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Salario minimo regionale, la Campania apre la strada

Un sistema premiale, non un obbligo: la giunta Fico punta sulla qualità del lavoro negli appalti pubblici. Confindustria prima applaude, poi fa marcia indietro
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La Regione Campania introduce il salario minimo negli appalti pubblici, ma con una formula inedita: non si tratta di un obbligo, bensì di un sistema premiale per le imprese che partecipano alle gare.

Il disegno di legge approvato lunedì scorso dalla giunta guidata da Roberto Fico fissa una soglia di 9 euro lordi l’ora, destinata però a diventare un criterio di valutazione nelle procedure di affidamento.

Il meccanismo del salario minimo campano

Il testo — intitolato “Disposizioni per l’introduzione di una retribuzione oraria minima nei contratti pubblici di appalto e nelle concessioni di competenza regionale” — ora passa all’esame del Consiglio regionale presieduto da Massimiliano Manfredi per l’approvazione definitiva.

Come funzionano i punteggi premiali

L’articolo 2 del ddl definisce il cuore del meccanismo. Le stazioni appaltanti dovranno modulare il peso del criterio premiale “garantendo in ogni caso che esso non sia inferiore al tre per cento del punteggio complessivo attribuito all’offerta tecnica”. In pratica, chi si impegna a corrispondere almeno 9 euro lordi l’ora ai propri dipendenti — compresi gli eventuali subappaltatori — ottiene punti aggiuntivi nella gara.

Ma c’è di più: i committenti possono prevedere punteggi crescenti per fasce progressive di retribuzione superiori alla soglia base. Un sistema che incentiva le imprese virtuose a offrire condizioni economiche sempre migliori ai lavoratori.

Controlli e sanzioni

La norma non si limita alla fase di aggiudicazione. Le stazioni appaltanti verificheranno “in sede di esecuzione del contratto il rispetto dell’impegno assunto”. In caso di inadempimento scattano le penali previste dal contratto, oltre alle disposizioni dell’articolo 122 del Codice degli appalti.

Un sistema di monitoraggio biennale completà il quadro: la giunta dovrà trasmettere al Consiglio una relazione che evidenzi il numero e il valore degli appalti interessati, la percentuale di operatori economici che hanno beneficiato del punteggio premiale e gli eventuali sviluppi normativi e giurisprudenziali.

L’importo può crescere

I 9 euro lordi l’ora non sono scolpiti nella pietra. La giunta regionale, “sentita la Commissione consiliare competente”, aggiornerà con cadenza annuale l’importo “tenuto conto della evoluzione dei livelli retributivi o del quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento”. Un meccanismo che rende la misura dinamica e adattabile all’inflazione e ai cambiamenti del mercato del lavoro.

Nessun impatto sul bilancio regionale

L’articolo 5 del testo garantisce l’invarianza finanziaria: “Dall’attuazione della presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale”. L’amministrazione provvederà agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili.

La norma si inserisce nel rispetto degli articoli 35 e 36 della Costituzione e della direttiva europea 2022/2041 sui salari minimi adeguati, con l’obiettivo dichiarato di “favorire la qualità del lavoro” e promuovere “trattamenti economici congrui, proporzionati e sufficienti”.

 Confindustria: prima il sì, poi il dietrofront

Ieri, martedì 27 gennaio, Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Confindustria Napoli, aveva espresso apprezzamento per l’iniziativa: “L’introduzione di un salario minimo nei contratti pubblici di appalto può rappresentare uno strumento utile per selezionare le imprese più qualificate, oltre che per tutelare i lavoratori”. Parole che secondo l’Ansa (ore 14.57) rappresentavano “un chiaro via libera”.

Ma dodici minuti dopo (ore 15.09) arriva il dietrofront. Nella seconda nota di Palazzo Partanna scompare ogni riferimento all’iniziativa regionale e torna la linea dura: “La retribuzione dei lavoratori va definita attraverso la contrattazione collettiva. Per noi il principio da salvaguardare è che, in tutte le sue componenti, il salario sia espressione dei contratti nazionali e aziendali”.

Un cambio di rotta repentino che solleva interrogativi sulle pressioni ricevute dal numero uno degli industriali napoletani. Che cosa è successo in quei dodici minuti? Le ipotesi si rincorrono negli ambienti politici e sindacali della regione, mentre il disegno di legge si avvia verso l’esame consiliare.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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