell’agguato, avvenuto poco prima di mezzanotte un mese fa, dipinge un quadro di violenza inaudita. Un commando di uomini armati aveva aperto il fuoco all’esterno del locale, colpendo tre giovani: Nicola Bassolino, 18enne, e due 28enni, Antonio Patriciello e Federico Moccia.

Tutti e tre, privi di precedenti penali,  ricoverati in gravi condizioni: due al Cardarelli di Napoli e uno all’ospedale di Frattamaggiore. Sul posto, gli investigatori del nucleo di Castello di Cisterna rinvennero 15 bossoli. Le indagini, da subito, hanno indicato la pista della faida per il controllo dello spaccio di droga come movente primario.

Il quadro criminale: la lotta per l’eredità dei Moccia

L’operazione di questa mattina non è solo una risposta a un singolo fatto di sangue, ma un colpo assestato al cuore della riconfigurazione della criminalità afragolese. Il Parco Sant’Antonio è infatti un “cratere” ancora aperto dalla caduta del clan Moccia.

In quel vuoto di potere, bande minori come i “Nobile” si stanno affrontando senza esclusione di colpi per occupare gli spazi liberi, in una lotta che si manifesta con colpi di pistola contro auto in sosta e scontri armati in pieno giorno.

I nomi dei dieci fermati
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1) NOBILE Giuseppe, nato ad Acerra (NA) il 24.08.1982,
2) NOBILE Antonio, nato ad Acerra (NA) il 22.01.2004,
3) CASTIELLO Marco, nato a Napoli il 17.10.2003,
4) POLLARO Alex, nato ad Acerra il 06.08.1998,
5) ESPOSITO Biagio, nato a Frattaminore (NA) il 7.1.2005,
6) GUERRA Salvatore, nato ad Acerra (NA) il 24.2.1998,
7) BASSOLINO Nicola, nato ad Acerra (NA) il 27.8.2007,
8) TUCCILLO Domenico, nato ad Acerra (NA) il 09.12.1981,
9) CASTIELLO Giovanni, nato ad Afragola (NA) il 05.11.1972,
10) ZANFARDINO Francesco, nato ad Acerra (NA) il 24.10.1990,

Telecontact, scatta la protesta: mille e seicento dipendenti in sciopero per un mese

Dopo la manifestazione di ieri sotto la sede romana di Poste Italiane, azionista di maggioranza di Tim, scatta oggi lo sciopero nazionale dei dipendenti Telecontact. Una protesta destinata a durare fino al 16 dicembre, con astensioni dal lavoro scaglionate: due ore a fine turno per i full time, un’ora e mezza per i part time al 75%, un’ora per quelli al 50%.

Sono 1.591 i lavoratori coinvolti in tutta Italia, di cui 303 solo a Napoli. L’80% ha un volto femminile. Tutti uniti nella stessa battaglia: opporsi alla cessione della società da parte di Tim, che oggi la controlla al 100%, a una newco del Gruppo Distribuzione con un capitale sociale di appena 10mila euro. Nella nuova struttura confluiranno altri 1.789 dipendenti, ma le garanzie sul futuro occupazionale restano nebbiose.

La crisi delle telecomunicazioni e il piano di riconversione

Tim giustifica l’operazione con la crisi profonda del settore: un calo del 35% negli ultimi dodici anni che ha reso inevitabile la ristrutturazione. Ai dipendenti viene promesso un percorso di transizione e formazione. Non più solo assistenza clienti per Tim, ma un ruolo nella digitalizzazione della pubblica amministrazione attraverso una partnership con Poste Italiane, ancora tutta da definire nei dettagli.

Ma è proprio questa vaghezza a preoccupare i lavoratori. Oltre all’incertezza sulla stabilità occupazionale, pesa la perdita dei benefit aziendali. Se la retribuzione base è garantita, tutti gli elementi derivanti dalla contrattazione aziendale rischiano di sparire, traducendosi in un taglio netto allo stipendio.

Sindacati sul piede di guerra

Le organizzazioni sindacali hanno già messo in calendario un mese di mobilitazione e nei prossimi giorni chiederanno un incontro urgente al ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo è blindare le tutele contrattuali e ottenere garanzie concrete sul futuro di quasi milleseicento famiglie che oggi guardano con angoscia a un domani sempre più incerto.

La partita è appena iniziata, ma i lavoratori hanno già fatto sentire la loro voce: non accetteranno di essere sacrificati sull’altare di una ristrutturazione che rischia di lasciarli senza protezioni.

Maxi indennizzo per l’ex autista di Zagaria: il Ministero sconfitto in Cassazione

La terza sezione penale della Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla lunga battaglia giudiziaria tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Oreste Basco, ex autista del boss dei Casalesi Michele Zagaria. I giudici di piazza Cavour hanno infatti confermato l’ordinanza con cui la Corte d’Appello di Napoli aveva riconosciuto a Basco un maxi risarcimento da 237.706 euro per ingiusta detenzione.

Il ricorso del Ministero: “Non considerati i legami con il clan”

Il Ministero aveva impugnato la decisione napoletana sostenendo che Basco, nonostante avesse formalmente lasciato il ruolo di autista di Zagaria nel 2009, sarebbe rimasto vicino agli affari del clan almeno fino al 2011. Un elemento che, secondo la tesi dell’amministrazione, avrebbe dovuto escludere o ridimensionare il diritto all’equa riparazione.

Secondo il ricorso, la Corte d’Appello non avrebbe valutato “tutti gli elementi incidenti sul diritto all’indennizzo”, attribuendo troppo valore alla versione dell’ex autista sui suoi rapporti con il gruppo criminale.

La Suprema Corte chiude il caso: “Nessun nesso causale con la misura cautelare”
La Cassazione, presieduta dal giudice Aldo Aceto, ha invece respinto integralmente le doglianze del Ministero. I supremi giudici hanno ritenuto che le dichiarazioni di Basco sul proprio passato non avessero alcuna incidenza sulla decisione di mantenerlo in custodia cautelare, né sul successivo riconoscimento dell’ingiusta detenzione.

In altre parole, secondo la Cassazione, non c’era alcun collegamento tra quanto dichiarato da Basco e la misura restrittiva subita, elemento decisivo per confermare il diritto al risarcimento.

Con la pronuncia definitiva, il Ministero dell’Economia è ora tenuto a versare all’ex autista del boss la somma stabilita dalla Corte d’Appello di Napoli, chiudendo un capitolo giudiziario che si trascinava da anni e che ruotava attorno al difficile equilibrio tra collaborazione, passato criminale e tutela dei diritti individuali.

L’Importanza della Sorveglianza Post-Market per i Dispositivi Medici

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La sicurezza di un dispositivo medico non si esaurisce al momento dell’approvazione regolatoria o della sua prima immissione sul mercato. Progettazione, test clinici, processi produttivi e valutazioni preliminari sono fondamentali, ma non possono prevedere ogni possibile condizione d’uso reale. È proprio durante l’utilizzo quotidiano, da parte di pazienti e professionisti sanitari, che emergono dati cruciali sulla performance del dispositivo, sulla sua durata e sui potenziali rischi.

Per questo motivo la sorveglianza post-market (Post-Market Surveillance, PMS) rappresenta uno dei pilastri più importanti dei sistemi regolatori moderni. Nell’Unione Europea, il Regolamento (UE) 2017/745 (MDR) non solo rafforza l’obbligo di monitoraggio continuo, ma stabilisce criteri rigorosi che i fabbricanti devono rispettare per mantenere la conformità per tutto il ciclo di vita del prodotto. Lo stesso vale in molti altri Paesi, in cui i requisiti si stanno allineando a un approccio più attento, trasparente e basato sull’evidenza.

Comprendere la PMS non è quindi soltanto una questione tecnica: è una responsabilità strategica che permette alle aziende di proteggere la sicurezza dei pazienti, ridurre i rischi, e costruire un rapporto di fiducia con autorità competenti, operatori sanitari e utilizzatori finali.

Perché la Sorveglianza Post-Market è così centrale

I dispositivi medici vengono utilizzati in contesti molto diversi, spesso con variabilità ambientali, cliniche e comportamentali difficili da simulare nei test pre-market. Un dispositivo può funzionare perfettamente in laboratorio ma presentare problemi quando impiegato quotidianamente da migliaia di utenti.

La PMS permette di raccogliere informazioni reali, non teoriche, su:

  • performance nel lungo periodo
  • comparsa di effetti collaterali inattesi
  • rischi derivanti dalla manutenzione o da modifiche nei processi del fabbricante
  • errori d’uso ricorrenti
  • differenze di comportamento in sottogruppi di pazienti

Senza un monitoraggio accurato, queste informazioni emergerebbero solo dopo che un problema si è trasformato in un evento grave. Con la PMS, invece, l’azienda può intervenire rapidamente, proporre azioni correttive, aggiornare la documentazione tecnica e garantire che il dispositivo continui a soddisfare i requisiti di sicurezza e prestazione.

Collegare i dati reali alla regolamentazione

La PMS non è un processo isolato. È direttamente collegata alla valutazione clinica, al sistema di gestione della qualità e ai requisiti normativi che disciplinano i dispositivi medici. Le aziende devono quindi gestire la sorveglianza post-market come parte integrante della propria strategia di conformità.

I fabbricanti devono conoscere e applicare i principali regolamenti sui dispositivi medici, come illustrato in questa panoramica dedicata: regolamenti sui dispositivi medici

Questi regolamenti definiscono cosa ci si aspetta da un sistema PMS efficace, quali dati devono essere raccolti e come devono essere analizzati e riportati alle autorità competenti. Nel quadro normativo europeo, ad esempio, la PMS alimenta direttamente la rivalutazione clinica continua, la gestione del rischio, e gli aggiornamenti della documentazione tecnica.

Come la PMS sostiene la sicurezza dei pazienti

Ogni dato raccolto nel periodo post-market contribuisce a identificare segnali che potrebbero richiedere un intervento. Un incremento di reclami simili, un fallimento ricorrente, o un comportamento inatteso del dispositivo possono indicare un rischio potenziale.

La PMS consente di:

  • individuare trend negativi prima che diventino gravi
  • valutare la correlazione tra problemi segnalati e il dispositivo stesso
  • attivare indagini interne, test aggiuntivi o audit mirati
  • comunicare in maniera trasparente con le autorità e gli operatori sanitari

Queste attività permettono di intervenire in modo tempestivo, riducendo l’impatto sugli utenti e prevenendo conseguenze più gravi.

Quando la PMS diventa un vantaggio competitivo

Oltre a un obbligo regolatorio, un sistema PMS ben sviluppato può offrire benefici strategici considerevoli. Le aziende che investono in un monitoraggio proattivo tendono a riconoscere errori, debolezze di progettazione e problemi di produzione molto prima che questi si traducano in costi significativi.

Una solida raccolta dati permette inoltre di:

  • migliorare la progettazione dei futuri dispositivi
  • identificare funzionalità utili o nuove esigenze cliniche
  • rafforzare la reputazione del marchio
  • supportare decisioni sulla gestione del portafoglio prodotti
  • rendere più fluidi gli audit delle autorità competenti

In un mercato altamente competitivo, queste informazioni diventano preziose, poiché permettono alle aziende di evolvere rapidamente e di rispondere a esigenze reali degli utenti.

Post-Market Surveillance e Post-Market Clinical Follow-up

In molti casi, la PMS si integra con il PMCF (Post-Market Clinical Follow-up), un’attività che raccoglie prove cliniche aggiuntive dopo l’immissione sul mercato. Il PMCF è richiesto soprattutto per dispositivi innovativi, per categorie ad alto rischio o quando esistono incertezze residue sulla prestazione clinica.

Attraverso studi osservazionali, raccolta sistematica di dati clinici o follow-up strutturati, il PMCF contribuisce a verificare che le conclusioni tratte nella valutazione clinica restino valide nel tempo. In altre parole, la prova clinica non è mai statica: si aggiorna e si rafforza a partire dall’esperienza reale.

Il ruolo della comunicazione trasparente

La sorveglianza post-market non riguarda solo l’analisi interna. Richiede una comunicazione chiara con autorità, utilizzatori e altri stakeholder. In caso di rischio identificato, il fabbricante deve agire rapidamente e in modo coordinato, aggiornando le istruzioni per l’uso, informando gli operatori sanitari o adottando misure correttive sul campo (Field Safety Corrective Actions).

La trasparenza è essenziale per mantenere la fiducia. La comunicazione tempestiva, infatti, non solo risolve problemi, ma dimostra responsabilità e competenza, elementi cruciali in un settore dove la sicurezza è prioritaria.

Conclusione

La sorveglianza post-market rappresenta la fase più dinamica del ciclo di vita di un dispositivo medico. È in questo periodo che si raccolgono i dati più autentici sulla performance, sulla sicurezza e sull’affidabilità del prodotto. Per i fabbricanti, la PMS non è solo un obbligo imposto dai regolamenti: è uno strumento indispensabile per proteggere i pazienti, migliorare la qualità e mantenere la conformità in un mercato sempre più regolamentato e complesso.

Le aziende che trattano la PMS come un processo strategico e continuo, e non come un semplice requisito formale, sono le stesse che raggiungono i livelli più elevati di qualità, credibilità e sicurezza.

Sorrento, arrivati i bus del futuro

Sorrento – Una silenziosa rivoluzione elettrica è partita stamane dal deposito EaV di Sorrento. Dove il rombo dei diesel lascia il posto al sussurro degli autobus del futuro. Sono entrati in servizio i primi autobus elettrici di Classe I, pronti a solcare l’incantevole tratta della linea 8 tra Meta e Massalubrense, portando con sé una promessa di mobilità più pulita e sostenibile.

I nuovi giganti a zero emissioni non sono un caso isolato, ma la punta di diamante di un piano di rinnovo che sta trasformando il volto del trasporto pubblico campano. Dopo le consegne all’isola d’Ischia dello scorso ottobre e al polo di Galileo Ferraris a inizio novembre, ora tocca alla Penisola Sorrentina. Un dispiegamento strategico che porta a 17, su un totale di 36 assegnati, il numero di bus elettrici già operativi nella flotta EaV.

Un investimento da 12 milioni di euro

Un cambio di passo reso possibile da un investimento della Regione Campania di circa 12 milioni di euro, gestito attraverso la gara Acamir. Un fiume di denaro che sta servendo a compiere un balzo in avanti di un decennio. Basti pensare che nel 2015 la situazione era ben diversa: sui territori circolavano appena 110 autobus, con un’età media di 16 anni, veri e propri “reperti” di un trasporto pubblico allo stremo.

Oggi, la fotografia è ribaltata. La flotta EaV conta su oltre 410 veicoli, un parco mezzi quasi quadruplicato e ringiovanito: l’età media è ora inferiore ai 6 anni. Una metamorfosi che garantisce non solo minori emissioni, ma anche maggiore affidabilità, sicurezza e comfort per i pendolari e i turisti che ogni giorno affollano le linee.

La mappa dei depositi: 6 avamposti per una flotta rinnovata

I 410 bus sono dislocati in una rete logistica di sei depositi, cuori pulsanti del servizio: Ischia, Galileo Ferraris, Agnano, Comiziano, Torre Annunziata e, appunto, Sorrento. Proprio il sito sorrentino, che dà lavoro a circa 80 dipendenti e ospita stabilmente una trentina di bus, si conferma così un avamposto cruciale per la transizione ecologica su gomma, a guardia di uno dei paesaggi più fragili e preziosi d’Italia.

La sfida ora è quotidiana: far sì che il sibilo elettrico lungo le curve della Costiera non sia più una novità, ma la nuova, silenziosa normalità.

Come orientarsi nella live lobby – opinione degli esperti Fatpirate casino

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Il settore del gioco d’azzardo online continua a svilupparsi e migliorare per soddisfare le preferenze dei giocatori moderni. Una delle tecnologie più richieste nei casinò online sono i giochi con croupier dal vivo. Questa categoria è presente su Fatpirate casino e sui siti di altri operatori certificati.

Nell’ambito del Live casino su un determinato sito di gioco è possibile trovare diversi intrattenimenti interessanti. Gli utenti possono tentare la fortuna con il poker, il baccarat, il blackjack o la roulette. Inoltre, sono disponibili anche giochi show. Questi giochi sono presenti su molti siti, tra cui Fatpirat. Maggiori dettagli al riguardo sono disponibili nella nostra recensione analitica.

Sezioni e filtri per la ricerca dei giochi

I siti degli operatori di gioco certificati, tra cui Fatpirate casino, mettono a disposizione determinati strumenti per la ricerca dei giochi. A tal fine è possibile utilizzare le sezioni corrispondenti. I giocatori devono accedere alla lobby del casinò live e quindi utilizzare la barra di ricerca o il sistema di filtraggio.

Gli utenti devono semplicemente inserire il tipo di gioco:

  • Poker.
  • Baccarat.
  • Blackjack.
  • Roulette.
  • Giochi show.

Dopo aver inserito il tipo di gioco, ai clienti apparirà una finestra con i tavoli corrispondenti. Utilizzando il sistema di filtraggio, è possibile trovare il divertimento in base ai fornitori, al nome del gioco o alle dimensioni delle puntate in un determinato tavolo.

Livello delle puntate e funzionalità dei tavoli

I tavoli del casinò live sono dotati di molte funzioni e offrono la possibilità di effettuare puntate di diverso importo. Ogni tavolo ha le sue caratteristiche specifiche. Utilizzando le opzioni del casinò live, i giocatori ottengono:

  • Un’esperienza di gioco realistica.
  • Socializzazione e comunicazione con altri utenti.
  • La possibilità di porre domande e ricevere feedback.
  • La comodità di giocare da qualsiasi luogo senza limitazioni.
  • Un processo di gioco in modalità 24/7.
  • Una grande varietà di tavoli dei migliori fornitori.

I giocatori possono scegliere l’intrattenimento più adatto a loro e vivere un’esperienza interessante e coinvolgente. È importante scegliere un operatore affidabile, tra cui spicca Fatpirate casino. Il casinò online certificato garantisce un gioco sicuro con soldi veri in giochi con croupier dal vivo.

Identificazione immediata del tavolo adatto

Scegliere e identificare il tavolo adatto nel casinò live su qualsiasi sito di gioco è semplice. È sufficiente utilizzare il sistema di filtraggio integrato. È necessario aprire la finestra corrispondente e specificare i parametri disponibili. Quindi sullo schermo apparirà un determinato tavolo con caratteristiche specifiche. A questo punto è possibile effettuare le scommesse e iniziare a giocare con soldi veri da qualsiasi dispositivo dotato di connessione Internet.

Elementi utili dell’interfaccia del casinò live

I siti di casinò online mettono a disposizione numerosi strumenti dell’interfaccia per cercare e avviare un determinato gioco nel casinò live. La sezione con i giochi con croupier dal vivo si trova solitamente nella lobby del sito. Ma è disponibile anche una navigazione avanzata per poter cercare il gioco desiderato nella libreria dei giochi. In questo modo, gli utenti hanno a disposizione diversi elementi dell’interfaccia per accedere senza ostacoli ai giochi che si trovano nella sezione denominata Live casino.

Maxi-dissequestro per la presunta cassiera del clan Massaro

Maxi-dissequestro per la presunta “cassiera” del clan Massaro. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha annullato il decreto di sequestro preventivo di oltre 60 mila euro disposto nei confronti di Eva Ester Turnacco, 30 anni, originaria di San Felice a Cancello.

La donna è sorella del ras Aniello Turnacco e nipote di Giovanni Turnacco, storico boss soprannominato “’a manomozza”, ritenuto figura apicale del clan Massaro.

Il collegio, accogliendo integralmente le tesi difensive dell’avvocato Vittorio Fucci, ha disposto la restituzione dell’intera somma, ritenendo legittima la provenienza del denaro. I soldi, infatti, erano stati rivendicati come leciti dal marito di Turnacco, Biagio Biondillo, appartenente alla famiglia dei “Sanzione”, assistito dal medesimo legale.

Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, Eva Ester Turnacco sarebbe stata la custode della cassa dell’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, facente capo – sempre secondo gli inquirenti – ai ras Aniello Turnacco e Rino Gagliardi, detto “’o pizzaiuol”, entrambi di San Felice a Cancello. Il denaro sequestrato sarebbe stato, nelle intenzioni dell’accusa, collegato ai profitti illeciti dell’organizzazione.

Il sequestro era stato inizialmente disposto come sequestro probatorio, per poi essere trasformato in sequestro preventivo nell’ambito di una maxi-operazione coordinata dalla DDA di Napoli. L’inchiesta, condotta dal Nucleo Operativo dei carabinieri competente per territorio, si è sviluppata tra maggio 2022 e gennaio 2023, avvalendosi di intercettazioni, pedinamenti e altre attività tecniche.

Dalle indagini è emersa, secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’esistenza di un gruppo criminale strutturato, dedito al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con base operativa proprio a San Felice a Cancello. Gli investigatori hanno quantificato il giro d’affari in centinaia di migliaia di euro, riuscendo a ricostruire l’intera “filiera” del narcotraffico: dagli approvvigionamenti nell’area Nord di Napoli fino alla distribuzione al dettaglio nelle piazze di spaccio locali.

Un ruolo centrale, in questa dinamica, sarebbe stato svolto dalla frazione Talanico di San Felice a Cancello, dove i carabinieri hanno scoperto un appartamento trasformato, di fatto, in una piccola “raffineria” di droga. Nella stessa zona sono stati rinvenuti diversi box e locali utilizzati come depositi per lo stoccaggio delle varie tipologie di stupefacenti, destinati non solo al mercato locale ma anche a quello extra-provinciale.

Le sostanze, secondo le contestazioni, venivano infatti smerciate anche nei centri urbani di Napoli, Benevento e Avellino, con particolare attenzione ai comuni della Valle Caudina, ritenuti strategici per lo smercio nel Sannio e nell’Irpinia. Il dissequestro dei 60 mila euro a favore di Turnacco e Biondillo rappresenta ora uno dei primi, significativi passaggi di quella che si annuncia come una complessa battaglia processuale sulle responsabilità e sui patrimoni riconducibili, o meno, al presunto sistema di narcotraffico.

Maltempo, crollo in via Appia: in ginocchio Giugliano, Melito e Sant’Antimo

Napoli – Un’imponente e profonda voragine si è aperta questa mattina lungo la trafficata Via Appia nel Napoletano, nel tratto cruciale interessato dai controversi cantieri del collettore fognario che interessa i comuni di Melito, Sant’Antimo e Giugliano in Campania.

Il cedimento del manto stradale, avvenuto sotto l’impeto di piogge intense e persistenti che stanno flagellando l’intera area metropolitana di Napoli, ha coinvolto direttamente almeno quattro auto di passaggio, fortunatamente senza causare vittime ma scatenando il panico tra gli automobilisti.

L’episodio è stato immediatamente rilanciato dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), Francesco Emilio Borrelli, assieme all’esponente di Europa Verde Carlo Ceparano, che hanno ricevuto una valanga di segnalazioni, foto e video da parte di cittadini e residenti sconvolti.

L’indignazione delle forze politiche e della cittadinanza si è concentrata sulla tempistica e sulle modalità del crollo. “Dopo circa tre anni di lavori e disagi – denunciano congiuntamente Borrelli e Ceparano – è bastato un po’ di maltempo per far crollare tutto. Non si tratta di una calamità naturale inattesa, ma della drammatica conseguenza di opere palesemente inadatte a fronteggiare gli eventi climatici di questo tipo”.

Il dito è puntato inequivocabilmente contro la qualità dell’intervento e la sua esasperante lentezza, oggetto di precedenti sopralluoghi da parte dei due esponenti che definiscono i lavori come “cantieri eterni”.

Di fronte a quello che viene definito un “fallimento” e un “rischio mortale per i cittadini”, i due esponenti verdi hanno avanzato una richiesta perentoria: l’immediato intervento della Procura della Repubblica.

“La fragilità di questo tratto stradale, subito dopo la conclusione dei lavori, è inaccettabile,” tuonano Borrelli e Ceparano. L’obiettivo dell’indagine è accertare la qualità dei lavori eseguiti, comprendere le cause della lentezza operativa e individuare le precise responsabilità che hanno portato a questa “strage sfiorata”.

“È urgente – concludono gli esponenti – una verifica su tutte le aree del collettore prima che si verifichino altri crolli e si metta a repentaglio la vita di altre persone.” Il timore, adesso, è che il cedimento non sia un caso isolato, ma il sintomo di un problema strutturale più ampio lungo l’intero percorso dell’infrastruttura fognaria.

Caserta , presa la “donna dei portafogli”: furti seriali e spese folli con clonate

Filmata dalle telecamere, aveva rubato a 5 clienti di Caserta e Santa Maria Capua Vetere, spendendo oltre mille euro con le carte rubate. Disposti gli arresti domiciliari.

È finita l’attività criminale di una donna accusata di essere la responsabile di una serie di furti aggravati e dell’indebito utilizzo di strumenti di pagamento. I Carabinieri della Stazione locale hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare – gli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura della Repubblica.

Il provvedimento è l’esito di una complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura e condotta congiuntamente dalle Stazioni Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere e di Caserta.

Le indagini, che si sono svolte tra luglio e ottobre 2025, hanno permesso di ricostruire l’azione della donna, identificandola come l’autrice di cinque distinti furti di portafogli. Le vittime, ignare, erano clienti di diverse attività commerciali nelle città di Santa Maria Capua Vetere e Caserta.

L’identificazione, sebbene in una fase ancora preliminare delle indagini, è stata possibile grazie all’analisi meticolosa delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza delle attività commerciali e a successivi accertamenti documentali.

Non contenta del bottino in contanti, l’indagata si è resa protagonista anche dell’utilizzo fraudolento delle carte di credito e di debito trovate all’interno dei portamonete rubati. Con rapidità, la donna è riuscita ad effettuare acquisti per un importo complessivo che sfiora i 1.000,00 euro, rendendo il suo capo d’accusa ancora più grave con la falsificazione e l’utilizzo abusivo di strumenti di pagamento.

Ragazzina di 15 anni scomparsa a Vallo della Lucania: appello sui social

Vallo della Lucania– È allarme per la scomparsa di Natalia Cammarano, una giovane di 15 anni svanita nel nulla a Vallo della Lucania. A lanciare l’allarme, attraverso un appello straziante su Facebook, è la madre, Diana Cammarano, che supplica chiunque abbia anche solo un’informazione di farsi avanti.

Secondo quanto ricostruito, Natalia è stata vista per l’ultima volta proprio nel centro cilentano, in prossimità della stazione degli autobus. Al momento della scomparsa indossava una felpa grigia, jeans classici e un giubbino leggero nero.

Con sé aveva uno zaino viola e nero con motivi a cuoricini. Un particolare riconoscibile: porta quasi sempre alle orecchie delle cuffie bianche.

Le indagini dei Carabinieri sono già in corso, ma la preoccupazione è altissima. Un dettaglio aggrava ulteriormente i timori: secondo le segnalazioni, la giovane potrebbe trovarsi in uno stato confusionale, un elemento che rende la sua ricerca ancor più urgente.

Le forze dell’ordine e la famiglia fanno appello a tutta la cittadinanza. Chiunque abbia visto Natalia o abbia anche solo un minimo indizio sulla sua attuale ubicazione è pregato di contattare immediatamente i Carabinieri al numero di emergenza 112. In casi come questo, ogni minuto è prezioso e ogni segnalazione, per quanto piccola, può fare la differenza.

Discarica abusiva nel Casertano: 10 tonnellate di rifiuti sequestrate a Succivo

Una vera e propria discarica abusiva è stata scoperta dai Carabinieri della Stazione di Sant’Arpino nel comune di Succivo, in provincia di Caserta. L’area individuata, situata in località Cardoni, si trova ai margini di una strada interpoderale, in una zona rurale poco frequentata.

Durante un servizio mirato al contrasto degli illeciti ambientali, i militari hanno rinvenuto un cumulo di rifiuti speciali e non, abbandonati da ignoti su una superficie di circa 15 metri quadrati.

Il deposito illegale comprendeva plastiche, rifiuti solidi urbani di varia natura, scarti edilizi, pneumatici e parti di elettrodomestici, per un peso complessivo stimato in circa 10 tonnellate. La presenza di materiali pericolosi ha reso necessario l’intervento immediato delle autorità competenti.

L’intera area, insieme ai rifiuti rinvenuti, è stata posta sotto sequestro penale e affidata in custodia giudiziale al Comune di Succivo, che si occuperà delle operazioni di classificazione e del successivo smaltimento secondo le normative vigenti.

L’episodio evidenzia ancora una volta il fenomeno del malcostume ambientale e la necessità di rafforzare i controlli sul territorio per prevenire il proliferare di discariche abusive. Le indagini sono in corso per risalire agli autori dell’abbandono illegale dei rifiuti.

Datteri di mare, la “filiera criminale” dello scempio: chieste condanne fino a 10 anni e 10 mesi

All’udienza del 17 novembre, nel processo in corso davanti al Tribunale di Torre Annunziata contro sei imputati accusati di aver gestito per anni la filiera criminale dei datteri di mare, la Procura ha chiuso la requisitoria con richieste di condanna pesantissime.

Si tratta del procedimento che, dal dicembre 2021 a oggi, ha impegnato il collegio per 36 udienze, nel tentativo di ricostruire la rete che avrebbe devastato un tratto pregiato della Penisola Sorrentina pur di alimentare il mercato illegale del mollusco più distruttivo del Mediterraneo.

Le richieste del pm

Secondo la ricostruzione dell’accusa, al vertice dell’organizzazione c’era un capo promotore e organizzatore, per il quale il pm ha chiesto 10 anni e 10 mesi di reclusione per associazione per delinquere con aggravante ambientale, disastro ambientale, ricettazione dei datteri di mare e commercio di sostanze alimentari nocive.

Per altri quattro imputati, considerati le “squadre operative” dei datterari, è stata chiesta una condanna a 9 anni e 2 mesi ciascuno. Avrebbero avuto il compito di frantumare meccanicamente le rocce, estirpando i datteri e danneggiando irreversibilmente l’habitat marino.

Cinque anni, invece, è la richiesta nei confronti dell’“intermediario” che – secondo l’accusa – curava i rapporti commerciali tra i pescatori illegali e gli acquirenti della Puglia, garantendo il flusso costante di merce di provenienza illecita.

Il precedente giudiziario: già 15 condanne

Il processo odierno è solo l’ultimo filone di una maxi-inchiesta avviata nel 2016.
Già nel 2022, dodici membri della stessa organizzazione erano stati condannati a 6 anni ciascuno in abbreviato. Successivamente, in appello, hanno ottenuto una rideterminazione della pena tramite il concordato, formalizzata il 23 maggio 2025.

Un altro affiliato era stato condannato il 28 settembre 2023 a 2 anni e 20 giorni: il suo processo è attualmente in secondo grado.
Altri due imputati, con ruoli di intermediari e acquirenti abituali, avevano scelto il patteggiamento (2 anni e 4 mesi) nel 2022.

L’accusa: “Un’organizzazione stabile e professionale”

Le indagini della Procura avrebbero accertato l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale composta da 21 persone, operativa dal luglio 2016 tra Castellammare di Stabia, Vico Equense, Sorrento, Meta, Piano di Sorrento e Massa Lubrense.

Un gruppo strutturato, con ruoli e turnazioni, mezzi dedicati, pescatori specializzati e una rete commerciale ramificata. Il business era duplice:

datteri di mare (lithophaga lithophaga), la cui raccolta, detenzione e vendita sono vietate dal 1998;

vongole veraci di Rovigliano, contaminate da idrocarburi e metalli pesanti perché pescate nella zona proibita alla foce del Sarno, altamente inquinata e pericolosa per la salute pubblica.

Il disastro ambientale: “ecosistema distrutto, danni irreversibili”

Il quadro tracciato dagli esperti di zoologia, ecologia e geologia che hanno affiancato la Procura è drammatico.
Tra il luglio 2016 e il novembre 2020, l’azione dei datterari avrebbe provocato un disastro ambientale in oltre sei chilometri di costa: Capo di Sorrento, Banco di Santa Croce, Punta Scutolo, Punta Campanella, La Solara, Le Mortelle, Vervece, Scoglio dell’Isca e altri siti protetti dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella e della ZTB del Banco di Santa Croce.

Le rocce calcaree sono state frantumate con martelli a doppia punta per estrarre i molluschi. Il risultato:

distruzione totale degli organismi bentonici fino a 10-15 metri di profondità;

alterazioni irreversibili dell’ecosistema marino, con desertificazione di aree ad alta biodiversità;

perdita permanente del bene geologico, con morte di milioni di organismi e micro-organismi;

habitat protetto compromesso, in violazione della Direttiva Habitat e della Rete Natura 2000.

Le quantità sequestrate

Durante le indagini sono state sequestrate quantità impressionanti di prodotto illegale:

2.508,9 kg di datteri di mare;

675 kg di vongole veraci contaminate.

La fase finale del processo

Il Tribunale ha rinviato il procedimento al 22 dicembre 2025, giorno in cui parleranno i difensori e sarà pronunciata la sentenza attesa da anni. Un epilogo che potrebbe chiudere uno dei capitoli più gravi della devastazione ambientale nel Mediterraneo.