

Nella foto, un elemento rappresentativo della vicenda.
Avete presente i supermercati? Bene. Negli anni sono diventati uno dei migliori specchi della società.
Una volta c’era il salumiere sotto casa, quello che conosceva vita, morte e miracoli dei clienti. Oggi invece basta trascorrere mezz’ora tra scaffali, reparto ortofrutta e casse per capire come alcune persone vedono il mondo e, soprattutto, come pensano che il mondo debba girare intorno a loro.
Al supermercato trovi davvero di tutto. Basta osservare.
E se siete nella giornata giusta, avete molta pazienza e riuscite a prendere la vita con filosofia, fare la spesa può trasformarsi gratuitamente in uno spettacolo comico.
Partiamo dai distratti. O da quelli che sembrano distratti.
Li trovi davanti a te con il telefono all’orecchio, immobili esattamente al centro del corridoio. Oppure vagano senza una meta precisa, guardando gli scaffali come se stessero cercando il significato della vita tra la pasta e i biscotti.
Per dieci minuti non devono comprare nulla.
Poi arrivi tu.
Devi pesare la frutta?
Improvvisamente devono pesare la frutta.
Devi prendere il pane?
Anche loro ricordano di aver bisogno del pane.
Stai entrando nel corridoio dei detersivi?
Incredibile: proprio in quel preciso istante scoprono di aver terminato il detersivo.
Sono dei ninja.
Non li senti arrivare. Non sai da dove compaiono. Sai soltanto che cinque secondi prima non c’erano e ora sono esattamente davanti a te.
Poi ci sono gli eterni distratti, stavolta autentici.
Sono quelli che lasciano il carrello e spariscono.
Dopo qualche minuto ricompaiono pretendendo però che tu abbia svolto gratuitamente il servizio di guardiania.
“Mi teneva il posto?”
No.
Ma soprattutto: perché?
Poi iniziano le motivazioni.
“Ho il cane fuori che deve fare la pipì.”
“Ho lasciato la macchina accesa.”
“Ho il climatizzatore acceso.”
“Mi si sta scaricando il telefono.”
Manca soltanto qualcuno che dica:
“Devo andare a casa a controllare se ho spento il gas, mi tiene la fila fino a domani?”
E tu resti lì a chiederti se prima o poi questa prova di pazienza avrà una fine.
Poi arrivano loro.
Le conoscenti del personale.
Principalmente donne, ma la categoria è assolutamente trasversale.
Entrano nel supermercato con la sicurezza di chi sembra possedere almeno il 51% delle quote societarie.
Salutano a destra.
Salutano a sinistra.
Sorridono alla cassiera.
Parlano con l’addetto del banco.
Conoscono quello della gastronomia.
Forse hanno anche fatto la comunione insieme al direttore.
Questa familiarità sembra concedere automaticamente alcuni privilegi immaginari.
Arrivano alla cassa, lasciano il carrello in fila e spariscono.
La cassa nel frattempo si libera.
Passano trenta secondi.
Un minuto.
Due minuti.
Alla fine qualcuno, ingenuamente, sposta il carrello e prova a procedere.
Ed ecco che riappaiono dal nulla.
“Scusi, ma non vede che sono in fila?”
No, signora.
In realtà vedevamo soltanto un carrello abbandonato.
Poi, quasi per dimostrare pubblicamente il proprio rango, si avvicinano alla cassiera e iniziano una conversazione sottovoce.
La scena comunica chiaramente:
“Voi siete clienti. Io sono di casa.”
Ma il vero capolavoro arriva dopo.
Una volta pagato, utilizzano contemporaneamente entrambi i lati dell’area destinata all’imbustamento.
Buste a destra.
Buste a sinistra.
Borse in mezzo.
Carrello trasversale.
Una piccola barriera doganale.
E naturalmente le buste già riempite vengono lasciate esattamente nel punto dove devono passare tutti.
Poi qualche volta accade il miracolo.
Arriva il direttore.
Oppure una cassiera che conosce bene il personaggio.
E parte quella frase capace di ristabilire per qualche secondo l’ordine democratico:
“Signora, deve spostare le buste.”
Oppure, nei casi più spettacolari:
“Signora, la carta non passa. Ma ci sono soldi sopra?”
E improvvisamente il supermercato torna ad essere un luogo in cui tutti gli esseri umani sono uguali.
Altra categoria meravigliosa: quelli con un carrello che potrebbe garantire la sopravvivenza alimentare di un condominio per sei mesi.
Tu invece hai uno yogurt.
Uno.
Oppure un formaggino.
Ti metti dietro di loro.
Loro ti vedono perfettamente.
Ma improvvisamente sviluppano una forma molto selettiva di cecità.
Guardano avanti.
Guardano il soffitto.
Controllano il telefono.
Osservano con grande interesse le offerte sulle batterie.
Tu aspetti.
Poi magari trovi il coraggio di chiedere:
“Mi scusi, devo pagare soltanto questo. Mi farebbe passare?”
E arriva la risposta filosofica:
“Eh, giovane, un po’ di pazienza. Arriva anche il vostro turno.”
Grazie.
Finalmente qualcuno ci ha spiegato il funzionamento del tempo.
A volte interviene la cassiera.
“Lo faccia passare.”
E lì può partire la protesta.
Ma quando la cassiera aggiunge:
“È un mio amico.”
Oppure cugino, fratello, sorella, zio, nipote, madre, padre o conoscente acquisito fino al quarto grado, allora improvvisamente il diritto di precedenza diventa comprensibile.
Poi ci sono quelli che appena vedono cinque persone in fila entrano in modalità insurrezione popolare.
“È uno schifo!”
“Ci sono poche casse aperte!”
“Io conosco il direttore!”
“Qua bisogna chiamare qualcuno!”
“Non lo dico per me, lo dico per tutti!”
Questa è la frase più importante.
Non lo fanno mai per loro.
Lo fanno per la collettività.
Sono praticamente sindacalisti spontanei del reparto surgelati.
Gridano per il popolo.
Combattono per la libertà.
Difendono il diritto universale ad avere almeno sette casse aperte contemporaneamente.
Poi qualcuno, pur di farli smettere, dice:
“Va bene, passi avanti.”
E immediatamente la rivoluzione termina.
La battaglia sociale è conclusa.
Il popolo può aspettare.
Loro no.
Non possono mancare quelli che toccano la frutta senza guanti.
Una mela.
Due mele.
Tre mele.
Quattro mele.
Le prendono.
Le girano.
Le schiacciano.
Le rimettono giù.
Poi magari qualcuno fa notare:
“Scusi, dovrebbe usare i guanti.”
E loro rispondono:
“Ma io quelle che tocco poi le compro.”
Davvero?
Perché nel frattempo hai ispezionato mezza produzione agricola dell’Emilia-Romagna.
Hai toccato dieci mele, sei pesche e quattro pomodori.
A questo punto aspettiamo di vederti arrivare alla cassa con un bancale.
Insomma, nei supermercati ce n’è davvero per tutti i gusti.
Ci sono i distratti.
I furbi.
I privilegiati immaginari.
I rivoluzionari delle casse.
I ninja dei corridoi.
Quelli che devono comprare esattamente la cosa che stai prendendo tu.
Quelli che hanno fretta soltanto quando devono aspettare loro.
Il segreto probabilmente è uno solo: osservare tutto con un po’ di ironia.
Perché arrabbiarsi serve a poco.
Meglio sorridere, finire la propria spesa e andare via.
Con una piccola speranza.
Che prima o poi il karma faccia il suo corso.
Magari proprio mentre il furbetto di turno è finalmente arrivato davanti alla cassa.
E scopre di aver dimenticato il portafoglio.
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