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Faida di Pianura: solo 3 anni al baby boss Massimiliano Santagata

Tentato omicidio derubricato, cade l’accusa più grave: per Santagata la Procura aveva chiesto otto anni. Il gip riqualifica i fatti in lesioni aggravate
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Napoli - Nessuna stangata giudiziaria per il presunto baby-ras che ambiva a raccogliere l’eredità criminale del clan Esposito-Marsicano. All’ombra della faida di Pianura, Massimiliano Santagata, 22 anni, accusato di tentato omicidio, è stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione al termine del rito abbreviato. I

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l giudice per le indagini preliminari ha accolto la linea difensiva degli avvocati Domenico Dello Iacono e Anna Savanelli, riqualificando l’imputazione nella meno grave ipotesi di lesioni aggravate. Di tutt’altro avviso la Procura di Napoli, che aveva sollecitato una condanna a otto anni di carcere.

La stessa pena è stata inflitta al coimputato Salvatore Carpentieri. Per Santagata, poche settimane fa, erano già scattati gli arresti domiciliari nell’ambito di un procedimento ancora in corso.

L’agguato del 4 maggio e il movente “personale”

Santagata, insieme a Francesco Olgato e allo stesso Carpentieri, era stato arrestato nell’agosto scorso con l’accusa di tentato omicidio, oltre che di porto e detenzione di arma comune da sparo in luogo pubblico.

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Secondo le indagini condotte dalla Squadra giudiziaria del commissariato di Pianura e dalla Squadra mobile, i tre sarebbero gli autori dell’agguato teso il 4 maggio 2024 ai danni di Luca Battista.
La vittima, all’epoca agli arresti domiciliari nella sua abitazione di via vicinale Torciolano, si accorse della presenza dei sicari dal terrazzo e riuscì a mettersi in salvo, rifugiandosi all’interno dell’appartamento. I colpi esplosi raggiunsero arredi e suppellettili ad altezza d’uomo. Battista, oggi detenuto nel carcere di Poggioreale, sta scontando una condanna non definitiva a dodici anni.

Secondo quanto emerso in istruttoria, il raid sarebbe maturato in un contesto di forte tensione personale: alla base dell’agguato vi sarebbe stata una relazione sentimentale ritenuta “proibita” tra Battista e la moglie di un uomo vicino al gruppo Santagata. Un movente passionale che ha inciso sulla valutazione giuridica dei fatti, allontanando – almeno sul piano processuale – l’ipotesi di un regolamento di conti di stampo mafioso.

La faida di Pianura e l’eredità dei clan

Il contesto resta tuttavia quello di una periferia occidentale di Napoli segnata da anni da equilibri criminali instabili. La cosiddetta faida di Pianura affonda le radici nello sgretolamento del clan Esposito-Marsicano, storicamente egemone sul territorio, e nella conseguente competizione tra gruppi emergenti pronti a colmare i vuoti di potere lasciati da arresti e collaborazioni con la giustizia.

Una guerra silenziosa, fatta di intimidazioni, agguati falliti e alleanze fluide, in cui si muovono giovani leve cresciute all’ombra dei vecchi ras. In questo scenario, Santagata resta per gli inquirenti una figura di primo piano: nonostante la derubricazione dell’accusa, è considerato uno dei possibili registi della nuova gang che ambirebbe a raccogliere l’eredità criminale degli Esposito-Marsicano.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE

Commenti (2)

Questo articolo è interessante ma ci sono molti dettagli che non sono chiari. Non capisco come sia possibile che la pena sia cosi bassa per un reato cosi grave come tentato omicidio. Spero che ci siano ulteriori sviluppi in questa situazione.

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