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Il viaggio del papà con Maurizio Casagrande: naufraghi su un’isola di plastica per ritrovarsi

In scena da domani all'Acacia, la nuova follia di Casagrande: un padre e un figlio naufraghi su un'isola fatta di rifiuti, costretti a sopravvivere e ad ascoltarsi, tra risate e una magia che parla attraverso la musica.

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Napoli – Cosa succede quando un silenzio lungo una vita si rompe non con una parola, ma con un naufragio? Lo racconta “Il Viaggio del Papà”, la nuova commedia di Maurizio Casagrande e F. Velonà che inaugura la stagione del Teatro Acacia a partire dal 6 novembre.

Non il solito viaggio on the road, ma una deriva surreale e poetica verso un’isola che non dovrebbe esistere: un continente di plastica galleggiante, grande come la Spagna, metafora di un inquinamento che non è solo ambientale, ma anche affettivo.

La trama ruota attorno a un padre e un figlio che, come tanti, sono due estranei legati dal sangue. Lui, imprenditore spregiudicato e pragmatico, avrebbe voluto un clone di sé stesso. Suo figlio, invece, è un sognatore “vacuo”, un fallito ai suoi occhi. Divisi da un muro di incomprensione, si ritrovano a intraprendere un viaggio forzato, un’ultima spiaggia per provare a guardarsi davvero.

Ma è un incidente inatteso a cambiare le carte in tavola: un naufragio che li trasforma in naufraghi postmoderni, Robinson Crusoe e Venerdì su un’isola fatta di bottiglie, sacchetti e rifiuti.

Dall’Oceano di plastica al palco

L’ispirazione, come racconta lo stesso Casagrande, arriva da un’immagine reale e potente: «Nell’Oceano Pacifico esiste un’isola che non si trova sulle mappe. È grande più della Spagna ed è fatta di plastica. Galleggia nel silenzio, mettendo in pericolo la nostra stessa esistenza». E proprio come quell’isola, spiega l’autore e regista, «siamo isole in un mare di solitudine. Vogliamo essere compresi, ma non ascoltiamo. Abbiamo paura del diverso, anche quando il “diverso” è nostro figlio».

Sull’isola di plastica, le regole del mondo reale saltano. Per sopravvivere, il padre efficiente e il figlio “inutile” devono cooperare. È qui che la commedia, già ricca di scontri esilaranti e battute taglienti, si arricchisce di magia. I due incontrano un essere sovrannaturale che, attraverso il linguaggio universale della musica – con le coinvolgenti canzoni originali di Ania Cecilia – chiede il loro aiuto per non morire. Quel naufragio non è più una disgrazia, ma l’evento straordinario che costringe a guardare l’altro con occhi nuovi.

La commedia della vita

«Qualcuno potrà pensare che la notte sia meglio dormire», scherza Casagrande, «ma ci tenevo molto a raccontare questa storia. Vedere un uomo convinto di sapere tutto, e crollare di fronte ai suoi peggiori incubi, fa sempre ridere. E far ridere è la mia missione principale. Se poi nel farlo, riesco ad accendere anche una piccola riflessione, sono veramente felice».

In scena, con Casagrande, una compagnia affiatata: Ania Cecilia, Michele Capone, Giovanni Iovino e Arianna Pucci. A fare da sfondo a questa avventura, la scenografia di Max Comune, le luci di Saverio Topi e i costumi di Maria Rosaria Riccio.

“Il Viaggio del Papà” promette di essere più di una semplice commedia: è una storia sulla paura della diversità, sull’incapacità di ascolto e sulla possibilità, assurda e meravigliosa, che per riconciliarsi con sé stessi si debba prima fare naufragio e ritrovarsi nudi, su un’isola di rifiuti, pronti a ricominciare da capo. Perché, come ricorda Casagrande, «in fondo il papà è il nostro primo eroe». Anche quando, per ritrovarsi, deve perdersi in mezzo all’Oceano.

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