

La vittima innocente Fabio Ascione
Napoli – Non c’è il bossolo, non c’è la firma della camorra militare, ma c’è il corpo di un ragazzo di vent’anni steso sull’asfalto, colpito al cuore da un killer che forse nemmeno lo conosceva.
La morte di Fabio Ascione sta assumendo, ora dopo ora, i contorni sbiaditi e atroci dell’errore fatale. Un “non senso” criminale nato lontano dalle strade di Ponticelli e maturato nel brodo primordiale della violenza giovanile che agita l’hinterland.
Tutto sarebbe cominciato a Volla. Le informative degli inquirenti e i sussurri che corrono tra i vicoli del quartiere portano dritti al “Parco di Topolino”. Lì, poche ore prima dell’agguato, si sarebbe consumata una lite furibonda: da una parte un minore della zona, dall’altra un gruppo di giovanissimi rampanti guidati dal figlio di un noto ras locale, titolare di un’attività commerciale.
Uno schiaffo di troppo, una parola sbagliata, l’onore ferito di chi si sente “figlio di”. Tanto è bastato per armare la mano di un commando partito da Volla verso Ponticelli con un unico obiettivo: lavare l’offesa col piombo. Ipotesi questa raccontata anche da chi come la giornalista sotto scorta Luciana Esposito, racconta ogni giorno la triste e difficile realità di Ponticelli.
Fabio Ascione non c’entrava nulla. Era appena tornato da una serata di lavoro al Bingo di Cercola, una vita pulita fatta di sacrifici e famiglia. Ma si è trovato nel posto sbagliato nel momento più tragico.
Testimoni e amici parlano di un’auto arrivata a velocità folle, di finestrini che si abbassano e di colpi esplosi nel mucchio. Chi ha sparato ha usato un revolver, una “seicento” o una “trentotto”: un’arma che non sputa bossoli, che non lascia tracce calde a terra.
Una “stesa” o un agguato mirato a un rivale presente nel gruppo? Il risultato non cambia: Fabio è rimasto a terra, vittima innocente di una logica di sangue che non gli apparteneva.
Gli investigatori hanno rivoltato la vita di Fabio come un guanto. Hanno ascoltato i familiari, analizzato ogni singolo messaggio sul cellulare, setacciato le sue frequentazioni. Il responso è un grido di dolore: “Niente di niente”.
Nessun contatto con la malavita, nessuna ombra. Solo il desiderio di costruirsi un futuro. La conferma che il killer ha centrato il bersaglio sbagliato, stroncando la vita di un ventenne che pensava solo a portare a casa lo stipendio.
Ma l’omicidio di un innocente scotta. La massiccia presenza di carabinieri e polizia a Ponticelli, richiamata dal clamore mediatico, sta paralizzando le piazze di spaccio. Il clan De Micco, che tiene le redini criminali della zona, è nervoso: il “giro” è fermo, i guadagni crollano.
In questi casi, la legge del sistema è cinica: i vertici della cosca potrebbero aver già ordinato agli autori del raid di consegnarsi spontaneamente. Un sacrificio necessario per allentare la morsa delle divise e tornare agli affari quotidiani.
Intanto, la rabbia esplode sul web. Centinaia di post ricordano il sorriso di Fabio, mentre il quartiere chiede dignità e sicurezza. Anche il consigliere comunale Massimo Cilenti, che vive a pochi metri dal luogo del delitto, ha affidato a un video il suo sfogo, invocando una presenza dello Stato che non sia solo emergenziale. Ponticelli piange l’ennesimo figlio ucciso per sbaglio, in una guerra che non ha né vincitori, né onore.
Napoli- La pista dell’errore di persona e dell’omicidio di un innocente per sbaglio è ormai quella che si segue con maggiore determinazione da parte degli investigatori per dare una spiegazione alla morte del 20enne Fabio Ascione.
Lo scenario che prende sempre più forma nei racconti dei residenti è quello che riconduce a una lite avvenuta quella sera stessa a Volla, tra un minore del “Parco di Topolino” e un gruppo di giovanissimi, tra i quali spicca la presenza del figlio di un ras di Volla, proprietario di una nota attività commerciale. Il gruppo di Volla avrebbe poi fatto irruzione a Ponticelli per “regolare i conti”, ma di mezzo ci sarebbe finito un giovane estraneo alla lite e a quelle logiche, reduce da una serata trascorsa a lavorare nel bingo di Cercola. Proprio questa associazione tra fatti e persone lascia presagire che lo scenario che si sta delineando potrebbe sfociare in una temuta escalation di sangue e violenza.
Chi ha fatto fuoco nel mucchio colpendo Fabio Ascione al cuore lo ha fatto impugnando un revolver visto che non sono stati trovati bossoli. i racconti dei testimoni e in particolare gli amici della vittima parlano di un’auto arrivata di corsa e dalla quale sarebbero stati esplosi alcuni colpi. E questo non fa altro che confermare l’ipotesi della stesa finita nel peggiore dei modi o di una sparatoria nel mucchio per colpire qualcuno che era li e in entrambi i casi a riminare colpito, purtroppo, è stato dell’innocente Fabio Ascione.
Gli investigatori, hanno ascoltato a lungo anche i familiari della giovane vittima, sono stati fatti tutti i riscongtri anche sul cellulare , per capire se avesse frequentazioni poco raccomandabili. Niente di niente. Fabio pensava solo al lavoro e alla famiglia.
Intanto il clamore mediatico della morte di un innocente e la massiccia presenza delle forze dell’ordine sta rallentando gli affari della cosca dei De Micco che controlla la zona e questo potrebbe portare a una decisione, già vista in altre situazioni simili, ovvero quella di un intervento diretto del clan per chiedere agli autori del raid di consegnarsi per evitare conseguenze più forti.
Sui social sono in tanti a ricordare la giovane vittima e a chiedere una maggiore presenza dello Stato in quella zona. Lo ha fatto anche attraverso un video il consigliere comunale Massimo Cilenti che abita poco distante dal luogo dell’omcidio.