La fine della corsa è arrivata tra i comfort di un resort a cinque stelle, ma l’epilogo giudiziario segue il più classico dei copioni mafiosi: l’omertà. Roberto Mazzarella, ritenuto l’attuale reggente dell’omonima e potentissima cosca camorristica campana, ha scelto la via del silenzio.
Davanti al gip del Tribunale di Salerno, Benedetta Rossella Setta, il boss si è avvalso della facoltà di non rispondere, chiudendosi a riccio dopo l’arresto scattato alla vigilia di Pasqua che ha messo fine a una latitanza durata tredici mesi.
Mazzarella si nascondeva — si fa per dire — nell’esclusivo resort “Villa Il Carrubo” di Vietri sul Mare, perla della Costiera Amalfitana. Lì, braccato da tempo dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, in un’operazione dei Carabinieri, si apprestava a trascorrere le festività con la moglie e i due figli.
Una latitanza dorata, che racconta molto del potere e delle disponibilità economiche di un clan capace di risorgere costantemente dalle proprie ceneri.
Il tesoro del covo: contanti, Rolex e il “libro mastro”
Nel rifugio di Vietri sul Mare non mancava nulla per celebrare una Pasqua all’insegna del lusso sfrenato: carni pregiate, vini francesi d’annata e le immancabili colombe firmate Iginio Massari. Ma a interessare gli inquirenti non è il menù del boss, bensì il tesoro logistico ed economico rinvenuto nella suite.
Durante la perquisizione, i militari hanno sequestrato 20mila euro in contanti, tre orologi di pregio (presumibilmente Rolex), un telefono cellulare ritenuto nella disponibilità di un membro della famiglia e, soprattutto, due fogli di carta. All’apparenza semplici appunti, ma che per la Procura rappresentano una miniera d’oro investigativa: una via di mezzo tra i classici “pizzini” e un vero e proprio libro mastro della cosca.
I pizzini di Vietri: la mappa del potere mafioso
È su quei due pezzi di carta vergati a penna che si sta concentrando il faro dei pm Sergio Raimondi e Simona Rossi. Nomi e cifre. Apparentemente null’altro che numeri incolonnati, ma che potrebbero rivelarsi la chiave di volta per decrittare l’attuale organigramma e la macchina del riciclaggio dei Mazzarella.
Chi faceva le veci del reggente durante la fuga? Chi teneva la contabilità e smistava gli ordini? Le indagini puntano a tradurre quei numeri per mappare l’intera filiera del crimine: dall’elenco degli imprenditori e commercianti taglieggiati, ai gestori delle redditizie piazze di spaccio; da chi stipendiava i pusher e i capipiazza, a chi garantiva le “mesate” (il sostentamento mensile) alle famiglie degli affiliati detenuti, fino a chi curava i rapporti e i pagamenti dei legali. Cifre che raccontano l’evoluzione di una holding criminale cresciuta negli anni, capace di assorbire i colpi inferti dallo Stato tra blitz, arresti e sequestri milionari.
La svolta tecnologica: lo “spoofing” e il patto con i nemici storici
Ma la vera rivoluzione del clan, su cui i pm cercano riscontri incrociando i dati del libro mastro, è la metamorfosi “da colletti bianchi”. Droga, racket e mercato del falso restano il core business sul territorio, ma la famiglia ha fiutato l’affare del nuovo millennio: le frodi informatiche.
Di recente, le indagini hanno svelato un retroscena clamoroso. I cugini di Roberto, ovvero Ciro e Michele Mazzarella, avrebbero siglato una storica alleanza nel nome del business delle truffe bancarie. Un patto stretto con i nemici giurati di sempre: i Licciardi della Masseria Cardone e l’intera Alleanza di Secondigliano. Il denaro unisce ciò che le faide sanguinarie avevano diviso.
La cosca si è specializzata nella sofisticata tecnica dello spoofing. Il meccanismo è ingegnoso quanto letale per i risparmiatori: i truffatori contattano le vittime utilizzando un numero di telefono clonato, che sui display appare identico a quello di un ufficio della Questura, di una filiale bancaria o di uno studio legale. Un espediente psicologico che abbatte le difese degli interlocutori i quali, fidandosi dell’autorità apparente del mittente (spesso verificata con rapide ricerche online), seguono le istruzioni dettate al telefono, finendo per svuotare i propri conti correnti in favore del clan.
Gli “uffici” della truffa e le indagini in corso
Un settore talmente redditizio da spingere i Mazzarella a strutturarsi come una vera e propria banca occulta. Le indagini hanno infatti scoperchiato l’esistenza di veri e propri “uffici” dedicati esclusivamente alle frodi telematiche. Call center della truffa allestiti nei locali di via Ferrante Imperato e, in maniera ancora più emblematica, all’interno di alcune abitazioni nel rione Forcella, confiscate anni fa al decaduto clan Giuliano.
Non si esclude, dunque, che le cifre trovate nel covo di Vietri possano combaciare proprio con i proventi multimilionari di queste attività tecnologiche. L’inchiesta è in pieno svolgimento. Solo il mese scorso, questo filone investigativo ha portato a 16 misure cautelari in carcere e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 16 persone a piede libero.
Tra queste spicca il nome di Marianna Giuliano, esponente dell’omonima famiglia di Forcella e moglie del boss detenuto Michele Mazzarella, detto ‘o pesante. Per lei, e per altri indagati, il gip Luca Della Ragione aveva negato l’arresto, decisione contro la quale la Dda ha già presentato ricorso al Tribunale del Riesame, decisa a smantellare fino all’ultimo ingranaggio la nuova, sofisticata, holding del crimine napoletano.







l’articolo l’ho leetto con calma e pare descriva ‘na latitanza dorata nel resortacinque stelle, ma i fatti viene confus,i i pizzini e i numeri, 20mila, i Rolex, il libro mastro, restano mmescolati; si dice che il clan avessa cambiato strategia con lo spoofing ma manca chiarezza sui ruoli, sui nomi e sulle fonti, sembra un resoconto rimasto a meta’ e le indagini dovrebber continuà per capì il quadro
Articolo interessante ma resta un poc di dubbi sulla ricostruzion: i numeri trovati nel covo forse son solo appuntti privati e non prova certa; i pm cerca conferme ma le indagine è ancora lunga e confusa, la gente aspetta risposte vere. In più sembra ke il sistema non va ben, troppe falle