Napoli – È una ferita aperta che divide e fa discutere, quella che si respira nel piazzale dell’ospedale Monaldi di Napoli. Da una parte il lutto insostenibile per la perdita di Domenico Caliendo, il bimbo di soli due anni e quattro mesi deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un disperato trapianto di cuore effettuato prima di Natale.
Dall’altra, la solidarietà di decine di famiglie verso chi ha eseguito quell’intervento: il primario Guido Oppido, attualmente sospeso e indagato per la morte del piccolo.
Il sit-in organizzato questa mattina dai genitori dei bambini cardiopatici a sostegno del cardiochirurgo si è trasformato, nel giro di poche ore, nel palcoscenico di un durissimo scontro verbale. Un botta e risposta acceso che ha contrapposto il legale della famiglia Caliendo, l’avvocato Francesco Petruzzi, al comitato spontaneo dei genitori scesi in piazza.
L’attacco del legale: “Una pagliacciata che stride con il nostro dolore”
A innescare la miccia sono state le parole, taglienti come un bisturi, dell’avvocato Petruzzi. Per il legale, la manifestazione di solidarietà nei confronti del medico indagato rappresenta un affronto al lutto di Patrizia, la madre di Domenico.
“Patrizia è addolorata e non ha la forza di intervenire,” ha esordito l’avvocato, sottolineando l’assenza di solidarietà ricevuta. “Vedere delle mamme – mamme che, fortunatamente, stasera torneranno dai loro figli – manifestare davanti al Monaldi per supportare un indagato per omicidio è doloroso. Nessuna di loro è venuta a manifestare il suo cordoglio per la morte di Domenico”.
Le accuse di Petruzzi non si fermano al piano emotivo, ma si spingono a criticare aspramente l’opportunità stessa dell’evento, definito senza mezzi termini una “pagliacciata”.
Secondo il legale, questo atteggiamento “stride con la compostezza di Patrizia e di questa difesa, che non solo non ha mai avuto una parola fuori posto per la sanità tutta, ma neanche mai si è sognata di manifestare fuori a un ospedale pubblico”. La stoccata finale è riservata direttamente alle competenze del medico al centro dell’inchiesta: “Essere un ottimo cardiochirurgo non vuol dire non essere un pessimo trapiantologo, purtroppo”.
La replica dei genitori: “Offesi da chi ci chiama pagliacci, conosciamo quel dolore”
La risposta delle famiglie scese in piazza non si è fatta attendere. Un moto di indignazione ha unito i genitori presenti al sit-in, che hanno respinto al mittente le accuse del legale, chiarendo i contorni – e soprattutto il vissuto – della loro mobilitazione.
“Ci sentiamo profondamente offesi dalle parole utilizzate dall’avvocato,” fanno sapere in una nota congiunta. “Riteniamo ingiusto e doloroso che il nostro gesto venga liquidato come una ‘pagliacciata’. Tra le madri presenti questa mattina vi sono anche donne che, purtroppo, tornano a casa e non trovano più i loro figli”.
I genitori tengono a precisare che la loro presenza non vuole essere in alcun modo una mancanza di rispetto verso la tragedia della famiglia Caliendo. “Quel dolore lo conosciamo bene e lo rispettiamo profondamente. Non potrà mai essere una guerra tra chi ha perso un figlio e chi no, perché nessuna madre dovrebbe vivere una tragedia simile”.
Al contrario, rivendicano il sit-in come un atto di pura gratitudine verso un medico che “in tanti casi ha ridato la vita ai nostri figli”. Respingendo l’etichetta di “sindrome di Stoccolma”, le madri hanno ricordato il terrore e l’attesa davanti alle sale operatorie: “Tutte sappiamo cosa significhi affidare la vita di un figlio alle mani di un cardiochirurgo”.
No al processo mediatico: “Attendiamo la giustizia”
Oltre alla difesa della propria dignità, i manifestanti hanno mosso una precisa critica alla strategia comunicativa adottata dalla controparte. Nel mirino c’è il tono dell’avvocato Petruzzi, accusato di aver scelto “la strada dell’attacco pubblico”, spingendosi a parlare di omicidio volontario prima ancora dell’inizio formale di un iter giudiziario.
“Noi non difendiamo nessuno a prescindere,” ribadiscono con fermezza i genitori, spostando il fulcro del dibattito sul piano del diritto. “Chiediamo soltanto rispetto, equilibrio e la presunzione di innocenza che dovrebbe valere per chiunque. La giustizia farà il suo corso e sarà quella sede a stabilire la verità”. L’appello finale è contro la gogna mediatica: “Nessuno dovrebbe essere trasformato in un mostro prima che i fatti siano accertati, basandosi solo su veri e propri pregiudizi”.
In attesa che la magistratura faccia chiarezza sulle responsabilità cliniche relative al dramma del piccolo Domenico, l’ospedale Monaldi resta l’epicentro di una vicenda dove il diritto di cronaca si scontra con il dolore più profondo.
Fonte REDAZIONE








Commenti (1)
Mi pare una cosa complicada e tristissima, nonson qui per giudicare ma pare che la situazzione sia molto confusa: genitori che si mettono insieme, lavvocato che parla duro, ospedale che resta sospesso. Non so chi ha torto o raggione, speriamo la giustizzia faccia chiarza e non fare gogna mediatica.