Addio a Beppe Savoldi: morto a 79 anni «mister 2 miliardi»

Aveva 79 anni. Fu uno dei centravanti simbolo del calcio italiano degli anni Settanta. Il suo trasferimento al Napoli nel 1975, il primo da due miliardi di lire, scatenò polemiche politiche e sociali in tutta Italia.
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Il calcio italiano perde uno dei suoi bomber più iconici. È morto a 79 anni Beppe Savoldi, centravanti che negli anni Settanta fece sognare tifosi e appassionati con le maglie di SSC Napoli e Bologna FC 1909.

La notizia è stata diffusa dal figlio Gianluca con un messaggio pubblicato sui social:

«Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe. I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno».

La famiglia ha ringraziato i medici e gli infermieri dell’ospedale Papa Giovanni XXIII e dell’Istituto Beato Palazzolo di Bergamo per le cure ricevute negli ultimi tempi.

Dall’Atalanta al Bologna: la nascita di un bomber

Nato a Gorlago, in provincia di Bergamo, il 21 gennaio 1947, Savoldi iniziò la sua carriera nelle giovanili dell’Atalanta BC, con cui debuttò in Serie A a metà degli anni Sessanta.

Fisico potente, grande elevazione e un colpo di testa micidiale – affinato anche grazie alla pratica del basket – il centravanti bergamasco si mise presto in mostra come uno dei talenti più promettenti del campionato.

Il vero salto di qualità arrivò però nel 1968 con il passaggio al Bologna. In rossoblù diventò un attaccante di riferimento della Serie A: segnò 85 gol in sette stagioni, conquistò due Coppa Italia e nel campionato 1972-73 vinse anche la classifica dei cannonieri con 17 reti.

Le sue prestazioni lo resero uno dei centravanti più ambiti del calcio italiano.

Il colpo da record: Napoli compra Savoldi per due miliardi

L’estate del 1975 segnò una svolta nella storia del calcio italiano.

Il presidente del Napoli Corrado Ferlaino chiuse una delle trattative più clamorose dell’epoca: Savoldi arrivò dal Bologna per la cifra record di due miliardi di lire, la più alta mai pagata fino a quel momento per un calciatore in Italia.

In realtà l’operazione fu composta da 1 miliardo e 440 milioni di lire più il cartellino dell’attaccante Sergio Clerici e la comproprietà di Rosario Rampanti, ma mediaticamente venne sintetizzata in quella cifra simbolica che gli valse il soprannome di “mister due miliardi”.

La trattativa fu lunga e complessa: Juventus e Milan tentarono fino all’ultimo di inserirsi nell’affare, mentre il Bologna provò a bloccare la cessione. Alla fine l’accordo arrivò il 10 luglio 1975, scatenando l’entusiasmo dei tifosi napoletani.

Le polemiche politiche e il dibattito nazionale

Quel trasferimento, però, non fu soltanto una questione calcistica.

L’Italia del 1975 era attraversata da tensioni sociali e crisi economica, e la città di Napoli viveva ancora le difficoltà seguite all’epidemia di colera del 1973 e a una disoccupazione altissima. In questo contesto, spendere due miliardi per un calciatore scatenò un vero caso nazionale.

Giornalisti, intellettuali e politici si divisero sull’operazione: per molti rappresentava uno schiaffo alla povertà della città, mentre altri difesero la scelta come un investimento sportivo e imprenditoriale.

La polemica arrivò perfino nelle sedi istituzionali con interrogazioni parlamentari e un acceso dibattito sulla moralità delle spese nel calcio.

Eppure, proprio quell’acquisto contribuì ad accendere l’entusiasmo dei tifosi: lo stadio San Paolo registrò oltre 70mila abbonati, un record per l’epoca.

Gli anni azzurri: gol, trofei e spettacolo

Savoldi vestì la maglia del Napoli dal 1975 al 1979 e in quattro stagioni diventò il punto di riferimento dell’attacco azzurro.

Segnò 77 gol complessivi, molti dei quali rimasti nella memoria dei tifosi: tra questi spiccano le quattro reti segnate contro la Juventus in una storica partita di Coppa Italia vinta 5-0.

Nella sua prima stagione fu anche il miglior marcatore del Napoli con 21 gol tra campionato e coppe.

Con gli azzurri conquistò una Coppa Italia nel 1976 e la Coppa Italo-Inglese, trofei che contribuirono a consolidare il prestigio del club negli anni precedenti all’era di Diego Armando Maradona.

Nonostante i tanti gol, però, lo scudetto rimase un sogno mancato.

Il ritorno al Bologna e lo scandalo del calcio scommesse

Nel 1979 Savoldi tornò al Bologna.

Poco dopo fu coinvolto nello scandalo del Totonero, che travolse il calcio italiano nel 1980 e portò alla sua squalifica. Dopo alcuni anni di stop tornò in campo grazie all’amnistia seguita alla vittoria dell’Italia ai Mondiali del 1982.

Chiuse la carriera con l’Atalanta nel campionato di Serie B 1982-83.

In Serie A collezionò 405 presenze e 168 gol, numeri che lo collocano tra i grandi bomber della storia del campionato italiano.

Il ricordo di un centravanti simbolo degli anni Settanta

Baffi, riccioli e un fiuto del gol infallibile: Savoldi è stato uno dei volti più riconoscibili del calcio italiano degli anni Settanta.

Il soprannome “mister due miliardi”, nato tra polemiche e discussioni, è diventato nel tempo un simbolo di un’epoca del calcio fatta di grandi centravanti, trasferimenti clamorosi e passioni popolari.

A distanza di cinquant’anni, Napoli e Bologna continuano a ricordarlo come uno dei bomber più amati della loro storia.

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Commenti (1)

Leggendo l’articolo mi restano tanti dubbi e senssazioni miste: Savoldi era un bomber conosciuto ma la cronaca pare mescolata e certi passaggi son scritti maleo. Il trasferimento e stato visto come uno scandalo eppur i tifosi lo acclamaronoo; sarebbe stato utile piu contestto storico e fonti piu chiare per capir meglio la vicenda.

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