Casoria, il piombo dei «reduci» dei Moccia per il controllo della droga: arrestato il sicario del clan

Casoria– Il rumore dei proiettili che fischiano tra i palazzi, il sangue sull’asfalto e il silenzio omertoso rotto solo dalle sirene. A distanza di poco più di un anno da quel pomeriggio di fuoco che ha rischiato di trasformarsi in un duplice omicidio, il cerchio si è chiuso.

All’alba di oggi gli uomini della Squadra Mobile di Napoli e della S.I.S.C.O. (Sezione Investigativa Centrale Operativa) hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a un uomo ritenuto il braccio armato della nuova mala di Casoria.

L’indagato, considerato un elemento di spicco nel mosaico dei “reduci” che tentano di riorganizzare le fila dopo i blitz che hanno decapitato lo storico clan Moccia, è accusato di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi da sparo. Reati pesantissimi, blindati dall’aggravante del metodo mafioso.

Il Far West nel cuore di Casoria: la pioggia di proiettili a novembre

Tutto inizia in una giornata grigia di novembre del 2024. Nel mirino dei sicari finiscono due soggetti, “colpevoli” di trovarsi dalla parte sbagliata della barricata in una Casoria sempre più frammentata. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, l’arrestato non agì da solo: insieme ad altri complici (ancora in fase di identificazione), tese una vera e propria imboscata.

I killer esplosero una raffica di colpi mirando a parti vitali. Le vittime furono raggiunte dai proiettili, ma il destino – o forse la fretta dei sicari – decise diversamente: nonostante le ferite gravi in zone critiche del corpo, riuscirono a sopravvivere. Quel giorno, però, il messaggio era stato lanciato: a Casoria non c’è spazio per tutti.

L’eredità dei Moccia e la guerra per le “piazze”

L’arresto di oggi non è un episodio isolato, ma si inserisce nel turbolento scenario post-Moccia. Per decenni, Casoria è stata la roccaforte inespugnabile di una delle consorterie criminali più potenti e “raffinate” d’Italia. Con lo smantellamento dei vertici e il regime di 41-bis per i capi storici, il territorio è diventato terreno di conquista per i cosiddetti “reduci” e per piccoli gruppi emergenti che tentano di scalare le gerarchie.

Il movente del tentato omicidio di novembre 2024 è chiaro: il controllo del narcotraffico. Le indagini della S.I.S.C.O. hanno svelato una contrapposizione violenta tra due fazioni rivali che si contendono ogni centimetro di marciapiede per lo spaccio di stupefacenti. Una guerra “molecolare”, fatta di stese e agguati, dove il controllo dei flussi di droga rappresenta l’unico modo per rimpinguare le casse dei clan e mantenere il potere sul territorio.

Il cerchio si chiude: le prove

Grazie alle attività tecniche, alle intercettazioni e all’analisi dei filmati di videosorveglianza, la Polizia di Stato è riuscita a dare un nome e un volto a uno degli esecutori.

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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