Rimborsi al Consiglio regionale della Campania, processo chiuso senza condanne

Assoluzioni con formula piena e prescrizioni per gli ex consiglieri regionali imputati per l’utilizzo dei fondi ai gruppi consiliari tra il 2010 e il 2012
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Si chiude senza condanne il processo nato dall’inchiesta sui rimborsi ai gruppi del Consiglio regionale della Campania relativi al periodo 2010-2012. La prima sezione penale del Tribunale di Napoli, presieduta dal giudice Maria Armonia De Rosa, ha pronunciato assoluzioni e dichiarato alcune prescrizioni.

Il procedimento riguardava presunte irregolarità nell’utilizzo dei fondi destinati all’attività consiliare, con accuse di peculato a carico di diversi ex esponenti politici regionali.

Assoluzioni con formula piena

Il collegio ha assolto Gennaro Salvatore, già capogruppo del gruppo Caldoro Presidente, con la formula piena “perché il fatto non sussiste”. Salvatore era difeso dagli avvocati Alfonso Furgiuele e Fabio Carbonelli.

Assoluzione piena anche per Ugo De Flavis, Massimo Ianniciello e Raffaele Sentiero, per i quali il tribunale ha escluso la sussistenza dei reati contestati.

Le posizioni prescritte

Per altri imputati il procedimento si è concluso con la prescrizione delle accuse. Il tribunale ha infatti dichiarato estinti i reati contestati nei confronti di Sergio Nappi, Pietro Diodato e Angelo Polverino.

La reazione della difesa

Soddisfazione è stata espressa dai legali di Gennaro Salvatore.

«La formula piena “il fatto non sussiste” restituisce integrità e onore al nostro assistito, sancendo in modo inequivocabile che non si è mai appropriato neppure di un euro», dichiarano gli avvocati Furgiuele e Carbonelli.

I difensori sottolineano però «il rammarico per le misure cautelari subite e per una violenta esposizione mediatica», ricordando anche episodi che definiscono «paradossali», come l’attribuzione di spese per una tintura per capelli «a chi è notoriamente calvo».

Secondo i legali, l’inchiesta ha rappresentato «un autentico calvario giudiziario e umano durato oltre dieci anni», con ripercussioni sul piano personale, politico e familiare. «Resta una domanda inevitabile: chi potrà restituire al nostro assistito il tempo sottratto e gli anni vissuti nel discredito?», concludono.

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Commenti (2)

Capisco la ricostruzion e riportata,ma resta la domanda chi restiuisce il tempo e la re putazione? I avvocati dicono il fatto non sussiste ,pero molte famiglie son state stressate e nessuno pare che ripaga o chiede scuse.

Il process o nato da questa inchiesta si e’ chius o con assoluzion i e prescripzioni,la gente legge ma resta la sensazion e che il tem pa perso non si riporta piu. Il tribunale ha pronuciato sentenze ma molte domande restano su come si riparà il danno.

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