

I baby boss del rione Sanità condannati
Napoli – Posti di controllo armati fino ai denti e una sorveglianza spietata su chiunque osasse transitare nella zona. I gradini San Nicandro erano diventati la roccaforte impenetrabile dei giovanissimi affiliati al clan Sequino-Savarese-Pirozzi
Da lì, i rampolli della criminalità organizzata del rione Sanità monitoravano ogni movimento, compresi quelli dei residenti, lanciando un messaggio inequivocabile: il controllo del territorio da parte del sistema non ammette eccezioni né intromissioni.
Quello che i componenti della paranza ignoravano, però, è che il loro dominio a cielo aperto era costantemente sotto gli occhi degli investigatori. Per mesi, una microcamera abilmente piazzata dai Carabinieri ha registrato ogni singola mossa, immortalando armi, prepotenze e strategie di gruppo.
Un lavoro d’intelligence certosino, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha smontato pezzo per pezzo la facciata di invincibilità eretta da questo nuovo e spregiudicato asse criminale, deciso a blindare gli affari illeciti a discapito dei rivali storici del clan Vastarella.
La mannaia della giustizia si è abbattuta con forza inesorabile sul nuovo vertice operativo del clan. Il giudice per le indagini preliminari Federica Colucci ha messo un punto fermo fondamentale sull’inchiesta e sulla retata scattata a dicembre 2025, avallando interamente l’impianto accusatorio costruito dai pubblici ministeri della Dda Urbano Mozzillo e Maria Sepe e confermando per tutti gli imputati la gravante mafiosa.
Il verdetto emesso in sede di giudizio abbreviato, come riporta Il Roma, non ha lasciato spazio a sconti: in ben cinque casi, le pene inflitte dal tribunale sono risultate persino superiori a quelle invocate dalla pubblica accusa, a testimonianza della gravità e della pericolosità sociale riconosciute al sodalizio.
La sanzione più pesante è stata comminata a Ciro Esposito, condannato a 8 anni e 4 mesi di reclusione. Subito dopo figura Ivan Zinzi, la cui pena è stata fissata a 7 anni. Pugno duro anche per il resto della paranza:
Danilo Peraino: 5 anni e 4 mesi
Salvatore La Salvia: 5 anni
Alexandr Babalyan: 4 anni e 8 mesi
Francesco Pio Massaro: 4 anni e 4 mesi
Luis Antonio Amodio: 3 anni e 8 mesi
Gennaro De Marino: 3 anni e 8 mesi
Un quadro sanzionatorio durissimo che il collegio difensivo — di cui fanno parte, tra gli altri, gli avvocati Domenico Dello Iacono, Leopoldo Perone, Antonio Rizzo e Andrea Imperato — è pronto a contestare nei motivi d’appello, puntando a ridimensionare le responsabilità dei singoli imputati.
Sullo sfondo di questo primo e pesante verdetto giudiziario aleggia la lunga scia di piombo e sangue che, tra il 2024 e il 2025, ha insanguinato il centro storico di Napoli. Un’escalation di violenza inaudita culminata nella drammatica sparatoria dell’ottobre 2024, quando il quindicenne Emanuele Tufano perse tragicamente la vita nel mezzo dello scontro frontale tra le fazioni della Sanità e del Mercato.
Quell’episodio scatenò una reazione a catena fatta di vendette trasversali e agguati mortali, sfociati successivamente nell’omicidio del ventenne Emanuele Durante. E non è un dettaglio marginale che tra gli odierni condannati figuri proprio il giovane Alexandr Babalyan, già tratto in arresto dagli inquirenti in quanto ritenuto l’esecutore materiale di quel delitto.
Le indagini hanno dimostrato come l’uso dei social network da parte dei ragazzi si intrecciasse costantemente con la realtà criminale della strada: video, proclami e foto di gruppo che, incrociati con i frame delle telecamere dei Carabinieri, hanno permesso di chiudere il cerchio attorno a una paranza che pensava di poter trasformare il cuore di Napoli in un feudo inaccessibile. Ora, per il clan, arriva la prima vera stangata.
(nella foto i gradini San Nicando e da sinistra in alto Ciro Esposito o’ macall, Alexandr Babalyan, Salvatore La Salvia “Sasill” e Luis Antonio Amodio)
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