

Nella foto Pino Grazioli, Maria Grazia Imperatrice. e l'avvocato Massimo Viscusi
Il tribunale di Napoli, VII sezione, ha assolto Pino Grazioli dall’accusa contestata nel procedimento penale, ritenendo insufficienti le prove a sostegno della responsabilità.
La sentenza mette così fine al processo scaturito da una vicenda che aveva preso le mosse da presunti comportamenti persecutori nei confronti della nota influencer napoletana Maria Grazia Imperatrice, ipotesi che tuttavia non ha trovato conferma nel corso dell’istruttoria dibattimentale.
Il procedimento era stato avviato sulla base dell’accusa di diffamazione aggravata e continuata commessa attraverso i social network, con contestazione di reiterazione del reato nel tempo ai sensi dell’articolo 595 del codice penale in combinato con l’articolo 81.
Sin dalle fasi iniziali delle indagini preliminari, la difesa della parte civile aveva tentato di sostenere anche la sussistenza di presunti atti persecutori, circostanza che tuttavia non ha trovato riscontro nel processo.
Il collegio giudicante ha sostanzialmente accolto la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Massimo Viscusi, che ha ricostruito la vicenda nel corso di un’arringa durata circa un’ora.
Le conclusioni della difesa sono giunte dopo le richieste formulate dall’accusa e dall’avvocato della parte civile, Francesco Cafiero de Raho, che aveva rappresentato gli interessi della persona offesa.
Nel corso del processo, la Procura aveva chiesto una condanna a cinque mesi di detenzione nei confronti di Grazioli.
La parte civile, invece, aveva avanzato richieste ben più severe: tre anni di reclusione e un risarcimento di 500mila euro per i presunti danni subiti.
Il tribunale ha invece disposto un risarcimento di 5mila euro, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 2mila euro, demandando la definizione della restante eventuale responsabilità alla sede civile.