Napoli – Una messa, il lancio di palloncini bianchi e una processione silenziosa per ricordare Emanuele Durante, il giovane ucciso a Napoli in un agguato di stampo camorristico. A un anno dalla sua morte, familiari, amici e residenti del quartiere si sono ritrovati nella chiesa di San Giorgio Maggiore, alle porte di Forcella, per commemorare il ragazzo.
Tra commozione e raccoglimento, la madre Valeria Brancaccio ha ricordato il figlio e ha rinnovato la richiesta di giustizia.
“E’ passato un anno dalla scomparsa di mio figlio, e sembra il primo giorno. Per la loro forza, per fare vedere che loro contavano hanno scelto di sacrificare mio figlio. Vorrei anche che tutti quelli che hanno collaborato per la morte di mio figlio paghino tutto. Perché il dolore che mi hanno dato io avrò il fine pena mai nel mio cuore. Chiedo giustizia e non vendetta”, ha spiegato la donna ai microfini del Tgr Campania.
L’agguato nel traffico
Emanuele Durante fu ucciso a 19 anni in un agguato avvenuto in via Santa Teresa degli Scalzi. Il giovane si trovava in auto insieme alla fidanzata quando due uomini a bordo di uno scooter lo raggiunsero nel traffico e aprirono il fuoco, uccidendolo.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’omicidio sarebbe maturato nell’ambito delle tensioni interne al clan Sequino e avrebbe avuto un chiaro movente di vendetta.
Il delitto, infatti, sarebbe stato la risposta all’uccisione di Emanuele Tufano, avvenuta circa sei mesi prima durante un regolamento di conti all’interno dello stesso contesto criminale. Durante era consapevole di essere diventato un possibile bersaglio.
Il corteo della memoria
Al termine della funzione religiosa, il ricordo del giovane è proseguito con un corteo silenzioso. L’immagine di Emanuele è stata portata lungo le strade del quartiere.
La processione ha attraversato alcuni luoghi simbolici, passando davanti alla biblioteca dedicata alla cugina Annalisa e alla Casa di Vetro, fino ad arrivare alla Piazzetta Sedil Capuano.
Qui la famiglia ha realizzato un piccolo mausoleo in memoria del ragazzo, diventato negli ultimi mesi un luogo di raccoglimento e ricordo.
L’inchiesta e gli arresti dei killer
L’omicidio di Emanuele Durante è stato ricostruito dagli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Napoli attraverso mesi di indagini, analisi delle immagini di videosorveglianza e attività investigative sul territorio.
La svolta è arrivata con una serie di ordinanze di custodia cautelare eseguite da Squadra Mobile e carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli. Complessivamente sono state arrestate 16 persone, tra cui sei minorenni, ritenute coinvolte a vario titolo in due distinti ma collegati fatti di sangue: l’omicidio di Emanuele Tufano e quello di Emanuele Durante.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il delitto di Durante sarebbe stato deciso e organizzato nell’ambito del gruppo camorristico legato al clan Sequino, attivo tra il rione Sanità e l’area di piazza Mercato. L’omicidio avrebbe avuto un duplice obiettivo: vendicare la morte di Tufano e riaffermare il controllo del clan sul territorio dopo la faida tra gruppi rivali.
Tra i destinatari delle misure cautelari notificate in due momenti diversi figurano i presunti esecutori materiali dell’agguato e il mandante, accusati di aver pianificato e portato a termine l’azione armata avvenuta nel pomeriggio del 15 marzo in via Santa Teresa degli Scalzi.
Le indagini hanno consentito di ricostruire nel dettaglio il raid: due uomini in sella a uno scooter avrebbero raggiunto l’auto guidata dal giovane nel traffico cittadino. Si tratttava di Salvatore Pellecchia e Alexander Babylan Il passeggero avrebbe esploso il colpo mortale dal lato del guidatore prima di fuggire. La scena è stata in parte documentata dalle telecamere della zona, elementi che hanno contribuito all’identificazione dei responsabili.
Nei mesi successivi l’inchiesta si è ulteriormente allargata nell’ambito di una maxi operazione contro i clan attivi tra il centro cittadino e la Sanità. In questo contesto è stato arrestato anche Vincenzo Brandi, classe 1994, indicato dagli investigatori come il terzo presunto componente del gruppo coinvolto nel delitto: secondo l’accusa avrebbe accompagnato in auto uno degli esecutori dell’agguato.
Il suo arresto si inserisce in un più ampio blitz contro i clan legati ai cartelli camorristici operanti in città, con decine di misure cautelari eseguite per associazione mafiosa, traffico di armi e omicidi maturati nella faida tra gruppi criminali.
Secondo la Dda di Napoli, l’omicidio di Emanuele Durante rappresenta uno degli episodi più gravi di una stagione di violenza che ha coinvolto anche giovanissimi affiliati ai gruppi criminali, in un contesto di scontri armati per il controllo delle piazze e per la riaffermazione dell’autorità dei clan.
Fonte REDAZIONE








Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti