Napoli, bimbo resta in lista per nuovo trapianto. La famiglia chiede le carte cliniche

Il piccolo, 2 anni e 4 mesi, è in condizioni gravi dopo un trapianto non riuscito ed è sostenuto dall’Ecmo. La madre: “Situazione stazionaria, domani nuova valutazione”. I legali sollecitano la documentazione; la Procura ascolta il responsabile del follow-up, dimesso sei giorni dopo l’intervento.
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Napoli – “Per oggi rimane in lista, la situazione è stazionaria e domani si farà una nuova valutazione”. È quanto riferisce Patrizia, madre del bambino di due anni e quattro mesi ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo la riunione dell’Heart Team chiamato a esprimersi sulla possibilità di sottoporlo a un nuovo trapianto di cuore.

Il piccolo è attualmente tenuto in vita dall’Ecmo, il macchinario salvavita che sostituisce temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni. “È stata una giornata ansiosa. La speranza resta. Domani vedremo”, ha aggiunto la madre.

La richiesta dei legali: “Subito l’intera documentazione clinica”

Sul fronte legale, Angelo Riccio, avvocato penalista che da oggi affianca Francesco Petruzzi nell’assistenza alla famiglia, annuncia di aver chiesto formalmente all’ospedale il rilascio in copia dell’intera documentazione clinica. “Qualora l’ospedale non lo faccia immediatamente attiveremo gli organi di procura anche e soprattutto per sollecitarlo”, afferma.

Alla domanda su un eventuale atteggiamento omissivo, Riccio parla di difficoltà nella gestione delle informazioni: “La situazione è sempre stata molto complessa per quanto riguarda le informazioni, spesso in diversi casi noi e i familiari abbiamo ricevuto le informazioni in un secondo momento rispetto a soggetti terzi”.

L’inchiesta: sentito dai pm il cardiologo del follow-up

Intanto la Procura di Napoli, nell’ambito delle indagini sul trapianto eseguito il 23 dicembre al Monaldi, ha ascoltato come persona informata dei fatti il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto.

Il medico, secondo quanto riportato, si è dimesso il 29 dicembre 2025, sei giorni dopo l’intervento non riuscito, attribuito alle cattive condizioni dell’organo trapiantato.

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