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«Gomorra – Le origini», Antonio Buono: «Vi racconto il mio Mimì»

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Classe ’92, napoletano di origine, è Antonio Buono a prestare il volto di Mimì, affiliato del clan Villa, nel fortunato ed atteso prequel “Gomorra – Le origini”, dimostrando di essere una scoperta nonché una promessa nel panorama attoriale italiano.

La serie, per la regia di Marco D’Amore e di Francesco Ghiaccio, lanciata in esclusiva in data 9 gennaio su Sky e in streaming sulla piattaforma Now, è ambientata nella Napoli degli anni ’70 e narra l’ascesa al potere criminale di don Pietro Savastano, volto fondamentale di “Gomorra – La serie”, tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano.

L’attore partenopeo ha raccontato alle nostre pagine com’è nata l’opportunità di prendere parte alla serie, come si sono svolti i casting e come hai reagito quando ha ricevuto la notizia ufficiale di essere stato ingaggiato nel cast artistico: “Ero ancora studente in accademia quando sono stato convocato per partecipare al casting di Gomorra- Le Origini. In quell’occasione ho conosciuto anche Alessia Foraggio, assistente casting di Davide Zurolo. Premetto che Davide, Alessia ed Egidio Giordano hanno fatto un lavoro fenomenale: senza di loro, io non sarei qui a raccontare tutto ciò – ha spiegato – Alessia mi disse di presentarmi davanti alla camera e mi chiese di recitare un monologo in napoletano.

In un certo senso fu una sorpresa, perché nessuno sapeva che bisognava recitare un brano, tutti pensavano che fosse solo una video presentazione ma io che sono maniacale sullo studio, mi ero fortunatamente preparato due monologhi, uno in italiano e uno in dialetto napoletano. A quanto pare, andai bene perché, dopo un mese fui chiamato ad un call back e da quel momento è iniziato il mio percorso di provini. Da luglio fino a dicembre 2024 ho fatto 7/8 provini.

È stato un periodo davvero intenso, pieno di emozioni, faccio fatica a spiegare ancora tutto ciò che ho provato: so solo che è stato meraviglioso – ed ha continuato – Mi hanno convocato per un incontro, dicendomi che sarebbe stata l’ennesima prova costume e quando entrai nell’ufficio c’erano credo più di dieci persone sedute ad un tavolo, i due registi, gli assistenti alla regia, i casting directors e una parte delle produzioni. Allora mi hanno confermato che ero stato scelto: è stato il momento più bello di tutta la mia vita. Piansi come un bambino nel camerino della prova costume, ricordo che Francesco Pellegrino entrò nel camerino e ci abbracciammo fortissimo. Ho provato un mix di emozioni che ancora oggi non so ancora spiegare”.

Di seguito, ha lasciato trapelare alcuni retroscena riguardanti la preparazione del suo personaggio, spiegando come ha lavorato a braccio con i registi e come ha affrontato l’esperienza del set con i suoi colleghi: “Il mio personaggio ha richiesto tanta preparazione e tanto lavoro introspettivo.

Tanto lavoro nel laboratorio con Marco D’Amore, ma anche tanto lavoro al di fuori. Mi sono fatto tante domande sul perché di ogni gesto, di ogni comportamento, di ogni azione di Mimì: io studio molto e per me era una scoperta continua, ho riletto la sceneggiatura tantissime volte per far si che trovassi la giusta via e chiaramente Marco è stato determinante in questo mio percorso.

Quando interpreti un personaggio del genere le difficoltà sono tante, soprattutto quando il tuo personaggio, nelle scene compie azioni e comportamenti che non ti appartengono per niente. Mimì è l’opposto di Antonio, in comune probabilmente hanno soltanto il lato buono, il lato umano. Marco D’Amore e Francesco Ghiaccio per me rappresentano tante cose, li stimo immensamente, non sono solo i miei maestri, ma sono soprattutto degli amici, mi hanno insegnato tanto, mi sento davvero fortunato ad aver avuto il privilegio di lavorare insieme a due menti così brillanti.

Il lavoro che abbiamo fatto è stato lungo, intenso e faticoso, ma è proprio grazie a loro che tutto è stato naturale. Mi hanno accompagnato in questo viaggio e mi hanno dato la possibilità di conoscere delle persone stupende, tra troupe e cast. I miei colleghi sono diventati i miei più grandi amici, lavorare con tutte queste persone è stata la gioia più grande che potesse capitarmi.

Insieme a Francesco Pellegrino, Ciro Burzo, Luigi Cardone e Renato Russo ho vissuto un’esperienza divina e continuano a far parte della mia vita, ringraziando il cielo. Luca Lubrano, Mattia Cozzolino, Junior Rodriguez, Antonio Del Duca e Antonio Incalza sono i fratelli minori che non ho mai avuto, sul set portavano una gioia immensa, oltre ad essere attori giovanissimi con un talento fuori dal comune. Anna, Noemi, Onorina, Fabiola, Tullia, Carmen, sono delle attrici e persone straordinarie”.

Ha riposto particolare attenzione sul reparto costumi: “Trovo che abbiamo svolto un lavoro impeccabile. Il reparto costumi, come tutti i reparti, è stato super attento ad ogni minimo particolare. E quei costumi erano talmente magnetici che bastava indossarli per sentirsi in un’altra epoca”.

La serie, per i prodomi storici, sociali e culturali in cui è ambientata nonché per la perizia e la verosimiglianza dei costumi, si conferma essere anche d’epoca. Per tale motivazione, Antonio Buono ha spiegato come si è approcciato ad una sceneggiatura incentrata sulle dinamiche camorristiche emergenti negli anni ’70, intercalandosi artisticamente in un personaggio proveniente da tale contesto. “Immergermi negli anni 70 è stato magico per me, sono anni che ovviamente non ho vissuto e grazie a “Gomorra – Le Origini” ho potuto respirare in quel tempo – ha dichiarato – Mi sono documentato tanto prima di arrivare al mio primo giorno di set, avevo bisogno di studiare il comportamento, il modo di vivere, il modo in cui parlava la gente.

Ho letto tanto e visto tanti documentari su quel periodo storico. Entrare in un contesto criminale però è stato molto complesso. Noi sentiamo tante storie attraverso la televisione, internet e i social sulla criminalità ma la realtà è molto più articolata. Questa esperienza mi ha dato modo di vedere con i miei occhi che purtroppo ci sono persone che agiscono in quel modo e che fanno quel tipo di vita veramente e io che sono sensibile e sento tutto con intensità provo un grande dispiacere. Fa veramente male al cuore”.

Agganciandosi a quest’ultime parole, ha lanciato un messaggio sociale verso coloro che, non nella fiction ma nella vita reale, seguono la strada pericolosa di Mimì: “La vita è un dono meraviglioso, non sprecatela! Si può sempre scegliere, scegliete il bene. C’è bisogno di amore a questo mondo, soprattutto in questi tempi un po’ bui”.

Un’esperienza umana e professionale che lascia, alle sue spalle, una valigia colma di esperienza e d’insegnamenti preziosi: “Ho compreso che non bisogna fermarsi mai, bisogna studiare in continuazione per essere sempre all’altezza, restare sempre con i piedi per terra, ma sognando in grande”.

Essere resilienti, perseveranti e sognanti risulta essere la chiave vincente, soprattutto nei periodi più cupi della propria vita, in cui le esigenze pratiche chiamano ed i sogni sembrano lontani ed irrealizzabili.

Tutto ciò Antonio lo sa bene: è emigrato all’estero per cercare fortuna, lavorando duramente per realizzare le sue ambizioni, nonostante la vita quotidiana lo avesse messo a dura prova. Proprio in virtù della sua esperienza, ha dato un consiglio ai giovani che aspirano alla carriera attoriale: “Sognate, sognate in grande! Bisogna credere in se stessi perché niente è impossibile. Siamo tutti fatti di carne, sangue ed ossa”.

Adesso il suo sogno si è realizzato ma è il medesimo Antonio a dirlo: bisogna sognare in grande e non fermarsi mai, per questo ha svelato i suoi desideri per il suo futuro professionale: “Il mio sogno è di riuscire a lavorare oltreoceano, sto studiando inglese proprio per questo e spero di arrivarci un giorno.

Come dice sempre mio padre, il mondo è fatto una pietra alla volta.  Sicuramente lavorare con Nolan o magari Tarantino per me sarebbe un sogno da cui non vorrei essere svegliato per niente al mondo – ed ha concluso – Mi attirano i personaggi con caratteristiche psicologiche complesse, ruoli che mi permettono di uscire da me stesso, esplorando nuovi mondi interiori”.

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