Pompei– Non si ferma l’offensiva contro l’inquinamento del bacino del Sarno. Nell’ambito di una vasta operazione di monitoraggio ambientale, gli agenti dell’USES (Unità Speciale Emergenza Sarno) della Polizia Metropolitana di Napoli hanno posto sotto sequestro il laboratorio-opificio “La Ciliegina srl”, noto centro di produzione lattiero-casearia situato nel comune di Pompei.
Il “trucco” dell’elettropompa
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, ha portato alla luce un collaudato sistema di smaltimento illegale. Durante l’ispezione, condotta insieme ai tecnici della GORI, è stato accertato che una parte consistente delle acque di processo — derivanti dalla trasformazione del latte — veniva convogliata in una vasca interrata nascosta.
Da qui, grazie all’ausilio di una elettropompa attivata all’occorrenza, i reflui venivano immessi direttamente nella rete fognaria pubblica, aggirando ogni sistema di depurazione e, soprattutto, in totale assenza delle autorizzazioni previste dal Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006).
Sigilli e carenze sanitarie
Per impedire che il reato venisse reiterato, le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro preventivo di:
L’intero laboratorio di produzione;
Le griglie di raccolta e le due vasche di accumulo;
L’elettropompa utilizzata per lo sversamento.
Il quadro degradante è stato completato dall’intervento del personale dell’ASL competente (U.O.P.). Gli ispettori sanitari hanno infatti riscontrato gravi carenze igienico-sanitarie all’interno della struttura, imponendo prescrizioni immediate per il ripristino dei luoghi a tutela della salute pubblica.
Il Patto per il Sarno
L’intervento dell’8 gennaio non è un episodio isolato, ma rappresenta uno dei primi frutti del nuovo Protocollo d’intesa siglato il 17 dicembre scorso. L’accordo unisce le Procure di Torre Annunziata, Nocera Inferiore e Avellino, insieme ad ARPAC e forze di Polizia, in una “task force” permanente dedicata alla repressione dei crimini ambientali che soffocano il fiume Sarno e i suoi affluenti.
L’attività investigativa prosegue ora per accertare ulteriori responsabilità e monitorare altri siti industriali lungo l’asse del fiume, segnando un netto cambio di passo nella tutela del territorio campano.
Fonte REDAZIONE






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