Il nodo Buonocore: quando anche tra complici scoppia la guerra dei soldi
Non sempre però le minacce funzionano.È il caso di Salvatore Buonocore, che secondo l’accusa avrebbe dovuto versare 88mila euro a Domenico Cavezzi per affari illeciti nel settore del gioco.Buonocore non paga. Contesta il debito. Si oppone.
E allora entra di nuovo in scena ’o Baffone. Cavezzi – dicono gli atti – si rivolge direttamente a lui. Gennaro prende in mano la questione, ma la gira al clan Russo, “competente” sul territorio. Il messaggio è lo stesso: pagare è un obbligo.
Ma stavolta la pressione non basta. Buonocore resiste, e quello che per i clan era routine si trasforma in un tentativo estorsivo fallito.
Una camorra che cambia, ma non troppo
La fotografia che emerge è nitida:i Licciardi di oggi non sono più i camorristi delle piazze di spaccio o delle bombe a Secondigliano.Sono imprenditori del crimine, manager di piattaforme estere, amministratori di reti commerciali che fatturano più di molte società legali.
Eppure, basta una riga dell’ordinanza per capire che il metodo resta lo stesso:la minaccia, l’intimidazione, il nome che pesa come un macigno.Perché se le scommesse diventano online,la camorra resta offline: concreta, territoriale, presente. E i figli dei boss – ’o Baffone in testa – ne sono oggi i garanti.









