C’è un’età della vita in cui si dovrebbe poter chiedere soltanto serenità. E invece, proprio nella stagione più fragile dell’esistenza, molti genitori anziani si ritrovano a convivere con la paura — accanto agli stessi figli che hanno cresciuto, nutrito e difeso per una vita intera. Figli che restano o tornano a bussare alla porta. Non per amore, ma per denaro.
È forse questo il tradimento più doloroso: quello che si consuma nel silenzio delle case, lontano dagli sguardi, cancellando il confine tra affetto e sopraffazione. Una violenza amara e lacerante, spesso alimentata dalla dipendenza, che travolge ogni legame e lascia dietro di sé solo paura e ferite difficili da rimarginare.
Un fenomeno sommerso, ma reale
Si tratta di un fenomeno preoccupante, frequente e troppo spesso trascurato dal dibattito pubblico. Le vittime sono anziani che si vergognano a denunciare, che proteggono i loro aggressori per istinto genitoriale, che preferiscono soffrire in silenzio piuttosto che vedere un figlio finire in carcere. Eppure i numeri parlano chiaro, e la cronaca di queste ultime ore nel Napoletano ne è la testimonianza più cruda.
Tre episodi in 24 ore nel Napoletano
Nelle ultime ventiquattro ore, i Carabinieri della provincia partenopea hanno registrato tre casi distinti di violenza domestica commessa da figli ai danni dei propri genitori. Tre storie diverse, accomunate dalla stessa firma: mani alzate contro chi li ha messi al mondo, e negli occhi delle vittime lo stesso velo di tristezza di chi ha dato tutto senza ricevere nulla in cambio — o peggio, ricevendo uno schiaffo.
La spranga contro la porta della madre
Il primo caso, in ordine di tempo, arriva da San Gennaro Vesuviano. Un uomo di 39 anni, tossicodipendente, si presenta davanti all’abitazione della madre settantacinquenne e pretende di entrare. Grida, minaccia, non si ferma. In mano ha una spranga.
La donna, terrorizzata, non apre la porta. Lui inizia a colpire il legno con violenza, un colpo dopo l’altro, fino quasi a sfondarlo. I Carabinieri della sezione radiomobile di Nola intervengono in tempo: lo trovano ancora sul pianerottolo e lo ammanettano prima che possa darsi alla fuga. Ora si trova in carcere, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.
Fonte REDAZIONE





























Commenti (1)
Articolo importnte,ma io resto confus0 e confuso, la situazion non è solo cronaca non si capisce bene le cause se i servis sociali han fatto qualch0sa. G1i anziano meritano serenità,però anke i figlio con dipendenze han bisogno di aiuto, speriamo ke si interviene presto.