«Troppi allarmi, servono altri attrezzi», la banda di ladri napoletani rinunciò ai colpi a Fregene

Avevano studiato le ville dei potenti, pianificato i colpi nei dettagli e arruolato basisti nella Capitale. Ma l’inchiesta della Procura di Napoli Nord ha fermato la corsa della “batteria napoletana”: 38 arresti per un’associazione criminale specializzata in furti seriali, capace di colpire fino a decine di abitazioni al giorno.
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I numeri dell’inchiesta: 150 colpi e un mercato nero dell’oro

L’indagine ha consentito di ricostruire circa 150 eventi delittuosi:

40 furti in abitazione consumati,

3 tentativi di furto,

92 tentativi incompiuti,

8 ricettazioni,

3 truffe con la tecnica dello specchietto.

Il profitto complessivo ammonta a 105mila euro, tra gioielli, oro, argento, orologi di pregio e contanti.

I gruppi agivano con due o tre vedette all’esterno, utilizzando chiavi alterate o universali, capaci di aprire qualsiasi serratura. Quando necessario, le casseforti venivano sradicate con il flex e caricate sulle auto.

Auto modificate, travestimenti e furti a raffica

Per eludere i controlli, la banda utilizzava auto a noleggio, modificate con scompartimenti segreti per occultare attrezzi e refurtiva. In alcuni casi i ladri operavano travestiti da rider di note società di consegna a domicilio, mimetizzandosi tra la folla.

Ogni gruppo, spesso di matrice familiare, era in grado di pianificare ed eseguire decine di furti al giorno, studiando le abitudini delle vittime e monetizzando il bottino in poche ore grazie a un ricettatore di fiducia, che gestiva dalla propria abitazione un vero e proprio mercato nero dell’oro, con quotazioni aggiornate quotidianamente.

Arresti e refurtiva recuperata

Durante l’attività investigativa sono scattati 13 arresti in flagranza, 9 denunce a piede libero e il recupero di circa 30mila euro di refurtiva.

Per il gip, la custodia cautelare in carcere è l’unica misura in grado di fermare un’organizzazione criminale così strutturata, mobile e pericolosa, capace di colpire indisturbata tra Napoli, Roma e il litorale laziale.

Un sistema rodato, spietato e senza confini, che puntava dritto al cuore delle residenze più esclusive del Paese. Fino all’intervento dei carabinieri.

(nella foto da sinistra in alto Alfredo Massimo, Maurizio Cangiano, Salvatore Cangiano, Ciro Fabiano, Enrico Parisi e Angelo Michelini; in basso sempre da sinistra: Aniello Di Napoli, Mauro Caiazzo, Dario Marra, Lucio Russo, Roberto Micillo e Gennaro Rizzo)

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