L’Isola Azzurra all’ombra del “Muntato”: il patto nuziale dei Contini tra ostriche e sequestri.
Mentre i motoscafi solcavano le acque di Marina Piccola, gli investigatori della Mobile contavano gli invitati uno a uno.
L’inchiesta della Dda di Napoli e le oltre 1200 pagine dell’ordinanza cautelare del GIP Fabrizia Fiore svelano i nuovi assetti del clan: dal controllo del “Connolo” alla mente finanziaria capace di muovere milioni. Storia di un matrimonio che doveva essere segreto e che è diventato la prova regina di un impero criminale.
Il ritorno del “Muntato” e il nuovo ordine del Connolo
La data spartiacque è il 12 giugno 2019. Dopo vent’anni di cella, Gennaro De Luca, meglio conosciuto nelle anagrafi criminali come “ò Muntato”, varca la soglia del carcere e riprende possesso del suo regno. Ma la Napoli che trova non è quella che aveva lasciato. Il clan Contini ha bisogno di una guida ferma e di nuove strategie.
Secondo le informative della DDA, De Luca non perde tempo: ridisegna la mappa del potere, affidando il cuore pulsante del traffico di droga ai fratelli Russo, noti come “I Suricill”. Il loro quartier generale è blindato nel rione Sant’Alfonso, quel “Connolo” dove il silenzio è la prima regola di sopravvivenza.
Accanto a lui, uomini di assoluta fiducia: Pietro Falco e Gaetano Esposito. Quest’ultimo, dicono le carte, è l’uomo della cassa, quello incaricato di riscuotere i proventi del malaffare e distribuire le “mesate” agli affiliati, garantendo la tenuta sociale e militare del sodalizio. Ma il vero salto di qualità avviene attraverso il sangue: il matrimonio tra la figlia del boss, Concetta, e il giovane imprenditore Emmanuele Palmieri.
Ma se De Luca è il braccio militare, il genero Emmanuele Palmieri – arrestato con lui nel blitz di due settimane fa – ne è la mente finanziaria. Un “colletto bianco” capace di gestire una galassia di società (ben sei quelle sequestrate, tra cui la “Super Match Betting”) e un patrimonio che sfiora i due milioni di euro tra immobili, conti correnti e Rolex di pregio.
Il banchetto della discordia: tra paranoia e ostentazione
Il 27 giugno del 2022, Capri si sveglia con un’insolita animazione. Ma l’ordine partito dal “Muntato” era stato chiaro: discrezione assoluta. Il boss era ossessionato dall’idea che tra i camerieri del noto ristorante di Marina Piccola potessero nascondersi agenti infiltrati.
Aveva persino redarguito i familiari per aver fatto girare troppo la voce nel quartiere, arrivando a ordinare ad alcuni fedelissimi di restare a terra per non dare nell’occhio.
“Temeva che i poliziotti si travestissero da camerieri”, si legge nelle annotazioni della Squadra Mobile.
Eppure, la logica del potere non ammette assenze. Nonostante gli ordini, il richiamo del prestigio è stato troppo forte. De Luca aveva inviato inviti a tappeto ai commercianti del rione: un invito che suonava come una convocazione. Sapeva che molti non si sarebbero presentati, ma sapeva anche che nessuno avrebbe osato far mancare la “busta”. Un fiume di contanti regalati agli sposi come atto di sottomissione al nuovo reggente.
Logistica da red carpet e il “trattamento da residenti”
I dettagli emersi dall’escussione della responsabile della struttura ospitante, delineano un evento curato nei minimi particolari dal wedding planner. Gli sposi non volevano un matrimonio qualsiasi. Hanno preteso – e trasportato sull’isola con una motonave privata della “CP Service” – tavoli a specchio, sedie bianche con fregi dorati, divani e allestimenti floreali mai visti prima. Persino lo champagne è stato fornito direttamente dalla famiglia, una fornitura esterna per garantire che solo il meglio scorresse nei calici.
Curioso il retroscena sul prezzo. Nonostante lo sfarzo, Palmieri e i De Luca sono riusciti a strappare un “trattamento da capresi”: 150 euro a persona per gli adulti (contro una media che oscilla tra i 220 e i 300 euro) e 60 per i bambini, con un extra di 2.000 euro solo per le ostriche dell’aperitivo. Uno sconto del 20% ottenuto grazie all’intermediazione di un dipendente comunale, che ha presentato gli sposi come “amici della comunità”.
La “mente” e il tesoro da due milioni di euro
Mentre Concetta De Luca scendeva verso la chiesa di Santo Stefano in piazza Umberto I, gli investigatori della Mobile e del Commissariato di Capri scattavano foto a raffica. Sotto la lente non c’era solo il boss, ma soprattutto lo sposo, Emmanuele Palmieri. Per gli inquirenti, è lui la “cassaforte” del clan, il volto pulito che gestisce società come la “Super Match Betting”.
Il blitz di due settimane fa ha presentato il conto: a Palmieri sono state sequestrate sei società, immobili, conti correnti, orologi di pregio, oro e contanti per un valore superiore ai due milioni di euro. Un patrimonio che, secondo il GIP, è il frutto del reinvestimento dei proventi illeciti della cosca.
Palmieri avrebbe persino tentato di pagare parte del banchetto nuziale con il contante delle “buste”, incassando però il rifiuto della gestione del ristorante, che ha preteso bonifici tracciabili: 4.000 euro ad aprile, 3.000 a maggio, 6.000 a luglio.
Musica, mare e il no ai fuochi sui Faraglioni
Il momento più alto della festa ha visto l’esibizione di due giganti della musica napoletana: un noto interprete maschile dalla voce melodica e una delle voci femminili più iconiche della tradizione partenopea. Un concerto privato tra i tavoli a specchio, mentre fuori, nel tratto di mare antistante l’attracco privato del ristorante, la Guardia Costiera pattugliava le acque intercettando imbarcazioni di lusso a bordo della quale sono stati identificati esponenti della nautica di Mergellina e Posillipo.
Il sogno del “Muntato”, però, si è infranto contro il muro della Prefettura. Il piano prevedeva un gran finale con fuochi pirotecnici a mezzanotte e la proiezione delle iniziali degli sposi sui Faraglioni di Capri. Un marchio di fuoco e luce sul simbolo dell’isola. Ma l’autorizzazione non è mai arrivata.
Niente luci sulle rocce, niente boati nel cielo. Solo il rumore dei motori dell’aliscafo “Laser Capri” che, alle 3:30 del mattino, ha riportato i 120 invitati verso Napoli, verso un’inchiesta che stava già scrivendo i loro nomi in un registro ben diverso da quello degli ospiti di un matrimonio.
La fine del sogno: il sequestro da due milioni
Il finale di questa storia non è stato il lancio del bouquet, ma il rumore delle manette e dei sigilli. Il GIP Fabrizia Fiore ha ricostruito come quella cerimonia sfarzosa, pagata con bonifici da migliaia di euro (l’ultimo dei quali da 8.480 euro ancora atteso al momento delle indagini), fosse lo specchio di un’economia illecita florida.
Palmieri, per i magistrati, non era solo il genero del boss, ma il terminale economico di una “cassaforte” apparentemente estranea al gruppo, ma pronta a finanziare ogni capriccio della famiglia reale del Connolo.
2. continua
Fonte REDAZIONE









Commenti (3)
L’annotazione sulle osser vazioni poliziesche al matrimonio di Capri è molto dettagliata,pero rimangono domande importanti: perke venivano richieste autorizzazioni pirotecniche e poi non sono stati sparati fuochi? Chi ha pagato i cantanti e le moto navi private? I cittadini vogliono maggiore trasparenza e controlli piu rigorosi.
Leggend o il pezzo si capisce che i sequestri sono molto rilevanti,ma resta poco chiaro il nesso tra le imprese e il clan; molte societ a sembrano solo schermi,ma non è spiegato come venissero amministrate. Servirebbe una mappa economica e nomi dei presunti responsabili per chiarir il quadro.
E’ un’inchiesta che mette in luce molti particolari,pero resta anc ore molta confusione; i passaggii temporali vengono mescolati e pare che alcu ni docummenti non siengano ben citati. Si usano troppi alias e i r oli non sono spiegatì chiaramente,quindi il lettore resta perpleso e volebe maggiori riscontrii ufficiali e spiegazionii.