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Caporalato tra Napoli e Caserta: braccianti pagati 2,70 euro l’ora per 10-14 ore, due arresti

CASERTA – Lavoravano fino a quattordici ore al giorno per 2 euro e 70 centesimi l’ora, senza pause, senza diritti, senza alternative. «Senza la quota non si mangia», era la regola imposta dai caporali nelle campagne tra Napoli e Caserta, dove i carabinieri – coordinati dalla procura di Napoli Nord – hanno scoperto un sistema di sfruttamento feroce che coinvolgeva tra i 40 e gli 80 braccianti indiani privi di permesso di soggiorno.

L’operazione ha portato ai domiciliari un imprenditore agricolo e la moglie. Per altri due indagati, entrambi di origine indiana e al momento irreperibili, è stato disposto lo stesso provvedimento insieme all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse, a vario titolo, sono pesanti: intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro pluriaggravato, violenza e minaccia per costringere a commettere un reato.

Il quadro emerso dalle indagini è quello di una filiera disumana. I braccianti venivano reclutati per lavorare nei terreni delle due province e trasportati con furgoni «ammassati come animali», privi di ogni condizione minima di sicurezza. Una volta nei campi, erano costantemente sorvegliati, intimiditi, minacciati di perdere la paga o di non essere più chiamati. Nemmeno il maltempo o l’uso di pesticidi interrompeva il ciclo di lavoro: la produzione non doveva rallentare.

Nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno trovato quasi 550mila euro nascosti nel magazzino dell’imprenditore e hanno sequestrato quattro furgoni utilizzati per il trasporto della manodopera. Denaro e mezzi che, secondo gli inquirenti, raccontano l’entità di un sistema che trasformava la vulnerabilità dei lavoratori in profitto.

La vicenda riporta in primo piano la questione del caporalato in Campania, un fenomeno che continua a sfruttare migliaia di persone nell’ombra delle campagne. Questa volta, a parlare, sono proprio le condizioni documentate dai militari: turni massacranti, paghe misere, controllo oppressivo e un clima di paura funzionale alla produzione. Un’economia del ricatto che si reggeva su una sola regola: lavorare a ogni costo.

Rifiuti in Campania: torna l’aumento, ma la differenziata resiste e avanza

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Nel 2024 la produzione urbana supera i 2,6 milioni di tonnellate, con un +1% che inverte il trend nonostante il calo demografico. Legambiente premia 121 comuni “Rifiuti Free” e avverte: serve accelerare sulla prevenzione per non vanificare i progressi.

Napoli – La Campania affronta un’inversione di tendenza nella gestione dei rifiuti: dopo anni di contenimento, la produzione urbana torna a salire, raggiungendo nel 2024 le 2.616.342 tonnellate, con un incremento dell’1,02% rispetto all’anno precedente.

Un dato che stride con il calo demografico regionale e che porta il pro capite a 469 kg per abitante, ben 6 kg in più del 2023. Secondo il rapporto annuale di Legambiente sui “Comuni Ricicloni”, questo rialzo potrebbe segnalare un lieve rimbalzo dei consumi o un allentamento nelle politiche di prevenzione, in un contesto dove l’economia circolare stenta a decollare pienamente al Sud.

Nonostante il passo indietro sulla quantità totale, la raccolta differenziata continua a consolidarsi come punto di forza: la regione raggiunge il 58,05%, con un balzo di 1,47 punti percentuali sul 2023. Un risultato che posiziona la Campania tra le realtà meridionali più performanti, anche se ancora lontana dagli standard del Nord Italia, dove medie superiori al 70% sono la norma.

“È un progresso incoraggiante, ma non basta: dobbiamo spingere su educazione ambientale e incentivi per ridurre i rifiuti alla fonte”, analizza il dossier, che evidenzia come il gap Nord-Sud persista a causa di infrastrutture obsolete e ritardi burocratici.Tra i successi spiccano i 121 Comuni “Rifiuti Free”, un riconoscimento assegnato da Legambiente a quelle amministrazioni dove la differenziata supera il 65% e il secco residuo pro capite non eccede i 75 kg annui.

Si tratta di modelli virtuosi che dimostrano come, con sistemi di raccolta porta a porta e campagne di sensibilizzazione, sia possibile minimizzare lo smaltimento in discarica o inceneritori. In crescita anche i “Comuni Ricicloni” tout court: sono 340 quelli che hanno superato la soglia legale del 65% di differenziata, contro i 323 del 2023, a testimonianza di un impegno diffuso che sta radicando buone pratiche sul territorio.

A livello provinciale, l’ATO Benevento si conferma leader indiscusso con il 73,30% di raccolta differenziata, grazie a una rete consolidata di impianti e collaborazioni pubblico-private. Seguono Salerno al 67,99% e Avellino al 62,21%, con performance stabili e mature. Napoli 3 si attesta al 62,88%, mentre Caserta registra il miglioramento più significativo, salendo al 59,16%.

Più in affanno Napoli 2 (54,69%) e soprattutto Napoli 1, che pur crescendo arriva solo al 45,31%, penalizzata da sfide urbane come la densità abitativa e la logistica.Tra i capoluoghi, Salerno brilla con il 74,16%, piazzandosi tra le top città italiane per efficienza ambientale. Avellino (63,22%) e Benevento (62,98%) superano la media regionale, Caserta sale al 62%, ma Napoli resta il fanalino di coda con il 44,38% – un passo avanti rispetto al passato, ma ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi nazionali del 65% entro il 2035, come previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Questi dati, elaborati da Legambiente su base Ispra e Arpac, non solo fotografano lo stato dell’arte, ma lanciano un allarme sulle implicazioni future: con l’aumento della produzione, il rischio è di sovraccaricare impianti già sotto pressione, come gli stir e le discariche residue, aggravando problemi ambientali e sanitari. Inoltre, in un’ottica di transizione ecologica, la Campania potrebbe perdere opportunità di fondi europei se non accelera sulla riduzione dei rifiuti e sull’economia circolare, trasformando scarti in risorse per settori come l’agricoltura e l’industria.

“Da decenni i Comuni Ricicloni campani e le aziende leader del settore rappresentano esperienze pilota di livello europeo, dimostrando che la sostenibilità non è un’utopia, ma una concreta opportunità di sviluppo”, commenta Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania.

“Oggi è il tempo di radicare e rafforzare il salto in avanti fatto dalla nostra regione nella gestione dei rifiuti, investendo in innovazione e prevenzione per non tornare indietro”.Il rapporto invita le istituzioni a puntare su strategie integrate: dall’estensione del porta a porta ai centri di riuso, passando per tariffe premiali per i virtuosi. In un anno segnato da emergenze climatiche globali, la Campania ha l’occasione di trasformarsi da “terra dei fuochi” in modello di resilienza ambientale, ma il tempo stringe: senza azioni decise, l’aumento dei rifiuti potrebbe erodere i guadagni faticosamente conquistati.

Sciopero generale Cgil, Napoli si ferma

Napoli – Sciopero generale e città in piazza contro la manovra di bilancio del Governo. Venerdì 12 dicembre la Cgil ha proclamato lo stop per l’intera giornata di lavoro, con manifestazioni su tutto il territorio nazionale. In Campania la mobilitazione avrà il suo cuore a Napoli, con una manifestazione regionale che porterà in strada lavoratori, pensionati, studenti, associazioni e movimenti.

Il corteo partirà alle 9 da piazza del Gesù e raggiungerà piazza Municipio, dove è previsto il comizio conclusivo. Dal palco interverranno delegati dei luoghi di lavoro, rappresentanti delle categorie e delle realtà sociali, il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, e il segretario nazionale della Cgil, Luigi Giove, cui saranno affidate le conclusioni della giornata di lotta.

Al centro della piattaforma sindacale ci sono fisco, salari, pensioni e il no all’economia del riarmo. La Cgil contesta una manovra giudicata inadeguata a contrastare il carovita e le disuguaglianze, e rivendica politiche redistributive a favore di lavoratori e pensionati. Lo sciopero interesserà i settori pubblici e privati: si fermerà il trasporto pubblico locale dalle prime ore della notte tra giovedì 11 e venerdì 12 e fino alle 21, mentre i Vigili del Fuoco incroceranno le braccia per quattro ore. Restano garantiti i servizi essenziali.

“La Campania – sottolinea Ricci – è tra le regioni italiane in cui un lavoratore dipendente del settore privato ha la retribuzione media lorda annua più bassa rispetto a quella nazionale, a fronte però di un consistente drenaggio fiscale, come testimonia la recente indagine sui salari presentata dalla Cgil nazionale”.

I numeri, spiega il sindacalista, raccontano una penalizzazione evidente: “Nel biennio 2022-2024 il drenaggio fiscale è stato pari a 2.257 euro, a fronte di un aumento del salario nei due anni di 1.680 euro, contro i 2.181 euro della media nazionale: significa circa 500 euro in meno all’anno in busta paga per i lavoratori campani”.

Per il sindacato, la risposta deve passare da un cambio di rotta nelle politiche fiscali. “Chiediamo la restituzione di queste tasse per aumentare salari e pensioni – afferma Ricci – e rilanciamo la proposta di tassare dell’1,3 per cento i patrimoni che superano i due milioni di euro, per sostenere il 99 per cento dei lavoratori e dei pensionati italiani”.

Un’impostazione che, nelle intenzioni della Cgil, mira a colpire le grandi ricchezze per alleggerire la pressione su redditi da lavoro e da pensione, soprattutto nelle aree più deboli del Paese come il Mezzogiorno.

Lo sciopero di venerdì, nelle intenzioni del sindacato, sarà dunque non solo una giornata di protesta ma anche un banco di prova per misurare il consenso intorno a una diversa idea di politica economica e sociale, in una regione dove il tema dei bassi salari, del lavoro povero e dell’elevata tassazione pesa in modo particolare sulle famiglie.

Omicidio del pescivendolo di Boscoreale: ergastolo al figlio del boss e 70 anni agli altri 3 complici

La 2ª Corte d’Assise di Napoli ha pronunciato oggi la sentenza nel processo per l’omicidio di Antonio Morione, il commerciante di pesce ucciso durante un tentativo di rapina a Boscoreale il 21 dicembre 2021.

Dopo un dibattimento durato quasi un anno, iniziato nel luglio 2024, i giudici hanno condannato i quattro imputati, riconoscendoli colpevoli della maggior parte dei reati contestati: omicidio volontario, rapina aggravata — consumata e tentata — e porto illegale di arma da sparo.

Tutti gli imputati sono stati assolti dall’accusa di tentato omicidio ai danni di Giovanni Morione, fratello della vittima.

Le condanne

Una decisione pesante, in linea con il quadro ricostruito dalla Procura, ma più severa dell’esito finale rispetto a uno dei quattro imputati:

Giuseppe Vangone: ergastolo con 12 mesi di isolamento diurno.

Luigi Di Napoli: 30 anni di reclusione.

Angelo Palumbo: 30 anni di reclusione.

Francesco Acunzo: 20 anni di reclusione, pena ridotta per la concessione del rito abbreviato.

Per Acunzo, infatti, la Corte ha applicato la diminuente prevista dall’articolo 438, comma 6-ter del codice di procedura penale, riconoscendo la possibilità del giudizio abbreviato, inizialmente dichiarato inammissibile all’udienza preliminare.

Il Pubblico Ministero aveva richiesto l’ergastolo per tutti, con due anni di isolamento diurno.

La ricostruzione dei fatti

Il processo ha ripercorso la drammatica sequenza di eventi che, quella sera di dicembre, trasformò due colpi messi a segno ai danni di altrettante pescherie in un omicidio. Secondo la ricostruzione della Procura — ritenuta credibile e coerente dalla Corte — la banda aveva prima rapinato l’attività di Giovanni Morione. Poco dopo, gli stessi uomini avevano raggiunto la pescheria del fratello Antonio, tentando una seconda rapina.

La reazione del commerciante mandò all’aria i piani del gruppo: Antonio Morione riuscì infatti a danneggiare l’auto dei rapinatori, tagliando una delle ruote con un coltello da lavoro. In quel momento partirono almeno quattro colpi di pistola. Uno di questi lo colpì alla nuca, uccidendolo.

L’omicidio di Antonio Morione aveva provocato forte indignazione a Boscoreale e nell’intero Vesuviano, diventando simbolo della brutalità di una criminalità predatoria sempre più aggressiva. Con la sentenza di oggi, la Corte d’Assise mette un punto a una vicenda giudiziaria complessa, chiusa con pene severe e un’unica assoluzione parziale.

Tullio De Piscopo torna a Sorrento: “Questa città sa dare spazio all’altro nella melodia della vita”

Sorrento– “È come rientrare a casa con i colori della mia musica. Essere gentili significa dare spazio all’altro, farlo entrare nella tua melodia e questa città lo sa fare meglio di tante altre”. Con queste parole Tullio De Piscopo annuncia il suo ritorno a Sorrento, domenica 14 dicembre alle ore 21 al Teatro Tasso, nell’ambito della rassegna “Surriento Gentile” diretta da Marisa Laurito.

Il concerto “I colori della musica – Live tour 2025” rappresenta uno degli appuntamenti più attesi della manifestazione che sta trasformando la città in un palcoscenico diffuso di arte e cultura. Per il maestro della batteria, questa data ha un significato particolare: “Un ritorno a casa”, in una città dove ritroverà amici e sostenitori di lunga data, in un’atmosfera che lo emoziona ogni volta.

Il viaggio cromatico di De Piscopo

Lo spettacolo, che sta registrando grande successo in Italia e all’estero, racconta la carriera artistica di De Piscopo attraverso una tavolozza simbolica di colori. Il blu del blues rappresenta le radici profonde del suo percorso musicale. Il rosso del tango evoca la collaborazione con Astor Piazzolla e l’iconico ‘Libertango’. L’arcobaleno richiama l’amicizia fraterna con Pino Daniele, mentre il verde incarna la speranza dei viaggi giovanili dal Sud al Nord, inseguendo un sogno.

“Tra tutti è il rosso a rappresentarmi di più. ‘O fuoco. Ho sempre qualcosa di rosso addosso”, confessa l’artista, che nel concerto eseguirà brani significativi come ‘Namina’, canzone che intreccia le sue due città, Milano e Napoli, evocando il ricordo dei primi viaggi in treno verso il Nord “con la musica che urlava dentro”.

L’omaggio a Pino Daniele e i grandi della scena napoletana

Spazio anche al sentito tributo a Pino Daniele, celebrato non con la voce – “solo lui poteva cantare le sue canzoni” – ma attraverso atmosfere, arrangiamenti e cinque note iniziali che ogni sera aprono il live, quasi a invitarlo idealmente sul palco. Non mancherà ‘Stop Bajon’, brano che a quarant’anni dall’uscita continua a essere presente nelle classifiche.

“Io, Pino, James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, Tony Esposito: eravamo davvero avanti”, ricorda De Piscopo, sottolineando l’importanza di una stagione artistica che ha segnato profondamente la musica italiana. Una carriera senza confini, vissuta accanto a leggende come Chet Baker, Fabrizio De André e Franco Battiato. “Non sono mai stato un razzista della musica. Ho vissuto tutto, tutti i generi. Ho proprio vissuto ‘A Musica”.

La gentilezza come ritmo della vita

De Piscopo accoglie pienamente il messaggio della manifestazione sorrentina: “La gentilezza è un ritmo, un tempo che ti permette di incontrare davvero gli altri. La gentilezza è educazione”, afferma il maestro, sottolineando come Sorrento incarni perfettamente questi valori.

Gli altri appuntamenti di “Surriento Gentile”

Il programma della rassegna, promossa da Fondazione Sorrento, Federalberghi Penisola Sorrentina, Confcommercio Sorrento, Associazione Agenti di Viaggio Penisola Sorrentina e Associazione Ristoratori Sorrentini, entra nel vivo venerdì 12 dicembre. Alle ore 21 al Teatro Tasso andrà in scena “Mo vene Natale – omaggio alla canzone umoristica” di Lorenzo Hengeller, il “canta pianista” napoletano che fonde tradizione italiana con jazz e swing, accompagnato dal sax alto di Enzo Anastasio. Hengeller, noto per il suo approccio musicale eclettico, ha collaborato con artisti come Stefano Bollani e contribuito a importanti progetti musicali, teatrali e televisivi.

Sabato 13 dicembre si svolgerà “C’era una Volta”, un percorso itinerante tra chiese storiche e palazzi del centro. Cinque attrici – Fiorenza Calogero, Antonella Stefanucci, Rosaria De Cicco, Annamaria Colasanto e Francesca Colapietro – racconteranno davanti a un braciere acceso favole per adulti e bambini, offrendo un affascinante viaggio nella tradizione. Per i più grandi, degustazioni di vin brulé.

La manifestazione, che attraverso musica, poesia, teatro, conferenze, mostre d’arte e cartoni animati per i bambini sta animando i quartieri e i luoghi più suggestivi della città, proseguirà fino al 30 dicembre. Continua anche la mostra di Alessandro Vasapolli “Dance Notes” nella sala “Carlo Di Leva” (via Luigi De Maio, 35), dove l’artista-fotografo compie un passo avanti nella ricognizione del mezzo fotografico come strumento di apertura verso scenari altri, segreti, alla ricerca di un’alterità fantasmatica che scardina la resa mimetica della realtà.

Italia, mappa che unisce rischio sismico ed efficienza energetica: così cambiano le priorità della prevenzione

Roma – Il rischio sismico sugli edifici residenziali italiani comporta un costo potenziale stimato in quasi 4 miliardi di euro all’anno. Un peso enorme per un patrimonio immobiliare spesso datato e vulnerabile, che oggi viene analizzato con un approccio più integrato e innovativo.

È quanto emerge dal nuovo modello di mappatura del territorio italiano messo a punto dal Dipartimento Casa Italia insieme a Plivins Aps, sotto la supervisione scientifica del professor Giulio Zuccaro, responsabile del Centro Ricerche Plinius e docente dell’Università di Napoli.

Il lavoro, presentato in occasione della VIII Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica promossa da Fondazione Inarcassa e dai Consigli nazionali di Ingegneri e Architetti, punta a collegare – per la prima volta in modo sistemico – il rischio sismico, idrogeologico e climatico con i consumi energetici degli edifici.

L’obiettivo è chiaro: sfruttare la spinta della “Direttiva Green” per integrare gli interventi di efficientamento energetico con quelli di miglioramento sismico, evitando duplicazioni e massimizzando l’efficacia delle risorse pubbliche e private.

Al centro dell’analisi c’è una mappatura ad alta risoluzione, costruita su celle territoriali da un chilometro quadrato, che incrocia dati di pericolosità, esposizione e vulnerabilità provenienti da Ingv e Istat. Una base di conoscenza solida, destinata a diventare uno strumento operativo per programmare la prevenzione e indirizzare con precisione gli investimenti, compresi quelli legati al Pnrr.

Dalle prime elaborazioni emergono dati sorprendenti. La Lombardia risulta la regione con il patrimonio immobiliare residenziale più esposto, con quasi 500mila edifici classificati nella fascia di rischio più elevata. Subito dopo si colloca il Piemonte, con valori molto vicini, mentre la Sicilia occupa il terzo posto con poco meno di 400mila edifici considerati ad alto rischio.

Sul fronte della pericolosità sismica complessiva, invece, Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna restano le regioni più vulnerabili alla minaccia dei terremoti.

La nuova mappatura propone dunque una lettura più completa e sinergica del rischio, offrendo agli enti pubblici uno strumento per stabilire priorità di intervento e alle famiglie un quadro più chiaro della fragilità del territorio. Un passo avanti decisivo verso una prevenzione programmata che coniughi sicurezza, sostenibilità e risparmio energetico.

Napoli, mille multe in due: usavano auto intestate a persone decedute

Napoli – Mille multe in due, tutte accumulate circolando con auto intestate a persone decedute. È quanto ha scoperto la Polizia Locale di Napoli al termine di un’indagine durata settimane, basata sull’incrocio dei dati e sull’analisi delle immagini registrate dalle telecamere cittadine.

Secondo quanto ricostruito dagli agenti, i due automobilisti – entrambi residenti nell’area metropolitana – avevano collezionato rispettivamente 550 e 547 verbali per violazioni al Codice della Strada. Un totale impressionante di oltre mille infrazioni, che tradotto in sanzioni equivale a circa 75 mila euro.

Il sistema delle “auto fantasma”

Le auto utilizzate dai denunciati erano risultate formalmente intestate a persone decedute, una pratica non nuova negli ambienti del traffico illecito dei veicoli, spesso impiegata per eludere controlli e responsabilità. Grazie alle telecamere di sorveglianza distribuite sul territorio cittadino, gli investigatori sono riusciti a seguire i movimenti delle vetture, ricostruendo tragitti, soste e ripetute violazioni.

Veicoli rimossi e atti da regolarizzare

Una volta accertate le responsabilità, i veicoli lasciati frequentemente in sosta irregolare sono stati rimossi e trasferiti in un deposito comunale autorizzato. Nel frattempo, gli uffici stanno procedendo alla regolarizzazione degli atti amministrativi legati alle contravvenzioni, così da attribuire formalmente ai due automobilisti tutte le violazioni commesse.

Indagine destinata ad ampliarsi

Fonti della Polizia Locale non escludono che ulteriori controlli possano portare alla scoperta di altri casi analoghi, in un fenomeno che conferma la diffusione delle cosiddette “auto fantasma”, utilizzate per sfuggire a norme e sanzioni.

Pivetti, appello senza sconti: confermata la condanna per evasione e riciclaggio

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha emesso una sentenza di peso, confermando in toto la condanna di Irene Pivetti, ex Presidente della Camera, a quattro anni di reclusione per i reati di evasione fiscale e riciclaggio.

Il verdetto, letto in aula, ha anche mantenuto ferme le condanne a due anni per il pilota di rally Leonardo Isolani e per la moglie Manuela Mascoli, figure centrali nelle contestate operazioni commerciali. La sentenza accoglie pienamente le richieste della pubblica accusa, rappresentata in secondo grado dal pm Giovanni Tarzia, in applicazione con la Procura Generale.

Le Ferrari al centro della frode

Al centro del procedimento giudiziario restano alcune controverse operazioni commerciali risalenti al 2016, del valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Nello specifico, l’inchiesta verteva sulla compravendita di tre Ferrari Granturismo che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero state impiegate come veicolo per riciclare proventi illeciti derivanti da frodi fiscali.

L’ex politica della Lega non solo vede confermata la pena detentiva, ma i giudici d’Appello hanno anche mantenuto il sequestro di beni per un valore di oltre 3,4 milioni di euro.

La reazione dell’imputata

Irene Pivetti, presente in aula al momento della lettura del dispositivo a fianco del suo legale, l’avvocato Filippo Cocco (che aveva strenuamente invocato l’assoluzione per la sua assistita), ha reagito al verdetto con una dichiarazione stringata ma netta:

“Sono tranquilla, la verità è che sono innocente. Leggeremo le motivazioni.”

La difesa attende ora il deposito delle motivazioni per valutare il ricorso in Cassazione, ultimo grado di giudizio, in una vicenda che continua a tenere alta l’attenzione mediatica.

Sky Italia, mazzata dall’Antitrust: multa da 3,2 milioni per abbonamenti e offerte “ingannevoli”

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inflitto a Sky Italia una sanzione complessiva di 3,2 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette legate ai prezzi degli abbonamenti televisivi e ad alcune offerte promozionali. Lo rende noto l’Antitrust nel Bollettino pubblicato oggi.

Nel dettaglio, 2 milioni di euro di multa sono stati comminati per la “ingannevolezza delle comunicazioni di aumento dei costi degli abbonamenti ai servizi Tv Sky”, ritenute non sufficientemente chiare per i consumatori. Un’ulteriore sanzione da 800 mila euro riguarda l’applicazione di questi aumenti anche alle offerte Tv di Now, pubblicizzate con il claim “finché non disdici”, formula che induceva a ritenere i prezzi bloccati e quindi esenti da rialzi.

L’Antitrust ha inoltre colpito Sky con una terza sanzione, pari a 1,4 milioni di euro, per avere prospettato alla clientela “offerte vantaggiose, con finalità di customer retention”, strutturate soprattutto tramite l’attivazione di pacchetti Tv aggiuntivi o servizi accessori come Sky Wi-Fi. Secondo l’Autorità, però, le condizioni promesse agli utenti sarebbero state “sistematicamente disattese in fattura”, con importi diversi e meno favorevoli rispetto a quelli comunicati in fase di proposta commerciale.

Insulti sessisti sui social alle calciatrici Under 17 del Napoli

Napoli – Un’ondata di indignazione ha travolto il mondo del calcio giovanile napoletano dopo l’episodio di sessismo e volgarità emerso sui social network al termine di una partita amichevole tra la squadra femminile Under 17 del Napoli e la formazione maschile Under 14/15 del Don Guanella.

Alcuni calciatori della squadra maschile hanno infatti pubblicato su Instagram Stories immagini dallo spogliatoio accompagnate da commenti e hashtag volgari e sessisti, tra cui #nondovevatevincere, #tornateafareleballerine, #leavetepresepe***ane e #vogliamoireggiseni, rivolti alle giovani atlete sconfitte.

La reazione non si è fatta attendere. Un responsabile della squadra femminile ha denunciato pubblicamente l’accaduto, parlando di un “fallimento generazionale e sociale” e sottolineando che “si perde nella vita prima ancora che nello sport”.

Anche un genitore delle atlete ha espresso il proprio sdegno, definendo la situazione “veramente spiacevole” e chiedendo provvedimenti sia nei confronti dei ragazzi sia della società che “non ha protetto una situazione del genere”.

Il Deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, è intervenuto con ferma condanna: “Siamo di fronte a un degrado morale che non ha nulla a che vedere con i valori dello sport. Questi messaggi, di cui i ragazzi si sono persino vantati sui social, non sono goliardia, ma manifestazioni di un sessismo inaccettabile che non possiamo permettere venga tollerato in un ambiente educativo come quello sportivo. È un insulto a tutte le donne e a tutti coloro che credono in una politica pulita e di valori.”

Borrelli chiede con la massima urgenza provvedimenti disciplinari immediati ed esemplari da parte della società Don Guanella e degli organismi federali, in particolare la FIGC.

“L’azione non deve limitarsi alla semplice sanzione,” prosegue il parlamentare, “ma deve includere l’istituzione di un percorso di formazione e sensibilizzazione obbligatorio per i giovani atleti, focalizzato sull’etica sportiva, il rispetto e la parità di genere. Inoltre, si attendono scuse ufficiali e pubbliche da parte della società e delle famiglie dei ragazzi nei confronti delle atlete offese e dei loro cari.”

“La mia solidarietà va alle atlete, ai loro tecnici e alle famiglie,” conclude Borrelli. “È il momento di dare un segnale forte: la volgarità e il sessismo non hanno cittadinanza sui campi da gioco. Lotteremo perché questo episodio non resti impunito e sia un monito per il futuro.”

Palermo, la nuova Cosa Nostra e i legami con camorra e ‘ndrangheta. I nomi dei 50 arresti

Cinquanta provvedimenti restrittivi, quattro filoni d’indagine, un unico filo rosso: la capacità di Cosa nostra di tenere insieme tradizione criminale e nuove strategie, dai vecchi boss di quartiere ai canali di spaccio su Telegram con la foto profilo di Tony Montana.

L’ultima maxi operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha colpito in profondità lo storico mandamento della Noce e una fitta rete di traffici di droga che abbraccia diversi quartieri del capoluogo, compresa Brancaccio, fino a lambire la Campania e il Trapanese. La polizia di Stato ha eseguito 50 misure cautelari: per 19 indagati il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere, per altri 6 gli arresti domiciliari, mentre 25 soggetti sono stati raggiunti da un decreto di fermo di indiziato di delitto.

Le accuse vanno dall’associazione mafiosa all’estorsione, dall’intestazione fittizia di beni all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, fino allo spaccio al dettaglio. Un impianto accusatorio che restituisce l’immagine di una Mafia che resta fedele ai suoi pilastri storici – controllo del territorio, pizzo, droga – ma che al tempo stesso si aggiorna, si frammenta, delega e sperimenta nuovi canali di comunicazione e di business.

Le quattro inchieste: chi ha indagato e come

I provvedimenti restrittivi sono il risultato di quattro distinte attività investigative, poi confluite in un’unica operazione coordinata dalla Dda palermitana.

Due sono state condotte dalla VII Sezione Antidroga della Squadra mobile.

Una dalla I Sezione Criminalità organizzata della Squadra mobile, insieme alla Sezione investigativa del Servizio centrale operativo (Sisco) di Palermo.

Un’ulteriore tranche è stata sviluppata dal commissariato di Brancaccio, nel cuore di uno dei quartieri da sempre sensibili alle dinamiche mafiose e allo spaccio.

Le indagini si sono protratte per mesi, con attività tecniche, osservazioni sul territorio, intercettazioni e riscontri sul campo. Un lavoro che ha consentito non solo di bloccare il flusso di sostanze stupefacenti, ma anche di fotografare con buona precisione la geografia del potere in alcune aree chiave della città.

Sulla rotta della Campania: il maxi asse dell’hashish

I due filoni curati dalla Sezione Antidroga hanno smantellato organizzazioni dedite al traffico di droga in collegamento diretto con fornitori campani, confermando ancora una volta la saldatura operativa tra Cosa nostra e la camorra sul terreno degli stupefacenti.

Nel complesso sono stati sequestrati circa due quintali e mezzo di hashish e quattro chili di cocaina, con dodici arresti in flagranza. Le indagini hanno fatto emergere due gruppi principali:

Un gruppo palermitano, radicato sul territorio e cementato da solidi vincoli familiari, dedicato alla gestione della piazza e alla distribuzione locale della droga.

Un gruppo campano, attivo come principale fornitore, con intermediari incaricati di mantenere il contatto con i referenti palermitani e di curare la logistica dei carichi.

Secondo gli investigatori, il clan camorristico di riferimento avrebbe riversato sul mercato non solo ingenti quantitativi di droga destinati alla provincia di Palermo, ma anche partite dirette nel Catanese, a conferma di una rete ormai interprovinciale e interregionale.

Il canale del Trapanese: il ruolo del Mazarese

La seconda attività d’indagine Antidroga ha individuato una cellula criminale palermitana che aveva strutturato un traffico regolare di cocaina, hashish e marijuana sia nell’hinterland del capoluogo sia nella provincia di Trapani.

Il cuore del sistema era un canale di fornitura radicato nel Mazarese, da cui partivano i carichi destinati alle piazze di spaccio controllate dagli indagati. Questi soggetti, sottolineano gli investigatori, non erano semplici picchiatori o corrieri, ma figure di spessore, in diversi casi legate ad ambienti mafiosi di primo piano e ritenute espressione diretta o indiretta di famiglie di Cosa nostra.

Un elemento centrale emerso è proprio il ruolo di supervisione e cointeressenza delle famiglie mafiose sull’intera filiera: dall’approvvigionamento all’ingrosso alla suddivisione delle dosi, fino alle modalità di riscossione del denaro e di gestione dei crediti.

Il mandamento della Noce: un potere in fermento

Uno dei tronconi più delicati dell’operazione riguarda il mandamento della Noce, storica roccaforte mafiosa di Palermo, e le famiglie che lo compongono: Noce, Cruillas-Malaspina e Altarello.

L’inchiesta antimafia, avviata nel maggio 2023 e proseguita fino ai giorni nostri, ha inciso in un contesto già scosso dall’operazione “Nuovo Corso” dello scorso aprile. Quegli arresti avevano provocato un vuoto di potere che, secondo gli inquirenti, ha generato un intenso fermento interno, con nuovi soggetti pronti ad approfittare della situazione per scalare i vertici del mandamento.

Le attività tecniche e le osservazioni sul territorio hanno permesso di delineare ruoli, gerarchie e competenze di ciascun affiliato, mostrando una struttura in parte rinnovata ma ancora fortemente legata a logiche familiari e di continuità con il passato.

Il nuovo capo e la continuità familiare

Le indagini hanno identificato il presunto vertice del mandamento della Noce in Fausto Seidita, figura che gli investigatori collocano “in linea di continuità familiare” con la precedente gestione, essendo fratello di Giancarlo Seidita, ex reggente oggi detenuto.

Questa successione per via di sangue, sottolinea la polizia, conferma uno dei tratti classici di Cosa nostra: la tendenza a preservare il controllo dei mandamenti all’interno di cerchie familiari ritenute affidabili, per garantire omertà, compattezza e capacità di governo del territorio.

Intorno a Seidita, il quadro investigativo restituisce un gruppo che alterna elementi emergenti e figure più anziane, saldando l’esperienza maturata negli anni con la spregiudicatezza delle nuove leve.

Il ritorno degli “anziani”: la figura di Pierino Di Napoli

Tra le figure che emergono dall’inchiesta spicca quella di Pierino Di Napoli, anziano boss scarcerato da alcuni anni. Gli investigatori lo descrivono come un punto di riferimento ancora in grado di orientare decisioni cruciali per il mandamento, forte di una lunga militanza nell’associazione e di un pedigree criminale “di tutto rispetto”.

Il suo ritorno sulla scena, seppur in forme che gli inquirenti dovranno ulteriormente definire, dimostra come Cosa nostra continui ad affidarsi al patrimonio di relazioni, regole non scritte e capacità di mediazione custodite dagli “anziani”, chiamati spesso a dirimere contrasti interni e a legittimare la scalata dei più giovani.

Accanto a lui, gli investigatori segnalano la presenza di altri “volti storici” tornati a occupare ruoli di guida nelle famiglie del mandamento, a riprova di una Mafia che non rinuncia ai suoi simboli, pur cambiando pelle.

Estorsioni e controllo del territorio: il pizzo non tramonta

Nonostante l’evoluzione dei business criminali, il controllo del territorio resta una delle priorità assolute del mandamento della Noce. La polizia parla di “operatività criminale serrata”, esercitata tramite un sistema di estorsioni capillari ai danni di negozianti e imprenditori della zona.

Gli investigatori hanno documentato almeno sei episodi di pizzo nei confronti di esercizi commerciali e attività produttive, somme che alimentavano le casse del mandamento e contribuivano al sostentamento degli affiliati detenuti, oltre a rafforzare il messaggio di dominio mafioso sul quartiere.

Il metodo, stando alla ricostruzione, resta quello classico: avvicinamento del commerciante, richieste “ragionevoli” per evitare denunce, minaccia implicita o esplicita di ritorsioni in caso di rifiuto. Un copione che si ripete, nonostante le campagne di sensibilizzazione e il sostegno alle vittime che decidono di denunciare.

Droga, un interesse “sempre attuale”

Se il pizzo rappresenta l’aspetto più visibile del controllo mafioso, il traffico di stupefacenti rimane una fonte di reddito considerata “sempre attuale” per il mandamento. È proprio la droga, spiegano gli investigatori, a garantire flussi di denaro immediati e consistenti, in grado di finanziare altre attività illecite e di mantenere la struttura.

In questo troncone d’indagine, la Dda ha emesso 11 decreti di fermo per soggetti ritenuti coinvolti a vario titolo nel traffico e nella gestione delle piazze di spaccio collegate al mandamento. La centralità del business degli stupefacenti emerge in tutte le fasi: dalla ricerca di canali di approvvigionamento competitivi alla programmazione delle consegne, dalla diversificazione dei prodotti alle modalità di pagamento.

Brancaccio, tra “piazze” di quartiere e canale Telegram

L’altra grande area sotto osservazione è Brancaccio, quartiere simbolo della Palermo mafiosa del passato e oggi terreno di sperimentazione di nuovi modelli di spaccio. Qui gli investigatori hanno scoperto una rete strutturata per la vendita di cocaina, hashish e marijuana, che ha portato all’emissione di 14 decreti di fermo.

Tra gli indagati compaiono soggetti ritenuti vicini a importanti famiglie mafiose della zona. Le indagini, condotte tra giugno 2024 e gennaio 2025, hanno permesso di sequestrare 9,2 chili di hashish, 2,5 chili di marijuana e quantitativi minori di cocaina, oltre ad arrestare in flagranza 11 persone.

Gli inquirenti parlano di una gestione quasi aziendale dell’attività: tutto è annotato, monitorato, contabilizzato.

Il “libro mastro” e il fondo cassa: la contabilità della droga

Uno degli elementi più significativi emersi a Brancaccio è l’esistenza di un vero e proprio “libro mastro” del gruppo criminale, dove venivano segnate entrate, uscite, debiti, pagamenti e compensi per gli affiliati.

A questo si affiancava un fondo cassa comune, al quale tutti contribuivano e da cui venivano prelevate le somme necessarie per:

pagare le partite di droga ai fornitori;

saldare i compensi settimanali di pusher, vedette e altri addetti alla rete;

coprire eventuali “imprevisti”, comprese spese legali o necessità legate agli arresti.

Una struttura che richiama i modelli di gestione tipici delle imprese, con ruoli definiti e responsabilità precise, ma al servizio di un sistema criminale.

Le piazze di spaccio: Sperone, Bonagia e la “piazza” virtuale

Sul piano operativo, gli investigatori hanno individuato e smantellato due piazze di spaccio fisiche nei quartieri Sperone e Bonagia, dove gli acquirenti arrivavano soprattutto per rifornirsi di panetti di hashish. I quartieri, già segnati da criticità sociali e marginalità, rappresentavano il contesto ideale per una presenza continuativa degli spacciatori, che potevano contare su una clientela fidelizzata.

Ma la vera novità è la scoperta di una piazza di spaccio virtuale, gestita tramite un canale Telegram. Il gruppo lo utilizzava per:

raccogliere ordinazioni;

comunicare disponibilità e prezzi;

dare istruzioni logistiche per gli incontri;

veicolare messaggi interni in modo rapido e ritenuto più sicuro.

È la dimostrazione di come l’organizzazione abbia saputo sfruttare piattaforme e canali informatici per ampliare il proprio bacino di utenza, riducendo la visibilità in strada e provando a eludere i controlli tradizionali.

Tony Montana come marchio: il mito di Scarface nell’era Telegram

A rendere ancora più evidente la commistione tra mito criminale e realtà mafiosa è la scelta dell’immagine del profilo del canale Telegram: Al Pacino nei panni di Tony Montana, protagonista di “Scarface”. Un’icona del gangster movie trasformata in logo identitario del gruppo.

Secondo gli investigatori, la scelta non è casuale. Serve ad accreditare il canale nell’immaginario degli acquirenti abituali, a rimarcare l’egemonia nel settore, a costruire una sorta di “brand” dello spaccio. Un estetismo criminale che piace soprattutto ai più giovani, attratti dal linguaggio dei social, dalle citazioni cinematografiche e dalla promessa di soldi facili.

Dietro quel volto, però, restano immutati i vecchi codici: omertà, gerarchie, violenza implicita. È la stessa Mafia di sempre, che però sa cambiare strumento e linguaggio senza cambiare natura.

Una Mafia che si rinnova senza scomparire

Dalle quattro inchieste coordinate dalla Dda emerge, in definitiva, un quadro complesso: Cosa nostra non è più la struttura monolitica di un tempo, ma un mosaico di gruppi, famiglie, mandamenti che interagiscono con altri mondi criminali – dalla camorra alle reti di trafficanti di droga – e che sperimentano nuovi canali di azione, soprattutto sul fronte degli stupefacenti.

La scelta di usare Telegram, di tenere libri mastri dettagliati, di creare fondi cassa comuni e di bilanciare la presenza di vecchi boss e giovani emergenti racconta una organizzazione fluida ma ancora radicata, capace di adattarsi agli arresti e ai vuoti di potere con rapidità.

Il maxi blitz di Palermo prova a colpire proprio questo doppio registro: da un lato la memoria storica dei mandamenti come la Noce, con le sue famiglie e i suoi anziani reggenti; dall’altro il volto più recente e “social” della criminalità, che si muove tra periferie, app di messaggistica e alleanze interregionali.

i nomi dei 50 arrestati

Due ordinanze di custodia cautelare e altrettanti provvedimenti di fermo per un totale di 50 indagati tra il mandamento mafioso della Noce e diverse aree per lo spaccio di stupefacenti tra Brancaccio, lo Sperone e Bonagia. Il gip di Palermo Liro Conti ha complessivamente disposto la custodia cautelare in carcere per

Michele Arena, 45 anni; Giovanni Bagnasco, 36 anni; Vincenzo Bellomonte, 49 anni; Ivan Bonaccorso, 46 anni; Giuseppe Bronte, 31 anni; Antonino De Luca, 55 anni; Girolamo De Luca, 37 anni; Gioacchino Di Maggio, 43 anni; Vittorio Di Maio, 34 anni; Giuseppe Focarino, 60 anni; Castrenze Fruttaldo, 57 anni; Pasquale Fruttaldo, 48 anni; Salvatore Gnoffo, 35 anni; Antonio Mercurio, 38 anni; Pietro Mira, 33 anni; Giuseppe Rocco, 48 anni, Vincenzo Ruffano, 68 anni; Agostino Sansone, 60 anni; Alessandro Scelta, 30 anni. Agli arresti domiciliari vanno: Giuseppe Castigliola, 40 anni; Ignazio Cottone, 43 anni; Vincenzo D’Angelo, 56 anni; Giuseppe Di Cara, 35 anni; Girolamo Federico, 54 anni; Ignazio Randazzo, 71 anni.

Questi invece gli indagati sottoposti a due distinti provvedimenti di fermo emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo: Fausto Seidita, Salvatore Peritore, Cosimo Semprecondio, Calogero Cusimano, Pietro Di Napoli, Vincenzo Tumminia, Paolo Bono, Girolamo Quartararo, Dario Bocchino, Carlo Castagna, Benedetto Di Cara, Antonino Augello, Giuseppe Bronzolino, Onofrio Bronzolino, Maria Candura, Salvatore Candura, Mario Ferrazzano, Massimo Ferrazzano, Guglielmo Giannone, Francesco Lo Monaco, Mario Macaluso, Antonino Marino, Pietro Marino, Francesco Oliveri e Giuseppe Pitarresi.

Tombola napoletana e Smorfia: i numeri più famosi e la loro storia

La tombola napoletana non è solo un gioco: è un rito di famiglia, un momento di festa e condivisione che si ripete da generazioni soprattutto nel periodo natalizio. Ma dietro ai numeri estratti non c’è solo fortuna: c’è una tradizione antica, fatta di sogni, superstizioni, cultura popolare e ironia. È qui che entra in gioco la smorfia napoletana: ogni numero, dall’1 al 90, racchiude un significato simbolico legato a oggetti, persone o situazioni, in un intreccio di memoria, folklore e fantasia.

Origini della Tombola napoletana e della Smorfia napoletana

La smorfia napoletana nasce come una sorta di “libro dei sogni”: secondo la tradizione, grazie a essa si interpretavano sogni o visioni notturne per ricavarne numeri da giocare al lotto.
La tombola napoletana, così come la conosciamo oggi, pare essere nata nel 1734, quando nel Regno di Napoli l’idea del gioco del lotto fu riorganizzata: si decise che durante le festività natalizie il gioco pubblico fosse sospeso, ma la popolazione, desiderosa di divertirsi, trasformò il lotto in un gioco “di casa”, con cartelle e numeri estratti da un “panariello”.
Così la smorfia e la tombola si unirono in un’unica tradizione: ogni estrazione non è mai solo casuale, ma carica di attese, simboli e significati radicati nella cultura popolare.

Come funziona la tombola napoletana: numeri, significati e gioco

La tombola napoletana utilizza 90 numeri, gli stessi che si trovano anche nella smorfia napoletana.
Ogni numero è associato a un significato particolare: per esempio, l’1 rappresenta “l’Italia”, l’8 “’a Madonna”, il 25 “Natale”, il 32 “’o capitone” (l’anguilla tipica del cenone partenopeo), il 90 “’a paura”.
Quando i numeri vengono estratti, spesso non si chiama “cinquina” o “quaterna”, bensì ci si diverte a nominare in dialetto, o scherzosamente, il significato del numero: in questo modo il gioco assume anche un tono comico, ironico, e molto legato all’immaginario popolare.

Numeri famosi e la loro importanza nella tradizione

Alcuni numeri della smorfia napoletana sono diventati quasi “iconici”, grazie al loro significato fortemente evocativo:

  • Il numero 1, “L’Italia”, è quasi un simbolo di appartenenza, un richiamo all’identità collettiva.
  • Il numero 8, “’a Madonna”, richiama invece la religiosità, un elemento importante nella cultura napoletana.
  • Numeri legati a feste, tradizioni culinarie o superstizioni, come il 32 “’o capitone”, il 25 “Natale” o il 90 “’a paura”, evocano immagini forti e radicate, spesso legate al contesto natalizio o alla vita quotidiana partenopea.
  • Altri numeri portano con sé significati folkloristici, ironici, a volte anche scurrili: la smorfia riesce a intrecciare sacro, profano, quotidiano e sogno.

Questo sali e scendi tra serio e scherzoso, tra tradizione e leggenda, è ciò che rende la tombola con smorfia un momento unico, capace di unire generazioni intorno a un tavolo.

Strage di Ercolano, condanne al ribasso: in aula esplodono la rabbia e il dolore delle famiglie

Napoli – Condanne più basse del previsto per la strage di Ercolano del 18 dicembre 2024, la deflagrazione nella fabbrica abusiva di fuochi d’artificio costata la vita a Samuel Tafciù, appena diciottenne, e alle gemelle Sara e Aurora Esposito, 26 anni, originarie di Marigliano.

Una tragedia che ha lasciato tre famiglie spezzate: Samuel era padre di una bimba di cinque mesi; anche le due sorelle, Sara e Aurora, erano madri di bambine piccole. Tre giovani vite polverizzate in un attimo.

La Corte d’Assise di Napoli ha condannato i datori di lavoro Pasquale Punzo e Vincenzo D’Angelo a 17 anni di reclusione, una pena più lieve rispetto ai 20 anni richiesti dalla Procura. Per il fornitore della polvere pirica, Raffaele Boccia, la condanna è stata fissata a 4 anni.

La lettura della sentenza ha scatenato la disperazione e la rabbia dei familiari delle vittime. Urla, sedie e scrivanie rovesciate, un tentativo di avvicinarsi ai giudici: scene di tensione che hanno imposto l’intervento immediato delle forze dell’ordine per evitare che la protesta degenerasse.

In aula, la sensazione – condivisa dai parenti – è quella di una giustizia che non ha restituito il giusto peso alla gravità della tragedia.

Il processo, celebrato con rito abbreviato, ha ricostruito l’esplosione avvenuta all’interno dell’opificio abusivo di Ercolano, dove venivano stoccate e lavorate ingenti quantità di materiale pirotecnico senza alcuna misura di sicurezza. Una bomba a orologeria, esplosa nel pieno della giornata, che ha cancellato tre vite e sconvolto un’intera comunità.

Per le famiglie, che da mesi chiedono giustizia, quella pronuncia rappresenta una ferita che continua a bruciare. Il dolore, in aula, ha preso la forma di una protesta disperata, specchio dell’amarezza per pene ritenute troppo miti rispetto alla devastazione di quella giornata maledetta.

La violenta reazione dei familiari delle tre vittime, una quindicina circa quelli presenti in aula, è scattata subito dopo che il gup Federica Girardi ha pronunciato la sentenza di condanna per i 3 imputati.

Ma già prima della lettura del dispositivo si erano registrati momenti di tensione tra le famiglie delle vittime e quelle degli imputati, tanto che l’aula 413 del tribunale è stata presidiata per tutta l’udienza da polizia e carabinieri e in più di un’occasione è dovuto intervenire il personale sanitario.

Il collegio difensivo era composto dell’avvocato Massimo Viscusi, che rappresenta la compagna, la suocera e la figlia del 18enne Tafciu, dall’avvocato Francesco Pepe, legale della cognata del 18enne, da Nicoletta Verlezza, legale della famiglia delle gemelle Esposito, e dell’avvocato Ferdinando Letizia, che rappresentava i genitori di Samuel Tafciu.

Furto al Conad di Cellole: arrestati due georgiani con la refurtiva ancora addosso

Cellole – I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Sessa Aurunca hanno arrestato in flagranza di reato due cittadini georgiani, rispettivamente di 34 e 37 anni, già noti alle forze dell’ordine e domiciliati a Napoli in piazza Garibaldi.

I due, poco prima dell’arrivo dei militari, hanno messo a segno un furto aggravato all’interno del supermercato Conad di Cellole, asportando numerose bottiglie di alcolici e generi alimentari. Immediatamente dopo il colpo, si sono dati alla fuga, ma la pattuglia intervenuta sul posto non ha perso tempo: li ha rintracciati e bloccati, recuperando l’intera refurtiva che è stata restituita al legittimo proprietario.

Gli arrestati sono stati accompagnati presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione dell’Autorità giudiziaria per le procedure di rito.

La cucina italiana patrimonio UNESCO: prima al mondo per il riconoscimento integrale

La cucina italiana entra nella storia come primo sistema culinario al mondo riconosciuto dall’UNESCO nella sua interezza. Il Comitato intergovernativo riunito a New Delhi ha deliberato all’unanimità l’iscrizione nella Lista dei Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità, scatenando un lungo applauso nella sala. Una vittoria conquistata tra 60 candidature provenienti da 56 Paesi.

Molto più di semplici ricette

Il riconoscimento celebra la cucina italiana come «miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie», un universo che va oltre gli ingredienti e le tecniche. Secondo l’UNESCO, cucinare all’italiana rappresenta «un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali». Una pratica che offre alle comunità uno spazio per condividere storie e descrivere il mondo circostante.

L’organizzazione sottolinea come questa tradizione «favorisce l’inclusione sociale, promuove il benessere e crea un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente». Il cucinare diventa così un’attività comunitaria che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola.

L’orgoglio di Palazzo Chigi

«Il riconoscimento alla cucina italiana ci riempie di orgoglio», ha dichiarato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Siamo i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità. Per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza».

La premier ha evidenziato le ricadute economiche del primato: «Ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti e proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale». I numeri parlano chiaro: l’Italia esporta già 70 miliardi di euro di agroalimentare ed è la prima economia europea per valore aggiunto dell’agricoltura.

Ricette anti-spreco e saperi tramandati

Il dossier di candidatura, curato dal giurista Pier Luigi Petrillo, ha convinto l’UNESCO evidenziando le caratteristiche uniche della tradizione culinaria italiana. La pratica è radicata nelle ricette anti-spreco e nella trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni. Una dimensione multigenerazionale dove i ruoli sono «perfettamente intercambiabili», permettendo a tutti di godere di un’esperienza individuale e collettiva che supera barriere interculturali e intergenerazionali.

L’UNESCO ha riconosciuto «gli sforzi significativi compiuti dalle comunità negli ultimi sessant’anni», in particolare da organismi come la rivista La Cucina Italiana, l’Accademia Italiana della Cucina e la Fondazione Casa Artusi.

Record mondiale nel settore agroalimentare

Con questo nuovo ingresso, l’Italia conquista il record mondiale di riconoscimenti UNESCO nel settore agro-alimentare in proporzione al totale dei patrimoni immateriali ottenuti. Delle 21 tradizioni italiane iscritte nella Lista, ben 9 sono legate all’agroalimentare: oltre alla cucina italiana, figurano l’arte dei pizzaiuoli napoletani, la transumanza, la costruzione dei muretti a secco in agricoltura, la coltivazione della vite ad alberello dello zibibbo di Pantelleria, la dieta mediterranea, la cerca del tartufo, il sistema irriguo tradizionale e l’allevamento dei cavalli lipizzani.

Un patrimonio che rappresenta l’identità profonda di un Paese dove il cibo è cultura, memoria e futuro.

Maxi blitz antidroga tra Salerno, Napoli e Avellino: sgominata rete di cocaina e crack

Napoli – Maxi operazione antidroga dei carabinieri tra le province di Salerno, Napoli e Avellino. All’alba i militari del Comando provinciale di Salerno hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali, emessa dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura, nei confronti di 19 persone: 8 sono finite in carcere e 11 ai domiciliari.

Contestati, a vario titolo, i reati di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, detenzione e cessione di droga.

Secondo il quadro accusatorio, supportato anche da attività tecniche, gli indagati farebbero parte di un’organizzazione dedita al traffico di cocaina e crack radicata nella provincia di Salerno, attiva in diversi quartieri del capoluogo e nei comuni di Pontecagnano Faiano e San Mango Piemonte.

Il gruppo principale, composto da 14 persone, sarebbe stato guidato da Mario Viviani, indicato dal gip come “capo promotore, fulcro e apice dell’organizzazione” costruita per una “florida attività di narcotraffico”, attraverso una fitta rete di spacciatori dotati di auto e utenze telefoniche dedicate.

Nonostante fosse agli arresti domiciliari nella zona di Ogliara, a Salerno, Viviani – sempre secondo gli inquirenti – avrebbe trasformato la propria abitazione in base logistica e operativa, da cui coordinava l’intera filiera criminale impartendo direttive e curando, anche tramite la compagna, i rapporti con fornitori e clienti abituali.

Tra i principali collaboratori spiccano la convivente Lucia Franceschelli, indicata come portavoce e gestore della “cassa” del gruppo, e il padre Crescenzo Viviani, a sua volta portavoce, all’occorrenza pusher e responsabile del parco veicoli usato dagli spacciatori. Ruolo centrale anche per Simone Memoli, che avrebbe gestito le forniture, mantenendo i contatti con il napoletano Gennaro Bucciano e la moglie di quest’ultimo, Giuseppina Russo.

Dalle indagini è emersa anche la figura di Vito Votta che, dopo un primo coinvolgimento nell’associazione come pusher, nel dicembre 2022 si sarebbe reso autonomo rompendo con Viviani e dando vita, insieme ai familiari Rosaria Landi, Teresa Patrizia D’Aiutolo e Mario Votta, a una propria piazza di spaccio attiva tra Pontecagnano Faiano, Bellizzi e Battipaglia.

Questo secondo gruppo avrebbe potuto contare su una diversa rete di rifornimento locale, individuata in Azdine Makbol e Giuseppe Del Regno.

L’attività dei carabinieri ha permesso di documentare numerose cessioni al dettaglio di stupefacente, con dosi da 0,3-0,5 grammi vendute a 30 euro l’una, oltre a sequestrare più di un chilo complessivo tra cocaina e crack. Nel corso delle operazioni sono stati arrestati in flagranza 5 spacciatori e altri 2 sono stati denunciati.

Un capitolo rilevante dell’inchiesta riguarda il fronte patrimoniale. Gli accertamenti del Nucleo investigativo hanno evidenziato come Viviani e Franceschelli disponessero di redditi ufficiali modesti, in netto contrasto con il tenore di vita e i beni nella loro disponibilità.

Le verifiche – incrociate con le indagini tradizionali – avrebbero dimostrato che, dal 2019, la capacità di spesa della coppia era alimentata dagli ingenti profitti del narcotraffico, con un volume d’affari stimato in oltre 1,2 milioni di euro l’anno.

È stato quindi sottoposto a sequestro un immobile acquistato per 95 mila euro e ristrutturato e arredato con beni per circa 120 mila euro, pagati in gran parte in contanti, ritenuto frutto dell’investimento dei proventi illeciti. Sequestrati anche due terreni e crediti fiscali intestati a Lucia Franceschelli per quasi 500 mila euro, per un valore complessivo superiore al milione di euro. I beni sono stati vincolati ai fini della confisca allargata ai sensi dell’articolo 240-bis del codice penale.

Nel corso del blitz è stata infine eseguita un’ulteriore ordinanza del gip del Tribunale per i minorenni di Salerno, su richiesta della locale Procura, con l’applicazione della misura della custodia in un Istituto penale per minorenni nei confronti di altri due indagati. Anche loro sono accusati di aver partecipato all’associazione con il ruolo di pusher e all’epoca dei fatti erano minorenni.

Strategie smart per migliorare la gestione dei veicoli aziendali in italia

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La gestione delle flotte in Italia sta cambiando rapidamente, complice la necessità di ottimizzare i costi e garantire un controllo operativo più preciso. Le aziende che lavorano con furgoni e mezzi commerciali richiedono strumenti capaci di monitorare, pianificare e prevenire criticità, migliorando al tempo stesso sicurezza e sostenibilità. Una visione più ampia del parco mezzi consente infatti di affrontare sfide quotidiane come ritardi, consumi elevati e manutenzione irregolare, trasformandole in opportunità di efficienza.

Monitorare i mezzi con strumenti evoluti

Le flotte che operano su larga scala traggono vantaggio da sistemi di tracciamento affidabili. L’uso di gps per furgoni aziendali consente una supervisione costante dei percorsi, favorendo una pianificazione più accurata e una riduzione dei tempi di inattività.

Integrando questi strumenti con soluzioni come quelle offerte da Radius, è possibile ottenere un quadro aggiornato degli spostamenti dei veicoli. Queste tecnologie supportano decisioni strategiche legate ai costi operativi, ai carichi di lavoro e alla sicurezza degli autisti.

Come la telematica rafforza l’operatività quotidiana

La telematica rappresenta oggi un alleato concreto per chi gestisce flotte, soprattutto in settori ad alta intensità logistica. L’integrazione tra localizzazione, dati sui consumi e notifiche predittive permette di ridurre sprechi e imprevisti, migliorando il margine operativo. Le aziende possono contare su analisi dettagliate riguardo a stili di guida, soste, manutenzione ordinaria e straordinaria.

Un uso mirato di questi dati offre benefici misurabili, dall’ottimizzazione dei tragitti alla riduzione delle emissioni, rendendo più competitiva l’intera filiera dei trasporti.

Efficienza e sicurezza: due leve decisive

Ridurre il rischio su strada è una priorità per molte imprese italiane. Controlli avanzati e alert automatici permettono di intervenire tempestivamente su comportamenti di guida rischiosi o situazioni critiche.

La combinazione tra tracciamento, report periodici e strumenti predittivi contribuisce a ridurre incidenti, costi assicurativi e interruzioni operative. Per chi desidera approfondire il tema della sicurezza stradale, una panoramica utile è disponibile sul sito della Polizia di Stato Italiana.

Strumenti digitali che migliorano la pianificazione

La trasformazione digitale offre ai gestori di flotte nuove opportunità per organizzare attività complesse. Calendari di manutenzione, dashboard intuitive e sistemi integrati con il gestionale aziendale aiutano a programmare interventi, controllare scadenze e valutare l’efficienza dei mezzi.

Anche risorse di supporto più generiche, incluse quelle legate ai temi della mobilità sostenibile e dell’innovazione nel trasporto, possono fornire spunti preziosi per migliorare la pianificazione.

Un approccio strategico per il futuro delle flotte

Le imprese italiane che desiderano mantenere un vantaggio competitivo devono considerare la gestione dei veicoli come uno spazio di innovazione continua. L’integrazione tra strumenti di monitoraggio, analisi predittiva e soluzioni digitali consente di ridurre costi, semplificare i processi e migliorare la qualità del servizio.

Per un quadro più ampio sulle tecnologie applicate alla logistica, si può consultare anche una risorsa dedicata al settore dei trasporti.

Ercolano, il MAV accende il Natale: un mese di eventi gratuiti tra arte e spettacolo

ERCOLANO – Il Museo Archeologico Virtuale apre le porte al periodo più luminoso dell’anno con “MAV di Natale 2025–2026”, un cartellone che dall’11 dicembre al 5 gennaio promette un viaggio gratuito tra arte, spettacolo e atmosfere incantate. «Un mese ricco di appuntamenti dedicati a famiglie, bambini e a tutto il pubblico che desidera vivere la magia del Natale in un contesto culturale unico», spiegano dal Museo, che per l’occasione si prepara a diventare uno spazio di festa, creatività e partecipazione.

L’avvio del programma è fissato per l’11 dicembre con l’inaugurazione dell’installazione multimediale “Rifiutazione”, firmata da Gianluca Pompilio e Gioacchino Mazzocco, un’opera che introduce da subito nel cuore della sperimentazione artistica proposta dal MAV. L’apertura, alle 18, sarà accompagnata da un aperitivo per il pubblico.

La piazza antistante il Museo si animerà due giorni dopo, quando i più piccoli potranno consegnare la loro letterina a Babbo Natale in un’atmosfera di festa, giochi e animazione. Il 14 dicembre toccherà agli artisti di strada trasformare gli spazi esterni e interni in un laboratorio di stupore, con performance pensate per coinvolgere tutte le età.

Il 20 dicembre il clima natalizio entra nel vivo con una mattinata dedicata alla “Scuola del Natale”, tra spettacoli teatrali e laboratori che sveleranno ai bambini i segreti degli aiutanti di Babbo Natale grazie alla compagnia “…ma dove vivono i cartoni?”. Il giorno successivo tornano gli spettacoli di burattini, un classico del MAV, mentre il 22 dicembre il Museo si trasformerà in un vero Villaggio delle Meraviglie, popolato da slitte, gonfiabili, casette natalizie e artisti di strada, fino a un grande show musicale che vestirà gli ambienti del Museo di suggestioni fiabesche.

Il 23 dicembre sarà la musica a prendersi la scena con “La nuova dolce vita”, il concerto di Mario Stefano Pietrodarchi e del Quintetto dei Solisti Aquilani, un viaggio dal cinema italiano alle sonorità di Astor Piazzolla. L’ingresso sarà gratuito fino a esaurimento posti.

Dopo Natale, il 27 dicembre, andrà in scena “Lo Schiaccianoci” in una versione teatrale accompagnata da laboratori interattivi, mentre il 28 dicembre i burattini torneranno protagonisti di una giornata pensata per tutta la famiglia. La chiusura del cartellone è fissata al 5 gennaio, alle 11, con “Il Teatrino di Zio Babba”, uno spettacolo che combina burattini a guanto e attore, anticipando l’arrivo dell’Epifania in un clima di gioco condiviso.

Tutti gli appuntamenti si terranno al Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, in via IV Novembre 44, con ingresso gratuito. Per ulteriori informazioni è possibile scrivere a eventi@museomav.it.

Cellole, scoperta gestione illecita di rifiuti: sequestrata un’intera area dello stabilimento

CELLOLE (Caserta) – Una massa disordinata di rifiuti, circa 450 metri cubi tra materiali speciali pericolosi e non, è stata scoperta dai Carabinieri Forestale di Sessa Aurunca e Marcianise all’interno dello stabilimento di una società che si occupa del trattamento di rifiuti speciali non pericolosi. L’accesso ispettivo, effettuato nell’ambito di un servizio mirato alla prevenzione degli illeciti ambientali, ha rivelato una situazione che i militari definiscono «macroscopica»: imballaggi contaminati da sostanze pericolose, diluenti, vernici, filtri di gasolio, scarti ferrosi, RAEE e persino rifiuti solidi urbani, tutti miscelati in un unico accumulo caotico.

La presenza indiscriminata di materiali tossici insieme a rifiuti ordinari ha fatto emergere in modo evidente, secondo i militari, «l’integrazione del delitto di gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi». Il cumulo, accatastato su un’area interna dell’azienda, è stato immediatamente posto sotto sequestro. Stessa sorte è toccata ai rifiuti trovati sul posto, privi di qualunque forma di trattamento o separazione, a conferma di una gestione fuori da ogni normativa ambientale. Il legale rappresentante della società è stato deferito in stato di libertà.

Posillipo, annullata la gara per le spiagge: nuovo bando entro gennaio

NAPOLI – Nuova svolta sulla gestione delle spiagge di Donn’Anna e delle Monache. L’Autorità portuale ha annullato in autotutela il bando pubblicato ad agosto e ha avviato una nuova procedura con scadenza fissata al 22 gennaio. La decisione arriva dopo il parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiamata in causa dall’esposto dell’associazione Mare Libero. «Un primo passo, rivedremo tutte le concessioni», afferma il presidente dell’ente, Eliseo Cuccaro, mentre da La Repubblica Napoli emergono i dettagli degli elementi giudicati critici.

Il nodo principale riguarda il precedente requisito che riservava la partecipazione esclusivamente a lidi balneari e imprese turistiche, indicato come «anticoncorrenziale» dall’Agcm e contestato dal presidente di Mare Libero, Roberto Biagini. Il nuovo bando apre ora la gara a tutte le imprese, ma non si placano le preoccupazioni dei comitati cittadini, che invocano garanzie reali su trasparenza, concorrenza e tutela dei beni comuni. «Se il nuovo disciplinare non garantirà tutto questo, ci riserviamo nuove azioni legali», avvertono, rilanciando la richiesta di un tavolo pubblico.

La vicenda affonda le radici nel contenzioso sollevato dal ristorante Palazzo Petrucci: Tar e Consiglio di Stato hanno annullato la concessione al Bagno Elena, poi prorogata tecnicamente dall’ente porto, sollecitando l’avvio di una procedura pubblica. L’Agcm ha chiesto chiarimenti lo scorso settembre, pochi giorni prima della scadenza per la presentazione delle offerte. L’audizione del 13 novembre ha poi spinto l’Autorità portuale ad annullare la gara il 24 novembre, aprendo la strada alla procedura attuale.

Il nuovo bando mette a disposizione 2.500 metri quadrati destinati a ombrelloni e sdraio divisi in tre lotti, con una base d’asta di circa 3.500 euro ciascuno. Nel frattempo, l’ente portuale guarda oltre: «Sono procedure nuove che vanno studiate e confrontate con enti e autorità – sottolinea Cuccaro – La materia dovrebbe essere gestita dai Comuni, ma su Napoli abbiamo ancora noi la delega. L’obiettivo è dare un’opportunità per riqualificare al meglio quelle zone in una città che ha poche spiagge».

I comitati, però, chiedono di più e puntano il dito su quanto accaduto finora: «Vogliamo sapere chi ha disposto i criteri discutibili, perché sono stati scelti e quali interessi hanno influenzato la procedura. Mare e spiagge sono un bene collettivo, non vanno trattate come merce».