

Il Liceo Kant di Melito
Melito– Il sogno di A., quattordicenne di Scampia con un talento cristallino per il disegno, si è infranto contro il muro della burocrazia e dei “posti esauriti”. Quello che doveva essere l’inizio di un percorso di riscatto e passione al Liceo Artistico “Kant” di Melito si è trasformato in una “doccia fredda” che solleva interrogativi pesanti sulla reale capacità di inclusione del sistema scolastico campano.
Tutto inizia il 12 dicembre scorso. A. visita il liceo, si incanta davanti alle riproduzioni di Van Gogh e immagina il suo futuro tra quei banchi. La famiglia riceve ampie rassicurazioni: la residenza fuori comune (Scampia) non sarebbe stata un ostacolo. “Signora, compiliamo la preiscrizione?”, propongono i docenti.
La firma arriva, carica di speranza. A febbraio, la segreteria richiede con urgenza la documentazione relativa alla Legge 104 e il Piano Educativo Individualizzato (PEI). Nulla lascia presagire l’esclusione, tanto che su WhatsApp un docente rassicura la madre: “Ci faremo sentire noi prima dell’inizio delle lezioni”.
La mattina del 2 marzo, però, lo scenario cambia radicalmente. La scuola comunica alla famiglia che per A. non c’è posto: la precedenza spetta ai residenti di Melito e Mugnano, poiché il limite di tre alunni con disabilità per classe è stato raggiunto. Il talento di A., la sua inclinazione specifica per l’indirizzo artistico e le rassicurazioni precedenti passano in secondo piano rispetto ai confini geografici.
Il momento di massima tensione si consuma negli uffici della presidenza. Di fronte alle proteste della madre e della zia, lo staff della scuola — in palese imbarazzo per l’assenza della Dirigente — avanza una proposta che la famiglia definisce umiliante: spostare il ragazzo allo Scientifico o ad altri indirizzi dello stesso istituto dove “c’è ancora posto”.
“Non è che perché un ragazzo è autistico una scuola vale l’altra”, è la risposta ferma della madre. “Ogni persona ha un talento. Mio figlio ha scelto l’Artistico; portarlo altrove significherebbe condannarlo alla frustrazione”. La replica della donna ai docenti è un atto d’accusa durissimo contro un sistema che, a suo dire, “esercita il potere di escludere” anziché abbattere le barriere.
La gestione del “reindirizzamento” è stata altrettanto controversa. Alla famiglia è stato consegnato un post-it con un elenco di altre scuole, tutte distanti e difficili da raggiungere per un ragazzo con le fragilità di A. Il primo tentativo al Liceo Caselli di Capodimonte ha dato esito negativo: anche lì, posti esauriti.
Ora la speranza è affidata a una PEC inviata all’Assessore Morniroli. La famiglia chiede un intervento tempestivo affinché il diritto allo studio e l’inclinazione personale di A. non vengano sacrificati sull’altare dei regolamenti interni. “Tornate a leggere Don Milani”, conclude la madre nella sua lettera accorata, richiamando quella “Lettera a una professoressa” che, a distanza di decenni, sembra ancora drammaticamente attuale.