Napoli – Quello che un tempo era il fiore all’occhiello della sanità campana e del Sud Italia, oggi è un reparto che costringe alla fuga. I genitori dei bambini cardiopatici in cura presso l’Ospedale Monaldi di Napoli hanno rotto il silenzio con una nota congiunta, chiedendo con forza il ripristino delle attività chirurgiche complesse e un supporto concreto per le famiglie costrette a lunghi “viaggi della speranza”.
L’esodo verso la Capitale
La carenza di interventi strutturati presso il nosocomio napoletano sta spingendo decine di nuclei familiari verso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Un trasferimento che non è solo una questione di chilometri, ma un vero e proprio dramma logistico ed economico.
«Siamo costretti a trasferimenti improvvisi, con spese di viaggio e soggiorni prolungati che gravano interamente sulle nostre spalle», spiegano le famiglie. Al momento, denunciano i genitori, non esiste alcun piano di supporto economico strutturato da parte dell’azienda sanitaria: un vuoto istituzionale che lascia i genitori soli a gestire spese insostenibili in momenti di estrema fragilità emotiva.
Fine di un’eccellenza: il “fattore Oppido”
Nella nota emerge con chiarezza il confronto con il passato. Il reparto di cardiochirurgia del Monaldi era considerato un punto di riferimento nazionale sotto la guida del dottor Guido Oppido.
«In passato è stata garantita continuità e qualità assistenziale anche in condizioni complesse», sottolineano i genitori, ricordando la dedizione di una gestione che evitava la migrazione sanitaria. Oggi, al contrario, si percepisce un «arretramento significativo» nella capacità di risposta del reparto, che si traduce in una mancanza di chiarezza sulle tempistiche e sulle modalità di trasferimento dei piccoli pazienti.
L’appello alle istituzioni
Oltre alla chirurgia, le famiglie chiedono un accompagnamento organizzativo adeguato. Gestire il lavoro, gli altri figli e la vita quotidiana lontano da casa è una sfida che molti non possono più permettersi di affrontare senza aiuti.
La richiesta finale è un appello alla dignità: restituire al Monaldi la sua funzione primaria e non abbandonare chi, oltre a combattere contro la malattia di un figlio, si ritrova a dover lottare contro la burocrazia e l’assenza di servizi essenziali.







Mi pare una situazion tropp triste e periculos per le famiglie; son costrittte a fa lunghissimviagg e nessuno lig dà un vero sostegmo, I dottori prima eran piu bravi ma adesso pare che tutto si sfalda e i bimbi non riceverano le cure vicin. La burocrazia bloccha tutto e i genitori restono soli sperem si risolve prest0.