Botulismo infantile, cinque casi a Napoli in sei mesi

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Napoli — Cinque casi di botulismo infantile da acquisizione ambientale sono stati registrati e trattati con successo, da novembre 2025 a oggi, presso l’ospedale Azienda Ospedaliera Santobono-Pausilipon di Napoli.

I piccoli pazienti, tutti con meno di dodici mesi, sono stati diagnosticati precocemente e presi in carico attraverso un percorso multidisciplinare che ha coinvolto Pronto soccorso, Neurologia pediatrica e Terapia intensiva pediatrica.

Secondo i medici della struttura, la tempestività dell’intervento ha consentito un’evoluzione clinica favorevole in tutti i casi osservati.

L’attenzione sui fattori ambientali

“Negli ultimi mesi abbiamo registrato un numero significativo di casi rispetto alla rarità della patologia”, ha spiegato Vincenzo Tipo, direttore del Pronto soccorso pediatrico.

Tradizionalmente il botulismo infantile viene associato soprattutto al consumo di miele nei bambini al di sotto dell’anno di età, alimento che gli specialisti raccomandano di evitare nei primi dodici mesi di vita.

Nei casi osservati al Santobono, invece, sarebbe emersa una diversa modalità di esposizione, riconducibile all’ambiente domestico e alla presenza di polveri o materiali movimentati.

Tra i possibili fattori di rischio indicati dagli esperti figurano lavori di ristrutturazione, cantieri, attività stradali e contesti caratterizzati da frequente contatto con terra, legno o polveri sottili, soprattutto in presenza di neonati nei primi mesi di vita.

Cos’è il botulismo infantile

Il botulismo infantile da spore è una forma rara ma potenzialmente grave della malattia. È causato dall’ingestione di spore presenti nell’ambiente che, nell’intestino ancora immaturo del lattante, possono svilupparsi e produrre la tossina responsabile della patologia.

La diagnosi iniziale è prevalentemente clinica e il trattamento viene avviato senza attendere necessariamente la conferma laboratoristica. Parallelamente, i sanitari raccolgono campioni biologici che vengono inviati ai laboratori di riferimento per la ricerca della tossina botulinica e del batterio. Ogni caso viene inoltre segnalato all’Istituto Superiore di Sanità, centro nazionale di riferimento per il botulismo.

“Fondamentale informare le famiglie”

“La gestione del botulismo infantile richiede competenze altamente specialistiche, rapidità decisionale e una stretta integrazione tra diverse professionalità”, ha sottolineato Rodolfo Conenna, direttore generale dell’ospedale napoletano.

Accanto all’assistenza clinica, ha aggiunto, resta centrale il lavoro di informazione e sensibilizzazione rivolto alle famiglie, per favorire il riconoscimento precoce dei sintomi e dei possibili fattori di esposizione, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la prognosi dei pazienti più piccoli.

A. Carlino

Collaboratore di lunga data di Cronache della Campania Da sempre attento osservatore della società e degli eventi. Segue la cronaca nera. Ha collaborato con diverse redazioni.

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A. Carlino