Home Blog Pagina 11

Napoli, protesta a Santa Chiara contro lo sfratto di un 76enne malato di cancro

Protesta nella basilica di Santa Chiara, a Napoli, contro lo sfratto di Carlo, un uomo di 76 anni malato di cancro che rischia di perdere la casa in cui vive da quattro decenni. Gli attivisti del Movimento per il diritto all’abitare hanno manifestato davanti all’altare, esponendo striscioni e cartelli contro l’iniziativa attribuita all’Ordine dei frati minori francescani, indicato dai manifestanti come proprietario dell’immobile.

Su un grande drappo è comparsa la scritta: «San Francesco non sgomberava, no allo sfratto di Carlo». Un messaggio diretto ai frati, accompagnato dalla richiesta di sospendere la procedura e riaprire il confronto sulla situazione dell’anziano.

Alla protesta hanno partecipato anche abitanti del quartiere Materdei. Alcuni manifestanti, insieme a Carlo, si sono incatenati davanti all’altare maggiore per richiamare l’attenzione sulla vicenda.

«Abito in quella casa da 40 anni ed ho sempre pagato regolarmente l’affitto. Ho bisogno di cure e non so dove potermi trasferire», ha raccontato il 76enne, spiegando le difficoltà legate alla possibilità di trovare un’altra sistemazione mentre affronta la malattia.

Il Movimento per il diritto all’abitare sostiene che i tentativi di mediazione avviati finora con il supporto della Curia non abbiano prodotto risposte concrete. «Noi siamo qui per chiedere all’Ordine di sospendere ogni procedura di sfratto», ha dichiarato uno dei manifestanti.

La protesta riporta al centro il tema dell’emergenza abitativa e delle difficoltà affrontate dalle persone fragili che rischiano di perdere la propria abitazione. Gli attivisti chiedono ora un intervento che consenta di riaprire il dialogo e individuare una soluzione per Carlo, evitando che l’uomo si ritrovi senza una casa in cui vivere durante le cure.

Salerno, un sacerdote al presidio dei tir: don Mimì Tropiano benedice gli autotrasportatori

Una benedizione per gli autotrasportatori in protesta contro il caro-carburante e il costo della vita. Nel Salernitano, don Mimì Tropiano, parroco di Tardiano di Montesano sulla Marcellana, ha raggiunto il presidio dei camionisti allo svincolo di Padula-Buonabitacolo, lungo l’autostrada A2 del Mediterraneo.

Il sacerdote si è fermato accanto ai manifestanti per impartire loro una benedizione, in un gesto di vicinanza e solidarietà verso una categoria che sta portando avanti la mobilitazione contro l’aumento dei costi.

La scena è stata ripresa in alcuni video, diffusi sui social e rilanciati da diverse testate online locali. Le immagini mostrano il parroco al fianco degli autotrasportatori impegnati nel presidio, diventando una testimonianza del sostegno ricevuto dai manifestanti sul territorio.

La protesta nel tratto salernitano si inserisce nella mobilitazione più ampia contro i rincari dei carburanti e delle materie prime, che coinvolge autotrasportatori e altri operatori economici. La presenza di don Tropiano ha aggiunto al presidio un momento simbolico di solidarietà, portando l’attenzione anche sulle difficoltà affrontate da chi lavora ogni giorno nel settore dei trasporti.

Accoltella il marito durante una lite nel Beneventano: arrestata una donna di 55 anni

Una lite tra coniugi degenerata in un accoltellamento. È accaduto durante la notte a Pago Veiano, in provincia di Benevento, dove un uomo è stato ferito all’addome e al torace e ricoverato in gravi condizioni. Per l’episodio è stata arrestata la moglie, una donna di 55 anni originaria della Polonia, con l’accusa di tentato omicidio.

Secondo le prime informazioni, la discussione tra i due sarebbe diventata progressivamente più accesa, fino a quando la situazione è sfuggita al controllo. Nel corso della lite, la donna avrebbe colpito il marito con una lama, provocandogli ferite in diverse parti del corpo.

A lanciare l’allarme sono stati i soccorsi, intervenuti sul posto con un’ambulanza del 118. I sanitari hanno prestato le prime cure all’uomo e lo hanno trasferito all’ospedale «San Pio» di Benevento.

Le sue condizioni sono state giudicate gravi, ma, secondo quanto riferito, non sarebbe in pericolo di vita. La donna è stata arrestata con l’accusa di tentato omicidio. Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti dei carabinieri, impegnati a ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e le circostanze che hanno portato all’aggressione.

Carburanti alle stelle, Irpinia in tilt: tir e agricoltori bloccano l’A16 per il terzo giorno di fila

Lunghe code al casello di Avellino Est, centinaia di tir fermi e scaffali sempre meno forniti nei supermercati. La protesta di autotrasportatori e agricoltori irpini contro il caro carburanti e l’aumento delle materie prime prosegue per il terzo giorno consecutivo, con pesanti ripercussioni sulla viabilità e crescenti preoccupazioni per gli approvvigionamenti.

Anche nella mattinata di oggi, martedì 20 ottobre, centinaia di mezzi pesanti si sono fermati sulla corsia di emergenza della rampa che conduce al casello dell’A16 Napoli-Canosa, ad Avellino Est. La mobilitazione ha provocato lunghe code, che hanno interessato anche il tratto autostradale in direzione Napoli.

La protesta arriva dopo lo sciopero del 10 ottobre. Domenica scorsa e ieri mattina, agricoltori e autotrasportatori si erano già ritrovati nei pressi del casello di Avellino Ovest e lungo la variante 7 bis, portando avanti la mobilitazione contro i costi crescenti che gravano sulle rispettive attività.

Un’iniziativa analoga si è svolta in mattinata anche nei pressi del casello autostradale di Grottaminarda, a conferma di una protesta che coinvolge diversi punti strategici della viabilità irpina.

Alle difficoltà negli spostamenti si aggiungono i primi segnali di sofferenza sul fronte delle forniture. Nei supermercati della provincia cominciano a scarseggiare alcuni prodotti di prima necessità, in particolare frutta e carne. Nelle aree di servizio, intanto, si registrano lunghe file di automobilisti in attesa di fare rifornimento.

La mobilitazione mette così in evidenza le conseguenze dei rincari su trasporti, agricoltura e distribuzione alimentare, mentre resta alta l’attenzione sull’evoluzione dei disagi e sulla tenuta della catena dei rifornimenti.

Droga nascosta in una cassetta: due arresti a Ponticelli

Gli uomini e le donne in divisa hanno messo a segno un intervento mirato nel quartiere Ponticelli. Durante i controlli, gli agenti del Commissariato hanno ispezionato l’abitazione delle due indagate e hanno trovato materiale utile al confezionamento di sostanze stupefacenti. In particolare, all’interno di una cassetta utilizzata per l’accensione della luce della camera da letto, sono stati rinvenuti 56 involucri di cocaina, per un peso complessivo di circa 10 grammi.

Le due donne, rispettivamente di 50 e 43 anni e con precedenti di polizia, sono state tratte in arresto dai personale operante per detenzione illecita finalizzata allo spaccio. L’operazione rientra nei servizi predisposti dal Commissariato di Ponticelli per contrastare il traffico di droga nel territorio.

Camorra, la mappa dei clan che controllano il business dei telefonini nelle carceri

Napoli -Una confederazione criminale in cella: la fine delle vecchie faide per il profitto. Quando la cocaina e i debiti azzerano le distanze tra le cosche. E’ questo in sintesi quello che emerge leggendo e analizzando le pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Antonino Santoro e che oggi ha svelato il patto criminale con 13 indagati e 9 ordinanze cautelari.

Le indagini e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Emanuele De Pasquale offrono uno spaccato inquietante e per certi versi inedito delle dinamiche di detenzione all’interno delle carceri di massima sicurezza, in primis nella Casa Circondariale di Siracusa (Cavadonna).

Qui, nei reparti di Alta Sicurezza (AS3), detenuti di primissimo piano appartenenti a organizzazioni camorristiche campane geograficamente distanti — e in alcuni casi storicamente contrapposte — riescono a bypassare i muri e le restrizioni grazie ai telefoni cellulari clandestini, mettendo in piedi una vera e propria holding trans-provinciale della droga.

Il carcere cessa di essere un luogo di isolamento o di scontro e si trasforma in una sorta di “camera di compensazione” degli interessi criminali: i debiti di gioco di un singolo broker innescano una reazione a catena che chiama in causa i vertici e gli emissari di mezza Campania, dimostrando come gli affari illeciti e la gestione dei flussi di cocaina prevalgano su ogni logica di fazione.

Il clan Troncone di Fuorigrotta e l’orbita Mazzarella: egemonia e disinteresse strategico

Al centro della vicenda giudiziaria c’è il Clan Troncone, radicato nel quartiere napoletano di Fuorigrotta e storicamente inserito nell’orbita del potente cartello dei Mazzarella. Guidato dal capoclan Giuseppe Troncone (detenuto a Milano Opera), il sodalizio si trova a gestire una crisi d’immagine e operativa a causa del proprio “organizzatore” interno, Emanuele De Pasquale.

I Mazzarella compaiono in modo massiccio nella filiera dei crediti attraverso figure di peso come Luciano Barattolo (di Forcella), Ciro Rosario Terracciano e Giuseppe Damiano (vicino ai De Luca-Bossa ma operativo nello stesso blocco). È proprio a loro che fa capo la fetta più grossa del debito (18.000 euro su 49.000 totali).

I Troncone, pur subendo il contraccolpo d’immagine (con il boss Giuseppe furioso perché il nome del clan è stato speso senza autorizzazione esponendolo alle procure), scelgono una linea spregiudicata: scaricare formalmente De Pasquale, autorizzare i creditori a procedere con la forza pur di ristabilire l’ordine e intervenire solo marginalmente per evitare che la tensione degeneri in una faida aperta tra clan fuori dalle mura.

I grossisti esterni e le alleanze trasversali: da Gionta agli Avventurato

Il mosaico si completa con l’inserimento di altri storici sodalizi campani che riforniscono il broker di Fuorigrotta di partite di cocaina (spesso dell’ordine del mezzo chilo alla volta) da piazzare nell’area flegrea e nel Rione Traiano:

Il clan Gionta di Torre Annunziata: Rappresentato in cella da Ciro Coppola (creditore per 11.000 euro), il quale si approvvigionava a sua volta dal Rione Traiano tramite i canali dei Sorianiello (la cosiddetta “99”) utilizzando l’applicazione criptata Signal. Coppola si distinguerà per la ferocia, partecipando in prima persona al pestaggio con le forbici ai danni di De Pasquale.

Il Clan Avventurato di Acerra: Presente con Emanuele D’Agostino (creditore per 7.000 euro), il quale non solo gestisce le forniture di stupefacenti a prezzi vantaggiosi ma estende il ricatto alle estorsioni e all’organizzazione logistica di truffe agli anziani nel Nord Italia, arruolando la compagna del broker e sodali locali.

Il Clan Ferrara-Cacciapuoti di Villaricca: Con Domenico Cacciapuoti (detto Mimmo ‘o Piccirillo, creditore per 13.000 euro), figura chiave che fa da tramite con i vertici e cerca di mediare l’utilizzo delle abilità truffaldine di De Pasquale per azzerare i passivi.

L’asse dei garanti: Licciardi e Giannelli nell’accordo punitivo

Il dettaglio forse più inquietante che emerge dall’ordinanza è il coinvolgimento di soggetti appartenenti a cartelli storicamente contrapposti ai Mazzarella e ai Troncone, come Gianfranco Leva (esponente dei Licciardi ed ergastolano della cupola dell’ Alleanza di Secondigliano) e Aniello Mosella (del clan Giannelli di Cavalleggeri d’Aosta).

Nonostante la contrapposizione storica all’esterno, Leva e Mosella partecipano attivamente alla videochiamata di autorizzazione con Giuseppe Troncone, agendo in veste di “garanti” dell’accordo punitivo. Lo stesso Aniello Mosella si spingerà fino a eseguire materialmente il pestaggio di De Pasquale in cella, riprendendo la scena in videochiamata di gruppo per mostrarla in tempo reale agli altri creditori collegati, a suggello di un patto d’affari che azzera ogni barriera territoriale o mafiosa.

I clan e i rispettivi esponenti coinvolti nell’indagine

Clan Troncone (Fuorigrotta, Napoli)
Giuseppe Troncone (capoclan e mandante/regista dei recuperi)
Emanuele De Pasquale (organizzatore, broker e pentito)
Gaetano Vaccaro (uomo di fiducia e collettore sul territorio)

Clan Mazzarella (Napoli centro / San Giovanni a Teduccio / Forcella)
Luciano Barattolo (fornitore e creditore)
Ciro Rosario Terracciano (intermediario e creditore)
Giuseppe Damiano (affiliato/gestore dei recapiti a Volla)

Clan Gionta (Torre Annunziata)
Ciro Coppola (fornitore, creditore e co-autore del pestaggio)

Clan Ferrara-Cacciapuoti (Villaricca)
Domenico Cacciapuoti (fornitore e mediatore dei debiti)

Clan Avventurato (Acerra)
Emanuele D’Agostino (fornitore, estorsore e organizzatore di truffe)

Clan Licciardi / Alleanza di Secondigliano
Gianfranco Leva (garante dell’accordo tra clan in carcere)

Clan Giannelli (Cavalleggeri d’Aosta)
Aniello Mosella (garante ed esecutore materiale delle violenze punitive)

VSP17MM: concorso per volontari in servizio permanente della Marina Militare (Ordinari) 2026

0

Scadenza per candidarsi: 30 Ottobre 2026. È consigliabile completare la domanda con anticipo e verificare eventuali orari limite o aggiornamenti nella pagina ufficiale.

È in corso una procedura concorsuale nazionale per immettere volontari in servizio permanente nella Marina Militare nel 2026; l’offerta riguarda il Lotto VSP17MM Ordinari.

Di cosa si tratta

Si tratta di una procedura di concorso pubblico nazionale indetta dalla Marina Militare per l’immissione nei ruoli dei volontari in servizio permanente (VSP) nel comparto Marina Militare, per l’anno 2026. Il codice VSP17MM identifica il lotto specifico chiamato Ordinari: una delle suddivisioni utilizzate dall’istituzione per distinguere i gruppi di aspiranti e le modalità di reclutamento. L’etichetta non è una sigla di carriera, ma un riferimento operativo interno al bando.

Il bando ufficiale non esplicita in questa sintesi le funzioni e le mansioni precise che i volontari dovranno svolgere: l’esatto ordine di servizio e i compiti assegnati dipenderanno dalle esigenze operative della Marina Militare e dall’esito delle prove di selezione. In generale, i volontari in servizio permanente costituiscono un segmento del personale delle Forze Armate che, dopo la nomina, entra in servizio a tempo pieno e a carattere stabile, secondo le norme vigenti e i criteri stabiliti dal DPR e dalle leggi che regolano il reclutamento nel comparto Marina.

La figura professionale

Il profilo ricercato è quello di un volontario in servizio permanente della Marina Militare (VSP) nel 2026, lotto Ordinari. Si tratta di una figura che opererà all’interno delle strutture navali e operative del Corpo, con l’obiettivo di integrare il personale già esistente e supportare le attività istituzionali. Le attività concrete, i reparti di assegnazione e le responsabilità precise non sono elencate nel testo disponibile qui: tali dettagli compaiono nel bando ufficiale e nelle sedi di convocazione. È utile per chi cerca lavoro sapere che, come per altre immissioni di VSP, la selezione si fonda su requisiti di servizio, titoli e prove che variano in base al contingente e al ruolo specifico.

Requisiti

I requisiti di servizio sono indicati nel bando ufficiale e non sono specificati nel testo qui fornito. Chi è interessato dovrà verificare i requisiti esatti sul portale ufficiale della Difesa e nel bando di concorso: tali requisiti possono riguardare caratteristiche anagrafiche, idoneità psico-fisica, requisiti di cittadinanza, eventuali limiti di età e altre condizioni previste per l’accesso al comparto Marina Militare.

Contratto, posti e sede

Dal materiale disponibile non emergono il numero preciso di posti né la sede esatta di destinazione. Si tratta di una procedura nazionale, quindi i posti e le sedi verranno specificati nel bando definitivo e nelle comunicazioni di convocazione. In generale, i VSP entrano a far parte del personale delle Forze Armate attraverso un rapporto di lavoro a tempo pieno, con contratto pubblico e norme vigenti per l’immissione in servizio permanente; lo stipendio e i dettagli economici sono definiti dal contratto di lavoro del personale militare e dalle tabelle stipendiali, ma non sono indicati nel testo qui disponibile. Per una visione chiara dei requisiti economici, è fondamentale consultare il testo ufficiale.

Come funziona la selezione

Nel riepilogo fornito non è esplicato in modo dettagliato l’iter di selezione: è indicato che si tratta di un concorso pubblico nazionale. L’esatto processo—prove di titoli, prove d’esame, età minima, punteggi e modalità di convocazione—varia a seconda del bando e delle esigenze della Marina Militare. Per conoscere le fasi e la logistica della selezione, è necessario consultare il bando ufficiale e le comunicazioni sugli avvisi di convocazione che l’Ente emetterà nel tempo.

Scadenza e come candidarsi

Data ufficiale della scadenza: 30 ottobre 2026. Non è stata indicata un’orario specifico nei dati disponibili qui; l’orario e le modalità di presentazione della domanda saranno definiti nel bando ufficiale. La candidatura avviene attraverso il concorso pubblico indetto dalla Marina Militare; si dovrà seguire le indicazioni presenti sul portale concorsiDifesa.it e sulla pagina dedicata al concorso VSP17MM Ordinari. Dato che i dettagli operativi non sono ancora presenti in questa sintesi, è essenziale consultare la pagina ufficiale e il bando per le istruzioni precise: modalità di invio domanda, scadenze intermedie, eventuali certificazioni da allegare e l’elenco dei documenti richiesti.

Cosa controllare prima di inviare la domanda

  • Requisiti di servizio indicati nel bando: verificare se si soddisfano i limiti di età, cittadinanza, idoneità psico-fisica e eventuali requisiti specifici per il lotto Ordinari (VSP17MM).
  • Modalità di presentazione della domanda: indicazioni ufficiali sul portale Difesa, incluso dove inviare la domanda e quale file/documentazione allegare.
  • Prove di selezione: consultare il bando per conoscere le fasi (titoli, esami, prove pratiche) e i criteri di valutazione.
  • Documenti da preparare: titoli di studio, certificati di servizio (se richiesti), certificazioni di idoneità e qualsiasi documento rilasciato dall’amministrazione pubblica.
  • Scadenze intermedie e comunicazioni ai candidati: come restare aggiornati, eventuali convocazioni e notifiche.

In caso di lacune informative, rivolgersi alla pagina ufficiale del concorso o contattare gli uffici competenti della Marina Militare per confermare i requisiti, le fasi di selezione e la documentazione necessaria.

Riassumento: la procedura VSP17MM Ordinari è una procedura di reclutamento nazionale rivolta a soggetti interessati a entrare nel ruolo dei volontari in servizio permanente della Marina Militare. La data di scadenza è il 30 ottobre 2026, ma per i dettagli concreti su posti, sedi, prove e requisiti specifici, occorre fare riferimento al bando ufficiale pubblicato sul portale della Difesa e alle comunicazioni ufficiali della Marina Militare.

Fonte originale dell’offerta: Vai all’annuncio o bando ufficiale.

Napoli, in stato di ebbrezza alla guida: due patenti ritirate lungo la Tangenziale

La sicurezza stradale si prova sul campo con strumenti tecnologici e controlli mirati. Domenica, lungo la Tangenziale di Napoli, gli agenti della Polizia Stradale hanno utilizzato un laboratorio mobile fornito da Tangenziale di Napoli S.p.A. per contrastare la guida in stato di ebbrezza e l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.

L’operazione, centrata sulla barriera Astroni, ha visto l’ispezione di 43 veicoli e l’identificazione di 138 persone. Tra i controlli, due individui sono stati denunciati per risultare positivi a sostanze stupefacenti. Inoltre si registrano 14 violazioni del Codice della Strada, un veicolo sequestrato amministrativamente, un fermo amministrativo e il ritiro di due patenti di guida.

Il dispositivo, destinato a essere ripetuto, rientra in un programma di prevenzione e sicurezza stradale con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e di stimolare comportamenti di guida responsabili tra gli utenti della strada.

La misura è parte di una strategia più ampia volta a tutelare chi utilizza le arterie cittadine e provinciali, con controlli periodici che combinano strumenti tecnologici e presidi di polizia.

Acerra, auto della preside danneggiata durante le proteste studentesche

Acerra – L’autovettura della dirigente scolastica del liceo Bruno Munari è stata danneggiata questa mattina, martedì 20 ottobre, durante una manifestazione studentesca svoltasi presso l’istituto. A condannare fermamente l’episodio è il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, che ha assicurato la massima attenzione della Prefettura sulla vicenda.

«Quanto accaduto ad Acerra è un episodio di particolare gravità, che desta forte preoccupazione perché coinvolge un’istituzione scolastica, luogo di formazione, crescita e confronto, che deve essere sempre improntato ai valori del rispetto, della legalità e della convivenza civile», ha dichiarato il prefetto in una nota diffusa dalla Prefettura.

Indagini in corso

Sul punto sono già stati avviati gli accertamenti da parte delle forze di polizia, che operano «in stretto raccordo con l’Autorità giudiziaria». L’obiettivo, spiegano le istituzioni, è ricostruire compiutamente la dinamica dei fatti e individuare chi ha danneggiato l’auto della preside.

«Confido nel lavoro degli investigatori affinché si possa fare piena luce sull’accaduto e assicurare una risposta tempestiva ed efficace, nel pieno rispetto delle procedure e delle competenze degli organi inquirenti», ha aggiunto Di Bari.

La difesa della scuola

Il prefetto ha inoltre sottolineato che le istituzioni devono mantenere alta l’attenzione su ogni episodio capace di compromettere la sicurezza della comunità e di minare il ruolo della scuola, definita «presidio di legalità e luogo privilegiato di educazione al rispetto delle regole e delle persone».
L’episodio ha thus acceso i riflettori sul liceo Munari di Acerra, coinvolto nella giornata di mobilitazione studentesca.

Arzano, bonificata e consegnata alla città dopo 30 anni la ‘galleria della morte’

Dopo trent’anni di abbandono e degrado, la «galleria della morte» torna alla città di Arzano, finalmente liberata dalle tonnellate di rifiuti che nel tempo avevano trasformato l’area in una discarica abusiva. La consegna ufficiale dell’opera di bonifica segna un passaggio importante per il territorio, che si riappropria di uno spazio rimasto a lungo ferito dall’incuria e dall’emergenza ambientale.

L’intervento, che riguarda il collegamento tra Arzano e Secondigliano, viene presentato come una delle più grandi opere di bonifica del genere realizzate in Campania. Un risultato che punta a restituire decoro e condizioni di maggiore sicurezza a un’area diventata negli anni il simbolo di una situazione di degrado protrattasi troppo a lungo.

Dalla tragedia del 1996 alla bonifica

La conclusione dei lavori arriva a trent’anni dalla tragedia del 1996 e a sette anni dalla scoperta della discarica abusiva. Un arco temporale che racconta le difficoltà di risanare un luogo segnato da una vicenda dolorosa e da un progressivo accumulo di rifiuti.

Con la bonifica viene finalmente sanata una parte significativa di quella ferita, anche se la galleria conserva il valore simbolico di una storia che la comunità di Arzano non intende dimenticare. La restituzione dell’area rappresenta, al tempo stesso, un’occasione per guardare al futuro e rilanciare l’impegno per la tutela del territorio.

Istituzioni e forze dell’ordine alla cerimonia

Alla cerimonia di consegna hanno partecipato il generale Giuseppe Vadalà, del Commissariato per le bonifiche, il senatore Franco Silvestro e il sindaco di Arzano, Giuseppe Vitagliano. Presenti anche la comandante della Compagnia dei Carabinieri di Casoria, Valentina Bianchin, il comandante della locale Tenenza dell’Arma, Raimondo Semprevivo, e il comandante della Polizia locale, il colonnello Luigi Maiello.

Hanno preso parte all’iniziativa anche consiglieri e assessori comunali, la società GF Service, che ha eseguito l’intervento, rappresentanti dell’Esercito italiano e della Guardia di Finanza, oltre al direttore generale del Consorzio cimiteriale, Sabato Terracciano.

Una presenza istituzionale ampia, a testimonianza della rilevanza attribuita all’intervento e della necessità di una collaborazione tra amministrazioni, strutture operative e comunità locali per affrontare le criticità ambientali.

Silvestro: «Il recupero del territorio è possibile»

Il senatore Franco Silvestro ha espresso apprezzamento per il completamento della bonifica, sottolineando il valore dell’intervento anche sul piano della collaborazione istituzionale.

«La conclusione della bonifica rappresenta anche il segnale che il recupero del territorio è possibile quando istituzioni e comunità operano nella stessa direzione», ha dichiarato.

Un messaggio che richiama l’importanza di proseguire lungo la strada del risanamento ambientale e del recupero delle aree compromesse, affinché la restituzione degli spazi alla collettività sia accompagnata da una costante attenzione alla loro tutela.

Vitagliano: «Un nuovo inizio per Arzano»

Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco Giuseppe Vitagliano, che ha inserito la conclusione dei lavori nel più ampio percorso di rinnovamento avviato dall’amministrazione comunale.

«Le ferite del passato sono alle spalle e, con la consegna di questa opera, cominciamo a guardare al futuro con maggiore convinzione di potercela fare. Questo è solo uno dei passi di rinnovamento che la nostra amministrazione sta portando avanti. In un prossimo futuro ci saranno altre opere importanti che consegneremo alla città», ha affermato il primo cittadino.

La bonifica della «galleria della morte» diventa così un segnale concreto di cambiamento per Arzano: un intervento che chiude una lunga stagione di abbandono e apre una nuova fase, nella quale il recupero degli spazi pubblici e la salvaguardia ambientale saranno chiamati a tradursi in risultati duraturi per la comunità.

P.B.

Hashish nascosto in pacchetto di sigarette: pusher arrestato a Barra

Napoli – Nel pomeriggio di ieri, gli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra hanno arrestato un 24enne con precedenti di polizia, anche specifici, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Durante un normale servizio di controllo del territorio, gli ufficiali hanno fermato un’autovettura in via Mastellone

. L’esito operativo ha consentito di rinvenire 8 involucri di hashish, per un peso complessivo di circa 35 grammi, celati all’interno di un pacchetto di sigarette, insieme a 110 euro in contanti, suddivisi in banconote di diverso taglio. Il prevenuto è stato quindi tratto in arresto dal personale operante.

Google, i social prendono il posto dei siti web nei risultati di ricerca: chi ci guadagna e chi perde?

Sempre più contenuti pubblicati originariamente sui siti web compaiono su Google attraverso Instagram, Facebook e altre piattaforme social. Ma se il contenuto originale è liberamente accessibile, perché indirizzare gli utenti verso piattaforme che possono richiedere una registrazione? Una questione che riguarda la libertà di accesso all’informazione, la sopravvivenza degli editori e il potere degli algoritmi.

Da alcuni mesi, osservando i risultati di ricerca di Google, emerge un fenomeno che meriterebbe maggiore attenzione: la crescente presenza di contenuti provenienti dai social network, anche quando le stesse informazioni sono disponibili sui siti web che le hanno pubblicate originariamente.

Non si tratta semplicemente dell’indicizzazione di Facebook, Instagram, TikTok o altre piattaforme. Il problema nasce quando, cercando un determinato contenuto, Google propone tra i risultati il post pubblicato sul profilo social di un sito, mentre la pagina originale dello stesso sito risulta meno visibile o addirittura assente dalle prime posizioni.

È un fenomeno che, se confermato su larga scala, potrebbe avere conseguenze profonde non soltanto per l’editoria digitale, ma anche per il principio stesso di libero accesso alle informazioni.

Il paradosso del contenuto liberamente pubblicato

Facciamo un esempio concreto.

Immaginiamo che un sito di informazione, che chiameremo pippo.it, pubblichi un articolo di cronaca. Il contenuto è disponibile gratuitamente, non richiede un abbonamento e può essere letto da chiunque attraverso un normale browser, senza registrazioni o credenziali.

Come avviene ormai abitualmente, lo stesso editore condivide poi l’articolo sui propri canali Facebook, Instagram e altre piattaforme.

In passato, cercando su Google il titolo dell’articolo o alcune parole significative del testo, tra i risultati compariva generalmente la pagina originale del sito.

Oggi può accadere qualcosa di diverso: Google mostra il contenuto condiviso su Instagram o Facebook, mentre l’articolo originale viene relegato più in basso oppure non compare tra i primi risultati.

Il lettore clicca, convinto di poter consultare l’informazione cercata, ma si ritrova all’interno di una piattaforma social.

Ed è qui che nasce il vero problema.

Per leggere un’informazione pubblica serve un account privato?

Molte piattaforme social impongono limitazioni alla navigazione degli utenti non registrati.

Su Instagram, per esempio, alcuni contenuti pubblici possono essere visualizzati senza account, ma la navigazione può essere interrotta da richieste di accesso o registrazione. Le limitazioni variano in base al tipo di contenuto e alle modalità di consultazione.

In alcuni casi è possibile vedere soltanto una parte dell’informazione, in altri risulta difficile proseguire senza autenticarsi.

Il paradosso diventa evidente.

Un editore pubblica un contenuto sul proprio sito affinché chiunque possa leggerlo liberamente. Successivamente lo condivide sui social per aumentarne la diffusione.

Ma se Google privilegia, per una determinata ricerca, proprio la versione social rispetto alla pagina originale, il lettore potrebbe essere indirizzato verso un ambiente nel quale l’accesso è condizionato al possesso di un account.

Un contenuto nato per essere pubblico rischia così di diventare, nella pratica, meno accessibile proprio attraverso il motore di ricerca che dovrebbe facilitarne la scoperta.

E che cosa accade a chi non vuole iscriversi a Instagram, Facebook o TikTok? Deve rinunciare a leggere un’informazione che, sul sito originale, è disponibile gratuitamente?

La libertà di informazione passa anche dall’accesso anonimo

La questione non riguarda soltanto l’esperienza di navigazione.

Internet si è sviluppata anche grazie alla possibilità di consultare pagine e documenti pubblici senza dover necessariamente appartenere a una piattaforma privata.

Un sito web liberamente accessibile consente a chiunque di leggere un articolo indipendentemente dal possesso di un account social.

Diverso è il funzionamento degli ambienti chiusi o parzialmente chiusi, nei quali la consultazione può essere condizionata dall’autenticazione e dalle regole stabilite dal gestore.

È importante chiarire che non si tratta automaticamente di censura in senso giuridico: Google non impedisce necessariamente l’accesso al sito originale, né un risultato meno visibile equivale alla rimozione del contenuto.

Tuttavia, se l’accesso alle informazioni passa sempre più frequentemente attraverso piattaforme che richiedono registrazione, il rischio è quello di una limitazione concreta della loro accessibilità.

La libertà di espressione, infatti, non riguarda soltanto la possibilità di pubblicare qualcosa, ma anche la capacità delle persone di raggiungere e consultare ciò che viene pubblicato.

E un’informazione formalmente disponibile, ma difficilmente rintracciabile al di fuori dei social network, rischia di perdere una parte della propria funzione pubblica.

Perché Google mostra il social anziché la fonte originale?

Questa è probabilmente la domanda più importante, alla quale sarebbe interessante ricevere una risposta direttamente da Google.

Perché, quando uno stesso editore pubblica un articolo sul proprio sito e ne condivide il contenuto su Instagram o Facebook, il motore di ricerca può decidere di mostrare il risultato social anziché la pagina originale?

Google documenta da tempo l’esistenza di sistemi che selezionano e ordinano i risultati in base a molteplici segnali di pertinenza e utilità.

Tra questi figurano anche meccanismi per individuare contenuti duplicati o molto simili, con l’obiettivo di evitare risultati ripetitivi. Google spiega inoltre che la scelta dell’URL canonico tiene conto di diversi segnali, senza garantire che venga sempre selezionato quello preferito dall’editore.

Questo, però, non significa che Google consideri automaticamente una pagina Instagram e un articolo giornalistico come due documenti duplicati.

Le versioni social possono essere profondamente diverse dalla pagina originale, per struttura, testo e formato.

Il punto, quindi, rimane aperto: quali segnali portano in determinate circostanze un contenuto social a superare nei risultati la fonte che lo ha generato?

È il peso acquisito dai grandi domini social? È una diversa interpretazione dell’intento di ricerca? È una scelta legata al formato del contenuto o alla sua popolarità?

Oppure esistono altre dinamiche che gli editori non riescono a individuare?

Senza un’analisi sistematica delle ricerche e dei rispettivi posizionamenti, non sarebbe corretto attribuire il fenomeno a una specifica decisione deliberata di Google. Ma proprio per questo servirebbe maggiore trasparenza.

L’indicizzazione dei social è diventata sempre più importante

Un elemento concreto, intanto, esiste.

Dal 10 luglio 2025 Instagram ha ampliato le possibilità di indicizzazione dei contenuti pubblici appartenenti agli account professionali, aumentando le opportunità di comparsa di post, fotografie e video nei risultati dei motori di ricerca.

La direzione intrapresa da Google è diventata ancora più evidente nel 2026.

Il 29 luglio 2026, attraverso il proprio blog ufficiale, Google ha annunciato la disponibilità globale delle cosiddette proprietà della piattaforma in Search Console.

Si tratta di strumenti che consentono di monitorare il rendimento dei contenuti pubblicati su Instagram, TikTok, X e YouTube all’interno della Ricerca Google, di Discover e di Google News.

Un riconoscimento significativo del ruolo ormai assunto dai social network all’interno dell’ecosistema della ricerca.

Ma c’è una differenza sostanziale tra consentire ai social di comparire nei risultati e fare in modo che questi ultimi ottengano maggiore visibilità rispetto ai siti che producono originariamente le informazioni.

La prima possibilità amplia le fonti disponibili. La seconda, quando si verifica, potrebbe modificare profondamente gli equilibri della distribuzione dei contenuti su Internet.

Il danno economico per gli editori: il traffico cambia destinazione

Esiste poi un altro aspetto, tutt’altro che secondario: quello economico.

Produrre informazione comporta costi. Redazioni, giornalisti, collaboratori, fotografi, infrastrutture tecnologiche, server e strumenti di pubblicazione devono essere sostenuti attraverso risorse economiche.

Per molti siti web, soprattutto quelli che offrono contenuti gratuitamente, una parte significativa dei ricavi deriva dalla pubblicità visualizzata sulle pagine.

Quando un utente arriva direttamente sul sito originale, la sua visita può contribuire a finanziare quel lavoro.

Quando invece Google indirizza lo stesso utente verso un post Instagram che riprende il contenuto, il meccanismo cambia.

La visita non arriva al sito dell’editore, non genera visualizzazioni pubblicitarie sulle sue pagine e non alimenta direttamente il suo modello di sostenibilità.

Il traffico finisce all’interno della piattaforma social.

E non è affatto detto che l’editore possa ricavarne un beneficio economico equivalente.

Instagram, per esempio, non offre a tutti gli editori un sistema generalizzato di monetizzazione delle visualizzazioni paragonabile alla raccolta pubblicitaria sul proprio sito web.

Di conseguenza, un contenuto che avrebbe potuto produrre ricavi sulla pagina originale può trasformarsi in un’interazione utile soprattutto alla piattaforma che lo ospita.

Se questa dinamica coinvolgesse un numero elevato di ricerche, il risultato potrebbe essere una significativa perdita di visite e fatturato per molti editori.

Parlare di milioni di visite sottratte all’insieme dei siti web è una possibilità da verificare attraverso dati aggregati, non un dato già dimostrato. Ma il meccanismo economico che rende concreto questo rischio è facilmente comprensibile.

Il confronto con Bing: due modi diversi di presentare il web?

Un altro elemento che meriterebbe un approfondimento riguarda le differenze tra i motori di ricerca.

Nelle osservazioni che hanno dato origine a questa riflessione, Google sembra mostrare una presenza particolarmente marcata di risultati provenienti dalle piattaforme social, anche per contenuti che risultano disponibili sui siti originali.

Effettuando ricerche analoghe su Bing, invece, si possono incontrare risultati maggiormente orientati verso i siti web tradizionali.

Non esiste, allo stato delle verifiche qui considerate, una misurazione rappresentativa che permetta di affermare che Bing privilegi sistematicamente le fonti originali rispetto a Google.

La differenza percepita, tuttavia, suggerisce un confronto che sarebbe utile realizzare su un campione ampio di ricerche identiche, distinguendo i risultati organici dai riquadri dedicati a video e social.

Soprattutto perché l’indicizzazione dei contenuti Instagram non è una possibilità riservata esclusivamente a Google: riguarda anche altri motori di ricerca.

Se due sistemi presentano risultati molto diversi per la stessa informazione, diventa legittimo chiedersi quali criteri producano tale differenza.

Il rischio di consegnare l’informazione alle grandi piattaforme

Il tema supera il semplice posizionamento SEO.

Per anni gli editori hanno utilizzato i social network come strumenti di promozione dei contenuti pubblicati sui propri siti.

Il modello era relativamente semplice: il sito produceva e ospitava l’informazione, i social contribuivano a diffonderla e il motore di ricerca permetteva agli utenti di raggiungerla.

Oggi questo rapporto rischia di cambiare.

Il social non è più soltanto un canale di distribuzione, ma diventa esso stesso una destinazione raggiungibile attraverso il motore di ricerca.

L’editore continua a sostenere i costi della produzione, ma una parte dell’attenzione può concentrarsi altrove.

E quando l’informazione viene consultata prevalentemente all’interno di ambienti privati, sono le piattaforme a stabilire le condizioni di accesso, le modalità di visualizzazione e le opportunità di monetizzazione.

È una trasformazione che solleva una domanda fondamentale: può un Internet realmente aperto dipendere sempre di più da pochi intermediari digitali per consentire alle persone di leggere informazioni già pubblicamente disponibili?

Google dovrebbe riconoscere maggiore visibilità alla fonte originale?

Non si tratta di chiedere l’esclusione dei social dai risultati di ricerca.

Facebook, Instagram, TikTok e le altre piattaforme producono anche contenuti originali, che possono essere utili, pertinenti e meritevoli di indicizzazione.

Il problema nasce quando il social diventa una copia, un estratto o una ripubblicazione di informazioni già presenti su un sito aperto a tutti.

In questi casi sarebbe ragionevole interrogarsi sull’opportunità di attribuire maggiore importanza alla fonte originale, soprattutto quando questa permette una consultazione completa, gratuita e anonima.

Non necessariamente attraverso una precedenza assoluta, che potrebbe penalizzare contenuti social più pertinenti per alcune ricerche, ma mediante criteri capaci di riconoscere la provenienza dell’informazione e le sue effettive condizioni di accessibilità.

Chi produce un articolo dovrebbe poter utilizzare i social per diffonderlo senza correre il rischio che la diffusione finisca per ridurre la visibilità del contenuto originario.

Altrimenti si crea un paradosso: più un editore condivide il proprio lavoro, più potrebbe ritrovarsi a competere, nei risultati di ricerca, con le copie pubblicate sui suoi stessi canali social.

Le domande alle quali Google dovrebbe rispondere

A questo punto ci sarebbero alcune questioni sulle quali sarebbe utile ottenere chiarimenti ufficiali.

  • Quando un articolo e il suo corrispondente post social compaiono entrambi nell’indice, quali segnali determinano la prevalenza dell’uno sull’altro?

  • Google considera, tra i criteri di qualità dell’esperienza utente, la possibilità di accedere al contenuto senza registrarsi?

  • Esistono meccanismi che riconoscono la fonte editoriale originale rispetto a una successiva condivisione sui social?

  • Quanto incidono l’autorevolezza del dominio social, le interazioni e il formato del contenuto sul suo posizionamento?

  • Google misura l’effetto di questi risultati sulla capacità dei siti editoriali di ricevere traffico organico?

Sono interrogativi legittimi, soprattutto in una fase nella quale il settore dell’editoria digitale è già chiamato ad affrontare le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale nei motori di ricerca.

Il web aperto non dovrebbe diventare una seconda scelta

Il punto centrale di questa riflessione è semplice.

Se un’informazione viene pubblicata su un sito liberamente accessibile, la sua ricerca non dovrebbe trasformarsi inutilmente in un percorso verso una piattaforma che può imporre condizioni aggiuntive per consultarla.

E se quel contenuto nasce dal lavoro di un editore, sarebbe opportuno che i sistemi di ricerca riconoscessero adeguatamente il ruolo della fonte originale, senza spostare in modo sproporzionato l’attenzione sulle piattaforme che ne ospitano la condivisione.

La questione riguarda contemporaneamente il diritto dei lettori ad accedere alle informazioni, la sostenibilità economica di chi le produce e l’equilibrio tra il web aperto e le grandi piattaforme.

Perché un motore di ricerca dovrebbe mandare un lettore su Instagram per consultare un’informazione che può leggere liberamente, senza account e senza limitazioni, sul sito che l’ha pubblicata?

È una domanda alla quale sarebbe interessante ricevere una risposta da Google.

Perché il compito di un motore di ricerca dovrebbe essere quello di aiutare gli utenti a trovare le informazioni più utili e accessibili, non di rendere il web aperto una strada secondaria rispetto agli ecosistemi delle grandi piattaforme.

FONTI DI APPROFONDIMENTO

Nota editoriale: l’articolo distingue il fenomeno osservato dalla prova di una sostituzione sistematica dei risultati. Per trasformarlo in un’inchiesta quantitativa occorrerebbe confrontare un campione di URL originali e social, le relative SERP di Google e Bing e l’andamento del traffico organico nel tempo.

Panic buying e carrelli vuoti: come l’immagine dello scaffale vuoto alimenta l’emergenza al Mezzogiorno

Napoli e il Mezzogiorno vivono un effetto domino tra logistica e psicologia dei consumatori: le consegne si sono rallentate a causa della protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio, colpendo per prime ortofrutta e banchi frigo. In alcune zone i supermercati mostrano scaffali a metà riempimento, ma a fare da acceleratore è soprattutto una dinamica sociale alimentata dalle immagini condivise in chat condominiali.

Secondo Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli, il vero svuotamento non è solo fisico: “lo scaffale lo svuota la fotografia dello scaffale vuoto”. L’immagine circola in gruppi e si trasforma in un’onda di acquisto mirato, talvolta per tre settimane, prima ancora che si verifichino problemi di fornitura reali.

Il fenomeno, noto in letteratura scientifica come panic buying, ha quattro venti motive: percezione di minaccia e scarsità, paura dell’ignoto, bisogno di riprendere il controllo per ridurre l’ansia, e l’influenza delle reti sociali. In questi giorni, osserva Barretta, tutte le leve agiscono insieme: la photo, la voce sui gruppi, la sensazione di urgenza.

Il terzo fattore – la ricerca di controllo – è centrale: comprare oltre il necessario dà una sensazione di tranquillità immediata, ma lascia agli altri il peso dell’insicurezza che si provoca. Così l’effetto si autoalimenta: chi acquista abbondantemente si calma per poco, chi arriva dopo si trova di fronte a scaffali vuoti e ripete il circuito, alimentando l’emergenza.

La memoria recente aiuta a capire il meccanismo. Per molti il periodo iniziale della pandemia ha lasciato un gesto appreso: al primo banco frigo vuoto si reagisce senza verifica dei fatti. Viviamo in un ambiente immateriale, fatto di chat, notifiche e gruppi, che non ha i tempi della logistica reale: da qui nasce il panico che si costruisce nello scarto tra immagine e merce disponibile.

La situazione è stata incorniciata anche da dati concreti: lo stop degli autotrasportatori ha rallentato le consegne, e nel capoluogo campano Confesercenti Campania segnalava scaffali “solo a metà” riforniti. In diverse sedi del territorio, tuttavia, la corsa agli acquisti ha completato lo svuotamento.

Il ministero dei Trasporti è stato convocato per il 27 ottobre per discutere le vie d’uscita, mentre l’auspicato ritorno alla normalità nei punti vendita sarà graduale. Secondo Barretta, l’effetto più duraturo riguarderà i comportamenti: gli scaffali torneranno pieni nel giro di pochi giorni, ma la popolazione, abituata a vedere denunce di carenza, potrebbe reagire in modo più rapido alle future vertenze.

Sant’Antonio Abate, sigillati 3mila mq di un’azienda di igiene urbana

Un’area industriale di circa 3.000 metri quadrati, utilizzata dalla DM Technology Srl per i servizi di igiene urbana, è stata posta sotto sequestro preventivo a Sant’Antonio Abate, in via Lenze. L’operazione, svolta il 19 ottobre, è stata condotta dai militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia insieme al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Napoli, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Il provvedimento riguarda i reati di deposito incontrollato di rifiuti, gestione illecita di rifiuti e scarico abusivo di reflui, previsti rispetivamente dagli articoli 255, 256 e 137 del decreto legislativo 152/2006. L’area è utilizzata anche per il parcheggio di compattatori, spazzatrici e altri mezzi impiegati nella raccolta dei rifiuti per conto di diversi Comuni.

Reflui senza depurazione

Durante il sopralluogo, gli investigatori hanno accertato che gli automezzi venivano lavati con un’idropulitrice e che i liquidi di lavaggio confluivano, attraverso una griglia e una tubazione interrata, in una vasca. Le prove di continuità idraulica, effettuate con un tracciante ecocompatibile, avrebbero evidenziato che l’impianto di depurazione era spento, non alimentato e in precarie condizioni.

reflui, bypassando il depuratore, sarebbero stati recapitati nella pubblica fognatura senza il previsto trattamento. Accanto all’area di lavaggio, inoltre, sono stati trovati circa due metri cubi di fanghi di depurazione depositati a terra e in una vasca, senza idonee opere di contenimento o copertura; parte del materiale sarebbe tracimata verso una griglia di raccolta.

Rifiuti e autorizzazioni

Nel sito sono stati rinvenuti anche cassoni contenenti rifiuti provenienti dalla raccolta urbana e tracce di percolato sul pavimento. Dalle verifiche documentali è emerso che l’area è coperta da un’Autorizzazione Unica Ambientale, originariamente rilasciata a un’altra società e poi volturata alla DM Technology.

Quell’autorizzazione, tuttavia, riguarderebbe soltanto lo scarico di acque meteoriche, di dilavamento dei piazzali e di acque derivanti dal lavaggio, senza contemplare la gestione o il deposito dei rifiuti presenti nel sito. Per questo i militari hanno sequestrato l’area scoperta, includendo nel vincolo due cassoni di rifiuti urbani, i fanghi e l’impianto di depurazione.

Servizio pubblico garantito

Considerata la natura di pubblico servizio dell’attività, è stato consentito l’accesso agli uffici amministrativi e al deposito delle attrezzature, oltre al transito dei mezzi verso un’area retrostante non interessata dal sequestro. È invece vietato svolgere qualsiasi attività nell’area sottoposta a vincolo cautelare reale.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e il sequestro dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari. L’indagato gode della presunzione di non colpevolezza fino a una sentenza irrevocabile di condanna.

Il quadro sul Sarno

Il sequestro si inserisce nell’indagine sistematica sulle cause di inquinamento del fiume Sarno e dei suoi affluenti, condotta da Guardia Costiera, Noe e altre forze di polizia con il supporto tecnico dell’Arpac. Le attività rientrano nel protocollo d’intesa sottoscritto il 17 dicembre 2025 dalle Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, dalle Procure generali di Napoli e Salerno, dall’Arpac e dagli organi di polizia giudiziaria competenti.

Non è un episodio isolato: a settembre era stato sequestrato parzialmente un stabilimento conserviero di Sant’Antonio Abate per presunti scarichi non autorizzati, emissioni in atmosfera irregolari e deposito illecito di rifiuti speciali pericolosi.

All’inizio di ottobre, i controlli coordinati dalla Procura di Nocera Inferiore avevano accertato violazioni in materia di scarichi in due aziende conserviere di Nocera Inferiore e Mercato San Severino; nell’ultimo caso l’area interessata era stata sequestrata. A marzo, invece, i Carabinieri del Noe avevano posto sotto sequestro il cantiere navale Marina di Stabia di Castellammare di Stabia, nell’ambito dell’operazione “Rinascita Sarno”, per scarico abusivo, gestione non autorizzata di rifiuti e assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera.

A Caivano chiude ottobre di ‘Tutta un’altra musica’ con jazz su Pino Daniele

Si chiude con un terzo ciclo di eventi dal vivo la programmazione di ottobre di “Caivano, tutta un’altra musica”, progetto sostenuto dal Ministero della Cultura nell’ambito del piano di rilancio e rigenerazione socio-culturale previsto dal Decreto Caivano. Ideato e curato dalla Fondazione Il Canto di Virgilio, con la direzione artistica di Gennaro Cappabianca e Carlo Faiello, il cartellone arriva agli ultimi appuntamenti del mese con Fabrizio Bosso & Julian Oliver Mazzariello in “Il cielo è pieno di stelle”, omaggio a Pino Daniele, e con Pilar Maione e Nik Fusco nel laboratorio-spettacolo “Incanta Storie”.

La rassegna, in programma fino al 26 febbraio, attraversa pratiche musicali giovanili, presidi culturali e formazione con l’obiettivo di riscrivere il futuro del territorio attraverso la cultura e l’arte. Tutte le iniziative sono ad accesso gratuito. Dopo l’inaugurazione con lo spettacolo di Lina Sastri nella Chiesa di San Paolo Apostolo (Parco Verde) di don Maurizio Patriciello, si sono susseguiti alla Villa Comunale gli spettacoli di Peppe Barra, Maurizio De Giovanni, Tarantemici e della Big Band del Conservatorio San Pietro a Majella con Roberta Gambarini.

Per la conclusione del ciclo di ottobre gli eventi si svolgeranno negli istituti scolastici. Giovedì 22 ottobre, alle 12, all’Istituto Comprensivo Statale 3 Parco Verde andrà in scena “Incanta Storie” con Pilar Maione e Nik Fusco: un laboratorio-spettacolo interattivo rivolto al pubblico scolastico, pensato per risvegliare l’immaginazione e l’ascolto critico attraverso l’intreccio di fiabe, narrazione orale e sonorizzazioni dal vivo.

Venerdì 30 ottobre, alle 16, all’Istituto Comprensivo Statale S. M. Milani di via Foscolo, spazio invece a Fabrizio Bosso & Julian Oliver Mazzariello in “Il cielo è pieno di stelle”. La tromba di Bosso e il pianoforte di Mazzariello rendono un omaggio al genio di Pino Daniele, in un dialogo che trasfigura in chiave jazz i capolavori del “Mascalzone Latino”

Natale 2026: QuBox presenta le gift box che trasformano il regalo aziendale in un’esperienza da vivere

0


Nuove proposte gastronomiche abbinate a oggetti di design riutilizzabili, storytelling dedicato e incisioni con le iniziali dei destinatari. La collezione è acquistabile senza minimi d’ordine, anche scegliendo un regalo diverso per ogni cliente.

Matera, [data di diffusione] – Una cena da preparare e condividere, una degustazione da concedersi a fine giornata, il rituale del caffè napoletano. Sono alcune delle esperienze della collezione Natale 2026 di QuBox, realtà nata a Matera nel 2022 e specializzata nella progettazione di gift box aziendali. Quest’anno l’offerta si amplia con nuove proposte a prevalenza gastronomica e con la possibilità di incidere al laser taglieri e vassoi in legno, scegliendo tra il logo dell’azienda e le iniziali di chi riceverà il dono.

La collezione si rivolge alle imprese che desiderano riservare un’attenzione personale a clienti e collaboratori, con particolare interesse per i settori della finanza, della consulenza B2B e degli studi professionali, nei quali fiducia e continuità della relazione hanno un ruolo centrale.

Ogni QuBox nasce da un tema, sviluppato attraverso prodotti gastronomici d’eccellenza e oggetti funzionali all’esperienza. Bicchieri, tazze, taglieri e vassoi accompagnano la degustazione e rimangono a disposizione del destinatario per occasioni successive. A collegare gli elementi è una cartolina narrativa che introduce l’esperienza e ne valorizza il significato, affiancata dalla lettera o cartolina augurale dell’azienda mittente.

«Un regalo aziendale è un investimento nel customer care e nella relazione con il cliente», dichiara Giuseppe Carlucci, fondatore di QuBox. «Perché abbia senso, deve riuscire a suscitare un’emozione. Nessuno si emoziona per le cose normali: il nostro lavoro è dare forma a un pensiero che faccia sentire il destinatario visto, riconosciuto e importante per l’azienda che lo ha scelto».

Tre proposte rappresentano altrettante interpretazioni di questo approccio. Cena Stellata invita a portare in tavola un percorso gastronomico che comprende fusilli di grani antichi, olio extravergine monocultivar Peranzana, filetti di tonno e Pandolce ai mirtilli firmato Niko Romito, accompagnati da un tagliere di design in rovere. Gentleman’s Club è dedicata al dopocena: rum cubano Eminente Reserva 7 anni, bicchieri da degustazione, vassoio in legno, sigaro di cioccolato fondente e taccuino in pelle compongono un momento di pausa personale. Don Raffaè Xmas Edition interpreta il rito del caffè napoletano attraverso una cuccumella artigianale in rame, caffè monorigine, due tazze in ceramica, panettone al caffè e cioccolato e chicchi ricoperti di fondente.

La scelta può essere differenziata per ciascun destinatario: le proposte a catalogo sono acquistabili senza minimi d’ordine, anche combinando box diverse nello stesso acquisto. Un’azienda può così individuare il regalo in funzione dei gusti e del profilo delle persone a cui è destinato.

Le personalizzazioni comprendono colori dei nastri, tag con logo, lettere augurali con grafica dedicata, sigilli adesivi, carta velina brandizzata e incisioni laser. L’introduzione delle iniziali sugli oggetti in legno aggiunge una possibilità di personalizzazione centrata direttamente su chi riceve il regalo.

Per i progetti interamente su misura, QuBox parte dall’analisi dell’attività e del posizionamento dell’azienda, incrociandoli con l’occasione, il profilo dei destinatari e il messaggio da trasmettere. Il lavoro comprende lo sviluppo del concept e la ricerca internazionale dei prodotti e degli oggetti più adatti a realizzarlo.

«Tra i riscontri che riceviamo ci sono i racconti di aziende che, dopo anni di regali tradizionali, hanno osservato reazioni di sorpresa e, in alcuni casi, di commozione», aggiunge Carlucci. «Ci riferiscono che i loro clienti si sono sentiti unici. È questa percezione di attenzione che cerchiamo di costruire, attraverso la coerenza tra il contenuto, la presentazione e le parole che accompagnano il dono».

La collezione e le informazioni sulle possibilità di personalizzazione sono disponibili su qubox.it/regali-aziendali-natale.

QuBox
Nata nel 2022 a Matera, QuBox progetta e realizza gift box esperienziali per aziende e professionisti. Integra selezione gastronomica, oggetti di design, packaging e storytelling in proposte a catalogo e progetti su misura dedicati a clienti, partner e collaboratori. Il suo payoff è «Customer Care in scatola».

Contatto per informazioni
Giuseppe Carlucci
qubox.it

Disagi sui bus Air tra Avellino e Napoli: mezzi pieni nei festivi

Ancora una domenica segnata da disagi e proteste per i viaggiatori dei pullman di linea dell’Air. Al centro delle criticità ci sono i collegamenti domenicali verso Napoli, garantiti con una frequenza di una corsa ogni ora, che continuano a rivelarsi insufficienti per coprire la domanda.

L’ultimo episodio risale alla mattinata di domenica scorsa, quando si sono registrati mezzi stracolmi e diversi passeggeri costretti a rimanere a terra. In una delle situazioni segnalate, il conducente del pullman ha allertato l’azienda di trasporto richiedendo l’invio immediato di una vettura aggiuntiva per smaltire l’afflusso.

Le problematiche lungo la direttrice Avellino-Napoli e ritorno non sono un caso isolato. Solo poche settimane fa analoghe proteste domenicali erano scoppiate presso l’aeroporto di Capodichino e al terminal di Piazza Garibaldi a Napoli. Oltre alla linea principale, numerose segnalazioni e lamentele riguardano anche i servizi di trasporto pubblico utilizzati dagli studenti che si spostano dalla provincia di Avellino.

E a tale porposito il sindacato Usb ha annunciato un presidio di protesta per il, 16 novembre prossimo  all’Isola C3 del Centro Direzionale di Napoli. Al centro della rivendicazione lo scorrimento integrale della graduatorie e più assunzioni. “La battaglia per il lavoro, per la dignità dei lavoratori e per un Trasporto Pubblico Locale efficiente richiede la presenza di tutti. Continuiamo a far sentire la nostra voce, più forti di prima, per lo scorrimento veloce e integrale delle graduatorie degli autiste”, si legge nel volantina che annuncia la manifestazio e del 16 novembre.

P.B.

 

Napoli: arrestato 40enne per tentato omicidio in Piazza Giuseppe Di Vittorio

Napoli – Un intervento di parte della Polizia di Stato, che aveva in corso un normale controllo del territorio, ha portato all’arresto di un uomo di 40 anni irregolare sul territorio nazionale e con precedenti di polizia. L’operazione è scaturita da una segnalazione di alcuni automobilisti, che hanno indicato il presunto autore di un’aggressione avvenuta poco prima in zona.

Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno rintracciato il soggetto in Piazza Giuseppe Di Vittorio. L’uomo, al loro avvicinarsi, ha tentato di sfuggire, ma è stato destinatario di un blocco operativo anche grazie all’intervento degli investigatori del Commissariato Secondigliano giunti sul posto.

Nel corso della perquisizione sono stati trovati e sequestrati: un bastone in legno, un coltello con lama di circa 11 centimetri e una lama metallica per taglierino.

Secondo una prima ricostruzione della dinamica, la vittima è stata ferita al torace con lo stesso coltello dall’indagato poco prima dell’arrivo delle volanti. La persona offesa è stata trasportata all’Ospedale A. Cardarelli per le cure.

Per questi motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante per tentato omicidio e denunciato anche per porto di armi od oggetti atti ad offendere, in attesa delle determinazioni dell’autorità giudiziaria.

Montesarchio, trovati con oltre un chilo e mezzo di droga: due arresti

Benevento – Oltre un chilo e mezzo di droga, tra hashish e marijuana, è stato sequestrato dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Montesarchio, in provincia di Benevento. Due uomini sono stati arrestati con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è scattata nell’ambito delle attività di prevenzione e contrasto alla diffusione delle sostanze stupefacenti lungo l’asse Napoli-Montesarchio. Entrambi gli arrestati sono stati posti ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida.

Casalnuovo, abusi sessuali su un dodicenne: offerti 25mila euro alla famiglia, respinta la proposta

Napoli – Un’offerta da 25mila euro per risarcire la famiglia del dodicenne che, secondo l’accusa, avrebbe subito abusi sessuali da parte di un commerciante di 47 anni a Casalnuovo di Napoli. La proposta è stata respinta dai genitori, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, che ritengono la cifra non proporzionata alla gravità delle violenze denunciate. La somma, tuttavia, è stata trattenuta a titolo di acconto, in attesa degli sviluppi della vicenda risarcitoria.

A distanza di oltre quattro mesi dai fatti, l’inchiesta della Procura di Nola ha già attraversato le principali tappe investigative: dalla denuncia dei genitori alla confessione dell’indagato, dalla custodia cautelare in carcere all’incidente probatorio, fino alla decisione del giudice per le indagini preliminari di disporre il giudizio immediato. Il processo è fissato per il 1° dicembre 2026 davanti al Tribunale di Nola.

La denuncia dei genitori dopo il racconto del figlio

I fatti risalgono al tardo pomeriggio del 13 giugno 2026. Il ragazzino era entrato in un negozio vicino casa per una commissione. Secondo la ricostruzione investigativa, il commerciante avrebbe conquistato la sua fiducia rivolgendogli alcune domande sulla scuola, per poi invitarlo nel retrobottega con il pretesto di effettuare una ricerca su Internet attraverso il computer.

È lì che si sarebbero consumati gli abusi contestati all’uomo. Una volta tornato a casa, il dodicenne appariva profondamente scosso. I genitori, accortisi del suo stato di disagio e dopo averlo sollecitato a parlare, hanno raccolto il suo racconto e presentato denuncia alle forze dell’ordine.

La vicenda è quindi arrivata all’attenzione degli investigatori del commissariato di Polizia che hanno avviato gli accertamenti coordinati dalla Procura di Nola. Il minore è stato sottoposto anche ad accertamenti medici presso l’ospedale pediatrico Santobono di Napoli.

La confessione e l’arresto

Gli investigatori hanno rapidamente concentrato l’attenzione sul commerciante. L’uomo, accompagnato dal proprio legale, si è presentato spontaneamente in commissariato e ha confessato le violenze. La sua ammissione è stata acquisita nell’ambito delle indagini, ma non ha impedito alla magistratura di procedere con gli ulteriori accertamenti necessari a ricostruire i fatti e raccogliere elementi di prova.

Il gip del Tribunale di Nola, su richiesta della Procura, ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il provvedimento è stato eseguito dalla Polizia di Stato nella seconda metà di giugno. L’uomo è quindi finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore di quattordici anni.

La vicenda ha suscitato forte indignazione a Casalnuovo. La madre del ragazzino aveva affidato anche ai social un messaggio di dolore, descrivendo quanto accaduto al figlio con parole che hanno contribuito a portare il caso all’attenzione pubblica. Nei giorni successivi si è svolta anche una fiaccolata di protesta, alla quale hanno partecipato circa un centinaio di persone.

L’incidente probatorio e la valutazione della psicologa

La Procura di Nola ha chiesto che il dodicenne venisse ascoltato in modalità protetta, attraverso l’incidente probatorio, uno strumento processuale che consente di acquisire anticipatamente una testimonianza destinata a essere utilizzata nel processo, evitando per quanto possibile che la vittima debba ripetere più volte il racconto dei fatti.

L’audizione si è svolta davanti al gip il 7 luglio. Successivamente, gli accertamenti psicologici hanno consentito di approfondire la capacità del minore di comprendere e riferire quanto accaduto. La fase si è conclusa a settembre con il deposito della relazione della psicologa, secondo la quale il dodicenne presenta una «piena capacità cognitiva» e il suo racconto è da considerarsi «pienamente attendibile».

Si tratta di una valutazione tecnica acquisita agli atti dell’indagine, rilevante per la ricostruzione accusatoria e per il successivo percorso giudiziario.

La richiesta della Procura e il processo fissato per dicembre

Il passaggio successivo è arrivato il 2 ottobre. Il gip Teresa Valentino ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Simone Rappucci e disposto il giudizio immediato nei confronti del commerciante.

La decisione segna il passaggio dalla fase investigativa a quella processuale: l’imputato dovrà comparire davanti al Tribunale di Nola il prossimo 1° dicembre per rispondere delle accuse. Il giudizio immediato consente di passare direttamente al dibattimento senza la celebrazione dell’udienza preliminare, ricorrendone i presupposti previsti dalla legge.
L’uomo ha confessato i fatti contestati, mentre la valutazione definitiva delle responsabilità penali spetterà al giudice.

La proposta di risarcimento: «Cifra assolutamente non congrua»

È in questo quadro che si inserisce la proposta di risarcimento da 25mila euro fatta pervenire alla famiglia attraverso il legale del commerciante. I genitori del dodicenne, assistiti da Francesco Petruzzi, hanno contestato la congruità della somma rispetto alla gravità delle violenze denunciate e alle conseguenze subite dal figlio.

«Rispediamo al mittente la proposta fattaci pervenire attraverso il suo avvocato, che riteniamo assolutamente non congrua rispetto alle violenze subite», ha dichiarato Petruzzi, spiegando che la somma è stata trattenuta a titolo di acconto.

La vicenda risarcitoria resta distinta dal procedimento penale: l’offerta economica non modifica l’accusa né determina, di per sé, l’esito del processo. Saranno gli sviluppi giudiziari e le iniziative delle parti a chiarire anche gli aspetti legati al ristoro dei danni subiti dalla vittima.