Il caso arbitrale di Torino finisce sotto la lente di “Open Var” e riaccende le polemiche. A far discutere è soprattutto l’episodio che ha coinvolto Bremer e Hojlund nell’area bianconera, giudicato in maniera netta da Dino Tommasi, ex arbitro e oggi componente della Can, intervenuto nel programma di Dazn. «Bremer cinge il collo di Hojlund con tutte e due le mani, lo trattiene col braccio sinistro e lo porta a terra. L’intervento è sicuramente falloso e c’è un parametro evidente nella trattenuta. È un calcio di rigore mancante e manca una Ofr per farlo rivedere a Mariani», spiega senza giri di parole.
L’azione contestata arriva al 39’, con la Juventus avanti 1-0, in un momento chiave del match. Tommasi insiste sulla dinamica e sulla gestione Var: «Le immagini sono chiare, la trattenuta di Bremer è evidente. Poi potevano girare altre telecamere. Se la revisione fosse stata fatta bene, sarebbe stato richiamato l’arbitro a vederlo, soprattutto in virtù del fatto che comunica che non è riuscito a valutarlo». Un passaggio che, secondo l’ex direttore di gara, pesa quanto e più dell’errore iniziale.
Diversa la lettura sull’altro contatto in area, quello tra Kalulu e Vergara. «È effettivamente leggero, c’è un piccolo appoggio. Diciamo che non ci sono parametri chiari per un intervento falloso», chiarisce Tommasi, distinguendo i due episodi che hanno acceso il dibattito nel big match.
Nel corso della trasmissione vengono analizzati anche altri casi del fine settimana. Sull’espulsione di Skorupski in Genoa-Bologna la posizione è netta: «L’arbitro Maresca in campo si fa attrarre dal fallo che è commesso dal portiere e il portiere è fuori dalla porta, però se guardiamo i parametri del Dogso l’ovvietà o comunque la chiarissima opportunità di segnare una rete non c’è e si derubrica il giallo come intervento pericoloso. Il numero di difendenti è chiaramente in grado di chiudere nell’immediatezza il calciatore attaccante».
Nessun dubbio invece sul rigore assegnato in Roma-Milan. «Bartesaghi in ritardo prova ad andare a chiudere a contatto con l’avversario, il braccio è molto largo e fa se stesso più grande. Copre uno spazio, questo è un rigore codificato. È lui che interviene in ritardo, la punibilità è evidente». Una puntata che, ancora una volta, lascia strascichi e alimenta il confronto su uniformità di giudizio e utilizzo del Var.
Fonte REDAZIONE





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