

Lo stabilimento Stellantis di Pomigliano
Trent’anni di lavoro rischiano di essere cancellati con un colpo di spugna. È l’accusa durissima lanciata dalle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic contro Stellantis, dopo la decisione di non rinnovare la commessa alla Trasnova. Una scelta che, secondo i sindacati, lascia 53 lavoratori davanti a “un muro di silenzio e indifferenza” e apre la strada a licenziamenti che scatterebbero il Primo Maggio, nel giorno simbolo della Festa dei Lavoratori.
«Dopo tre decenni di servizio ininterrotto e dedizione al fianco di Stellantis, i lavoratori di Trasnova si trovano oggi davanti a un atto di abbandono gravissimo verso un bacino occupazionale storico», denunciano le organizzazioni sindacali, sottolineando come quell’attività abbia contribuito per trent’anni ai successi dello stabilimento. Una decisione che viene definita «un insulto alla dignità del lavoro», soprattutto per la data individuata per l’uscita dal ciclo produttivo.
I sindacati chiedono un intervento immediato e richiamano il gruppo alle proprie responsabilità sociali. «Pretendiamo che Stellantis si assuma ciò che le compete, come previsto dalla Costituzione e dall’etica industriale», affermano, indicando come soluzioni possibili il rinnovo della commessa o l’internalizzazione dei lavoratori, per salvaguardare competenze che operano da anni all’interno del perimetro aziendale.
Il messaggio finale è netto e senza margini di ambiguità. «Non accetteremo che trent’anni di sacrifici vengano cancellati. Non siamo numeri, siamo persone che hanno costruito il valore di questo polo industriale», ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Fismic. «Non faremo un solo passo indietro finché ogni posto di lavoro non sarà garantito. La lotta continua e siamo pronti a ogni forma di mobilitazione per impedire questo scempio sociale».