Napoli – “Serve un cuore entro due giorni, altrimenti sarà tutto inutile”. L’ultimatum non arriva dai medici, ma dalla voce ferma dell’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Tommaso.
Il bambino, attualmente ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, si trova al centro di un caso clinico e giudiziario che tiene la città con il fiato sospeso. Dopo il primo intervento, le speranze sono ora appese a una strettissima finestra temporale di 48 ore.
L’ombra sul primo intervento
La vicenda ha radici in un trapianto recente che è già oggetto di una denuncia formale. Secondo quanto sostenuto dai familiari e dal legale, l’organo – giunto a Napoli dal Nord Italia – sarebbe arrivato in condizioni “non ottimali”, compromettendo l’esito dell’operazione. Una tesi che dovrà essere vagliata dagli inquirenti, ma che nel frattempo ha lasciato il piccolo in una situazione di estrema vulnerabilità.
Il superamento della crisi
Nelle ultime ore, il quadro clinico ha subito un’ulteriore scossa. “Dopo una grave emorragia – spiega l’avvocato Petruzzi – il piccolo era stato temporaneamente escluso dalla lista dei ricevitori”. Una procedura tecnica necessaria quando le condizioni del paziente sono troppo instabili per affrontare la sala operatoria. Tuttavia, Tommaso ha lottato e ha superato la crisi emorragica, venendo nuovamente inserito in lista d’attesa.
Una nuova speranza
Ora la palla passa alla rete nazionale dei trapianti. La stabilità ritrovata è fragile e, come sottolineato dal legale, è fondamentale che un organo compatibile giunga al Monaldi nel minor tempo possibile. La comunità scientifica e la famiglia attendono un segnale, mentre l’attenzione resta alta sulla gestione di un caso che unisce l’urgenza medica alla necessità di fare chiarezza su quanto accaduto nel primo, sfortunato tentativo.
Fonte REDAZIONE





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