

Nella foto Gennaro Trambarulo
Nell’inchiesta della Dda di Napoli, culminata nelle oltre mille e duecento pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Fabrizia Fiore due settimane fa e che ha interessato 126 persone legate al clan Contini, il nome di Gennaro Trambarulo ricorre come un fantasma che attraversa i confini dei singoli clan. La sua figura è l’emblema della “struttura unitaria” dell’Alleanza di Secondigliano.
Trambarulo rappresenta ciò che gli investigatori definiscono una “figura fluida”. Per anni, i tentativi di inquadrarlo giudiziariamente in una singola consorteria sono falliti. Il motivo? Trambarulo non appartiene a un solo “mandamento”. Egli agisce come un collettore, un punto di giunzione tra i Contini, i Licciardi e i Mallardo.
Il ruolo strategico. Viene descritto come un ambasciatore e un manager finanziario. È l’uomo che garantisce che i capitali circolino senza attriti tra le diverse anime dell’Alleanza. Se un’operazione di riciclaggio richiede la potenza di fuoco dei Licciardi e la capacità finanziaria dei Contini, Trambarulo è il ponte che rende possibile l’accordo.
Il fallimento delle “monadi”. Il Tribunale del Riesame ha ammesso che analizzare Trambarulo come se appartenesse a una “monade” (un clan isolato) è un errore ermeneutico. La sua operatività dimostra che l’Alleanza non è una semplice somma di clan, ma un organo direttivo comune dove figure come lui gestiscono scelte strategiche condivise.
Se Trambarulo è il motore finanziario, l’infiltrazione negli ospedali è la manifestazione più cruda e pervasiva del potere dell’Alleanza. Non si tratta solo di affari, ma di un controllo sociale e militare del territorio.
Secondo le risultanze investigative, alcune tra le più importanti strutture sanitarie di Napoli (come il San Giovanni Bosco, storicamente citato nelle inchieste) sono state trasformate in veri e propri hub criminali.
Gli ospedali offrono una copertura perfetta. Tra migliaia di medici, infermieri e visitatori, i boss possono incontrarsi per summit decisivi lontano dagli occhi indiscreti delle telecamere di sorveglianza urbana. Le stanze dei reparti diventano uffici dove si decidono le strategie del narcotraffico o si pianificano le “stese”.
È un dettaglio agghiacciante: le vittime di strozzinaggio o estorsione venivano spesso convocate direttamente in ospedale per i pagamenti o per subire minacce. L’ambiente ospedaliero garantisce un senso di “impunità” e una pressione psicologica senza pari.
L’infiltrazione non si ferma alle mura. L’Alleanza gestisce, attraverso ditte compiacenti, i servizi interni:
Mense e pulizie:
Settori ideali per l’assunzione di familiari degli affiliati (le “mesate” indirette).Servizio ambulanze: Il controllo del trasporto infermi non è solo un business, ma un modo per monitorare gli spostamenti e, all’occorrenza, garantire vie di fuga sicure.
L’Antistato nel pubblico: L’ospedale diventa lo strumento con cui il clan dimostra la sua forza: se hai bisogno di una visita urgente o di un favore burocratico, è l’affiliato a risolverlo, non lo Stato. È il “welfare camorristico” che sostituisce il diritto alla salute con il favore mafioso.
3.continua