LE INDAGINI

Ponticelli: il giallo dell’omicidio dell’incensurato Fabio Ascione

Il 20enne potrebbe essere rimasto vittima di un errore di persona oppure di una vendetta dopo una lite nella movida. Ma si indagata anche con la parentela con un pregiudicato
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Il fragore dei proiettili ha squarciato l’alba di via Carlo Miranda, nel cuore di Ponticelli. Erano da poco passate le prime luci del giorno quando Fabio Ascione, 20 anni, è stato centrato da un proiettile.

La dinamica, ricostruita nelle ultime ore dagli inquirenti, parla di un’azione fulminea e brutale: i sicari non hanno nemmeno poggiato il piede sull’asfalto. Sono arrivati a bordo di un’auto, hanno abbassato il finestrino e hanno aperto il fuoco. Un solo proiettile, dritto al petto, non ha lasciato scampo al giovane, dipendente di una sala bingo della zona.

Il rebus del movente: errore o vendetta?

Nonostante la firma sia quella inconfondibile di un agguato di camorra, il profilo della vittima non quadra con le dinamiche dei clan. Fabio Ascione era incensurato, un lavoratore che la notte la passava tra le cartelle del bingo e non nei vicoli dello spaccio.

Eppure, quel legame familiare con un soggetto vicino agli ambienti malavitosi accende un faro inquietante sulle indagini. Gli inquirenti battono due piste: l’errore di persona — uno scambio fatale in un rione dove la tensione tra i De Micco e i gruppi rivali è ai minimi termini — o una ritorsione trasversale figlia di una banale lite per motivi di movida, finita nel sangue.

Ascione era in compagnia di altre persone, che sono state ascoltate dagli inquirenti, cosi’ come i carabinieri stanno cercando eventuali immagini da telecamere di sorveglianza pubbliche e private della zona. Il ventenne e’ statao ucciso da un unico colpo sparato al petto.

Non sono trovati dei bossoli sul selciato. Fabio Ascione non aveva precedenti penali, ma legami di parentela con un personaggio noto alle forze dell’ordine. Le indagini non trascurano nessuna pista, e non si esclude che il bersaglio del sicario fosse una persona diversa. La matrice dell’agguato appare analoga a quelli di camorra.

Una città senza occhi

Sul selciato di via Miranda non è rimasto nulla: nessun bossolo, segno che i killer potrebbero aver utilizzato un revolver o aver sparato dall’interno dell’abitacolo senza lasciare tracce balistiche immediate. A rendere il lavoro dei Carabinieri ancora più complesso è l’assenza di “occhi” elettronici.

La denuncia arriva durissima dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli: «È inaccettabile che in un intero rione manchino telecamere pubbliche funzionanti. I militari sono costretti a rincorrere lettori di targhe e filmati privati in una terra di nessuno».

Il “Modello Caivano” sotto accusa

L’omicidio di Ascione non è un episodio isolato, ma l’ultimo tassello di un mosaico di violenza che solo poche ore prima aveva visto il ferimento di due minorenni in via Ponte dei Francesi. «Mentre il Governo sventola il “Modello Caivano” come un brand elettorale, Napoli Est affonda nel sangue», incalza Borrelli, chiedendo un presidio militare costante per disarmare le periferie.

In un quartiere che somiglia sempre più a una polveriera, la morte di un ventenne all’alba rischia di diventare l’ennesima, tragica statistica di una guerra che lo Stato sembra non riuscire a fermare.

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