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Audero rompe il silenzio: «Il petardo? Una martellata all’orecchio, potevo rimetterci un braccio»

Dopo il momento di paura, emerge la lucidità di chi realizza che la situazione avrebbe potuto avere conseguenze più gravi.
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Prima lo spavento, poi la lucidità di chi ha capito che sarebbe potuta andare molto peggio. Emil Audero torna sull’episodio che lo ha visto coinvolto durante Cremonese-Inter e affida le sue sensazioni a parole che mescolano sollievo e amarezza. «Innanzitutto sto abbastanza bene – racconta – almeno di testa, perché ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Ma è tutto molto difficile da digerire».

Il portiere descrive anche i postumi fisici comparsi a freddo. «A fine partita, una volta scesa l’adrenalina, il collo mi si è irrigidito. Ora va anche peggio perché l’orecchio fa male e pure la schiena è rigida. Nei prossimi giorni farò accertamenti per capire se c’è qualche problema, ma insomma… poteva andare anche peggio».

Poi il ricordo di quei secondi. «C’erano fumogeni e petardi già nel riscaldamento, ma sono cose che succedono a cui non ho dato peso. Sembrava tutto sotto controllo, ho fatto pochi passi e poi quel botto tremendo. Un boato, come se mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire molto male».

Audero spiega anche perché ha scelto di restare in campo nonostante tutto. «Capisci la situazione e non vuoi che finisca in quel modo. Dentro di me non sentivo la volontà di abbandonare. Sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù. Sapevo di potercela fare». Ma la partita, dentro, era cambiata. «Nel secondo tempo ho avvertito un senso di vuoto. La ferita al ginocchio mi faceva male, ma il problema era dentro di me. Un senso di delusione profondo e poca voglia di giocare. Ero in campo, stavo facendo il mio lavoro che amo da morire. Ma intanto i miei pensieri andavano al luogo dello scoppio. Poco più in là e chissà… la mano, il braccio, o anche peggio. Ho pensato: perché sono in campo? Perché sto giocando? La testa e i pensieri giravano a mille. È stata una sensazione bruttissima».

Parole dure anche per chi ha lanciato il petardo. «Gli vorrei chiedere: perché? Qual è il tuo scopo: supportare la tua squadra o fare casino? Perché hai deciso di fare male agli altri e a te stesso? Spiegami il senso di tutto questo…».

Infine un passaggio sui messaggi ricevuti dal mondo Inter. «Ho un ottimo rapporto con società e giocatori dell’Inter. Tutti, a cominciare dal presidente, sono venuti a sincerarsi delle mie condizioni. Erano preoccupati. Bastoni ha ragione. Il calcio deve trasmettere valori e ha una forza enorme in tal senso. Il calcio è divertimento, abilità, qualità, impegno e passione. Sono i principi che vogliamo e dobbiamo trasmettere. Ecco perché quello che è successo non è accettabile, specie in un momento delicato come questo. Per il mondo, per la società in cui viviamo. Chi fa cose del genere è giusto che venga punito. Severamente».

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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