IL CASO

Domenico, il 28 aprile gli esami peritali sui due cuori: si allarga il fronte degli accertamenti

Il gip di Napoli ha accolto l’istanza della famiglia: tra i reperti da analizzare ci sarà anche il cuore malato del bambino, oltre a quello 
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Napoli – Si amplia il perimetro degli accertamenti tecnici disposti nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un delicato percorso clinico. Il gip di Napoli Mariano Sorrentino ha accolto la richiesta presentata il 13 aprile dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, disponendo che tra i reperti biologici oggetto dell’incidente probatorio venga inserito anche il cuore malato del bimbo.

La decisione segna un passaggio rilevante nell’attività istruttoria, perché consente al collegio dei periti nominati dal giudice di effettuare un’analisi comparativa più ampia. Non saranno dunque esaminati soltanto il cuore trapiantato e le condizioni in cui l’organo sarebbe arrivato a Napoli, ma anche il cuore originario del piccolo paziente, così da ricostruire con maggiore precisione il quadro clinico complessivo.

L’incidente probatorio

Al centro dell’inchiesta c’è il trapianto eseguito sul piccolo Domenico dopo il trasferimento di un cuore proveniente da Bolzano e destinato a Napoli il 23 dicembre scorso. Secondo quanto emerso negli atti richiamati dalla famiglia, l’organo sarebbe stato esposto a temperature molto basse durante il trasporto, circostanza che rappresenta uno dei punti principali su cui si stanno concentrando le verifiche tecniche.

Quel cuore era stato poi impiantato nel tentativo di offrire al bambino una possibilità di cura. Domenico, però, è morto il 21 febbraio al Monaldi. Da quel momento la vicenda ha assunto anche un rilievo giudiziario, con l’apertura di un approfondimento finalizzato a chiarire ogni fase della catena sanitaria e logistica che ha preceduto il trapianto.

Nuovi accertamenti anche sul cuore originario del bimbo

Le operazioni peritali sono state fissate per il 28 aprile presso l’Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari. Sarà in quella sede che il collegio incaricato dal giudice procederà agli accertamenti sui reperti, con l’obiettivo di acquisire elementi tecnici utilizzabili già in questa fase dell’inchiesta e, se necessario, anche in un eventuale successivo dibattimento.
L’inserimento del cuore malato tra i materiali da esaminare viene letto come un passaggio importante dalla famiglia del bambino, che chiede da tempo un accertamento completo e rigoroso. La comparazione tra i due cuori potrebbe infatti aiutare a distinguere il peso delle pregresse condizioni cliniche da eventuali criticità sopravvenute nel percorso che ha portato al trapianto.

I nodi dell’inchiesta

L’attenzione degli investigatori e dei consulenti si concentra su più livelli. Da un lato ci sono le condizioni dell’organo trasportato da Bolzano a Napoli e la tenuta della catena di conservazione; dall’altro ci sono le valutazioni mediche, i protocolli adottati e la compatibilità tra la situazione clinica del piccolo paziente e l’intervento effettuato.
In questa fase, però, resta fondamentale il principio di cautela: gli accertamenti dovranno stabilire se vi siano state criticità rilevanti e quale eventuale incidenza abbiano avuto sul decesso del bambino. Proprio per questo l’incidente probatorio assume un valore centrale, perché serve a cristallizzare elementi tecnici in modo anticipato e con garanzie per tutte le parti coinvolte.

Le polemiche nate dal caso

Attorno alla vicenda si è sviluppato un forte dibattito pubblico, alimentato dal dolore della famiglia e dagli interrogativi sulla gestione del trasporto dell’organo. Le polemiche si sono concentrate soprattutto sulla possibilità che il cuore destinato al trapianto possa aver subito un danneggiamento prima dell’impianto, oltre che sulla necessità di chiarire se tutte le procedure siano state rispettate in modo corretto.

Nel confronto pubblico sono emerse anche richieste di maggiore trasparenza sui protocolli relativi al trasferimento degli organi e sulla comunicazione con i familiari nei casi clinici più complessi. Un terreno particolarmente delicato, sul quale la magistratura è chiamata ora a fare chiarezza attraverso valutazioni tecniche e documentali, evitando letture affrettate o conclusioni premature.

L’attesa della famiglia

Per i familiari di Domenico, la decisione del gip rappresenta un primo risultato sul piano dell’accertamento della verità. La scelta di estendere le analisi anche al cuore malato del bambino viene considerata utile per ricostruire in modo più completo l’intera vicenda, senza limitarsi a un solo segmento del caso.

L’esito degli accertamenti del 28 aprile potrà quindi offrire indicazioni importanti non solo sul piano giudiziario, ma anche per chiarire i molti dubbi che hanno accompagnato la storia del piccolo Domenico. Fino ad allora, il caso resta aperto e affidato alle verifiche dei periti, chiamati a fare luce su uno dei passaggi più discussi dell’intera vicenda.


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