

Mamma Patrizia allo stadio Maradona
Con grande compostezza e una pacatezza che ha colpito l’intero stadio, Patrizia Mercolino ha rivolto il suo appello ai tifosi del Napoli pochi minuti prima della partita contro il Lecce.
A bordo campo, sul prato dello stadio Diego Armando Maradona, la madre di Domenico Caliendo — il bambino morto dopo il fallimento di un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi — ha parlato con voce ferma, trasformando un dolore immenso in un messaggio di solidarietà.
Accanto a lei il marito Antonio Caliendo e l’avvocato Francesco Petruzzi.
Davanti ai tifosi, mamma Patrizia ha letto una lettera dedicata al figlio. Parole profonde, pronunciate senza enfasi ma con una dignità che ha reso ancora più intenso il momento.
«Non so se il mio cuore potrà aggiustarsi, probabilmente no. Forse non succederà. Ma la differenza con Domenico è che il mio batte ancora», ha detto.
Un dolore espresso con lucidità, senza cedere alla rabbia, ma con una straordinaria capacità di trasformare la sofferenza in memoria e impegno.
La donna ha voluto ringraziare pubblicamente i tifosi che, nei giorni più difficili, hanno manifestato vicinanza alla famiglia.
«Se oggi sono qui al centro dello stadio lo devo solo alla vostra vicinanza. Avete sperato e pianto con noi».
Un riconoscimento semplice, pronunciato con quella stessa pacatezza che ha accompagnato tutto il suo intervento.
Proprio da quella vicinanza nasce l’idea della Fondazione Domenico Caliendo, il progetto che la famiglia sta cercando di realizzare.
«Mi dite che dobbiamo fare qualcosa, che il dolore va trasformato in forza. Non è facile, ma in qualche modo ve lo dobbiamo».
L’obiettivo è creare una struttura capace di sostenere le famiglie che si trovano ad affrontare esperienze simili.
«Stiamo cercando di diventare una Fondazione che possa assistere chi si trova in situazioni simili alla nostra, prima, durante e dopo».
L’appello si è chiuso con parole intime, rivolte direttamente a Domenico.
«Aiutateci a creare questa Fondazione, lo vogliamo per noi, per voi e per Domenico. Che mi vede da lassù e che magari sarà orgoglioso di questa mamma distrutta, ma che si sente anche in colpa. Ti amo, piccolo mio».
Parole pronunciate con grande dignità, davanti a uno stadio silenzioso, dove il dolore di una madre si è trasformato in un invito collettivo alla solidarietà.