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Coltello in classe, studente ucciso a scuola: allarme armi tra giovanissimi

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La Spezia. Un coltello portato dall’esterno, una classe come teatro dell’aggressione, decine di studenti sotto shock. È morto in serata Youssef Abanoub, 18 anni, italiano di origini egiziane, accoltellato all’interno dell’Istituto professionale “Domenico Chiodo” di via XX Settembre.

Il presunto aggressore, un 19enne (A.Z.), è stato fermato dalla Polizia di Stato e interrogato per ore in Questura: l’ipotesi di reato, con la morte del ragazzo, si orienta ora verso l’omicidio.

L’episodio riaccende un tema che da mesi attraversa scuole e cronache: la facilità con cui ragazzi giovanissimi riescono a girare armati di lame, fino a introdurre coltelli in aula. Un segnale di escalation che rende più fragili gli ambienti scolastici, trasformandoli da luoghi di formazione in scenari potenzialmente “sensibili”, dove un litigio può degenerare in tragedia.

La ricostruzione: colpito al costato, muore dopo ore di agonia

Secondo quanto ricostruito finora, l’aggressione sarebbe avvenuta poco dopo le 11, all’interno di un’aula. Il 19enne sarebbe entrato in classe brandendo un coltello, poi il fendente al costato che ha provocato una grave emorragia davanti ad altri studenti.

I soccorsi del 118 e della Croce Rossa hanno prestato le prime cure sul posto, tamponando la perdita di sangue e trasferendo il ferito in ospedale. In pronto soccorso sarebbe stato sottoposto anche a manovre di rianimazione, quindi a un delicato intervento di chirurgia toracica. Trasferito nel pomeriggio in rianimazione, Youssef è morto poco prima delle 20.

Fuori dall’ospedale, nelle ore di attesa, si sono radunate decine di persone tra familiari, amici, compagni e docenti, in un clima di apprensione e incredulità.

Coltello sequestrato, movente da chiarire

La Polizia ha fermato il 19enne, studente dello stesso istituto, e lo ha condotto in Questura. Gli investigatori hanno ascoltato testimonianze all’interno della scuola e stanno cercando di ricostruire il contesto in cui è maturato il gesto.

Tra le voci raccolte all’esterno si parla di un dissidio nato nei giorni precedenti per motivi sentimentali: un’ipotesi che, al momento, resta tutta da verificare. Al vaglio anche i telefoni cellulari delle persone coinvolte, mentre la Polizia Scientifica ha sequestrato il coltello da cucina che sarebbe stato portato da fuori e usato nell’aggressione.

La Procura dovrebbe formalizzare nelle prossime ore le accuse, con la possibilità che venga contestato l’omicidio (anche in forma aggravata, ipotesi che sarà valutata dagli inquirenti).

Il nodo sicurezza: coltelli e lame, il “salto” dentro le scuole

Il dato che più inquieta, oltre al dramma umano, è la dinamica: un’arma bianca che entra in un edificio scolastico e viene usata in classe. Non è un dettaglio, ma un indicatore di un fenomeno più ampio: tra i giovanissimi cresce la percezione del coltello come oggetto “a portata di mano”, spesso per sentirsi forti o per intimidire, con il rischio che un conflitto improvviso si trasformi in omicidio nel giro di pochi secondi.

In questo scenario, la prevenzione non può ridursi alla sola risposta repressiva dopo i fatti: servono controlli efficaci, ma anche lavoro quotidiano su conflitti, cultura della violenza, gestione delle tensioni e segnali di disagio, soprattutto negli istituti dove convivono fragilità e contesti sociali complessi.

Reazioni politiche e veglia in città

Numerose le reazioni istituzionali. La Lega, con il deputato Igor Iezzi, chiede l’approvazione del nuovo decreto sicurezza e il “divieto assoluto” di lame e coltelli, con aggravanti per l’uso in contesti come le scuole. Il ministro Valditara ha richiamato la scuola al “rifiuto di ogni forma di violenza”, mentre Salvini ha promesso “misure ancora più restrittive e tolleranza zero”. Altre voci, dalla Regione al Comune, invocano percorsi di prevenzione rafforzati. L’onorevole Orlando invita a riflettere “senza demagogia” sull’aumento della violenza nel periodo post-Covid.

In serata l’Unione degli Studenti della Spezia ha promosso una veglia in piazza Garibaldi, chiedendo di non esibire bandiere e di mantenere un silenzio rispettoso, per esprimere vicinanza alla famiglia del ragazzo.

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Fonte REDAZIONE
Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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Giuseppe Del Gaudio