Sequestro beni da oltre 2,2 milioni di euro a imprenditore legato ai Casalesi

La Guardia di Finanza di Napoli, su richiesta della Dda e con decreto del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, mette i sigilli a società, immobili, autoveicoli e conti bancari riferibili a un imprenditore 51enne di San Cipriano d’Aversa già condannato per riciclaggio mafioso.

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Su delega del Procuratore della Repubblica, i militari del Nucleo di Polizia Economico‑Finanziaria – G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Napoli, in data 27 febbraio 2026, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

La misura riguarda un imprenditore di 51 anni, originario di San Cipriano d’Aversa, operante nel settore della fornitura di calcestruzzo e dei lavori edili e stradali, e colpisce un patrimonio mobiliare e immobiliare stimato complessivamente in oltre 2,2 milioni di euro, ritenuto frutto di un arricchimento illecito.

Una sentenza definitiva per riciclaggio mafioso

L’imprenditore è stato condannato in via definitiva per riciclaggio aggravato dalla circostanza mafiosa ed è attualmente rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e turbativa d’asta.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha ritenuto sussistente la pericolosità sociale qualificata del soggetto, configurabile anche sulla base della sua storica vicinanza a contesti criminali organizzati operanti nel cassinese e nel casertano.

I legami con il clan Casalesi

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno evidenziato che, sin dai primi anni Duemila, l’imprenditore sarebbe stato inserito in un ristretto circuito di imprenditori di riferimento del clan dei Casalesi – fazione Schiavone.

Le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia, riscontrate da approfonditi accertamenti investigativi, lo collocano stabilmente al centro di un sistema di alterazione di gare pubbliche, soprattutto nella provincia di Caserta, fondato su intestazioni fittizie di società, pratiche corruttive e sull’intimidazione derivante dalla forza del sodalizio camorristico.

Come il clan sfruttava il business del calcestruzzo

In questo contesto, il legame con il clan avrebbe consentito all’imprenditore di aggiudicarsi appalti pubblici di rilievo e consistenti forniture di calcestruzzo, mentre l’organizzazione criminale beneficiava di un flusso costante di risorse economiche.

Queste risorse provenivano da false fatturazioni, prelievi di denaro contante e monetizzazione di titoli di credito, con percentuali commisurate al valore delle commesse o ai quantitativi di materiale fornito. I guadagni, così “ripuliti”, finivano nel patrimonio del soggetto e della sua famiglia.

Sproporzione tra redditi dichiarati e beni posseduti

Gli accertamenti economico‑patrimoniali condotti dai finanzieri nei confronti dell’imprenditore e del relativo nucleo familiare hanno fatto emergere una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato nel tempo.

Questo accumulo, secondo gli inquirenti, è riconducibile a un arricchimento illecito connesso al rapporto stabile intrattenuto con il clan, ben oltre quanto dichiarato ai fini fiscali e compatibile con attività di riciclaggio e depistaggio degli organi di controllo.

Il provvedimento del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere

Alla luce di tali risultanze, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro delle quote e dell’intero compendio aziendale di una società operante nel settore edile e della fornitura di calcestruzzo.

Sono stati inoltre sequestrati 15 immobili tra fabbricati e terreni ubicati nella provincia di Caserta, 4 autoveicoli di lusso e numerosi rapporti bancari e finanziari intenzionati come strumenti di occultamento del profitto illecito. La misura è stata eseguita dai militari del Nucleo di Polizia Economico‑Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, con l’obiettivo di indebolire la capacità economica del soggetto e prevenire eventuali ulteriori infiltrazioni mafiose nel sistema degli appalti pubblici.

Modifiche e revisioni di questo articolo

  • Articolo modificato il giorno 27/02/2026 ore 08:04 - Correzione errore battitura titolo
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