

Nell'immagine, un dettaglio legato alla vicenda.
Non si placano le polemiche dopo il trionfo di “Per sempre sì” al Festival di Sanremo 2026. Il brano interpretato da Sal Da Vinci, designato a rappresentare l’Italia all’Eurovision, è diventato terreno di scontro culturale e politico.
A innescare la discussione è stato un intervento della professoressa Barbara Poggio, ordinaria del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento, pubblicato su Il Dolomiti.
La docente ha espresso perplessità sul modello relazionale raccontato nella canzone, citando passaggi come “senza te non vale niente, non ha senso vivere”, che a suo giudizio alimenterebbero una visione dell’amore totalizzante. Secondo Poggio, quel tipo di vocabolario emotivo, in alcuni casi, avrebbe preceduto episodi di violenza fino al femminicidio.
Le parole dell’accademica hanno diviso il pubblico: da un lato si è aperto un confronto sul linguaggio sentimentale nella musica popolare, dall’altro, nei giorni successivi alla vittoria, si è registrata una forte escalation sui social.
Sal Da Vinci è stato bersaglio di insulti e contenuti offensivi, tra cui video realizzati con l’intelligenza artificiale in cui viene mostrato il Vesuvio in eruzione. Attacchi che, secondo diverse reazioni online, hanno spesso assunto i contorni del pregiudizio territoriale, spostando la discussione ben oltre la critica musicale.
Sulla vicenda è intervenuto il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli. “Il confronto culturale è sempre legittimo e nessuno mette in discussione la libertà accademica – ha dichiarato – ma collegare una canzone d’amore al tema del femminicidio significa superare un limite”.
Per Borrelli, “Per sempre sì” “racconta una promessa di matrimonio, un progetto di vita condiviso, un amore romantico e tradizionale” e “non c’è nel testo alcuna esaltazione della violenza o del possesso”. Il deputato ha poi rivendicato il percorso artistico del cantante: “Ha alle spalle una lunghissima gavetta fatta di sacrifici, studio e determinazione. Il successo che sta vivendo è meritato”.
Borrelli ha infine condannato il clima che si è sviluppato in rete: “Gli insulti e i video offensivi circolati in questi giorni sono inaccettabili. Il dissenso è legittimo, ma quando degenera in attacchi personali o in pregiudizio territoriale si esce dal confronto civile”.
“La violenza di genere è un tema serissimo e va affrontato con strumenti concreti – ha aggiunto – non attribuendo a una canzone responsabilità che non ha”. E ha concluso: “La musica popolare racconta emozioni: può essere analizzata, criticata, discussa. Ma non può diventare il bersaglio simbolico di tensioni che appartengono ad altri livelli del dibattito pubblico”.