Un’organizzazione armata, radicata nel territorio e capace di imporre il silenzio con il peso del nome e della storia criminale. La Dda di Napoli smantella il clan Gagliardi: al vertice il boss Angelo “Mangianastri”, già condannato per mafia. Estorsioni, droga e controllo del territorio: così la camorra si è riorganizzata dopo lo scioglimento del clan La Torre.
L’inchiesta che cambia volto
All’inizio sembrava un’indagine come tante, iscritta nei registri della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Poi, passo dopo passo, intercettazione dopo intercettazione, il quadro si è allargato fino a mostrare una realtà ben più complessa e pericolosa.
Per questo il fascicolo è passato alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli: perché dietro il traffico di droga emergeva l’ombra lunga di una struttura camorristica stabile, armata e tutt’altro che disarticolata.
Una camorra che a Mondragone non aveva mai davvero smesso di comandare.
Il boss e la memoria criminale del territorio
Al centro di tutto c’è Angelo Gagliardi, classe 1954, detto “Mangianastri”. Un soprannome che a Mondragone pesa come una sentenza.
Secondo i magistrati, è lui il capo e promotore del clan che porta il suo nome, riorganizzato dopo la fine del gruppo La Torre. Un ritorno che non passa inosservato: Gagliardi è un volto storico della camorra locale, già condannato per associazione mafiosa e reati aggravati dal metodo mafioso, e la sua sola evocazione basta a rimettere in moto paura e assoggettamento.
Il suo nome viene “speso”, utilizzato come strumento di minaccia, come marchio di potere.
La nuova organizzazione: ruoli, fedeltà e violenza
Il clan Gagliardi, come ricostruito nell’ordinanza del gip, non è un gruppo improvvisato. È una struttura gerarchica, con ruoli definiti e una precisa divisione dei compiti.
Accanto al boss operano uomini di fiducia e affiliati di lungo corso. Antonio Bova è l’organizzatore, il referente diretto del capo. Alessandro Martino, Guido Migliore e Luciano Santoro sono parte integrante del sodalizio, consapevoli di appartenere a un’unica organizzazione mafiosa.
Un clan armato, pronto alla violenza, capace di imporre il controllo delle attività illecite e di garantire il sostegno economico ai detenuti e alle loro famiglie. Un sistema che non si ferma neppure dietro le sbarre: anche in carcere, spiegano gli inquirenti, il sodalizio continua a esistere e a far sentire il proprio peso.
Estorsioni e “piaceri” imposti
Tra gli episodi contestati spicca un’estorsione che racconta bene il metodo mafioso del clan.
La vittima, identificata come Sergio, viene avvicinata e costretta a pagare. Non una richiesta esplicita, ma un “piacere” dovuto: così viene presentata la consegna di denaro, giustificata come una pretesa del boss Gagliardi.
Nel novembre 2023, la pressione si concretizza: 1.000 euro consegnati per “risolvere un grosso guaio” attribuito al fratello del capo clan. Un’altra richiesta non va a buon fine solo perché la vittima non ha più disponibilità economica. Ma il messaggio è chiaro: a Mondragone il nome di Gagliardi continua a comandare.
L’ordinanza e gli arresti
Il gip Maria Laura Ciollaro firma l’ordinanza che porta a 13 arresti in carcere, 5 agli arresti domiciliari, tre con oggligo di dimora mentre 4 sono indagati a piede libero. I fatti contestati coprono un arco temporale che va da settembre 2023 a maggio 2024, con condotte ritenute ancora attuali.
Un colpo duro al clan, ma anche la fotografia di una camorra capace di rigenerarsi, puntando sulla memoria criminale, sulla paura e su legami che resistono al tempo e alle condanne.
I 25 indagati
Angelo Gagliardi (69 anni), detto “Mangianastri”
Antonio Bova (23 anni)
Luciano Santoro (27 anni)
Romualdo Martella (22 anni), detto “Romoletto”
Luigi Raia (33 anni), detto “Gigino”
Emanuele Iacobucci (26 anni)
Alessandro De Pasquale (23 anni)
Alessandro Martino (49 anni), detto “Martone” o “Matto”
Mohamed Mahmoud (24 anni), detto “Diego”
Andrea Santoro (32 anni)
Fabiola Martella (23 anni)
Raffaele Santoro (51 anni), detto “Lelluccio”
Virgilio Vellucci (23 anni), detto “Bidusco”
Luigi Marcello (circa 40 anni), detto “Chiattone” o “Faccella”
Giovanni Bova (18 anni)
Guido Migliore (32 anni), detto “Pokemon”
Salvatore Lazzaro (31 anni), detto “Lulù”
Domenico Tagliafierro (25 anni), detto “Mimmuccio”
Nicola La Rocca (34 anni)
Daniele Testa (27 anni)
Raffaele Di Rienzo (53 anni), detto “Pistolone”
Vera Assunta Gammella (24 anni)
Patrizia Brando (20 anni)
Petronilla Rota (45 anni)
Salvatore Petrillo (21 anni)
Fonte REDAZIONE





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