LE INTERCETTAZIONI

I «ragazzi del Vasto» e il candidato: «Se viene eletto, gestiamo noi i mercati e le fiere»

Non solo preferenze: il clan offriva "protezione" ai manifesti e presidio militare del territorio. Nelle intercettazioni, il timore del politico per i magistrati e le rassicurazioni dei boss: "Tu non ti presentare, facciamo tutto noi". La paura di Diodato per le inchieste del pm Woodcock
Ascolta questo articolo ora...
Caricamento in corso...

Napoli non è una città dove si affigge un manifesto impunemente. In certi quartieri, uno spazio bianco o una plancia elettorale valgono quanto un confine di stato. Lo sanno bene Gaetano Girgenti e Raffaele Prete, uomini che per la Procura Antimafia rappresentano il “volto operativo” del clan Contini nel cuore pulsante di Napoli: il Vasto, l’Arenaccia, le Case Nuove.

Ed è qui che si sarebbe consumato il patto con Pietro Diodato, alle elezioni regionali in Campania nel 2020: un accordo che va ben oltre la semplice scheda nell’urna. Le intercettazioni contenute nelle oltre 1200 pagine dell’ordinanza cautelare firmata due settimane fa dal gip Fabrizia Fiore sono alla base dell’appello presentato al Tribunale del Riesame da parte dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli con il quale chiedono l’arresto di Pietro Diodato accusato di voto di scambio politico-mafioso e turbativa d’asta aggravata dal metodo mafioso.

“Se qualcuno li tocca, gli schiatto la testa”

Il servizio offerto dal clan è un pacchetto “all inclusive” che garantisce visibilità totale. Girgenti è esplicito nel descrivere come i manifesti di Diodato debbano dominare le strade. Non è solo questione di colla, è questione di forza intimidatrice. Se il manifesto di un avversario copre quello del “protetto”, la risposta deve essere fisica.

Nelle intercettazioni captate dal Trojan, Girgenti spiega la sua strategia di “vigilanza armata” sulla propaganda:

Girgenti: “Dobbiamo prendere tre o quattro ragazzini e gli dobbiamo stare noi dietro… perché scendo io la sera… perché se qualcuno li leva, io gli schiatto la testa!”

È il linguaggio della camorra che si fa marketing elettorale. I “ragazzini” non sono semplici attacchini, ma sentinelle del clan. Lo conferma anche Raffaele Prete, alias “Lelluccio o’ Boxer”, che spiega come in certi quartieri la democrazia sia sospesa:

Prete: “I ragazzi mi hanno detto che noi li dobbiamo guardare… perché a volte in certi quartieri non li fanno mettere i manifesti, hai capito come funziona? Allora può darsi che vai nelle Case Nuove… loro portano a qualcun altro e non ti fanno azzeccare i manifesti.”

L’ombra di Woodcock e la “lezione” di Secondigliano

Pietro Diodato non è un novizio. Sa bene che ogni passo falso può finire in un fascicolo della Procura. Durante i colloqui con i boss, emerge quasi un’ossessione per il passato, in particolare per le indagini condotte anni prima dal PM Henry John Woodcock. Diodato racconta un episodio che per lui è il simbolo della “persecuzione” giudiziaria, ma che per gli inquirenti oggi suona come una sinistra conferma del metodo: un uomo seduto fuori da un CAF a Secondigliano con il suo manifesto alle spalle.

Diodato: “Ma io non sto parlando delle situazioni… Io per esempio… uno nel mirino della Polizia e della Magistratura, se viene trovato con i bigliettini nella tasca Pietro Diodato, quello basta che fanno il titolo del giornale. Allora a me sai Woodcock come mi hanno indagato?”

Diodato teme il “titolo sul giornale”, teme che la sua vicinanza a certi ambienti sia troppo visibile. Per questo chiede discrezione. Ma la risposta del clan è rassicurante: la camorra sa come rendersi invisibile pur essendo onnipresente.

Prete: “Noi ci presentiamo noi… e non vi presentate voi… noi stiamo tranquilli a tutte le parti.”

“Sistemiamoci dopo”: il credito della camorra

Il “voto di scambio” descritto dai magistrati della DDA di Napoli non è un’operazione cash-on-delivery (ovvero soldi in cambio di voti immediati). È un investimento a lungo termine. Il clan mette la sua forza d’urto a disposizione del politico oggi, per avere le “chiavi” della Regione domani.

Francesco Cecere, l’intermediario, è chiarissimo nel definire le aspettative:

Cecere: “Gaetano… se sale questo, ci sistemiamo.”
Girgenti: “Ma ci sistemiamo nel dopo, forse… sperando che mantiene qualche promessa.”
Cecere: “No, le mantiene… Questo si prese la produttività, sai che significa la produttività? Che tutti i mercati, tutte le cose commerciali, tutte le cose rionali le teneva lui in mano.”

Il riferimento è alla presunta capacità di Diodato, nelle sue precedenti esperienze politiche, di gestire settori economici sensibili: mercati, fiere, licenze. È questo che interessa ai Contini: non i 10 euro a voto (che pure vengono discussi e poi scartati per paura delle intercettazioni), ma il controllo della “macchina pubblica”.

Il Riesame: l’ultima parola

Mentre l’inchiesta prosegue, resta sul tavolo l’appello della Procura contro il diniego dell’arresto. I pm insistono: non importa che Diodato non sia stato eletto nel 2020. Il reato si perfeziona con l’accordo. Un accordo siglato in via Chieti, tra promesse di “melanzane sott’olio” (probabile linguaggio in codice per altre utilità) e la garanzia che, nei vicoli di Napoli, nessuno avrebbe osato strappare il volto del “candidato degli amici”.

2.continua

 

RIPRODUZIONE RISERVATA

● LIVE
Ultime notizie
Ultimo aggiornamento 21:55
26/03/2026 21:55

Corruzione e fondi neri nel settore IT: indagato Cristiano Rufini, prossimo patron della Salernitana

26/03/2026 20:29

Rimborsi al Consiglio regionale della Campania, processo chiuso senza condanne

26/03/2026 20:19

Abusivismo edilizio a Lettere: sequestrato complesso immobiliare

26/03/2026 20:10

Epatite A, maxi sequestro di pesce a Secondigliano

26/03/2026 19:55

Scampia, sorpresi con un coltello a scuola: denunciati due minorenni

26/03/2026 19:45

Pietramelara, latitante arrestato dopo oltre un anno: si nascondeva in un casolare

26/03/2026 19:35

Al Teatro Corté Se Neapolitan Love Songs con Luca Sorrento

PUBBLICITA

Primo piano