

Nell’immagine, un riferimento ai fatti narrati.
A Scampia la voce del cambiamento ha il suono delle risate e delle richieste dirette dei bambini. Sono stati loro, i piccoli del Lotto G, a dare vita a una mobilitazione spontanea che nelle ultime settimane ha acceso i riflettori sul campetto di calcio del quartiere, da tempo in condizioni di degrado e insicurezza.
Con una serie di video diffusi sui social, i ragazzini hanno mostrato le condizioni dell’area, denunciando non solo i pericoli legati alla struttura abbandonata, ma anche una sensazione più profonda di trascuratezza. «Lo Stato ci ha abbandonato e Gomorra ci ha sputtanato», dicono in uno dei filmati diventati virali, parole dure che racchiudono la voglia di sottrarsi a un’immagine del quartiere legata esclusivamente a criminalità e stereotipi.
A raccogliere e accompagnare questo grido sono stati Salvatore Paternoster, presidente dell’associazione Giovani Promesse, e la giornalista Cristina Somma, che hanno aiutato i bambini a far uscire la loro storia dai confini del quartiere fino a farla arrivare all’attenzione di Geolier. La risposta dell’artista napoletano è stata semplice e diretta: «Lo aggiusto io». Una promessa che non si è fermata ai social, ma che si tradurrà in un intervento concreto, con sopralluoghi e lavori destinati a restituire ai ragazzi uno spazio sicuro e dignitoso dove giocare e incontrarsi.
Proprio i bambini hanno lanciato l’idea di intitolare l’area “Geolier Stadium”, un gesto di riconoscenza che è anche un segno di appartenenza e orgoglio. La vicenda diventa così il simbolo di una comunità che prova a riscrivere la propria narrazione partendo dal basso, rivendicando rispetto e dignità. Una storia che parla di assenza delle istituzioni, ma anche di energie interne capaci di attivarsi e di chiedere, a voce alta, di essere ascoltate.