Cronaca di Napoli

La camorra a Sant’Antimo, la reggenza dopo la scarcerazione e il nodo del «cappello»

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Sant’Antimo- Sono 26 gli indagati dell’inchiesta sul patto dei tre clan ovvero gli eredi dei Ranucci, dei Puca e dei Verde, che si sono divisi negli ultimi anni gli affari illeciti tra Sant’Antonimo, Casandrino e Grumo Nevano.

Dentro questo perimetro, l’ordinanza cautelare firmata dal gip Anna Tirone dell’ufficio 17 del tribunale di Napoli colloca estorsioni a imprenditori e commercianti, gestione o controllo di attività economiche, reinvestimenti e governo del territorio anche tramite alleanze o contrapposizioni armate, descrivendo un sistema che punta a produrre profitti e a sostenere famiglie e detenuti.

​Clan Ranucci: reggenza e catena operativa

Per il “clan Ranucci” la regia, secondo l’accusa, viene ricondotta a una linea storica (prima Geremia, poi Stefano) e, nel periodo considerato, alla figura di Ranucci Domenico come capo/organizzatore e “reggente” dopo la scarcerazione: un ruolo descritto come di comando quotidiano, dalla gestione delle attività illecite alla riscossione e redistribuzione dei proventi, fino alla mediazione dei conflitti interni.

Nel racconto del gip, attorno alla reggenza si muove una struttura “di terreno”: alcuni indagati vengono indicati come figure operative per estorsioni, armi e piazze di spaccio; altri come presenze agli incontri e destinatari di direttive, con compiti anche di schermatura e contrasto alle attività investigative.

Ruoli specifici: Alfè Antimo e Grillo Costantino come gestione operativa nel periodo di detenzione del reggente (con focus su estorsioni, armi, spaccio e ripartizione proventi); D’Isidoro Mario, Reale Marco, Verde Pasquale e Arena Antonio come partecipi che partecipano alle riunioni e ricevono/eseguono direttive; Morrone Vincenzo con un profilo agganciato all’approvvigionamento di armi; Barretta Raffaele con attività funzionali a eludere indagini (tra cui il danneggiamento di telecamere); Gulotta Claudio con reperimento/fornitura di veicoli tramite società di noleggio e funzione di “emissario” di messaggi.

Intersezioni con Puca e Verde: alleanze e “cappello”

L’ordinanza non descrive i tre clan come monadi: evidenzia invece un sistema di rapporti che, a seconda delle fasi, oscilla tra alleanza e contrapposizione, con la reggenza Ranucci che – nella prospettazione accusatoria – si confronta anche con i gruppi Puca e Verde per tenere in equilibrio il territorio.
Per il “clan Puca” viene tratteggiata una reggenza in capo ad Antonio Perfetto, motivata dallo stato di detenzione di figure apicali, con compiti di ripartizione dei proventi, gestione dei contrasti e coordinamento delle attività illecite, mantenendo rapporti con gli altri sodalizi locali.

Dentro questo incastro si inserisce l’idea del “cappello”, cioè una cassa comune alimentata dai proventi estorsivi (come riportato nel testo), che diventerebbe il punto di saldatura tra i tre gruppi: denaro raccolto “sul territorio” e poi ripartito secondo accordi criminali.

Le estorsioni come leva di controllo

Gli episodi estorsivi vengono usati per dare concretezza alla struttura associativa e al coordinamento tra gruppi, con richieste di denaro legate a cantieri e attività economiche locali.
Un’estorsione ad un’attività di autonoleggio a Grumo Nevano: dopo una prima richiesta più alta, l’importo sarebbe stato “rimodulato” a 3.000 euro e versato in più tranche, con ulteriore dazione in occasione delle festività.

Un tentativo estorsivo ai danni di un imprenditore (cantieri a Grumo Nevano), attribuito a più accessi e pressioni, anche tramite emissari, con evento non riuscito per cause indipendenti dalla volontà degli indagati (come formulato nel capo).

Una richiesta da 10.000 euro a un imprenditore edile (Sant’Arpino): qui il testo inserisce esplicitamente la destinazione al “cappello”, collegando l’incasso alla spartizione tra Ranucci–Puca–Verde.

Una pretesa economica verso una società immobiliare, con richiesta iniziale indicata in 18.000 euro (di cui 5.000 corrisposti) e successivi “solleciti” su altri cantieri, sempre con riferimento al “cappello”.

Elenco degli indagati

RANUCCI Domenico, alias “Lilli”, nato ad Aversa il 22 febbraio 1988; CARCERE

ALFE Antimo, alias “‘Intimuccio”, nato ad Aversa il 19 luglio 1986; CARCERE

ARENA Antonio, nato a Napoli il 13 dicembre 1977; CARCERE

BARRETTA Raffaele, alias “Lolluccio o’ Culio”, nato a Napoli il 6 ottobre 1989; CARCERE

CLETER Michele, alias “’O Giovano”, nato a Napoli il 12 aprile 1989;INDAGATO

D’AMODIO Antimo, alias “’O Becchino”, nato a Napoli il 19 novembre 1972; INDAGATO

D’AMODIO Giuseppe, nato ad Aversa il 5 maggio 1998; INDAGATO

DI MATTEO Antonio, alias “Che Che”, nato a Napoli il 13 giugno 1978; INDAGATO

DI MATTEO Francesco, alias “Bombolone”, nato a Sant’Antimo (NA) il 15 agosto 1957; INDAGATO

DI MATTEO Francesco, alias “’O Pulliere”, nato a Sant’Antimo (NA) il 9 settembre 1966; CARCERE

D’ISIDORO Mario, nato a Napoli il 1° maggio 1993; CARCERE

ERRICO Salvatore, nato ad Aversa (CE) il 18 settembre 1997; INDAGATO

GRILLO Costantino, nato a Napoli il 29 settembre 1987; INDAGATO

GULOTTA Claudio, nato a Napoli il 9 agosto 1984; INDAGATO

IAVAZZO Carlo, alias “Carletto”, nato a Casandrino il 12 novembre 1973; INDAGATO

LIGUORI Antonio, alias “Crocchè”, nato a Napoli il 27 luglio 1973; INDAGATO

MORRONE Vincenzo, nato a Napoli il 22 gennaio 1979; CARCERE

PERFETTO Antonio, nato ad Aversa il 18 novembre 1990; CARCERE

PERRELLA Salvatore, nato a Napoli il 9 aprile 2003; ARRESTI DOMICILIARI

PICCIULLI Antonio, nato a Napoli il 6 dicembre 1981; CARCERE

REALE Marco, nato a Napoli il 12 novembre 1991; CARCERE

RUSSO Nicola, alias “Nek”, nato a Sant’Antimo il 13 giugno 1969; CARCERE

SAMMARCO Antonio, alias “Recchiolone”, nato a Mugnano di Napoli il 17 luglio 1983; INDAGATO

VERDE Mario, alias “Mariolino o’ Tipografo”, nato a Sant’Antimo il 6 gennaio 1965; CARCERE

VERDE Pasquale, alias “’O Cecat’”, nato a Sant’Antimo (NA) il 18 ottobre 1961; CARCERE

BALSAMO Ida, nata a Napoli il 21 novembre 1988. INDAGATA

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Fonte REDAZIONE
Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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Giuseppe Del Gaudio