

Davide D'Errico
Napoli– “In Campania non possiamo accettare che il Registro Tumori 2025 non contenga i dati reali dal 2021 al 2025, ma solo proiezioni statistiche. È un fatto gravissimo”.
Con queste parole, nel suo primo intervento in Consiglio regionale, Davide D’Errico, neo-eletto nella lista “Roberto Fico Presidente”, ha lanciato un allarme sulla trasparenza dei dati sanitari in una regione storicamente esposta al rischio ambientale.
Il riferimento alla Terra dei Fuochi è esplicito: “Soprattutto nella regione in cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto un rischio concreto e imminente per la vita di milioni di cittadini”, ha sottolineato D’Errico. I numeri già noti, ha ricordato, “raccontano già una tragedia: 446.568 casi di incidenza oncologica tra il 2010 e il 2021, quasi un cittadino su dieci in 11 anni”.
La mancanza di dati aggiornati, secondo il consigliere, “indebolisce prevenzione, programmazione sanitaria e tutela della popolazione”. Da qui la richiesta di “un impegno ossessivo per aggiornare subito il registro, prevenire e colpire le cause, a partire da quelle ambientali”.
Nel suo intervento, D’Errico ha intrecciato la denuncia sanitaria con una forte critica sociale, partendo da un ricordo personale: “Mio nonno fu ucciso perché, da imprenditore onesto, si rifiutò di pagare il pizzo. Da allora una frase pesa su questa terra: ‘le persone per bene qui non si arricchiscono mai'”. Un sentimento, ha avvertito, che oggi “spinge i giovani ad andare via e lascia spazio a chi vive di scorciatoie e illegalità”.
Sul fronte della criminalità organizzata, ha evidenziato come “la camorra pensi di continuare a occupare spazi economici e sociali, dagli appalti alle nomine, dai fondi pubblici ai rifiuti”, ricordando che “la Campania è la regione con il più alto numero di Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa”.
Come primo atto concreto per invertire la rotta e dare un “segnale immediato”, D’Errico ha rivolto un appello alla Giunta e al Consiglio regionale: “Servono misure concrete e rapide, soprattutto sul lavoro.
Chiedo che una delle prime decisioni sia l’introduzione di un salario minimo regionale per i lavoratori degli appalti della Regione, per impedire che chi lavora sia povero”. Una misura, a suo dire, già praticabile: “Lo ha fatto la Puglia e c’è un orientamento della Corte Costituzionale. Con un provvedimento si possono garantire 200-300 euro in più al mese a centinaia di persone”.
La sfida, ha concluso, è dimostrare che “in Campania le persone per bene possono farcela. Che lavorare onestamente conviene più del nero. Che rispettare le regole è meglio che scavalcare la fila. E che questa Regione può essere davvero giusta, produttiva e anticamorra”.