Napoli – Una ricorrenza millenaria salvaguardata dal presidio della legalità. Per le celebrazioni di Sant’Antonio Abate, Napoli ha risposto con un “no” deciso ai roghi incontrollati che, storicamente, trasformano le strade in zone a rischio.
Il piano straordinario di prevenzione, predisposto dal Questore di Napoli, Maurizio Agricola, ha garantito che la tradizione non sfociasse in pericolo per la pubblica incolumità.
I numeri del sequestro
L’operazione, scattata già dal 15 gennaio, ha visto una collaborazione senza sosta tra le forze dell’ordine e gli operatori dell’A.S.I.A. Il risultato è un dato che fotografa l’entità del fenomeno: circa 70 tonnellate di materiale combustibile sono state rimosse dalle strade.
Abeti natalizi ormai secchi, vecchi mobili in legno e cataste di rifiuti erano già stati accumulati in vari quartieri, pronti per essere trasformati in pericolosi falò urbani.
Una “War Room” in Questura
Il cuore pulsante della sicurezza è stata la Centrale Operativa della Questura di Napoli. In particolare, per la giornata clou del 17 gennaio, è stato istituito un gruppo interforze dedicato esclusivamente al monitoraggio dei focolai. Un monitoraggio costante che ha permesso di coordinare oltre 300 operatori tra Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale.
Nonostante la prevenzione, alcuni focolai sono stati appiccati tra il centro e la periferia. L’intervento immediato dei Vigili del Fuoco, scortati dalle pattuglie sul territorio, ha evitato che le fiamme potessero lambire edifici o veicoli in sosta.
Il dispiegamento di forze ha dato i frutti sperati: a differenza degli anni passati, la notte di Sant’Antonio si è conclusa senza danni di rilievo a proprietà pubbliche o private e, dato più importante, non si è registrato alcun ferito. Un successo della macchina organizzativa che ha restituito la festività alla sua dimensione puramente simbolica e religiosa, sottraendola alle derive del degrado.
La tradizione dei “Fucaroni”: tra rito e abusivismo La tradizione di accendere fuochi in onore di Sant’Antonio Abate (protettore degli animali e del fuoco) è radicata nel napoletano come rito di passaggio e purificazione.
Tuttavia, negli ultimi decenni, la pratica è stata spesso egemonizzata da gruppi di giovanissimi che, in una sorta di sfida territoriale, accumulano tonnellate di rifiuti legnosi spesso trattati con vernici tossiche, creando roghi che mettono a rischio la stabilità dei palazzi e la qualità dell’aria. Il piano del Questore Agricola punta proprio a recidere il legame tra la devozione popolare e l’illegalità urbana.
Fonte REDAZIONE





Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti