Il rover Perseverance ha superato il record di distanza percorso su un altro mondo: secondo gli aggiornamenti diffusi nell’ottobre 2026, ha oltrepassato i 45,16 chilometri raggiunti da Opportunity su Marte.
Un record costruito in anni di esplorazione
La distanza attribuita a Opportunity, pari a circa 28,06 miglia, corrisponde a poco più di 45 chilometri. Il rover della NASA aveva stabilito quel primato durante una missione iniziata nel gennaio 2004 e conclusa nel 2018, dopo quasi quindici anni di attività sulla superficie marziana.
Perseverance è atterrato nel cratere Jezero il 18 febbraio 2021. Il superamento del record è arrivato dopo circa cinque anni e mezzo di operazioni, ma il confronto tra i due veicoli va interpretato con prudenza: hanno avuto obiettivi scientifici, percorsi e condizioni operative differenti.
Opportunity doveva soprattutto studiare le rocce e i minerali di Meridiani Planum, mentre Perseverance è stato progettato per analizzare un ambiente geologicamente più complesso e raccogliere campioni destinati, in prospettiva, a una futura missione di ritorno sulla Terra.
Come riesce a muoversi con maggiore autonomia
Una delle differenze più importanti riguarda la navigazione. Su Marte i comandi non possono essere guidati in tempo reale come un’automobile terrestre: il segnale radio impiega diversi minuti per coprire la distanza tra il pianeta e la Terra, e le comunicazioni dipendono inoltre dalla visibilità reciproca tra antenne e veicoli spaziali.
Perseverance utilizza quindi sistemi di navigazione autonoma. Le sue telecamere acquisiscono immagini del terreno, mentre il software identifica ostacoli, pendenze e aree potenzialmente percorribili. Il rover può confrontare ciò che osserva con una mappa locale e scegliere tra diversi segmenti di percorso già autorizzati dagli operatori.
Questa autonomia non significa che il veicolo decida liberamente l’intera missione. Gli ingegneri stabiliscono obiettivi, limiti di sicurezza, direzione generale e finestre operative. Il computer di bordo gestisce invece alcune decisioni ravvicinate, come evitare una roccia o correggere la traiettoria.
La guida autonoma riduce i tempi morti
La navigazione automatizzata permette di sfruttare meglio le ore disponibili. Un rover può eseguire una sequenza di movimenti senza attendere un nuovo comando dopo ogni breve spostamento, anche se la velocità rimane molto bassa e il terreno impone frequenti pause per controlli e verifiche.
Su Marte, infatti, polvere, rocce, sabbia e dislivelli rappresentano rischi concreti. Un errore di posizionamento può danneggiare le ruote, bloccare il veicolo o compromettere un braccio robotico. Per questo l’autonomia è accompagnata da numerosi vincoli e da controlli da parte dei gruppi di missione.









