

Attentato al giornalista Sigfrido Ranucci
Gelatina da cava e polvere pirica: il marchio della camorra sull’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto a Pomezia il 16 ottobre scorso.
La traccia che conduce agli attentatori verrebbe dalla Campania: queste le indiscrezioni diffuse da Massimo Giletti nel corso della trasmissione di Rai 3 Lo Stato delle cose, andata in onda ieri sera.
“Si è parlato di una Panda nera, si è parlato di plastico: né uno né l’altro – afferma ancora Giletti -. La macchina usata dagli attentatori non è una Panda nera, l’esplosivo probabilmente è preso da una cava ma non era plastico. Ma la notizia importante che daremo stasera è che gli autori dell’attentato appartengono alla camorra, sono arrivati dalla Campania per l’attentato, non hanno usato una Panda nera ma un altro mezzo, e sono tornati in Campania dopo aver effettuato l’attentato”.
Alla rivelazione del conduttore non sono seguiti commenti da parte di Sigfrido Ranucci di Report che, a pochi giorni dall’attentato ai suoi danni, il 19 ottobre, escludeva la pista politica nella matrice dell’attentato puntando piuttosto sulla criminalità: “Noi tocchiamo talmente tanti interessi e centri di potere – spiegava – che è impossibile capire l’origine, credo sia qualcuno legato alla criminalità, non credo nei mandanti politici”.
Proprio sulla matrice criminale si sono focalizzati la Procura di Roma e gli inquirenti. Quali siano gli elementi che portano alla camorra campana e quale sarebbe il movente di un’azione così eclatante questo sembra ancora presto per dirlo.
Neppure Giletti ha offerto una visione più approfondita dell’indiscrezione investigativa.
Certo è che una delle tracce seguite dalla Procura di Roma è l’origine del materiale utilizzato per far esplodere le auto dinanzi all’abitazione del giornalista Ranucci.
‘Seguendo’ il materiale esplosivo si è arrivati in Campania, dove probabilmente lo stesso materiale è stato usato in altri attentati e dove negli ultimi due anni vi sono stati numerosi sequestri di gelatina e polvere pirica.
Le zone di interesse, per circoscrivere l’origine dell’attentato a Ranucci, sono il casertano e la provincia di Napoli.
Il primo è il territorio controllato storicamente dal punto di vista criminale dal clan dei Casalesi. La provincia di Napoli ha una situazione criminale più complessa nella quale contano molto equilibri e alleanze meno stabili e a breve termine. Per cui è più difficile da decifrare.
Fatto sta che gli investigatori romani stanno appuntando la loro attenzione su perizie e esami relativi ad esplosioni e sequestri avvenuti in Campania.
La gelatina da cava, utilizzata per l’attentato a Ranucci, è il materiale tipico dei sequestri effettuati proprio nei laboratori clandestini campani.
A Francolise, in provincia di Caserta, nel 2024 è stato scoperto un deposito di tritolo gelatina T4, analoghi ritrovamenti sono avvenuti nel 2025 a Casal di Principe. Inoltre durante le faide tra i clan De Micco e De Luca Bossa a Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, in provincia di Napoli, le forze dell’ordine hanno sequestrato panetti di gelatina pronti per essere trasformati in autobombe o ordigni da lancio.
Sequestri ricorrenti di ‘gelatina dinamite’ sono stati effettuati anche a Torre Annunziata – nell’area di influenza dei clan Gionta e Gallo-Cavalieri – che sembra essere diventata centro di smistamento di armi e esplosivi per la criminalità organizzata.
Altri ritrovamenti di gelatina esplosiva sono avvenuti in zone rurali dell’Agro Nocerino-Sarnese.
Sono tutti questi elementi che il pool di inquirenti che indaga sull’attentato al giornalista Sigrfrido Ranucci, prova a mettere insieme.
Decisivo sarà l’individuazione del movente ma anche le perizie sul materiale raccolto sul luogo dell’esplosione.
Per il momento, secondo il conduttore Giletti, l’intimidazione porta il marchio della Camorra.
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